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venerdì 13 febbraio 2015

ALL YOU CAN READ

All You Can Read, 
ovvero 
Tu mangia con calma, il libro te lo leggiamo noi.

Giardini
 

Se ti piace leggere in pausa pranzo ma non hai abbastanza tempo,
 in ufficio 
hai poco spazio e non sai dove andare, vieni a trovarci!
Porta quello che vuoi mangiare, mettiti comodo e lasciati accompagnare
 dalle letture  di DrameloT


 Il caffè e il dolce te li offriamo noi.


"Noi" sono Elisa (Galvagno)

e Francesca (Bracchino)



che dal 28 gennaio, tutti i mercoledì a partire dalle ore  13,  aprono le porte di DrameloT (un terzo  di drama, un terzo di gramelot, un terzo di Camelot, shakerare bene prima di servire) Assocazione Culturale, in  via Mazzini 46 a  Torino.
  














Gli appuntamenti fino ad ora sono stati tre e pare abbiano già  suscitato un discreto interesse, tanto è vero che ne hanno parlato anche   qui  e   qui





Oltre ai quotidiani, al caffè e al dolce, DrameloT ha sistemato anche un piccolo scaffale di libri in libero scambio a disposizione di tutti, da cui ciascuno potrà attingere, ma anche contribuire ad incrementare  portando un libro che ama o che semplicemente gli è piaciuto.








 



DrameloT vi aspetta per i prossimi mercoledi all'ora di pranzo, e siete liberi di venire in compagnia del vostro cane, a patto però che sia bravo

venerdì 3 ottobre 2014

Dionigi Galvagno, panettiere



Alle ore 23 del 31 luglio 1942 la tradotta con un lungo fischio lasciò Borgo San 
Dalmazzo con il  suo carico di giovani per una guerra già persa in partenza
 e pochi di quella tradotta rividero  ancora Borgo San Dalmazzo, del gruppo  di amici
 solo io ritornai avendo fatto tutta la ritirata.........
gli dico siamo ritornati altre volte e ritorneremo anche questa volta, ma non fu così... 
 (dal diario di Dionigi Galvagno)


Dionigi Galvagno era mio suocero. Era nato nel 1914 e come tutti i suoi coetanei si era dovuto sobbarcare anni e anni di guerra. L'esperienza più tragica, che lo aveva segnato indelebilmente, era stata la ritirata di Russia dalla quale, di tutti i suoi commilitoni e amici,  lui solo era ritornato.


Dopo la nascita delle nostre figlie aveva deciso finalmente di scrivere i ricordi di questa terribile ritirata, ci stava pensando da tempo perché voleva, con tutte le forze, che questo pezzo di  storia non venisse  mai dimenticato.  Il 14 settembre avrebbe compiuto cento anni, e noi  abbiamo deciso  di celebrarlo  leggendo alcune pagine di questo suo diario.













Franco lo ha voluto ricordare così

Mio padre aveva la terza elementare, e il non aver potuto andare a scuola è stata per lui una ferita mai sanata, che assieme a quella della sua vita militare lo ha segnato per tutta la vita. Queste due esperienze sono sempre state presenti nei suoi discorsi e nei suoi ricordi, con lo stesso peso. Così mi spinse a studiare, volle che mi iscrivessi alla scuola media e poi al liceo. Non ho mai avuto il coraggio di abbracciarlo e dirgli quanto importante per me sia stata questa sua decisione, neppure negli ultimi anni della sua vita, perchè il carattere piemontese, o sabaudo come qualcuno ama definirlo, non è solo sobrio, ma talvolta anche così stupido da non permettere la sincera ed aperta dimostrazione degli affetti. Era nato il 14 settembre del 1914 a Sommariva Bosco.  Mio nonno paterno faceva il fabbro, la sua attività principale era quella del maniscalco. Quando tornò dalla grande guerra riaprì la bottega, ma i tempi erano cambiati, non poteva permettersi un lavorante e, finita la terza elementare, decise di non mandare più a scuola suo figlio e di farlo lavorare con sé. Terminata la parentesi da apprendista fabbro, di tornare a scuola non si parlò più e, dopo un periodo da apprendista muratore, dopo il servizio militare mio padre si trasferì a Torino, iniziando quello che sarebbe stato il lavoro della sua vita, il panettiere.  Aveva fatto il servizio di leva nel corpo degli Alpini, come da tradizione dei nostri luoghi. 


