Facevo le medie quando abitavo nella via di fianco allo stadio Filadelfia. A casa mia nessuno era tifoso e capivamo che c'era la partita soltanto perché alla fermata dell'8 passavano molti più tram del solito, la macchina a quell'epoca era ancora un lusso per pochi e alla partita si andava in tram. Quando arrivava il gol sentivamo il boato da casa, forte come un tuono. Però diverso dal tuono, più allegro. Non mi ricordo siano mai capitati disordini e men che meno tafferugli, e forse c'era qualche vigile a controllare chi andava e veniva ma i soldati in assetto di guerra che vediamo oggi alla tivù non si potevano neanche lontanamente immaginare.
La mia esperienza di calcio si ferma qui, ma è un'esperienza che non può fare testo. Perché il Filadelfia non é mai stato uno stadio come tutti gli altri.
E' stato lo stadio del
Grande Torino, e
ancora oggi, nonostante sia quasi completamente demolito, per i tifosi resta la “casa” del Toro.
La sua costruzione risale al 1926, per volere
del Conte Enrico Marone di Cinzano, l'allora presidente del
Torino Football Club.
Non grande, copriva una superficie di meno di quarantamila metri quadri ed era formato da due sole tribune e in tutto, compreso il parterre, poteva contenere al massimo quindicimila spettatori.
Aveva le gradinate in cemento
Le tribune invece erano in
legno, con poltroncine numerate come a teatro.
Era stato costruito talmente a ridosso delle case che gli inquilini dei piani alti guardavano la partita gratis e forse meglio che in tribuna, e le gradinate erano così in bocca al campo di gioco che si poteva sentire il fiato grosso dei calciatori.
L’inaugurazione era avvenuta il 17 ottobre 1926 alla presenza del principe Umberto e della principessa Maria Adelaide Torino - La partita: Toro/Fortitudo Roma, risultato: quattro a zero.
Negli
anni Quaranta uscire imbattuti dal Filadelfia era un miracolo: per più di sei anni di fila, più di cento partite, il Toro non ha mai perso una partita sul proprio campo.
Il 4
maggio 1949 la tragedia. L’aereo che riporta la squadra da una trasferta a Porto si schianta contro la collina di Superga. Muoiono tutti.
E' una mazzata tremenda per tutta Torino, non solo per i tifosi granata.
Il Toro ricomincia da zero e anche se non sarà mai più la squadra invincibile che da sola era arrivata a dare alla Nazionale dieci calciatori su undici, continua a regalare ai suoi tifosi grandi campioni del calibro di
Gigi Meroni.
Ma il declino è dietro l'angolo, e cresce negli anni sessanta quando la situazione economica del Torino, già grave, diventa drammatica. Comincia la girandola dei cambi di proprietà e il povero Filadelfia, preda dell'incuria, cade a pezzi. Si prospetta di restaurarlo, ma i costi sono proibitivi, e poi il terreno vale un tesoro e sono in molti a pensare che sarebbe assai più redditizio farci sopra i una bella speculazione edilizia. Tifosi e non tifosi si ribellano all'idea di perdere un pezzo così importante della storia cittadina e la speculazione per fortuna salta, ma nonostante i tentativi di salvare lo stadio siano stati numerosi, gli anni sono passati tra un avvicendarsi di progetti di recupero, raccolte di firme e soldi che continuano a non esserci. Intanto, nel
gennaio 2010 sono stati abbattuti anche i pennoni lungo via Giordano Bruno.
Conoscendo questa triste odissea, il minimo che ci si può aspettare accompagnando un amico in pellegrinaggio al Filadelfia che fu, è di mostrargli una desolante distesa di macerie sommerse da immondizie ed erbacce.
Le macerie aimè ci sono, ma un gruppo di tifosi ha costituito i
Pulitori del Fila , volontari impegnati ad impedire il degrado totale tagliando regolarmente l'erba e tenendo pulito il campo. Voi potete pensare quello che volete, ma io l'ho trovata una commovente prova d'amore.