lunedì 18 luglio 2016

Charonne


Se rientrate nella categoria che la mia guida definisce i più radicali esploratori della città, quelli che vanno a caccia di angoli inusuali e poco gettonati,   una passeggiata nel 20esimo arrondissement è ciò che fa per voi.
Quartiere Charonne, che tra i villaggi annessi alla città nel 1860 è forse quello che ha mantenuto più degli altri la propria identità di villaggio bucolico. Non ci sono grandi monumenti  e i turisti da  tutta-Parigi-in-un-solo-week-end difficilmente ci mettono piede.  Chi resta qualche giorno  al massimo si spinge fin qui per un fotosafari tra le tombe illustri  del  Père Lachaise,   attività  a cui è praticamente impossibile resistere.
Questo post però è per chi a Parigi rimane ancora qualche giorno in  più.
Prendete la metro, linea 3 e scendete a Porte de Bagnolet, la stazione è a poca distanza dalla piazza dedicata a Edith Piaf.
Dirigetevi a nord, verso   rue Chavez e vedrete un quartiere di deliziose casette con giardino che  pare siano state edificate con l'intenzione di rendere stanziale un gruppo di gitani,


































e che sono distanti anni luce da quell'immagine di periferia triste e desolata che un po' tutti abbiamo in mente, soprattutto quando pensiamo ad un quartiere costruito per dare un tetto agli zingari.

Dopo aver  ammirato le casette ed esservi sorpresi dell'esistenza di una rue Georges Perec tornate sui vostri passi e prendete per  rue de Bagnolet












camminando di buon passo in una decina di minuti arriverete alla place saint Blaise





con la severa chiesa di  Saint Germain de Charonne e il suo minuscolo e  suggestivo cimitero  dove si respira ancora l'atmosfera  tranquilla e sonnolenta di un  cimitero di paese.  
















in mezzo alle tombe vedrete  la statua in bronzo  di un gentiluomo con  cappello a tricorno e  abiti del settecento


Si tratta di François  Bègue detto Magloire, che l'iscrizione definisce  imbianchino, patriota, poeta, filosofo  e  segretario di Robespierre. 



In realtà assai probabilmente questo signore non ha lavorato nemmeno un giorno  per l'Incorruttibile ma è stato di sicuro   una figura eccentrica e leggendaria per tutto il quartiere e  sul quale  l'unica certezza è che fu    un autentico ubriacone.  Nel 1833 aveva acquistato  il terreno per la tomba e si era fatto costruire  il monumento e il suo fu un funerale allegro: aveva lasciato a ciascuno cinque franchi per bere alla sua salute,  e la richiesta di essere sepolto in compagnia di una bottiglia.   Scrissero in suo onore

Il nous faut chanter à la gloire 
De Bègue François-Eloi 
Ami rare et sincère 
Fit mention dans son testament 
Qu’il fût enterré en chantant 
Pour le fêter en bon vivant 
Il nous laissa chacun cinq francs
En vrais disciples de Grégoire 
Versons du vin et puis trinquons 
Buvons ensemble à sa mémoire 
C’est en l’honneur de son trépas 
Qu’il a commandé ce repas.

Usciti dal cimitero avete due possibilità. O imboccate l'acciottolato della piacevole rue st. Blaise, un tempo la strada principale del villaggio di Charonne, dove nel sei e settecento i parigini ricchi avevano la loro residenza di campagna,  




scendete verso rue Vitruve e andate a bere una birra a la Flèche d'Or a  la  Petite Ceinture
oppure, se avete ancora forza  e voglia di camminare,  risalite verso rue Stendhal dove, posto che la cosa vi interessi, potrete ammirare Villa Stendhal,  bell'esempio  di edilizia popolare  inizi novecento










prendete per rue des Rondeaux


ed entrate al Père-Lachaise, il cimitero dove  una tomba su due appartiene a qualche personalità famosa,  da Abelardo ed Eloisa ai giorni nostri. 

domenica 10 luglio 2016

la Philharmonie de Paris


E' stata inaugurata a Parigi  nel gennaio 2015 dopo otto anni di lavoro 

la Philharmonie, nuova sala da concerti costruita al Parc de la Villette, diciannovesimo arrondissement. Progettata  da Jean Nouvel,  si trova fianco a fianco con la  Cité de la Musique di  Christian de Portzamparc e a poche centinaia di metri dal Conservatorio

