Visualizzazione post con etichetta Romania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Romania. Mostra tutti i post

martedì 27 luglio 2010

Se non è zuppa è pan bagnato. O pop corn




 
Garrett, a New York, è un  negozio specializzato in pop corn. Ne ha di tutti i tipi: dolce, salato, al caramello al burro al cioccolato e a chissà quanti altri sapori. 
 
In vetrina sono esposte tante belle scatole di latta di  colori diversi, uno per ogni differente aroma, e in formati che vanno dal grande all'enorme all'immenso. Si, perché  l'americano medio ha un  concetto piuttosto curioso  di formato monodose: lo  identifica con un metro cubo di prodotto, la maggior parte del quale  è destinato già in partenza a finire direttamente nella spazzatura senza tante storie. 
Se incidentalmente non vi venisse comodo  recarvi di persona in 242 W 34th St. tra 7ma e ottava avenue, 
sappiate che potete ordinare on line e farvi recapitare direttamente a casa una bella scatolona in latta da sei galloni e mezzo (più o meno trenta litri) di pop corn per la modica cifra di centottantanove dollari, circa sei dollari e trenta per litro, truc e branca.


In Romania invece  il mais non viene consumato sotto forma di  pop corn: le pannocchie sono messe a bollire in grandi pentoloni  o fatte  arrostire sulla graticola e sono vendute un po' dappertutto per le strade, nei mercati e nelle fiere. 

 
D'accordo, l'ambiente non ha nulla in comune con i patinati saloni  di Garrett, ma qua  una pannocchia costa
due lei e mezzo, circa cinquanta centesimi di euro, e per i miei gusti  è molto ma molto più buona di qualsiasi tipo di pop corn all'aroma di nonsocosa. Provare per credere, come diceva quel tale.




lunedì 11 maggio 2009

Romania - il nostro viaggio in video

E' stata una gestazione lunga e laboriosa, ma finalmente il video del nostro viaggio in Romania è arrivato alla conclusione. Per la serie Meglio Tardi Che Mai. La qualità è quella che è, ma essendo l'unica versione che YouTube ha accettato, mi ritengo sufficientemente giustificata. Peccato però, visto in formato più grande e con una definizione migliore è più bello. O meno brutto.

giovedì 22 gennaio 2009

I cancelli del cielo


Andando per la prima volta a vedere un paese sconosciuto di solito noi ci compriamo una guida, ce la leggiamo con cura per farci un'idea dei posti che meritano una visita, e ci facciamo un bell'elenco delle cose da vedere e una scaletta del tempo che prevedibilmente servirà per vederle. Altrettanto di solito questo elenco è anche la prima cosa che perdiamo immediatamente, prima ancora di chiudere le portiere e avviare il motore, ma questo è un altro discorso. Stavolta però l'itinerario era demandato al cugino romeno, che sapeva benissimo dove portarci e che posti attraversare per non perdere nemmeno uno dei monumenti nelle città e dei paesaggi naturali più interessanti. Tutto studiato per filo e per segno, percorsi e prenotazioni, tenendo conto delle strade, del traffico e perfino delle previsioni del tempo: una roba da vero professionista, e infatti ci ha spiegato in seguito di aver fatto in gioventù la guida turistica. Poi sulla nostra strada si sono frapposti villaggi su villaggi di casette piccine dai bellissimi cancelli di legno intagliato. Che io sappia, nessuna guida parla di questi cancelli e prima di capitare da quelle parti non mi sarei manco immaginata che dei normalissimi cancelli di normalissime case senza pretesa meritassero attenzione. Abbiamo cominciato a fare una foto. Che sono diventate due, poi tre, poi non le abbiamo più contate. E la tabella di marcia come da copione è andata a farsi benedire anche stavolta


 




 
 

 


 


 


 

giovedì 15 gennaio 2009

Kurtos colac

 

