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martedì 31 gennaio 2012

Le temps des cerises . Bistrot Parisien


















Se:
1)  vi trovate a passeggiare per il  Marais  quando  il vostro  stomaco reclama i suoi sacrosanti diritti
2)  non siete uno di quelli che "o un ristorante a cinque stelle o piuttosto  digiuno"
3) non siete nemmeno uno di quelli che "anche un Mc Donald va bene"
4) e siete anche  di quelli che preferiscono  non dover ricorrere al  mutuo per andare a  pranzo

vi raccomando l'incrocio  tra la Rue de la Cerisaie e Rue du Petit Musc. 


Nel diciottesimo secolo qui c'era l'economato del convento dei frati celestini  ma più o meno  dal 1900  è diventato  un   bistrot, Le Temps des Cerises. 





La cameriera affetta le  baguettes su un mobiletto che ha tutta l'aria di essere davvero un mobile  vecchio e consumato  e non  uno di quegli insopportabili rifacimenti anticati  che piacciono tanto ai fedelissimi dei marchés aux puces



il lampadario novanta su cento è  opera di un oste col pallino dell'elettricista 


e da qualche parte  Van Gogh in persona pubblicizza le virtù di una marca di assenzio

Il menu del giorno è semplice e senza fronzoli, niente ostriche e champagne ma ottime  sardine alla griglia accompagnate da crostoni alla  tapenade e una saporita   macedonia tiepida di verdure.  Con acqua, vino della casa e caffè, meno di  tredici euro a testa. 








giovedì 11 novembre 2010

A l'é MAC BUN!

A casa mia l'hamburger si è sempre mangiato. A cercare il pelo nell'uovo non era proprio proprio un hamburger con tutti i crismi,  mia nonna infatti  lo chiamava  svizzerina, lo cuoceva fino a farlo diventare una suola da scarpe e di solito  lo accompagnava con un contorno  di purè di patate con poco latte e  senza burro. Perchè il  burro faceva male. Anche  il prosciutto crudo faceva male, e i formaggi (tutti tranne la Berna), i sottaceti   i wuster i budini (tollerati, ma  solo per occasioni speciali, i budini Elah) e  la senape.
Col bollito, e solo col bollito, era permesso  un invisibile baffo di salsa Rubra.
Anche bere troppa acqua a tavola faceva male, faceva venire le rane nella pancia.  Ma le rane nella pancia venivano comunque,  anche se si beveva lontano dai pasti.
Credo sia stata questa la molla che mi ha fatta diventare  una fan sfegatata di Mc Donald già  molto tempo prima che Mc Donald sbarcasse in Italia. La sua esistenza mi si era rivelata casualmente, guardando  un vecchissimo  film in bianco e nero di serie B durante uno dei tanti  pomeriggi estivi in cui per sfuggire all'afa  mia sorella e io  ci chiudevamo subito dopo pranzo nel Cinema La Perla, l'unico che  proiettava due film diversi ogni pomeriggio.
Solo dopo avevo scoperto che, anche se in Italia non c'era nulla di simile, all'estero  Mac Donald e  Burger King pullulavano e andarci a pranzare quando eravamo in vacanza era una autentica  festa. A me  piaceva da morire tutto quanto, il panino al sapore di segatura, la polpetta  finalmente sapida e  grondante di  grasso che colava in mezzo alle dita, il sacchetto di patatine unte e bisunte e perfino  quell'ineguagliabile effluvio,  un misto di  fritto vaniglia e ketchup che in un amen ti  impregnava vestiti e capelli, e che  voleva dire vacanza si,  ma anche trasgressione (da bambini  le idee sulla trasgressione sono ancora abbastanza  approssimative)
Dopo l'arrivo sul suolo patrio  dell'amico Mac però devo ammettere che  il fascino del frutto proibito  aveva perso parecchio appeal,  complice anche una accresciuta  consapevolezza sui rischi da eccesso di colesterolo e forse pure   una  migliorata sensibilità  in campo olfattivo, diciamolo. Fatto sta che erano secoli che non mettevo piede in un fast-food-trattino-hamburgeria. 
Fino a ieri, quando sono andata a pranzo nella prima e unica  Agrihamburgeria  Slow Fast Food  di tradizione piemontese,

che serve  solo carne fresca di fassone piemontese, patate cucinate sul momento, pane  di panetteria e bevande naturali: birra artigianale e vino prodotto dalle nostre parti. No surgelati, No prodotti industriali. 
I proprietari avevano pensato con una discreta dose di  ironia  di  chiamarlo Mac Bun, espressione dialettale che  si traduce in italiano con Soltanto Buono,  ma  l'idea non era  piaciuta agli avvocati dell'altro Mac, i quali lancia in resta avevano minacciato cause penali per appropriazione indebita di marchio depositato,  con grande battage sui giornali. 
Detto fatto, Il MAC BUN è  diventato M** BUN 


e credo che i proprietari ancora stiano benedicendo la minacciata querela per la enorme pubblicità gratuita che ne hanno tratto.Menu scritto in piemontese, gettonatissimo il Chiel (Lui)

hamburger classico con insalata e pomodoro, ma vanno alla grande anche il Tuma con formaggio,   il Mach ca Brusa con peperoncino, e le insalate di carne cruda à la piemunteisa con l'aglio e à la franseisa con senape. 






