giovedì 15 febbraio 2018

Le Brady

C’era una volta  
 un cinema a Parigi che non assomigliava a nessun altro. 

Sullo schermo proiettava i bassifondi della cinematografia mondiale (dalle pellicole di kung fu agli splatter, dagli spaghetti western alla cosiddetta serie Z), mentre in sala ospitava una varissima umanità di incantevoli falliti e dignitosi esclusi: il Brady, luogo balordo, sgangherato, irriducibile, una quinta di romanzo che ha avuto la faccia tosta di esistere per davvero. 






Copio dalla quarta di copertina

Di questo luogo, Jacques Thorens offre una «biografia» divertita, canagliesca e struggente,



la romanzesca storia vera di un cinema mecca dei cinefili e corte dei miracoli, dove – tra b-movie e amori mercenari – gli sketch esilaranti, le avventure a perdifiato e i sogni più sfrenati escono dallo schermo per sedersi tra gli spettatori. 
(Jacques Thorens - Il Brady - L'Orma Editore)

















"...Parecchie sale passavano kung fu o spaghetti western. Il Trianon e La Cigale facevano anche film fantastici, di quando in quando. Ma l'atmosfera del Brady era ... come dire ... più sudaticcia ance se non si proiettavano porno. E i clochard erano  più della media.
Venivano perchè con quindici franchi restavi al caldo da mezzogiorno a mezzanotte.....
In un'atmosfera del genere era difficile identificare un cinefilo...
Adesso sono tutti buoni a dire che gli anni settanta-ottanta erano l'età dell'oro del B-movie, ma intanto in un posto del genere non ci avrebbero mai  messo piede...
Dall'apertura nel 1956 fino al 1965 il cinema aveva passato ogni genere di film (western, peplum, gialli) per poi consacrarsi quasi esclusivamente al cinema fantastico per i tre decenni successivi. Il successo della Hammer e dei film con Christopher Lee aveva contribuito a quella svolta. All'epoca funzionavano anche sette anni dopo l'uscita; lo sfruttamento cominciava  al Midi-Minuit e finiva al Brady. Poi si ricominciava il giro...Il Brady con la sua sala lunga e stretta e quello schermo quadrato antipanoramico era l'ultima ruota del carro...
...Altra caratteristica del Brady è l'insidiosità dei proiettori. In caso di incidente non c'è dispositivo di arresto automatico. Se il film è vecchio c'è il rischio che si strappi ma se è una pellicola recente in poliestere la situazione è molto più seria: un pezzo della macchina può cedere o il film può finire per terra... manovrando il proiettore c'è il caso di prendere la scossa, di rompersi un dito, di restare sfigurati nell'esplosione della lampada o farsi lo scalpo se i capelli si impigliano nel meccanismo...

...Quello che un tempo era il Santuario dell'Orrore, il Brady, è stato ormai completamente fagocitato dal Tempio della Parrucchieria.  E nonostante l'aspetto folcloristico della strada, il posto d'onore è occupato dalla MGC, azienda leader di prodotti cosmetici e per parrucchieri, con una grande insegna che recita "PRESTIGE"...

Letto il libro, non potevo non andare a cercare i resti di quel glorioso cinema, e ho scoperto che  esiste ancora: è al 39 di Boulevard de Strasbourg, proprio di fianco all'insegna PRESTIGE. Inaugurato nel 1956, frequentato anche da François Truffaut e Quentin Tarantino, è stato amato da tutti gli appassionati di film di serie B.  E' diventato un cinema di nicchia, e i capannelli di  persone che aspettano di entrare hanno più l'aria del BoBo che del clochard.
Wikipedia dice  che oggi è classificato come cinema d'essai, ma dopo un'occhiata alle locandine appese all'entrata questo lo avevo già  capito da sola.
 


venerdì 5 gennaio 2018

Di Frédéric Auguste Bartholdi, di statue e di repliche delle medesime.

