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martedì 7 giugno 2016

l'Isola di Gorée


Con i suoi edifici coloniali  in pietra lavica,  le stradine sonnolente,



il fascinoso e  fatiscente   palazzo del governatore diventato  dimora di un solitario montone




bouganville  palme e   alberi di baobab ad ogni angolo,
















l’isola di Gorée è una striscia di paradiso che l'UNESCO ha riconosciuto patrimonio dell'umanità,  ed è uno dei luoghi più  pittoreschi che si possano trovare intorno a Dakar, da cui dista una ventina di minuti di traghetto.













Niente  automobili,  spiaggette silenziose e tranquille   e sentieri in terra battuta  lungo i quali si assiepano miriadi di venditori di monili e vestiti,  e  pittori che espongono le loro opere in una sorta di galleria d'arte a cielo aperto.















Si stenta a credere che  un luogo così seducente  sia anche  simbolo di una delle tragedie più tremende per il genere umano.
La storia dell'isola comincia ufficialmente nel 1444, quando i  Portoghesi che la occupano la chiamano  “Isola delle Palme”.  Con la conquista da parte degli   Olandesi  diventa  “Buona Rada” e infine con l'arrivo dei Francesi prende il nome attuale di Gorée. In capo a poco più di un secolo  diventa  la base per la tratta degli schiavi verso il Nuovo Mondo, ed il commercio è nelle mani di un gruppo di famiglie meticce nate dall'unione di trafficanti olandesi e francesi con  donne  africane.

Esseri umani incatenati e marchiati a fuoco vengono venduti all’asta e imbarcati su un  galeone per andare a lavorare nelle piantagioni di cotone e della canna da zucchero,  ogni legame familiare  spezzato e   mariti,  mogli, figli  separati per sempre.
La Maison des esclaves,



sulla costa est dell'isola,  viene indicata come  la base da cui partivano i galeoni. Risale al  1776 e studi storici ci dicono che in realtà solo una piccola parte del  traffico degli schiavi è passata da qui,



ma questa casa rossa nemmeno tanto grande è diventata  il simbolo universale della tratta degli esseri umani. La  vengono a visitare  da tutto il mondo ma sono  soprattutto  gli afro americani a seguire con partecipazione  le spiegazioni della guida che parla del viaggio degli schiavi, la loro vita nella casa e mostra la porta a picco  sul mare dalla quale venivano imbarcati. Il suo è un racconto  talmente appassionato e coinvolgente che non può   lasciare  indifferenti


e sono sicura che ha commosso anche il presidente Obama 



Post Scriptum.
"Le catene di Gorée"  è uno di quei librini che i ragazzi di colore  vendono sotto i portici per pochi euro. Se vi capita di vedervelo offrire compratelo, per favore. E leggetelo.


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