 
I prezzi sono più che ragionevoli anche se, ça va sans dire, sono più alti dei fast food tradizionali, ma a parte  ogni confronto sulla qualità del cibo servito (confronto improponibile, siamo proprio su pianeti diversi), la pulizia è impeccabile,   le stoviglie sono  biodegradabili e   la raccolta  dei vassoi usati  avviene in maniera superdifferenziata. Nessuna puzza di fritto, il personale è garbato e  svelto  

e la coda non dura mai più di qualche minuto.
Ho letto che stanno per aprire un nuovo punto a Torino. 





 
  













Rimedio subito al giusto appunto di Lydia: il locale si trova a Rivoli, in corso Susa 22/E.  A due passi dal mio studio 













venerdì 25 giugno 2010

New York Menu - quarta puntata

Ci sono due cose su cui modestamente mi picco di avere una discreta cultura:  telefilm polizieschi e  commedie sofisticate americane degli anni d'oro.   Di poliziotti in divisa appoggiati ad un'auto con la scritta NYPD di fianco all'omino  che vende  hot dogs ne vedo   almeno uno a serata  da decenni, e vedo anche almeno una volta al giorno avvocati e magistrati discutere  casi  difficilissimi e fare accordi sottobanco addentando hamburgers presi al chioschetto. Le uniche varianti riguardano la cipolla: c'è che la vuole e chi no. 
  

Nelle  commedie sofisticate il ventaglio di opzioni è  più ampio:  
1) lui e lei  scambiano un brillante battibecco  davanti al chiosco a cui stanno per ordinare il pranzo e in tre secondi sappiamo tutti  che prima della fine del film convoleranno a giuste nozze e vivranno per sempre felici e contenti, due cuori e  un attico in Park Avenue.
2) Lui  invita lei a cena, lei arriva   agghindata  come la madonna di Oropa, lui arraffa  panini e coca cola al chiosco vicino e la porta a cenare sulla panchina di un parco. Lei dopo un momento di smarrimento capisce di aver finalmente trovato l'uomo della sua vita e noi capiamo che prima della fine del film i due convoleranno a giuste nozze e vivranno per sempre felici e contenti in una brownstone  di mille metri quadri nel cuore del Greenwich Village
3)  Lui e lei ......
Per farla breve: chiosco, attori e quartiere sono variabili praticamente  infinite ma il risultato è sempre lo stesso: i due protagonisti dopo alterne vicissitudini e robuste dosi di street food  convolano a giuste nozze e vanno a vivere in case da favola.


E' per questo che, dopo tre puntate dedicate ai ristoranti, come dire, stanziali, mi sembra doveroso dedicare la quarta ai mille ristoranti mobili  disseminati un po' in tutti i quartieri della città e  con una  miriade di clienti  che per niente al mondo rinuncerebbero al loro pranzo open air. 

 


Vi raccomando  questa esperienza,  anche se a New York ci state pochi giorni e avete una lunga  lista di ristoranti da sperimentare: ricordate che se non provate  almeno una volta  uno di questi meravigliosi  pretzeln non potrete dire di aver  conosciuto il sapore autentico di New York




lunedì 21 giugno 2010

New York Menu - terza puntata



La terza  puntata dedicata ai ristoranti si occupa di Brooklyn, che é uno dei cinque boroughs di cui si compone New York City ed é anche quello che io  conosco un pochino meglio,  dato che la figlia emigrante   ha abitato per un paio d'anni a

Brooklyn   - Carrol Gardens 

The Grocery ,  288 Smiths St tra Sackett e Union st
 
Accogliente, elegante e discreto, con un grazioso cortiletto interno in cui d'estate si cena assai  piacevolmente, anche perché all'esterno, grazie al cielo, nessuno ha ancora avuto l'ispirazione di installare  l'aria condizionata che da queste parti in agosto rende i locali pubblici simili ad un inverno siberiano. Menu incentrato su pochi piatti molto ben curati,  alcuni menu degustazione tra cui più di uno per vegetariani. Prezzi ragionevoli


Union Smith Café - An American Bistro - 305 Smith street
 
 Il ristorante di famiglia americano come ce lo siamo sempre immaginato. Polpettone casalingo e mashed potatoes, bisteccone e french fries, torte di mele con gelato. Presentazioni di un certo garbo e ambiente molto friendly. La seconda volta che ci vai ti sembra di tornare tra vecchi amici. 