Dopo aver parlato di Gustave Eiffel e del suo ruolo nella costruzione della Statua della Libertà è il caso di  parlare del principale artefice della Statua, colui che non soltanto l'ha immaginata e  disegnata,  ma si è speso per trovare i fondi per la sua realizzazione: Frédéric Auguste Bartholdi.


Nasce a Colmar nel 1834, la famiglia è benestante e proviene dalla Renania tedesca ma alla morte del padre quando Auguste ha solo due anni si trasferisce a Parigi, dove Auguste frequenta la l'Ecole Nationale des Beaux-Arts. A vent’anni il primo viaggio in Egitto e Yemen,  da cui torna con una grande quantità di fotografie e disegni, colpito soprattutto dalle statue di dimensioni enormi. La sua carriera professionale inizia nel 1852 a Parigi, e nel 1865 Edouard de Laboulaye, repubblicano convinto filo-americano, lancia la proposta di donare agli Stati Uniti una statua di dimensioni colossali per sancire l’amicizia franco-americana.
Bartholdi viene scelto come architetto-scultore, in collaborazione con il suo maestro, Viollet Le Duc, il quale però muore. Nel 1869 Bartholdi compie un  secondo viaggio in Egitto per proporre la costruzione di una statua all’ingresso del Canale di Suez: una donna gigantesca con in mano una torcia. Era pronto anche il nome: "l'Oriente che illumina il mondo." Ma il progetto viene respinto dal Khedive d'Egitto, Ismail Pascià: costa troppo. Scoppia la guerra tra Francia e Prussia nel 1870, Bartholdi si arruola, diventa aiutante di campo del generale Garibaldi ma nel frattempo continua a ragionare sul progetto della statua americana, fino a che parte per gli Stati Uniti alla ricerca del sito su cui sistemarla e soprattutto per stabilire i contatti necessari per la sua costruzione. Tra i parecchi luoghi possibili  sceglie una piccola isola nella baia di New York 


dove esiste soltanto una vecchia fortezza militare. Purtroppo deve subito  rendersi conto che gli americani non si dimostrano granchè interessati al progetto, anzi per dirla tutta sono piuttosto scettici e soprattutto non gradiscono per niente il fatto che la Francia intenda donare soltanto la statua ma non il piedistallo per cui serve  un sacco di soldi. A Filadelfia Bartholdi incontra gli uomini della Union League Club che sembrano più disponibili a dargli retta, ma non tanto disponibili da mettere mano al portafoglio. Alla fine del 1871 finalmente  incontra il presidente Grant, il quale gli assicura ufficialmente la disponibilità dell’isola nella baia di New York. Tornato in patria nel 1872, il progetto definitivo della statua viene approvato e nel 1874 i lavori iniziano finalmente a pieno ritmo. Bartholdi lavora prima di tutto alla testa e al braccio con la torcia: gli preme esibire prima possibile gli elementi più appariscenti per sostenere la campagna di raccolta fondi. Nel 1876 viene invitato a far parte della giuria della mostra del centenario che si tiene a Filadelfia e lì presenta al pubblico il braccio destro della statua, quello che regge la torcia, e la statua di Lafayette che ha appena realizzato (e che ora si trova in Union Square)


per cercare altri finanziamenti. Trova i fondi sufficienti solo per iniziare la realizzazione del basamento, ma incontra Morris Hunt, architetto molto noto negli Stati Uniti e dotato di un ricco parco di clienti facoltosi. Morris Hunt viene incaricato di progettare il basamento e i ricchi clienti in pochi giorni raccolgono il denaro necessario. Dal 1882 al 1884, Hunt elabora insieme a Bartholdi numerosi progetti

fino a che, anche in considerazione del budget non illimitato, si arriva al modello definitivo.


Hunt devolve i mille dollari della sua parcella al Comitato americano per il finanziamento della Statua (cosa abbia fatto Bartholdi della sua parcella non so). Al suo ritorno a Parigi Bartholdi si occupa del completamento della Statua nelle officine "Gaget, Ghautier et Cie." 

