giovedì 18 febbraio 2010

Hit Parade delle Locations - New York Public Library






Cercando spunti  in giro per la rete  per proseguire nel giochino scemo delle locations cinematografiche anche io, come Jake Blues  ho visto la luce. Non  mi sono venuti in aiuto sangennaro e colleghi, voglio solo dire che  ho  avuto la conferma della validità di un teorema la cui esistenza  sospettavo da tempo anche se difficilmente sarà possibile   darne dimostrazione matematica.  Enuncio:  più è bello il posto in cui un film è stato girato, e più  il film avrà   successo. Lo so, si tratta di una scoperta fondamentale  in grado di rivoluzionare  i parametri della critica. Ma  non basta, proseguendo e approfondendo le  indagini ho potuto anche verificare  che  nella Unica e  Inimitabile Grande Mela la città che da sola può garantire  ai produttori le file al botteghino, a prescindere da qualsiasi cast,  si potrebbe stilare la hit parade delle locations più gettonate. 
Uno dei primi posti se lo assicura certamente la public Library che  ha prestato le sue splendide sale a non so quanti set.  Io vi faccio vedere il  paio che mi sono capitati sottomano, ma ce ne sono sicuramente  molti di più.
Noi intanto  cominciamo con l'austero leone all'ingresso  e con Ghostbusters 









e dopo soffitti a cassettoni e lampade da tavolo color  bronzo proseguiamo visitando  l'atrio e la enorme scalinata in cui va a rotoli  l'improbabile matrimonio di Carrie in Sex and the City. Devo dire per amore di verità  che  allo scalone non è imputabile nessuna responsabilità  nel patatrac,  la colpa a mio parere  è  tutta  della ridicola piuma che si era messa in testa la sposa e che avrebbe fatto scappare qualsiasi fidanzato con un po' di sale in zucca





Una curiosità trovata su YouTube: backstage, con  gli attori  alle prese di  un accesso  di ridarella

martedì 16 febbraio 2010

Così lontano così vicino



Così lontano così vicino è un film di Wim Wenders del 1993 la cui visione  non mi sentirei di consigliare ad un depresso, ma per dire le cose come stanno è difficile che un qualsiasi film tedesco sia adatto a  regalare del buonumore a  chicchessia. Assodato dunque che per tirarsi su di morale è certamente  più raccomandabile   rivolgersi a Frank Capra, la vicenda degli  angeli che vogliono diventare  umani è   interessante e il film è pieno di nomi famosi. In questo spezzone compare perfino   Mikhail Gorbaciov, ma non sono  le sue  sagge riflessioni ad avermelo fatto scegliere.
Lo  mostro per la location, perché può sembrare incredibile, ma  il cantiere desolato in cui vediamo Nastassja Kinski è la stessa Potsdamer Platz delle mie foto di novembre.
Sono passati soltanto  diciassette anni ma  sembra  una eternità. E un altro mondo.

























































lunedì 15 febbraio 2010

e Torino? non vorremo mica dimenticarci di Torino!


















Dopo New York e Berlino mi sembra il minimo dedicare anche un po' di attenzione  alle locations di Torino e comincio con  due luoghi che per quanto mi riguarda sono dei veri e propri capisaldi.
Il primo, savàsandir, è la  Mole Antonelliana che anche i più distratti sanno essere la (bellissima, lasciatemelo dire) sede del nostro Museo del Cinema






























immortalata da Davide Ferrario in Dopo Mezzanotte



Martino, taciturno e solitario guardiano notturno del museo, passa le notti proiettandosi vecchi film d'archivio. Ambra, cameriera di fast food, a causa di una reazione un po' troppo impulsiva di fronte all'ennesimo tradimento del fidanzato deve trovare un posto sicuro in cui nascondersi per qualche tempo. La Mole, i vecchi film e anche la serie di Fibonacci le daranno una mano per  cambiare le cose.
Grazioso ma non un capolavoro, il film  è stato girato praticamente tutto dentro il nostro  Museo-del-Cinema-che-se-non-ci-siete-mai-stati-non-saprete-mai-cosa-vi-state-perdendo, e già solo questo particolare ne  rende la visione inderogabile, parola.







Altro film, altra lochescion, altro scenario imperdibile: Il Castello del Valentino che a me è  particolarmente caro, e non tanto per esser stato  la Casa Italia delle passate Olimpiadi invernali 2006,














quanto  perché è la sede della facoltà di Architettura, e in quelle aule io ci ho passato cinque anni.