L'anno scorso si chiamava  Po'-Brooklyn, da non confondere con il Po' di Cornelia Street e faceva parte della scuderia Batali, ora invece  ha cambiato proprietario e nome ed è diventato BINO ma il locale è sempre lo stesso.
 
Cucina italiana, luci soffuse as usual, menu degustazione intorno ai cinquanta dollari. 


Marco Polo, 345 Court Street, Carrol Gardens
Mi sembra superfluo specificare che si tratta di un ristorante italiano.  L'anno scorso ha celebrato i suoi venticinque anni con un bel concerto sul marciapiede. Musiche da film,  canzoni napoletane e molti evergreen di Gershwin e Cole Porter. Fastosa sala per banchetti   con marmi mogano e  lampadari di cristallo, proprio quello che piace agli italoamericani  del quartiere che infatti qui vengono a festeggiare i matrimoni 

Sweet Melissa - 276 Court Street . E' una pasticceria, non un ristorante. Ideale  per un breakfast o per una tazza di té a metà pomeriggio.

 
Nine D Thai restaurant, 462 Court Street. Ristorante tailandese, il che significa quasi sempre cibo buono, saporito e non unto, ambiente pulito (a differenza dei ristoranti cinesi) e prezzi molto bassi. Una cena in un ristorante tailandese  é  una mano santa per rimettere in carreggiata uno stomaco provato da  overdose di   grassi e fritti


 Fernando's Focacceria 151 Union Street, Subway linea F, 750 metri da Carrol Station. Dal 1904 cucina  siciliana doc. A detta di Tony, pizzaiolo fondamentalista,  il  miglior ristorante italiano di tutta New York City, e scusate se è poco. Pasta con le sarde e panelle  le sue specialità più gettonate.




Brooklyn   - Prospect Heights


Cafe Shane, 794 Washington Ave. Buon localino per un brunch nelle vicinanze del Brooklyn Museum. Se d'estate le temperature dei ristoranti raggiungono livelli polari, in gennaio i termosifoni sono ustionanti,  non avvicinateci il piumino se non volete fondervi una manica.

 




Brooklyn   - Williamsburg


Williamsburg Diner, 85 Broadway angolo  Berry St-  Diner informale per  artisti e nottambuli, ma anche all'ora di pranzo i clienti vengono accolti molto cordialmente, e la cameriera  scrive  menu e ordinazioni direttamente sulla tovaglia di carta.

Peter Luger Steak House - 178 Broadway angolo Driggs Ave - Dicono che serva la miglior bistecca di tutta New York City, per questo le liste di attesa sono  lunghe chilometri, prenotare molto per tempo. No credit cards, solo cash.
 


DOC WINE BAR a Williamsburg, 83 N 7th st angolo Wythe Ave - Un vero ristorante sardo  gestito da veri  sardi. Autentico e non (ancora?) eccessivamente americanizzato
 

Brooklyn   - Greenpoint 
E' il  quartiere polacco, se vi scappa di mangiare bigos, zurek e flaki dovete correre  qui.
























Brooklyn   - Red Hook 

A Red Hook avevamo letto di un nuovo ristorante molto promettente, The Good Fork e ci  abbiamo provato. Naturalmente era giorno di chiusura e così abbiamo ripiegato sul meno blasonato  Hope and Anchor Diner 347 Van Brunt Street, dove ci sono state servite  baked potatoes ripiene di una strana sbobba plasticosa di formaggio dal colore  curioso. E' un'esperienza anche questa. 
   




Brooklyn   - Coney Island  

Non sognatevi di andare a Coney Island senza fare almeno una sosta da Nathan's 1310 Surf Ave all'uscita dalla metropolitana. Se ci capitate in luglio potrete partecipare all'Hot Dog Eating Contest ma vi dovete allenare bene, non sono mica cose che si improvvisano, queste. 








Brooklyn   - Bed Stuy  


Quartiere ricco di appeal suggestivo come pochi altri, a Bed Stuy ho molto ammirato Akwaaba Mansion



fascinoso  albergo che però  non mi pare funzioni anche come ristorante 
i ristoranti che ho incontrato nel quartiere erano tutti più o meno sul genere di quelli che vedete qui sotto e francamente, non sapendo quale consigliare, lascio che siate voi a scegliere in piena libertà.










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