Nel 1936 fu mandato a Genova, in attesa dell'ordine di partenza per l'Africa; sono rimaste fotografie in cui è assieme ai commilitoni in riva al mare. L'ordine della partenza per l'Africa per mio padre non arrivò mai. In compenso partecipò alla campagna in Albania e Grecia, le cui reni avrebbe dovuto contribuire a spezzare. 



Tornò sano e salvo per un caso del destino. La nave che lo riconduceva in Italia faceva parte di un convoglio di tre unità: la prima e la terza furono silurate, quella di mezzo, su cui si trovava, compì indenne la traversata fino a Bari. Fu nuovamente richiamato e nel luglio del 1942 partì con la Divisione Cuneense per la campagna di Russia. 


Faceva parte delle salmerie (o della "sussistenza", come l'ha sempre chiamata), comandato a preparare il pane per le truppe. Non direttamente in prima linea. Ho sentito più di una volta qualche solone sentenziare che questi non erano soldati e quindi non era poi così strano che si fossero salvati. Affermazioni del genere si commentano da sé. non partirono certo con entusiasmo, né lui né gli altri, capendo benissimo a quale disfatta sarebbero andati incontro, male equipaggiati, in zone non adatte al tipo di azione militare che un corpo di artiglieria alpina sapeva condurre, messi sull'avviso da chi era partito per il fronte russo già nel '41 ed era ritornato. Ma partirono: per dovere, per obbligo e per quella rassegnazione che ha sempre contraddistinto le classi subalterne. Ancora una volta la sorte gli fu benigna perchè,  al termine della battaglia di Nikolajevka del 26 gennaio 1943, senza immaginarlo, si trovò a seguire quelli che sarebbero tornati, e durante la strada dovette veder gli amici di una vita morire in mezzo alla neve. Non ha mai voluto partecipare a raduni o sfilate, perchè le vicissitudini della campagna di Russia e il ricordo dei compagni perduti per sempre gli impedivano di accettare l'aspetto retorico di queste manifestazioni, ma  non ha mai dimenticato gli amici e a sfilata finita andava ad abbracciarli. È morto per un infarto nell'ottobre del 1981, la sera di un bellissimo sabato trascorso a casa nostra, cercando funghi nel boschetto vicino - una delle sue grandi passioni assieme alla (proibitissima) pesca con le mani nei fiumi - e giocando con le nipoti.  Scrivere non gli veniva né naturale né facile, quindi il fatto stesso che  abbia messo i suoi ricosdi  su carta, con la scrittura fitta ma ordinata, prudente e scrupolosa delle generazioni in cui la “bella calligrafia” era materia scolastica, la dice lunga sulla forza di quei ricordi e sull'urgenza di raccontare. Sono pagine che descrivono in modo molto diretto gli eventi, contengono errori di ortografia, di grammatica, di sintassi, perchè sono scritte da una persona che non ha potuto andare oltre la terza elementare, ma proprio a questo devono la loro forza. Ho letto per la prima volta quelle pagine quando era ancora in vita. Allora ritenevo che si dovessero correggere prima di farle leggere ad altri. Negli anni successivi ho capito che quelle pagine devono essere lasciate come sono, se si vuole che siano vive e che parlino a chi le vuole ascoltare. Quando abbiamo pensato come ricordarlo a cent'anni dalla nascita, siamo stati concordi nel ritenere che non ci sarebbe stata cosa migliore da fare, se non quella di far semplicemente conoscere qualche pagina di questa sua personale testimonianza. Qualcuno mi ha chiesto se mio padre gradirebbe questo modo di festeggiarlo, fosse in vita. Rispondo di si, senza alcuna esitazione. So che le ha scritte soprattutto perchè il ricordo rimanesse vivo nella nostra famiglia, ma sono certo che, in cuor suo, avrebbe voluto farle conoscere ai miei amici, con i quali gli era difficile parlare perchè non era "istruito". 