Nel cortile    sono state girate molte scene de  I vestiti nuovi dell'Imperatore e bisogna ammettere  che come controfigura di Parigi il castello  non è niente male, poche storie.
In breve per chi non avesse visto il film: Napoleone, in esilio a  Sant'Elena, incontra un mozzo che gli somiglia come una goccia d'acqua. Detto fatto, lo sistema al suo posto e fugge, ritornando  di nascosto a Parigi. Cerca di brigare e  trafficare  per radunare i fedelissimi e tornare nuovamente al potere ma  le cose prendono una piega imprevista, il   falso Bonaparte ha un coccolone e muore. Napoleone sarà  condannato a  restare nell'ombra per sempre.

venerdì 12 febbraio 2010

Herr Lehman e le cotolette panate



Herr Lehman. 
Non conoscevo questo film che  mi è stato suggerito da una amica lettrice (grazie Mari)  e per colmare la lacuna ho cercato di saperne qualcosa su YouTube. Naturalmente, a causa del  livello sottozero del mio tedesco, di trama e dialoghi non  ho capito assolutamente niente, ma dal momento che fino a questo momento   le immagini non hanno bisogno di traduzioni, ho insistito, guardato, esaminato, compulsato, e alla fine la perseveranza è stata premiata e anche stavolta la  ricerca di locations è stata baciata dal successo. 
Ora però mi è sorta un'altra curiosità: avrà ordinato pure lui le cotolette panate? 







giovedì 11 febbraio 2010

A Berlino, tra le vite degli altri e Lola che corre, corre, corre



In considerazione della recentissima piega cinefila assunta dal blog impegnato in questi giorni in una ricerca di locations, e in ossequio alla par condicio preelettorale nel difficile tentativo di contrastare lo strapotere della Grande Mela in qualità di set cinematografico, oggi si va in cerca di lochescions berlinesi.
Non sorprenda la scelta della città, dovuta in parte  a quei pochi film berlinesi che costituiscono lo zoccolo duro della mia scarsa cultura cinematografica, e soprattutto al  fatto che, data la visita ancora molto recente, la mia memoria non ha ancora fatto in tempo a dimenticarne la toponomastica.
Di Karl Marx Allee come sfondo per le scene finali delle Vite Degli Altri abbiamo già parlato.




Lola invece Corre,  dimostrandosi  la prova lampante dell'ingiustizia della  natura, che a lei  ha regalato due polmoni di acciaio che le permettono di  scapicollarsi  avanti e indrè  per Berlino per  tutta la durata del film  mentre  un qualsisai  altro esemplare  umano  normodotato si sarebbe schiantato in debito d'ossigeno  entro i  primi tre minuti. 





Buona parte di tutto quel fiato Lola lo spende ad affannarsi  su e giù   lungo l'Oberbaumbrücke 



che attraverso la Sprea  collega il quartiere di  Friedrichshain,  nella ex Berlino Est,  con Kreuzberg, quartiere mutietnico con forte presenza turca  della zona ovest.



  Costruito nei primi decenni del settecento in legno,  ha avuto una storia piuttosto travagliata.
Fu  per parecchio il più lungo ponte  di Berlino e  alla  fine dell'ottocento venne consolidato, restaurato in stile neogotico e dotato di  torri per farlo somigliare a una cinta di mura medievali. 





























Pochi anni dopo l'Amministrazione  decideva  di farci correre sopra una linea di ferrovia, e saggiamente fu deciso di  rinforzarlo con  una robusta struttura in ferro. 
La guerra lo aveva già danneggiato seriamente, e nell'aprile  45 per contrastare l'avanzata sovietica Hitler gli dà il colpo di grazia  ordinando di farlo saltare in aria. 
Viene ricostruito dopo la guerra, ma   nel 1961  a seguito della costruzione del Muro viene di nuovo  chiuso  per impedire ogni possibilità di collegamento tra i settori est e ovest. Ma i collegamenti, pur regolamentati e pesantemente controllati, restano una necessità imprescindibile per tutta quanta la città  e così un paio di anni dopo il ponte viene riaperto, anche se solo per il traffico pedonale. Pochi anni dopo la caduta finalmente  il povero Oberbaumbrücke trova pace, ricomincia nuovamente ad accogliere  il traffico delle auto 


Anche la metropolitana è ritornata finalmente  a circolare, con la linea U1.






