giovedì 22 gennaio 2009

Edizione straordinaria

un caro saluto a tutti e arrivederci al 4 di febbraio!!!!!

I cancelli del cielo


Andando per la prima volta a vedere un paese sconosciuto di solito noi ci compriamo una guida, ce la leggiamo con cura per farci un'idea dei posti che meritano una visita, e ci facciamo un bell'elenco delle cose da vedere e una scaletta del tempo che prevedibilmente servirà per vederle. Altrettanto di solito questo elenco è anche la prima cosa che perdiamo immediatamente, prima ancora di chiudere le portiere e avviare il motore, ma questo è un altro discorso. Stavolta però l'itinerario era demandato al cugino romeno, che sapeva benissimo dove portarci e che posti attraversare per non perdere nemmeno uno dei monumenti nelle città e dei paesaggi naturali più interessanti. Tutto studiato per filo e per segno, percorsi e prenotazioni, tenendo conto delle strade, del traffico e perfino delle previsioni del tempo: una roba da vero professionista, e infatti ci ha spiegato in seguito di aver fatto in gioventù la guida turistica. Poi sulla nostra strada si sono frapposti villaggi su villaggi di casette piccine dai bellissimi cancelli di legno intagliato. Che io sappia, nessuna guida parla di questi cancelli e prima di capitare da quelle parti non mi sarei manco immaginata che dei normalissimi cancelli di normalissime case senza pretesa meritassero attenzione. Abbiamo cominciato a fare una foto. Che sono diventate due, poi tre, poi non le abbiamo più contate. E la tabella di marcia come da copione è andata a farsi benedire anche stavolta


 




 
 

 


 


 


 

venerdì 16 gennaio 2009

L'annaffiatoio di Colombo

In Borgo San Paolo serviva una fontana. Semplice essenziale e senza fronzoli. Anche un annaffiatoio è una fontana semplice essenziale e senza fronzoli. Proprio l'uovo di Colombo, anzi meglio: l'annaffiatoio di Colombo, semplice essenziale senza fronzoli e pure spiritoso, mi piace

giovedì 15 gennaio 2009

Kurtos colac

 

Era cominciato tutto con un regalo della mia amica Cristina che di ritorno dalla Romania (lei è un'esperta nel ramo, io al confronto sono solo una modesta apprendista) mi aveva portato un lungo bastone di legno con un manico ad un estremo e un ingrossamento cilindrico all'altro estremo. Spiegazione: serve per cuocerci un dolce di origine ungherese. Stop. Spiegazione interessante anche se eccessivamente stringata e molto carino il pensiero, entrambi però del tutto insufficienti ad illuminarmi sull'uso del suddetto aggeggio. Avevo letto in seguito un accenno al dolce e all'attrezzo con cui viene prodotto su un interessante blog, che mi aveva fornito illuminanti ragguagli in un post che adesso ovviamente non so più da che parte cercare (Aiuto Artemisia!!!), per cui continuavo sì a restare incapace di passare alla pratica ma ero, come dire, informata dei fatti , e quindi quando quest'estate il destino mi ha fatto incontrare un banchetto di kurtos colac  ho potuto fare la mia porca figura di fronte ai cugini romeni non solo riconoscendo il dolce alla prima occhiata, ma perfino dimostrando di conoscerne le lontane origini ungheresi. Oggi, girando in rete un tutt'altre faccende affacendata mi sono casualmente imbattuta nella ricetta autentica del dolce, corredata da una idea veramente brillante (guardate le fotografie dalla prima all'ultima e ditemi se non è vero) per poterlo preparare a casa propria senza dover correre in Romania a comprare il diabolico attrezzo. Non mi sfiora neanche da lontano l'idea di mettermi all'opera, questo è poco ma sicuro. Ne parlo soltanto per informare qualche amica volonterosa in vena di esperimenti

mercoledì 14 gennaio 2009

la gita a Superga

Opera di un genio dell'architettura come Filippo Juvarra, la basilica di Superga è un capolavoro assoluto del barocco piemontese. Commissionata da Vittorio Amedeo II per adempiere ad un voto dopo la vittoria sui Francesi del 1706 , si trova sul cucuzzolo di una collina sopra la città, e la scelta non deve considerarsi nè casuale nè dettata dal bel panorama. Amedeo II voleva che i francesi, vedendosela davanti lungo la strada che dal confine porta a Torino si ficcassero bene in mente che non era il caso di farsi venire altri grilli per la testa. In poche parole, era andata così: Luigi XIV, monarca francese vicino di casa di Amedeo e uomo assai ambizioso, aveva messo gli occhi sul Piemonte e se lo vedeva bene come nuova provincia francese, ma l'idea non garbava a Vittorio Amedeo II. La storia narra che il 2 settembre del 1706 il Savoia salì sul colle di Superga per valutare il campo di battaglia e preparare la strategia di combattimento, entrò nella chiesetta esistente e fece voto alla Madonna di costruire una grande basilica in suo onore, se solo lei gli avesse dato una mano con i francesi. Se la Madonna si sia lasciata convincere dalla promessa non è dato sapere, resta il fatto che il 7 settembre alle 10, e mi chiedo come abbiano fatto per prendere appuntamento, i due eserciti si scontrarono in maniera tremenda, i piemontesi ebbero la meglio e Luigi XIV dovette risimensionare di brutto le sue ambizioni. Nel 1717 il Duca Vittorio Amedeo II, diventato nel frattempo re di Sicilia e poi di Sardegna, pose la prima pietra della basilica in onore della Madre del Salvatore - Salvatrice di Torino. Ci vollero quattordici anni per arrivare alla fine dell'opera, che aprì le porte ai fedeli il 1° novembre 1731. Non sembrano neppure tanti, se si pensa che era stato necessario nel frattempo non solo demolire la chiesetta esistente, ma perfino abbassare di ben quaranta metri la sommità della collina. Senza bulldozer.

venerdì 9 gennaio 2009

Di padiglioni, di architetti e di apostrofi

questo è lo Zaha Hadid's Chanel Pavilion a Central Park cito testualmente da qui Se una donna pensa a Chanel, quasi sicuramente il primo pensiero sarà associato a una borsetta o a un paio di scarpe “assolutamente da avere”. Certo, ottima associazione, ma non l’unica. Recentemente infatti, assieme all’iracheno Zaha Hadid, architetto e designer, e a Karl Lagerfeld, Chanel ha realizzato il suo “Chanel container”: un contenitore e un monumeto all’arte contemporanea, proprio nel cuore di Central Park a New York. Se l’esterno è opera del famoso architetto Zaha Hadid, che ha ideato il padiglione ispirandosi alla mitica borsetta 2.55, gli arredi interni si ispirano invece al tipico gusto Chanel e a quello d’avanguardia di Karl Lagerfeld. Ai visitatori sarà data l’opportunità di vedere gratuitamente le opere di 15 artisti tra i quali Loris Cecchini, Nobuyoshi Araki e Sophie Calle. Molto interessante, davvero. Devo fare un unico appunto al redattore dell'articolo: Zaha Hadid, è un'architetto iracheno con l'apostrofo, perchè Zaha Hadid è una donna

giovedì 8 gennaio 2009

E nevica, vedessi come nevica

Era dal 1987 che aspettavo una di quelle belle nevicate che ti permettono di non andare a lavorare senza contemporaneamente provocarti il benchè minimo senso di colpa, perchè si sa che la Natura è la più forte e davanti alla Natura con la Enne maiuscola bisogna inchinarsi e non c'è niente da fare. Dal 1987, più di vent'anni. E quando l'agognata nevicata arriva e stavo quasi per riscuotere finalmente ciò che mi spettava da troppo tempo, mi è tornato in mente improvvisamente che: 1) in studio c'era da nutrire Dora, la gatta della figlia emigrante, ivi parcheggiata per evitare che, arrivata fresca fresca da Brooklyn per le feste, dovesse LEI subire la festa da parte del mio cane poco incline a gestire amichevoli rapporti con i felini 2) in studio avevo dimenticato i caricabatteria del cellulare e della macchina fotografica, che erano entrambi oramai allo stremo delle forze e di lì a qualche minuto non avrebbero più dato cenni di vita 3) che il posto in cui abito non dispone ancora di una copertura internet degna di questo nome e per questo da lì è precluso ogni rapporto virtuale con i propri simili 4) avevamo preso due appuntamenti con individui di cui non ricordavamo il numero e che dunque non avremmo potuto avvertire in nessuna maniera 5) non avevo fatto in tempo a comprare la frutta ed era troppo tardi per fare il pane e sperare di averlo pronto per pranzo 6) avevo promesso a mia suocera che sarei passata a trovarla, cascasse il mondo

lunedì 5 gennaio 2009

L'Astronave Che Arriva

L’hai vista tu la luna a marechiaro? L’ho vista sì e abbiamo pure chiacchierato Di sexy-shop, corride, amori d’alto mare E altre quisquilie di cultura generale. Sognavo anch’io ma erano sogni dispersivi ossi di seppia, tundre, articoli sportivi L’utente medio aveva un sogno più sociale Tapparsi in casa ad aspettare l’astronave. E l’astronave che arriva sembra amica Ma però non si ferma qui Disegna un arcobaleno Che sembra vero, poi Scappa in direzione Palm Beach E questo genere umano Sembra vano ma una logica ci sarà Bon Voyage, Bon Voyage Dammi un oblò con dentro un’alba boreale E una gibaud, sto diventando addominale E un sogno chic in pompa-magna e tacchi a spillo E un beauty-case imitazione coccodrillo Ti seguirò, che altro ti serve di sapere Verrò con te, dovessi farlo di mestiere Lungo le spiagge primordiali a commentare "Ma guarda un po’, com’è moderna l’astronave!" E l’astronave che arriva vira e ammira il panorama che c’è quaggiù Saluta un arcobaleno su nel cielo, poi fugge in direzione Malibù E tutto il genere umano A un palmo di naso Tutti a chiedersi dove va Bon Voyage, Bon Voyage E l’astronave è già passata e tu dov’eri? Nei vernissage a festeggiare eroi leggeri L’attualità si estrinsecava in altre forme Tutti esauriti, lì, a sognar che non si dorme Si l’astronave e già passata e tu dormivi Meglio così, magari non ti divertivi



Bella vero? è la nostra nuova centrale per il teleriscaldamento

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