 Per raccogliere il denaro necessario al trasporto a New York la testa della Statua viene esposta all'Esposizione Universale di Parigi del 1878.


Ancora agli inizi del 1884 la Statua, in fase di montaggio e protetta dalle impalcature, emergeva sui tetti della città, ma il 17 giugno 1885 due navi con a bordo l'intera opera, smontata e stivata in trecentocinquanta casse, fanno il loro ingresso nella rada di New York. l'anno successivo, per l'inaugurazione della Statua della Libertà 26 ottobre 1886, Bartholdi compie l'ultimo viaggio per gli Stati Uniti. Durante gli anni della lavorazione della statua, Bartholdi licenzia numerose altre opere, tra cui il Leone di Belfort (1880)

 e la sua replica di Parigi


dove al centro di place Denfert-Rochereau ricorda il sacrificio degli eroici difensori di Belfort e del loro comandante, colonnello Denfert-Rochereau, durante la guerra franco-prussiana del 1870.
Sempre a Parigi, in place des États-Unis, si può ammirare la statua di La Fayette e Washington che si stringono  la mano

Un'altra statua, identica, si trova a New York vicino a Morningside Park (La foto non è mia ma  è presa da qui

e a questo proposito la storia è curiosa e vale la pena raccontarla: Joseph Pulitzer, editore e patron del premio omonimo, molto impressionato dalla Statua della Libertà, commissiona a Bartholdi un'altra statua per sancire ancora di più l'amicizia franco-americana. Bartholdi pensa di rappresentare George Washington e il Marchese de Lafayette con le rispettive bandiere. La statua viene esposta al Salon degli Champs Elysées e poi alla Columbian Exposition di Chicago. Il New York Times non apprezza l'opera: L'idea è ammirevole, Lafayette è pieno di vita e di energia, ma c'è un MA grosso come una casa: Washington era un omone di statura eccezionale, alto e imponente, e Bartholdi lo rappresenta alto come La Fayette. Sarà pure una licenza artistica per rendere l'opera più simmetrica, ma distorce la realtà. Inaccettabile. Pulitzer si trova sulle croste una statua che gli americani non vogliono, e allora con gesto magnanimo la offre alla città di Parigi. Parigi non si fa problemi sulla statura fisica di Washington e, il 1 ° dicembre 1895, la scultura viene inaugurata in Rue des États Unis con una cerimonia a cui sono presenti politici e diplomatici, nonché lo stesso Bartholdi e un rappresentante della famiglia Lafayette. (Per un elenco completo dei presenti, vedere The New York Times, edizione del 2 dicembre 1895). Qualche anno dopo il magnate Charles Baltzell Rouss acquista una replica della statua di Bartholdi, probabilmente come memoriale per il figlio defunto, e la dona alla città di New York City la quale, incurante delle critiche di poco tempo prima, graziosamente accetta il regalo e il 19 aprile 1900 lo piazza vicino a Morningside Park, in Washington-Lafayette Square, ora Lafayette Square. In quell'occasione, con encomiabile coerenza, il New York Times apprezza.
A seguito della notorietà conquistata con miss Liberty, il sindaco di Bordeaux decide di riprendere in mano il progetto di una fontana, mai realizzata, per cui nel 1857 Bartholdi ventitreenne aveva vinto un concorso. Il nuovo progetto, che raffigura la Francia su un carro

 alla guida di quattro cavalli rampanti (i quattro grandi fiumi della Francia) disposti simmetricamente, con briglie e redini di alghe, 


viene giudicato troppo costoso e  viene venduto alla città di Lione, dove oggi fa la sua splendida figura in Place des Terreaux. Auguste Bartholdi muore il 4 ottobre 1904 a Parigi. È sepolto nel cimitero di Montparnasse. 