(continua)

mercoledì 10 febbraio 2010

perdere tempo 2 -

In mancanza di tempo da perdere, avendolo evidentemente già perso tutto nella puntata precedente, ma con la voglia di tener alta la curiosità sulle lochescion(s) dei film girati a New York, ho pensato di darvi un compitino perchè possiate fare esercizio. Ecco a voi un paio di film in cui La Grande Mela la fa' veramente da padrona.






lunedì 8 febbraio 2010

Come perdere tempo alla ricerca di informazioni inutili: le locations del cinema

Città particolarissima, New York, anche chi non ci ha mai messo piede la conosce quasi meglio di casa sua, dal momento che tra film, polizieschi e squinzie issate su improbabili trampoli, è rarissimo vivere la propria giornata di teleutente senza perlustrarne ripetutamente bassifondi  tribunali o gallerie.
Per suffragare questa fondamentale riflessione e dare risposte definitive ad una curiosità inutile e del tutto avulsa da qualsiasi costrutto, mi sono dedicata ad una delle attività più efficaci  in materia di perdita di tempo: ho navigato su Internet.
E ora, sulla scorta di  una serie di ottimi riferimenti, posso dare una miniera di informazioni agli eventuali      cinefili  presenti , sfaccendati come la sottoscritta e ansiosi di essere edotti sulle varie locations 
Ed è con un fremito di orgoglio che questo capitolo si inaugura  con le indicazioni che già avevo dato autonomamente,  senza bisogno di suggerimenti

come la panetteria Monteleone e Cammareri,  sfondo della love story tra Cher e Nicholas Cage in 
Nel corso della storia i due andranno anche all'opera al Met, di questo non abbiamo ancora parlato ma conto di rimediare in breve.


o  l'inquietante Dakota Building 


incubo della povera Mia Farrow di Rosemary's Baby. 




 E il tavolo di Katz's Delicatessen   a cui siedono  Harry e  Sally, 


ma questo è fuori concorso dato che   i proprietari hanno prudentemente provveduto a segnalarlo per bene.






ed ecco  la casa di Holly in Colazione da Tiffany





e ancora,  la splendida  Russian Tea Room in cui Dustin Hoffman appare per la prima volta nelle vesti di Tootsie 





Il seguito alla prossima puntata .......


mercoledì 3 febbraio 2010

Fred

E' morto che non aveva nemmeno quarant'anni, e oggi è già passato mezzo secolo. Mamma mia come passa il tempo.
Fred Buscaglione era  nato a  Torino e di vero nome faceva Ferdinando, per gli amici Nando.
Abitava in centro, dalle parti di  via Accademia Albertina e le biografie raccontano che da ragazzino aveva lavorato  come garzone in un grande  negozio di coltellerie  molto famoso, ma non è del tutto esatto: aveva sì fatto il garzone in un negozio di coltelli, ma  era il  negozio di arrotino  di un emigrato romeno che nel quartiere tutti conoscevano come il tedesco per il suo strano accento che prima della guerra a Torino  suonava così poco familiare. So quel che dico  perchè l'arrotino romeno era mio nonno e Nando era stato un amico d'infanzia di mio padre.
Si erano persi di vista per colpa della guerra, e quando era finita  Nando era  già via, a suonare in giro per il mondo con gli Asternovas.
Dopo il botto del grosso successo nazionale  mio padre non aveva  osato cercarlo:  avrà un sacco di impegni, tanta gente intorno, come vuoi che si ricordi ancora  di via Accademia Albertina....
Poi capitò  l'incidente, e sono sicura che a mio padre è rimasto il rimpianto per non aver avuto il coraggio di chiamarlo. Chi lo sa, magari Nando se ne ricordava bene, di via Accedemia Albertina.
Qualche anno fa è uscito un film su di lui, un tributo affettuoso  la cui ideazione, per una  strana coincidenza  del caso,  è stata   di mia figlia Fabrizia, a cui mai nessuno aveva  raccontato di questa amicizia lontana.
Oggi probabilmente ci saranno parecchie   rievocazioni  e qualche tivù  passerà i suoi video  più conosciuti, a  me piace ricordarlo qui  attraverso una canzone del 1957. Non è tra le  sue canzoni più famose,



ma somiglia in maniera sconcertante alla canzone firmata da  un altro celeberrimo artista, che la   incise trentatre anni dopo, nel 1990





lunedì 1 febbraio 2010

Illustri presenze

Sull'onda dell'entusiasmo per aver individuato per puro caso  le lapidi a Emilio Salgari  e al  signor Penna Bic  mi sono resa conto  che se, anzichè girare con una pelle di salame sugli occhi,  mi fossi appena appena guardata intorno, avrei sicuramente  trovato qualche traccia di altre  presenze illustri a Torino.
Difatti.  
Tanto per cominciare ho scoperto  che proprio a Torino,  in un locale sotto questi portici di via Cernaia


  
nel 1847 il maestro Michele Novaro aveva musicato il nostro inno nazionale, quello che il  ministro della repubblica Umberto Bossi vorrebbe sbrigativamente  buttare nel gabinetto e che invece sono in molti ad amare, compresa la signora  Mina che non è la famosa  cantante ma  la proprietaria dei locali in cui l'inno fu musicato, grazie alla quale  è stata posata l'iscrizione in ricordo  delle olimpiadi 2006.