Era cominciato tutto con un regalo della mia amica Cristina che di ritorno dalla Romania (lei è un'esperta nel ramo, io al confronto sono solo una modesta apprendista) mi aveva portato un lungo bastone di legno con un manico ad un estremo e un ingrossamento cilindrico all'altro estremo. Spiegazione: serve per cuocerci un dolce di origine ungherese. Stop. Spiegazione interessante anche se eccessivamente stringata e molto carino il pensiero, entrambi però del tutto insufficienti ad illuminarmi sull'uso del suddetto aggeggio. Avevo letto in seguito un accenno al dolce e all'attrezzo con cui viene prodotto su un interessante blog, che mi aveva fornito illuminanti ragguagli in un post che adesso ovviamente non so più da che parte cercare (Aiuto Artemisia!!!), per cui continuavo sì a restare incapace di passare alla pratica ma ero, come dire, informata dei fatti , e quindi quando quest'estate il destino mi ha fatto incontrare un banchetto di kurtos colac  ho potuto fare la mia porca figura di fronte ai cugini romeni non solo riconoscendo il dolce alla prima occhiata, ma perfino dimostrando di conoscerne le lontane origini ungheresi. Oggi, girando in rete un tutt'altre faccende affacendata mi sono casualmente imbattuta nella ricetta autentica del dolce, corredata da una idea veramente brillante (guardate le fotografie dalla prima all'ultima e ditemi se non è vero) per poterlo preparare a casa propria senza dover correre in Romania a comprare il diabolico attrezzo. Non mi sfiora neanche da lontano l'idea di mettermi all'opera, questo è poco ma sicuro. Ne parlo soltanto per informare qualche amica volonterosa in vena di esperimenti

martedì 14 ottobre 2008

Sibiu - Romania

Fondata sul luogo in cui sorgeva un villaggio romano, Sibiu, che i Sassoni chiamavano Hermannstadt, è una delle città più importanti della Transilvania. Città della Cultura per l'anno 2007, a me è sembrata anche una delle più gradevoli di tutta la Romania, trafficatissima di pedoni e piena di piccoli caffè molto molto raffinati. Nel periodo del suo massimo splendore, in epoca sassone, era completamente circondata da mura, protette a loro volta da trentanove torri e quattro bastioni, una parte delle quali è tuttora conservata perfettamente. Per figurare degnamente durante l'evento culturale appena trascorso, i suoi edifici sono stati oggetto di corpose opere di restauro, e si vede. Tortuose strade acciottolate, scalinate in pietra e bellissimi cortili si susseguono uno dopo l'altro e, sarà anche per merito del cielo che quel giorno era di un blu che più blu non si poteva, del clima estivo caldo ma niente affatto afoso, della gente sorridente amabile e cortesissima, a me è sembrata una città con tutti i numeri per competere con la assai più blasonata Praga, con la differenza che su Sibiu non si è ancora riversato il turismo di massa rumoroso pacchiano e sbracato che riesce a togliere fascino anche alle città più belle del mondo.

mercoledì 8 ottobre 2008

C'è Apollo e Apollo. E Apollo

Di Apollo non ce n'è uno mica solo, eh no. C'è il dio Apollo, certamente, ed è il primo Apollo che viene in mente. Ma c'è anche il mitico teatro Apollo, ad Harlem (La foto l'ho dovuta prendere da qui perchè quando ci sono andata in pellegrinaggio la facciata era in ristrutturazione, mannaggia) E poi, last but not least, c'è l'Apollo inteso come programma spaziale. E a questo proposito forse non tutti sanno che un pezzo di questo programma spaziale ha qualcosa a che vedere con Sighisoara, in Romania. Passeggiando per i vicoli della città non è che venga proprio spontaneo pensare alle astronavi anzi, direi che l'esplorazione dello spazio sembra un argomento abbastanza lontano da queste colorate casette medievali. E invece. E invece a Sighisoara visse per un breve periodo Hermann Oberth, uno dei padri riconosciuti dell'astronautica e della missilistica. Amatissimo come se a Sighisoara avessa trascorso tutta la vita e non soltanto pochi anni quando era bambino, a lui è stata intitolata una piazza, e al Museo di Storia c'è una stanza a lui dedicata. Appassionato lettore di Jules Verne, pare abbia cominciato a disegnare razzi fin da ragazzino e che abbia continuato anche durante gli studi a Monaco di Baviera, dove arrivò a progettare i primi viaggi nello spazio. Naturalmente non è che la comunità scientifica lo abbia subito apprezzato, anzi le sue teorie furono guardate con una certa sufficienza, forse anche in considerazione del fatto che alla fine degli anni venti i suoi disegni di astronavi erano capitati in mano a Fritz Lang, che li aveva usati per il set di un film di fantascienza. Venne invece preso molto sul serio quando l'esercito tedesco iniziò un programma di ricerca missilistica. Oberth cominciò a lavorarci e durante la seconda guerra mondiale arrivò ad essere uno dei padri del famoso e famigerato missile V2 , per poi continuare la carriera di ricercatore negli Stati Uniti. Morì nel 1989.

LinkWithin

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin