E' stata inaugurata a Parigi nel gennaio 2015 dopo otto anni di lavoro
la Philharmonie, nuova sala da concerti costruita al Parc de la Villette, diciannovesimo arrondissement. Progettata da Jean Nouvel, si trova fianco a fianco con la Cité de la Musique di Christian de Portzamparc e a poche centinaia di metri dal Conservatorio
E' costata la considerevole cifra di 386 milioni di euro. Ne erano stati previsti 200 e lo sforamento, non proprio trascurabile, ha comportato una serie di polemiche e contropolemiche sulle quali, avendone già abbastanza di quelle di casa nostra, sorvoleremo
C'erano state discussioni e petizioni anche a proposito della rivalità che la Philharmonie avrebbe creato con la storica Salle Pleyel, per cui si era mobilitato anche il sindaco dell'ottavo arrondissement, ma alla fine tutte le proteste sono cadute nel vuoto e nel marzo 2006 veniva indetto il concorso internazionale.
Vinto l'anno dopo da Jean Nouvel che si propone di realizzare
Una architettura dai riflessi ponderati, creata da un calmo rilievo,
materializzata da pannelli di alluminio che disegnano un grafismo
esheriano
La struttura è alta 37 metri, ha un tetto su cui il pubblico può salire per ammirare il panorama e ospita 500 musicisti, due orchestre permanenti, sei sale prove, una biblioteca,
una caffetteria, un ristorante, laboratori didattici e uno spazio
per le mostre oltre naturalmente ai camerini e a tutti gli uffici amministrativi.
La Sala Grande può
contenere dai 2.400 ai 3.600 spettatori ed è stata congegnata in maniera che la distanza tra la sedia più lontana e il podio del direttore d'orchestra sia al massimo di trentadue metri. E' tutta percorsa da
bellissime balconate sospese che sembrano galleggiare intorno al palcoscenico centrale e che, secondo Nouvel, vogliono apparire come
morbide lenzuola di musica e di luce




Prima della prima il direttore dell’orchestra, Bruno Hamard, aveva messo le mani avanti dicendo che l’acustica della Philarmonie non poteva essere giudicata dal primo concerto perché
anche uno Stradivari va addomesticato
ma è stata una prudenza eccessiva: i due più accreditati esperti al mondo, il neozelandese Harold Marshall e giapponese Yasuhisa Toyota, hanno fatto un lavoro esemplare e l'acustica della sala è apparsa fin da subito straordinaria.
Inutile sottolineare che i pannelli fonoassorbenti spezzati in mille tasselli, e i colori che virano magistralmente dal bianco al giallo all'arancio al marrone al nero, creano un effetto di grande eleganza e leggerezza.