E   lo sapevate che Silvio Pellico reduce dallo Spielberg  scrisse  in questo   palazzo Le Mie Prigioni?



Per chi fosse colto da momentanea amnesia ricorderò  che quando io facevo le medie Le Mie Prigioni  erano un libro arcifamoso,  anche se dubito che molti andassero più in là della  lettura dell'episodio del povero  Piero Maroncelli  il quale,  amputato di una gamba senza nemmeno uno straccio di anestesia, dopo l'intervento aveva regalato una rosa al chirurgo. A me allora sembrava francamente incomprensibile che in una prigione si potessero trovare delle rose ma non  una boccetta di etere, e ancora oggi  se devo essere sincera  la storia  non mi è del tutto chiara, salvo la certezza che a quei tempi  la terapia del dolore non veniva  minimamente presa in considerazione.  





Scritte Le Mie Prigioni, Pellico traslocò  a Palazzo Barolo  e qui  la lapide ci illumina  
SILVIO PELLICO
abitò questo palazzo 
molti anni e vi morì il 31 gennaio 1854 
per decreto del comune. 
lasciandoci però il dubbio se   il comune abbia  decretato che Silvio Pellico dovesse morire  il 31 gennaio o  si sia  occupato soltanto di decretare la collocazione della lapide.



Una presenza  di cui era più che prevedibile trovare traccia a Torino è quella di Camillo Benso conte di Cavour,  presidente del consiglio in un passato oramai remoto, che si appalesa uomo coerente come pochi al mondo, visto che  nasce e muore nella medesima casa




Morì  a Torino anche l'eroe nazionale  Lajos Kossut, giunto  dopo un lungo peregrinare per il mondo inseguendo il sogno della  liberazione della sua Ungheria

 
questi in alto sono    monumenti a lui dedicati a Budapest  (le foto non sono  mie ma vengono dal web)

e quest'altro il busto posato dalla città di Torino, che gli ha anche intitolato un corso 


E mettendo da parte gli uomini del Risorgimento,  a Torino  si trovano tracce anche di Erasmo da Rotterdam, il quale  nè  vi nacque nè vi morì   ma ci venne per studiare e  laurearsi,  

come recita l'iscrizione posta  nel cortile dell'Università in via Po.


Fra coloro la cui permanenza a Torino non può considerarsi  particolarmente felice,  dobbiamo annoverare Federico Nietzche, che  in un appartamento ammobiliato di  via Carlo Alberto  scrisse il suo Ecce Homo e  manifestò i primi segnali della pazzia  che lo avrebbe poi accompagnato per sempre.






qui  leggo testualmente che
 
Nietzsche .... era letteralmente innamorato dell'atmosfera torinese: "Ma che dignitosa, severa città!", ebbe a dire lo scrittore, che abitò a Torino per sei mesi, dal 5 aprile al 5 giugno 1888 e dal 21 settembre ai primi del 1889 - "Meravigliosa limpidezza, colori d'autunno, uno squisito senso di benessere diffuso su tutte le cose". ...... Come ricorda la lapide di via Carlo Alberto, preparata dallo scrittore Rubino per il centenario della sua nascita, Nietzsche "conobbe la pienezza dello spirito che tenta l'ignoto, la volontà di dominio che suscita l'eroe". Una pienezza che, come risaputo, culminò nella follia. Il 3 gennaio del 1889, nel centro di Torino, Nietzsche, uscendo di casa, vide un cocchiere frustare a prendere a calci il suo cavallo. "Tu, disumano massacratore di questo destriero!", inveì il filosofo furibondo abbracciando e baciando sconvolto il cavallo. Tornò a casa accompagnato, gridando di essere "Dioniso o Gesù Crocefisso" e "il signore e il tiranno di Torino". Qualche giorno dopo fu portato via dalla città dall'amico Overbeckper essere curato a Basilea. Si dice che lasciò Torino cantando per Porta Nuova canzoni napoletane, convinto di essere il re d'Italia.






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