lunedì 22 luglio 2013

Stella Rock






L'Ufficio Stampa della nota Agenzia FAI-DA-TE torna in campo per dar conto di STELLA ROCK, una lettura-concerto con Andrea Bosca ed Elisa Galvagno, con la partecipazione dei  musicisti Marco Soria e Marica Canavese, andata in scena sabato 20 luglio a cura della Associazione Culturale DRAMELOT 


L'ho scritto e riscritto più volte e anche stavolta  ripeterò che parlare del lavoro delle mie figlie mi crea sempre un qualche imbarazzo perché  mi rendo conto  benissimo di non poter dare un giudizio del tutto obiettivo.
D'altra parte vedo quanta fatica, quanta dedizione e quanto impegno sta dietro ad ogni spettacolo che   questi giovani attori mettono in scena, e  allora mi dico
ma dove caspita sta scritto che una mamma deve  essere sempre completamente 
inderogabilmente  cristallinamente obiettiva.














venerdì 19 luglio 2013

CAMPER -



Qualcuno me lo  ha imprudentemente ricordato proprio ieri ........



In principio era la tenda. canadese. mezza Europa ci siamo girati con la tenda, organizzati e perfettamente sincronizzati, Fabrizia col suo martello di gomma personale sapeva quale picchetto aveva il permesso di conficcare e in mezz’ora era tutto sistemato, brandine aperte sacchi a pelo a posto, tavolo e sedie pronti, minestra sul fornello acceso. Dopo l’arrivo di Elisa con corredo di box pannolini e passeggino abbiamo convenuto che la stagione tenda era definitivamente tramontata. Salto di qualità, era l’ora del camper. Un camper alla Galvagno, savàsandìììr E qui mi tocca fare una digressione: Noi siamo perfettamente consapevoli di essere persone serie ed equilibrate, e non ci siamo mai spiegati perchè certi amici definiscano tutto ciò che è squinternato e approssimativo “alla Galvagno”. Non capisco ma mi adeguo, come diceva quel tale. Andiamo avanti. Constatato che mai e poi mai ci saremmo potuti permettere l’acquisto di un vero camper, decidiamo che ce lo possiamo benissimo fare con le nostre mani. Troviamo un vecchio Peugeot J7 ad un prezzo conveniente, molto conveniente. Forse anche troppo conveniente, e la cosa avrebbe dovuto metterci una pulce nell’orecchio. Passiamo un inverno divertentissimo ad allestirlo con l’aiuto di un paio di amici volonterosi partendo proprio dai fogli di compensato, niente mobiletti prefatti. Abbiamo comprato fatto soltanto il lavandino, e solo perchè Franco non si fidava della mia idea di fare un buco e mettere il tubo di scarico a una bacinella di plastica. E qui mi tocca fare un’altra digressione: il prezzo del lavandino era più o meno pari a quello del furgone. Chiedo la fattura e la signora mi risponde con un sorriso sarcastico  che la fattura  loro sono autorizzati a farla SOLO agli architetti. Ho ringraziato la provvidenza per  non avermi lasciata iscrivere a  lettere e mi sono sadicamente goduta la sua faccia che virava lentamente sul verde.
Il primo anno il camper ce lo siamo tenuto del colore originario, grigio con leggera  tendenza al ruggine, ma l’anno successivo ci siamo regalati una vera riverniciatura da un vero carrozziere. Rosa e viola, diventati da allora i nostri colori sociali. Era un modello con le porte anteriori scorrevoli che si potevano lasciare aperte in viaggio,   con una sottilissima  catenella come unica protezione. Le  cinture di sicurezza all'epoca non sapevamo nemmeno cosa fossero. A ripensarci adesso mi vengono i sudori freddi. E aveva un fantastico portellone apribile sul retro, infatti era un modello molto usato in Francia dai venditori di patatine fritte. una volta su una strada in Bretagna due anziane signore si avvicinarono ordinando due caffè. glieli avrei offerti volentieri, ma quando si accorsero dell’equivoco se ne andarono di corsa con mille scuse. peccato, avevo già tirato fuori la moka. Il motore era all’interno, tra il guidatore e il viaggiatore, ed era protetto da una ingombrante armatura con maniglia. Parecchio rumoroso, era difficilissimo sostenere una conversazione e l’armatura raggiungeva in breve temperature molto elevate, cosa che però aveva anche i suoi vantaggi dal momento che  il bucato si asciugava in un niente. Dovevamo scegliere strade per lo più pianeggianti per una sua irritante  tendenza ad andare in ebollizione, che noi però contrastavamo abbastanza efficacemente con frequenti impacchi di acqua fredda e la rimozione della calandra del motore. Le bambine stavano dietro, nel grande lettone coloravano litigavano dormivano e mangiavano,  ma per lo più giocavano “al furgone che bolle”. Gran bei viaggi: Iugoslavia, Scozia, Cornovaglia, Francia in lungo e in largo, Olanda Germania Spagna e Portogallo. In Portogallo, appena di là dal confine, abbiamo fuso la testa del motore. Eravamo arrivati esattamente a metà del viaggio e  avevamo davanti a noi due alternative: tornare indietro oppure andare avanti. Abbiamo optato per la soluzione alla Galvagno e siamo andati qui


giovedì 4 luglio 2013

La triste storia di Elena Matilde Provana





Palazzo Barolo,


 in via Corte d'Appello angolo via delle Orfane,  

fu fatto costruire intorno al 1670 dal conte Amedeo Provana. Una decina di anni dopo la proprietà passa a Ottavio Provana, signore di Druento e persona estremamente difficile, ricchissimo ed enormemente avaro, con un  pessimo carattere e  una unica figlia, Elena Matilde, 



che all'età di sedici anni va in sposa a Gerolamo Falletti di Barolo.