E' costata la considerevole cifra di 386 milioni di euro. Ne erano stati previsti 200 e  lo sforamento, non proprio trascurabile, ha comportato una serie di  polemiche e contropolemiche sulle quali, avendone già abbastanza di quelle di casa nostra,  sorvoleremo 
C'erano state discussioni  e petizioni anche a proposito della  rivalità che la Philharmonie avrebbe creato  con la  storica Salle Pleyel, per  cui si era mobilitato anche il sindaco dell'ottavo arrondissement, ma alla fine tutte le proteste sono cadute nel vuoto e nel marzo 2006 veniva indetto il concorso internazionale.















Vinto  l'anno dopo da Jean Nouvel che si propone di realizzare
 Una architettura dai riflessi ponderati, creata da un calmo rilievo, materializzata da pannelli di alluminio che disegnano un grafismo esheriano


 
















 
La struttura è alta 37 metri, ha un tetto su cui il pubblico  può salire per ammirare il panorama  e ospita  500 musicisti, due orchestre permanenti, sei sale prove, una biblioteca,  una caffetteria, un ristorante,  laboratori didattici e uno spazio per le mostre oltre naturalmente ai camerini e a tutti gli uffici amministrativi. 
La Sala Grande  può contenere dai 2.400 ai 3.600 spettatori ed è stata congegnata in maniera che  la distanza tra la sedia più lontana e  il podio del  direttore d'orchestra sia al massimo  di trentadue metri. E'  tutta percorsa da bellissime  balconate sospese che sembrano galleggiare intorno al palcoscenico centrale e che, secondo Nouvel, vogliono apparire come 
morbide lenzuola di musica e di luce







Prima della prima il  direttore dell’orchestra, Bruno Hamard, aveva messo le mani avanti dicendo che  l’acustica della Philarmonie non poteva essere giudicata  dal primo concerto perché 
anche uno Stradivari va addomesticato
ma è stata una prudenza eccessiva: i due più accreditati esperti  al mondo,  il neozelandese Harold Marshall e giapponese Yasuhisa Toyota, hanno fatto un lavoro esemplare e l'acustica della sala è apparsa fin da subito straordinaria.
Inutile sottolineare che i pannelli fonoassorbenti spezzati in  mille tasselli, e i colori  che virano magistralmente   dal bianco al giallo  all'arancio al marrone al nero,   creano  un  effetto di grande eleganza e leggerezza. 


 

mercoledì 6 luglio 2016

Di teste semoventi e di scultori irriverenti. A Praga.
















Sembra che Metalmorphosis, la  testa argentata  di Franz Kafka in perenne movimento,  

 sia uno dei video più condivisi in queste settimane su facebook.  



E' opera di David Černý, scultore praghese  che di opere dissacranti  e provocatorie ne ha collezionate parecchie. 
Nato nel 1967 e  definito  enfant terrible per via di una irrinunciabile  propensione a creare opere scandalose e irriverenti, nel 1991 aveva dipinto di rosa il carro armato sovietico monumento nazionale in memoria della  liberazione di Praga dai nazisti  ad opera dell'Armata Rossa, e naturalmente era stato subito arrestato.
Un anno prima aveva creato Quo Vadis: una Trabant con  quattro zampe, vista come il  simbolo della fuga di migliaia di tedeschi della DDR verso la Germania ovest e che ora si trova nel giardino dell'Ambasciata tedesca a Praga. 
(la foto viene da qui)

Del buon gusto a tutti i costi  il Nostro pare non sentire particolare esigenza, visto che  l'installazione nella  Futura Gallery , intitolata Brownnosing, in italiano: Leccaculo, rappresenta due giganti bianchi con una scala conficcata nel sedere, nel quale chi se la sente può infilare la testa e guardare un video in cui Presidente del Consiglio e direttore della Galleria Nazionale si imboccano a vicenda al ritmo di  We are the champions dei Queen.