Il 14 settembre abbiamo festeggiato i 100 anni di Dionigi insieme a tantissimi amici, ma tanti tanti davvero


e ci siamo emozionati  come mai avremmo pensato. Un grazie di cuore a Carlo Roncaglia, Vince Novelli, Enrico De Lotto, Giò Dimasi, e naturalmente ad Elisa

sabato 2 novembre 2013

DOCUSOUND sbarca in Africa

Di Docusound avevo già parlato  qui  e qui


Oggi Docusound è  diventato internazionale ed affronta una nuova tappa importante  del suo percorso, una tappa che  non è soltanto un nuovo progetto di lavoro ma una scommessa coraggiosa sul futuro.



DOCUSOUND Kenya from DOCUSOUND on Vimeo.


Cito (quasi)  testualmente


.....Quando i bisogni fondamentali dell’individuo (cibo, rifugio, salute, educazione di base) sono raggiunti, rafforzare la società civile assicurando a TUTTI i membri uguale accesso all'informazione, sia come consumo sia come produzione, è uno dei metodi più significativi per aumentare le opportunità sociali ed economiche, in modo che siano le categorie deboli in prima persona ad affrancarsi dalla marginalizzazione.....

Le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione stanno diventando sempre
 più importanti in tutto il mondo, i social networks si stanno diffondendo velocemente
 e la loro azione spesso si traduce in cambiamento sociale, il loro ruolo cresce di
 importanza e diventa sempre  più complicato, ecco perché aprire l'accesso a
 queste forme di comunicazione e al loro corretto utilizzo è così fondamentale oggi.  
Noi crediamo che la formazione professionale e la collaborazione fra 
gli attori sociali sia il modo migliore per realizzare una sostenibilità 
sociale nel futuro. Se le minoranze vengono attivamente coinvolte nelle dinamiche
 sociali, non saranno più un peso per la società ma al contrario, una risorsa. 


DOCUSOUND è un progetto di educazione all’uso dei media e accesso alle Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione con il fine di estendere la partecipazione sociale delle minoranze e dei gruppi più svantaggiati, in Africa e nei Paesi in via di sviluppo.
Non è un progetto destinato alle minoranze ma  è un progetto  di inclusione sociale e di abbattimento delle barriere,  un progetto aperto a tutti per costruire un network di professionisti  del documentario,  il cui scopo è di attirare l'attenzione pubblica su temi che troppo  spesso non vengono presi in considerazione, e contribuire così, direttamente, al cambiamento sociale.
Perché l’audio/la radio?  Perché la  radio    è il  mezzo di comunicazione che  arriva ovunque,  è semplice da gestire dal punto di vista tecnico,   è economico anche in termini di tecnologia, formazione produzione e post produzione.
E' anche  meno invasivo del  video e  per questo permette di indagare più facilmente temi  che molte persone sarebbero restie a trattare davanti ad una telecamera.  
In ultima analisi, è  il modo migliore per raggiungere, in Africa e nei paesi in via di sviluppo,  un pubblico estremamente vasto,  che  è ancora grandemente analfabeta. Senza contare che centosessanta milioni di persone nel mondo hanno un difetto di visione per età o per malattia, e parlare,  più che mostrare,  è fondamentale per coinvolgerli nei cambiamenti della società di cui fanno  parte.