Al ricevimento di nozze  partecipano la famiglia reale al completo e tutta la nobiltà torinese, e   malauguratamente troppi  invitati si ammucchiano  sullo scalone d'onore, il quale  crolla portandosi dietro un bel po' di gente. Nel fuggi fuggi generale spariscono alcuni gioielli, tra cui la collana che Anna d'Orleans aveva messo al collo della sposina. Brutto auspicio:  la gente capisce  subito che, nonostante i due si amino davvero tanto,  il matrimonio è nato male.
La coppia si stabilisce nel palazzo ma  la convivenza con un tipino come Monsù Druent non è facile anche perchè, va detto, il paparino non ha nessuna intenzione di rispettare  gli accordi sulla dote della figlia, nonostante li abbia  ufficialmente firmati. E così dopo quattro anni di litigi e incomprensioni,  Gerolamo torna a vivere nella casa paterna. Elena Matilde lo seguirebbe più che volentieri, ma il padre per ripicca  glielo proibisce e dopo due tentativi di fuga  falliti la poverina viene imprigionata e guardata a vista nei suoi appartamenti. Passa un anno e mezzo tra lacrime e suppliche, ma non c'è nulla che possa ammorbidire la posizione del terribile padre e così il 24 gennaio 1700 durante una fitta  nevicata, Elena Matilde  in camicia da notte si getta dalla finestra. La neve attutisce il colpo, ma l'unico effetto è quello di   allungare l'agonia della triste e sfortunata ragazza.
Monsù Druent allora capisce, si pente, paga al genero il resto della dote, e se ne va finalmente  ad abitare da un'altra parte mentre  Elena Matilde, scarmigliata e con la camicia da notte macchiata di sangue  continuerà per anni  ad aggirarsi di notte per i saloni. 
Nel frattempo i suoi tre figli maschi sono cresciuti, si sono sposati ed hanno avuto figli e Tancredi, nipote della sfortunata Matilde, sposerà Giulietta Colbert, anzi: Giulia Vitturnia Francesca Colbert, marchesa di Barolo
bellezza illuminata da una intelligenza brillante e  un'indole magnanima e imperiosa.




Giulia riceve intellettuali e politici, Cavour è suo ospite abituale, e  Balzac e Lamartine si recano  in visita  da lei quando passano per Torino. 
Donna molto sensibile e generosa, fonda numerose opere assistenziali  un Ricovero per le donne traviate un Rifugio per le donne pentite  e un orfanotrofio delle Giuliette. Nelle sue scuole  per l'istruzione delle ragazze povere e  abbandonate  insegnerà anche Silvio Pellico, accolto  in qualità di bibliotecario  dopo gli anni terribili dello  Spielberg, e che a Palazzo Barolo morirà nel 1854.


Giulia fa' anche costruire,  per  donarla al quartiere Vanchiglia, la Chiesa di santa Giulia, dove nel 1864 verrà seppellita.
Confida al suo diario di aver incontrato più volte il fantasma triste della sua antenata, e di aver ricevuto da lei ispirazione ed approvazione  per le sue  tante opere di carità. E chi lo sa, può anche darsi che questa sia la verità, e che la generosità di Giulia,  pareggiando  i conti con l'avarizia di Monsù Druent, abbia  permesso  finalmente ad  Elena Matilde di riposare in pace.  Quello che è certo è che il fantasma, dopo la morte di Giulia, non è più apparso.

lunedì 1 luglio 2013

La casa dei Pipistrelli


Qualche giorno fa si parlava  con un'amica di   Riga e della sua Casa dei Gatti, e così per associazione di idee mi sono ricordata di una curiosità a cui volevo accennare già un po' di  tempo fa.
Torino in realtà  non dispone di edifici dedicati ai gatti,  però a pochi  passi dal mercato di piazza Madama Cristina 

e più precisamente all'angolo tra via Madama Cristina e via Silvio Pellico,  c'è una casa  ideale  per mettere alla prova lo spirito di osservazione di chi ci passa davanti. E' una casa dall'aspetto gradevole ma  abbastanza anonimo di tante case ottocentesche,  e difatti pochi sono pochi quelli che si accorgono del  particolare bizzarro  che la rende unica.


Fu il proprietario, Pasquale Zanzi, a volere  queste decorazioni, effettivamente piuttosto  singolari, quando nel 1876  mise mano all'ampliamento della casa.   All'epoca si era favoleggiato a lungo sul loro significato:  qualcuno diceva  avessero uno scopo apotropaico ma  per gran parte dei  contemporanei il signor Zanzi era semplicemente un tipo originale animato da una gran voglia di stupire. Non posso sapere quanto a lungo sia durato lo  stupore ma  quel che è certo è che   ai giorni nostri non ne è rimasta traccia. Mentre scattavo le mie foto si è avvicinato un signore che, freddo ma molto gentile,  mi ha chiesto per quale motivo stessi fotografando  casa sua. Gli si leggeva in faccia Vecchia carampana, che caspita di denuncia vuoi mandare a Specchio dei Tempi ma quando gli ho mostrato  le foto dei balconi è trasecolato:  non si era mai accorto dei pipistrelli  






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