E a proposito di repliche: queste sono soltanto due delle cinque copie  della Statua della Libertà sparse per Parigi  

venerdì 29 dicembre 2017

Alexandre-Gustave Eiffel (Digione 15 dicembre 1832 - Parigi 27 dicembre 1923) - seconda puntata




La realizzazione della Statua della Libertà ebbe una gestazione piuttosto articolata, e varrà la pena riparlarne ancora a proposito di Frédéric-Auguste Bartholdi, ma per il momento ci occupiamo soltanto  del ruolo che in tutta la faccenda ebbe Gustave Eiffel.
Di una statua che celebrasse l'amicizia Franco-Americana si era cominciato a parlare già  nel 1865. Inizialmente il progetto (che sembra pesantemente ispirarsi alla Libertà della Poesia, una scultura di Pio Fedi di qualche anno prima, che ritrae una donna piuttosto in carne drappeggiata in un peplo, con una corona di raggi in testa e il braccio destro levato verso l'alto)



era stato abbozzato da Eugène Viollet Le Duc e dal suo allievo Frédéric-Auguste Bartholdi, e prevedeva una torre centrale in muratura a cui sarebbero state fissate le travi metalliche.
Disgraziatamente Viollet Le Duc muore senza lasciare disegni o spiegazioni, e il  progetto passa a Eiffel, il quale nei dieci anni precedenti aveva maturato una grande esperienza in materia di costruzioni in acciaio 

(nel 1875 ad esempio aveva realizzato,  tra decine di altri edifici e ponti, la bella Stazione di Budapest-Nyugat) 


nei pressi della quale, piccola nota curiosa,  c'è un elegante  Eiffel Palace, immacolato  e lussuoso palazzo per uffici che con  il Nostro probabilmente condivide soltanto il nome.  



Ma torniamo alla statua, per cui  Eiffel immagina   una struttura reticolare metallica, molto più leggera ed elastica della muratura. Il progetto non era per niente  semplice: infatti la struttura interna doveva non soltanto servire come sostegno  per i pannelli di rame della statua vera e propria ma anche sostenere una struttura secondaria a sbalzo (il braccio con la torcia). Eiffel sceglie di realizzare  un traliccio centrale di acciaio entro cui  colloca la scala a chiocciola che dovrà servire per i visitatori.





Da questo traliccio partono orizzontalmente le travi principali, a cui verranno legate le travi secondarie, più esili e più leggere. L'elasticità dell'acciaio consente alla statua di oscillare leggermente e resistere quindi molto meglio della muratura all'azione dei venti. Il problema del braccio aggettante viene risolto con la costruzione di un telaio secondario, più piccolo e fatto di travi di dimensioni variabili in modo da adattarsi alla sagoma in rame della statua.

 