Il  progetto  è partito  parallelamente in  Kenia e Senegal, e  qui  potete vedere i volti e ascoltare i programmi di lavoro, direttamente dalla loro voce, dei  giovani studenti   in Kenia.



lunedì 22 luglio 2013

Stella Rock






L'Ufficio Stampa della nota Agenzia FAI-DA-TE torna in campo per dar conto di STELLA ROCK, una lettura-concerto con Andrea Bosca ed Elisa Galvagno, con la partecipazione dei  musicisti Marco Soria e Marica Canavese, andata in scena sabato 20 luglio a cura della Associazione Culturale DRAMELOT 


L'ho scritto e riscritto più volte e anche stavolta  ripeterò che parlare del lavoro delle mie figlie mi crea sempre un qualche imbarazzo perché  mi rendo conto  benissimo di non poter dare un giudizio del tutto obiettivo.
D'altra parte vedo quanta fatica, quanta dedizione e quanto impegno sta dietro ad ogni spettacolo che   questi giovani attori mettono in scena, e  allora mi dico
ma dove caspita sta scritto che una mamma deve  essere sempre completamente 
inderogabilmente  cristallinamente obiettiva.














venerdì 15 febbraio 2013

Ancora Il Bugiardo




Mi perdoneranno i lettori di Varie ed Eventuali se mi ripeto, ma nei momenti di crisi anche una pubblicità FaiDaTe può dare il suo piccolo contributo alle compagnie di giovani attori in cerca di pubblico, perciò comunico che l'Accademia dei Folli porterà in scena Il Bugiardo di Carlo Goldoni a Torino, Teatro Gobetti, dal 19 al 21 febbraio.


 

venerdì 26 ottobre 2012

Dodici Suore Slovacche

Dodici Suore Slovacche


...... parla delle suore che vivono in una casa, la casa madre della Santa Infanzia a Dignes, una città delle Alpi. È la storia di alcune ragazzine che sono state portate via dalle Visiteuses francesi, così le chiamavano. Andavano in Cecoslovacchia, incontravano delle famiglie e proponevano di portare via le ragazzine per educarle. Così facendo aiutavano le famiglie perché c'era la guerra, la povertà... Queste ragazzine non sono mai più rientrate nel loro paese, sono rimaste a Dignes e sono diventate suore. La cosa grave è che non solo non sono tornate a casa loro, ma non sono neppure andate a scuola. Sin dal loro arrivo, il Vescovado le ha fatte lavorare. Avevano 8, 9 anni e lavoravano, ad esempio, negli ospedali.........

Spiega l'autrice  Sonia Chiambretto 

Mi sono occupata di questo universo chiuso, ma anche di quello della Legione Straniera in un altro mio testo Mon képi blanc. Penso siano paralleli. Sembra paradossale: una comunità di donne, una comunità di uomini. E' interessante notare come i componenti di queste comunità siano arrivati da diversi paesi d'Europa e abbiano imparato il francese in un luogo chiuso. Io le chiamo le "lingue francesi di stranieri". Nella Legione, ad esempio, uno degli ultimi arrivati, un polacco che iniziava a parlare francese, lo insegnava a un tedesco o a un italiano. Questo fatto finisce col creare ibridi. Sia nella Legione che nella Casa Madre della Santa Infanzia sono nate lingue particolari e io sono andata a cercarle. Non come una glottologa... L'intreccio delle lingue racconta anche la storia della mia famiglia, che ha origini italiane. Io non ho voglia di parlarne direttamente, ma mi interessa cercare negli altri queste stesse tracce. Mi interessa il modo di circolare nel mondo, di spostarsi, di varcare le frontiere. 

Andato  in scena a giugno nell'ambito del Festival delle Colline Torinesi 



Il 16 novembre alle 21,30 verrà replicato in occasione di Santa Cultura in Vincoli


E' sempre imbarazzante sponsorizzare il lavoro dei propri figli e capisco bene che in questi casi  l'obiettività va a farsi friggere,  ma  queste non sono parole mie: le ha scritte Osvaldo Guerrieri, il critico teatrale della Stampa.








venerdì 27 aprile 2012

Bugiardo a Fossano


Intermezzo Piezz' e  Core. 

Ieri sera, al cinema teatro i Portici di Fossano    l'Accademia dei Folli ha portato in scena  IL BUGIARDO di Carlo Goldoni. 