(la Galleria Futura non l'abbiamo potuta visitare per mancanza di tempo,  la foto  non è mia 
e comunque ammetto che la testa io non ce l'avrei mai e poi mai  infilata)
Meno scioccante ma sempre provocatoria è invece  la statua appesa al soffitto della Galleria Lucerna,














Risale al 1999, è nota come Kun che in ceco significa cavallo, e raffigura san Venceslao seduto sulla pancia del suo cavallo morto


per un non praghese si tratta di un'opera piuttosto criptica e di difficile interpretazione, infatti pare sia la parodia della statua del santo che si trova nella piazza omonima. 













Destinatario di tanto sarcasmo però non è il povero santo incolpevole, ma l'allora primo ministro Václav (in italiano Venceslao)  Klaus. 

Acciaio lucente che di sera si illumina di bagliori dorati anche per la signora inginocchiata (forse una partoriente? L'opera si intitola In Utero) che sembra ricordare i  mattoncini Lego



Dalle parti del  Museo Kampa si trovano  tre statue  senza volto piuttosto inquietanti che



sono in tutto e per tutto simili a quelle che dal 2001 si arrampicano sulla torre della televisione Žižkov. 
La torre era stata giudicata  la seconda costruzione più brutta al mondo (non sono d'accordo e a conforto potrei citarne almeno una decina di ancora più brutte). Ai praghesi  non era mai piaciuta e avevano incaricato  David Černý di renderla più accettabile. Così sono nate   queste figure di bambini-alieni senza volto che gattonano verso il cielo nell'attesa dell'astronave che li riporterà a casa.

 

venerdì 1 luglio 2016

Folies Bergère


Le Folies Bergère, che contende al Molin Rouge la palma del più famoso locale di intrattenimento di Parigi, apre i battenti nel maggio 1869.  Nasce  come teatro di varietà col nome di   Folies Trévise,

il nome della strada adiacente. Lo ha progettato l'architetto Plumeret e lo ha fortemente voluto una certa Madame Cornelie, attrice e socia della Comédie-Française, la quale, legata da  "affettuosa amicizia" ad un alto papavero dell'amministrazione comunale, riesce  (ma guarda un po')  a far abrogare la legge che limitava la costruzione  di nuove sale di spettacolo. 
E' un locale ispirato  ai cafè–chantant e ospita spettacoli leggeri ma questo non garba alla  famiglia Trévise, che  trova disdicevole che il suo nome venga accomunato a cantanti e ballerine. Per fortuna un'altra strada adiacente al teatro è  via Bergère,   nessuna famiglia Bergère trova da ridire o forse non esiste nessuna famiglia Bergère, fatto sta che nel giro di due o tre anni  il Folies Trévise diventa Folies Bergère.
E' teatro e ristorante e allestisce  balletti, operette pantomime e vaudeville. Artisti  uomini politici e nobiltà corrono estasiati a vedere  illusionisti e incantatrici di serpenti, ma soprattutto le evoluzioni danzerecce di  Loie Fuller.

Manet vi ambienta uno dei suoi quadri più famosi e lo sguardo assente  della giovane barista resta impresso come uno dei più malinconici che siano mai stati dipinti.















Negli anni venti calcano le sue scene   attori emergenti come Jean Gabin e un giovanissimo Charlie Chaplin,  e ogni volta che Josephine Baker balla col  suo gonnellino di banane viene giù il teatro a furia di applausi

Nel 1935 Maurice Chevalier  gira l'Homme Des Folies Bergere


Film che di sicuro è stato visto anche da  Gene Kelly (guardare il film di Chevalier dal minuto 3:25)


All'esterno  il teatro è decorato da sbalzi  di grande bellezza che credo siano stati realizzati intorno ai  primi anni del novecento, ma sul cui autore non sono riuscita a trovare neppure una parola 



sono linee purissime e rigorose che si ripetono  anche nella sala, sui parapetti della galleria















Gli spettacoli sono sempre molto curati, con artisti di ottimo livello  belle scene e splendidi costumi che ovviamente è vietatissimo fotografare













Sarebbe tutto perfetto se non ci fosse la caduta di gusto un po' pacchiana della  moquette opulenta e dei candelabri in stile Barbie del  foyer.  Ma  è un peccato veniale e lo perdoniamo.













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