In questo modo Eiffel riesce ad evitare il ricorso a  rinforzi per il sostegno del braccio, che avrebbero appesantito l'effetto finale. La struttura principale, che funge da fulcro dell'involucro esterno in rame, forma una specie di grande pilone con quattro punti di attacco al basamento in muratura (realizzato su progetto di Richard Morris Hunt) che sostiene la statua. Ognuno di questi punti è sostenuto da tre bulloni di fondazione del diametro di 15 cm e l'involucro esterno in rame che costituisce la statua vera e propria è legato al pilone attraverso armature sottili e piatte, in maniera da evitare deformazioni. L'elasticità dei materiali e la disposizione di soffietti di espansione abilmente dislocati tre le pieghe del panneggio permettono che la dilatazione, inevitabile a causa delle escursioni termiche, avvenga senza danni. Dettagli e informazioni particolareggiate sui calcoli condotti da Eiffel si possono leggere in  un articolo del 1° agosto 1883 a firma dell'ingegner Charles Talandier (nome fino a questo momento a me completamente ignoto) riportato  qui 
Dopo il grandioso successo della Statua della Libertà Eiffel si impegna nella costruzione del Canale di Panama, ma durante i lavori la società committente è travolta da uno scandalo enorme: emerge una rete di corruzioni, ruberie e tentativi di insabbiamento, fino a che si arriva al fallimento. Eiffel è soltanto il costruttore del canale ma non ha responsabilità dirette nella gestione finanziaria e per di più i suoi libri contabili sono impeccabili, eppure nonostante ciò viene ugualmente messo sotto processo e condannato addirittura a due anni di prigione. La sentenza sarà in seguito annullata ed Eiffel riabilitato, ma nel frattempo molte città, tra cui la sua Digione, hanno cambiato nome alle strade a lui intitolate e da più parti si fanno pressioni perché gli venga tolta la Legione d'Onore. Questo non avviene, le accuse si dimostrano infondate ed Eiffel viene riconosciuto del tutto innocente, ma la ferita gli brucia profondamente. La sua torre intanto sembra essere passata di moda. Per evitarne lo smantellamento, Eiffel vi fa installare una stazione meteorologica, arriveranno poi impianti per l'analisi dell'aria, per la rilevazione della pressione e della radioattività, un trasmettitore radio, e in questo modo la Tour Eiffel si guadagna i gradi di edificio di interesse strategico per la sicurezza nazionale. Eiffel in seguito si imbarca in studi di aerodinamica, progetta una galleria del vento i cui principi sono ancora adesso seguiti, usa la torre per esperimenti di caduta libera che gli permettono di confermare la precisione dei suoi calcoli. Durante la prima guerra mondiale le sue ricerche lo portano a progettare un caccia monoplano che chiamerà Laboratorio Eiffel (abbreviato LE), ma il progetto si interrompe dopo un incidente mortale con il prototipo, nel marzo 1918.   Dopo la guerra dona i laboratori all'Ufficio Tecnico di Aeronautica, nel 1921.    Muore a novantuno anni il 27 dicembre 1923 nella sua villa in rue Rabelais a Parigi.

mercoledì 27 dicembre 2017

Alexandre-Gustave Eiffel (Digione 15 dicembre 1832 - Parigi 27 dicembre 1923) - prima puntata


Alexandre-Gustave Eiffel (Digione 15 dicembre 1832 - Parigi 27 dicembre 1923)  è probabilmente l'ingegnere più famoso al mondo e tutti conoscono la sua Torre parigina, ma forse non altrettanti sanno che è stato anche l'artefice del basamento della Statua della Libertà e di decine e decine di opere importantissime sparse per mezzo mondo. 
Oggi cade l'anniversario della sua morte e a noi è sembrato giusto dedicargli questo post. Appena laureato, Eiffel lavora per un'impresa che costruisce ferrovie, e dev'essere un tipo in gamba se nel 1858, a soli ventisei anni, è già direttore dei cantieri della compagnia di Bordeaux. 
Nemmeno dieci anni dopo apre un'azienda propria che produce laminati in acciaio, e diventa ben presto famoso in campo internazionale per l'impiego di questo materiale. 
Nel 1876 realizza a Parigi il primo edificio in ferro e vetro, il "Magazin au Bon Marché" in rue de Sèvres
. L'anno dopo costruisce il ponte Maria Pia sul Duero a Oporto e l'anno dopo ancora è la volta dei vestiboli e dell'entrata dell'edificio principale dell'Esposizione Internazionale di Parigi Tra il 1880 e il 1884 costruisce il viadotto di Garabit sulla Truier, ma è all'Esposizione del 1889 che Eiffel mostra tutta la sua visionarietà costruendo la sua opera più conosciuta, una torre d'acciaio di dimensioni colossali: 307 metri di altezza senza contare l'antenna, per settemilacinquecento tonnellate di acciaio (oggi, dopo vari consolidamenti, ne pesa più di undicimila) usati per realizzare i quattro enormi piloni di sostegno e le milleseicento travi che ne costituiscono l'ossatura. 
In realtà, l'idea di una torre alta trecento metri era già stata proposta per l'Esposizione Universale di Filadelfia nel 1876 da due ingegneri americani, che però non avevano trovato i fondi per la realizzazione. Nel giugno 1884 due ingegneri dell'impresa di Eiffel, Maurice Koechlin e Emile Nouguier, abbozzano il progetto di una torre di acciaio alta trecento metri, che sperano di realizzare per l'esposizione del 1889, ma  Gustave Eiffel trova il progetto stravagante e non gli dà peso. 
Però  quando gli viene presentato un progetto completamente ridisegnato, con l'aggiunta di pesanti basamenti in muratura, la riduzione delle piattaforme intermedie dalle cinque originarie a due e una sorta di cappello in cima che ne alleggerisce l'impatto, si rende conto che il progetto sarà un successo e ne acquista tutti i diritti. Ha visto giusto, infatti nel 1886 vince il concorso che gli permette di costruire la torre per l'Esposizione, e dato che ne possiede tutti i diritti, la torre si chiamerà Torre Eiffel