Copio dal sito le  note di regia

 Il bugiardo è certamente una commedia, piena di gag e di trovate comiche. Gli equivoci però non sono voluti da un Fato capriccioso e beffardo; sono il risultato di una patologia tutta umana. Lelio, con le sue spiritose invenzioni, innesca un meccanismo perverso e inesorabile che lo porterà alla rovina, all’allontanamento dalla società in cui tenta – disperatamente – di inserirsi. Lelio è uno sbruffone e un bugiardo ma è sostanzialmente un disadattato, vittima di una società profondamente malata, sclerotizzata. Un padre assente fin dalla sua giovinezza, un essere umano dimenticato da tutti. Stritolato dalle convenzioni, tenta di liberarsene con ogni mezzo… tutto inutile. Lelio è vittima del mondo. Ruota intorno a questa figura tragicomica una galleria di personaggi inconsapevolmente crudeli, avidi, sospettosi, creduloni… Il malessere serpeggia tra le battute frizzanti 

di mio posso aggiungere che l'ho trovato  un allestimento  brioso e spigliato, pieno di trovate ironiche che mi hanno ricordato certe regie di  Gregoretti
Per la cronaca: il mio piezz'e core sosteneva la parte di Rosaura











giovedì 19 aprile 2012

Gita Familiare


Varie ed Eventuali si concede una breve  digressione familiare e va a trovare il nipotino temporaneamente emigrante nella città di  queste  case.
Noi si  torna martedi, nel frattempo voi fate i bravi, mi raccomando

martedì 6 marzo 2012

Come Vivo Acciaio - Piezz'e core ad Asti

Milton era un brutto: alto, scarno, curvo di spalle.... A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti pieghe amare, e la fronte profondamente incisa per l'abitudine di stare quasi di continuo aggrottato...... All'attivo aveva solamente gli occhi, tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno favorevole avrebbe giudicato più che notevoli.



Fulvia, sfollata da Torino, ha sedici anni, occhi nocciola con le pagliuzze dorate e un sacco di dischi americani.


Li presenta un amico comune, Giorgio Clerici. 
Giorgio Clerici è  bello, ricco e sicuro di sé, e nei pomeriggi  alla villa lui e  Fulvia  ballano insieme


mentre Milton cambia i dischi e si innamora, perdutamente come solo un adolescente si può innamorare. 
Arriva  il 1943, i due giovani si sono arruolati partigiani nelle  formazioni badogliane, Fulvia è ormai tornata a Torino e  Milton  incontra l'anziana custode della villa, 


che gli  rivela che  tra Fulvia e Giorgio c'era  più di un'amicizia. E'  una mazzata, la pugnalata alle spalle da parte  dell'amico più caro,   e allora guerra, resistenza, lotta partigiana,  tutto passa in secondo piano per  Milton, che viene preso dall'ossessione di  ritrovare Giorgio e   farsi dire finalmente   la verità. 


Non ci riuscirà: Giorgio è stato preso dai fascisti e   il  tentativo di  Milton di scambiarlo con un altro  prigioniero fallisce trascinandosi dietro   altro dolore e altri  lutti.


Questo a grandi linee Una Questione Privata,  romanzo postumo  di Beppe Fenoglio che ha dato lo spunto per una rivisitazione andata in scena al teatro Alfieri di Asti il 24 febbraio col titolo di Come Vivo Acciaio.

Un'ora e venti di spettacolo teso e coinvolgente  reso drammaturgicamente, diretto  e recitato da due giovani attori sui quali non posso per decenza sperticarmi nelle lodi che vorrei, trattandosi di  Andrea Bosca ed Elisa Galvagno

Precisazione doverosa:  mamma e sorella  si sono  occupate della registrazione video, le foto  sono state fatte da un  fotografo vero,  Diego Beltramo , (per questo sono molto più belle di quanto avrei mai potuto fare io) che mi  ha generosamente  autorizzata a saccheggiargliele

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