I lavori hanno inizio il 28 gennaio 1887, e nel  cantiere lavorerà  un numero limitato di operai, dato che  tutti i pezzi vengono lavorati nelle fabbriche di Levallois-Perret dove cinquanta ingegneri eseguono in due anni la bellezza di cinquemila trecento disegni esecutivi, oltre ad uno schema descrittivo per ciascuno dei più di diciottomila elementi di acciaio. 



Nel mese di marzo 1889 il monumento è terminato, in tempo per l'inaugurazione ma in ritardo di un anno rispetto alle previsioni, è costato un milione e mezzo di franchi in più ma non ha registrato nessun incidente mortale. Un record per i tempi. Il 6 maggio 1889 l'Esposizione apre i battenti e nella prima settimana, con gli ascensori non ancora in servizio, già quasi trentamila visitatori salgono sulla torre. Alla chiusura dell'Expo saranno in tutto due milioni.


 (continua)

giovedì 30 novembre 2017

Della Sicurezza Stradale. In Senegal.

Leggo dal sito della Polizia di Stato (Italiana)

 "Per alzare il livello di sicurezza sulle strade ci vuole un cambiamento culturale, costruito anche attraverso un linguaggio adeguato soprattutto se i destinatari della comunicazione sono i giovani. Attraverso le proprie campagne di sicurezza sulle strade, la Polizia Stradale si impegna ogni giorno nelle scuole ed in altri eventi rivolti ai giovani perché si diffonda la consapevolezza dei rischi e in modo che la sicurezza diventi uno stile di vita.
Per la tutela della sicurezza stradale la Polizia Stradale ha sviluppato una rete di collaborazioni con istituzioni, enti, associazioni e privati."

A giudicare di come si viaggia sulle strade in Senegal, di lodevoli campagne in collaborazione con istituzioni e associazioni non hanno mai, ma proprio mai nemmeno sentito parlare.  






Il traffico in città  è caotico come in qualsiasi metropoli, fatto di taxi gialli come quelli di New York anche se un po' più malmessi,














Suv grossi come un autobus, automobili di Barbie













e vecchie carrette sgangherate che stanno insieme per miracolo



























furgoni bianchi ben tenuti e un numero infinito di car rapide


tutti col loro bravo bigliettaio (o forse controllore o chissàcosa)  appeso alla porta, che fa salire e scendere i passeggeri e strilla il nome della prossima fermata. Quando il bus non straripa di gente, tra una fermata e l'altra il bigliettaio (o controllore o chissàcosa) si siede nel posto libero e  accavalla le gambe lasciando un piede alla mercè della  porta che sballonzola e   rischiando  allegramente  l'amputazione ad ogni curva.



Per le lunghe distanze, quando si trasportano valige bagagli e magari anche qualche gallina e una capra,   qualcuno viaggia sul tetto  per tenere tutto sotto controllo   























Secondo la figlia emigrante il fatto che nonostante ciò  i morti per incidente stradale siano tutto sommato pochi è una prova inconfutabile che  Dio esiste, e secondo me  ha pure un sacco da fare. 

LinkWithin

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin