Emil Fahrenkamp non è uno degli architetti più famosi del mondo e molto probabilmente, a parte gli addetti ai lavori, sono in pochi ad averlo mai sentito nominare. Eppure, è autore di uno degli edifici industriali più interessanti del secolo scorso, la Shell Haus costruita nei primi anni trenta in Stauffenbergstrasse a Berlino.
Sede della società petrolifera Shell Rhenania-Ossag, la Shell Haus fu una delle prime costruzioni di Berlino, se non la prima in assoluto, ad essere realizzata con una struttura completamente in acciaio. Credo si possa dire senza tema di smentite che si tratta di una delle costruzioni più interessanti progettate durante la Repubblica di Weimar,
con quella stupenda spettacolare facciata, tutta rivestita in travertino fatto arrivare espressamente dall’Italia e congegnata come un insieme di onde, come a sottolineare il movimento dell’acqua del Landwehrkanal che passa lì vicino.
E l’effetto dinamico della facciata risulta ancora più efficace grazie agli angoli, che Fahrenkamp realizza arrotondati non soltanto nella muratura rivestita
ma, sorprendentemente,anche nelle vetrate continue in bronzo e ottone.
Nessuna decorazione inutile, facciata lineare, copertura piana e superfici bianche: poteva uscirne un banale grosso casermone e invece è un vero capolavoro.
Durante la guerra subisce danni notevoli, ma per fortuna scampa alla demolizione, e nel 1958 viene finalmente messa sotto tutela come monumento storico. Passano vari decenni prima che si arrivi al suo restauro, che per fortuna viene avviato nel 1997, e che si svolge nel pieno rispetto del progetto originale, tanto che si decide persino di rinunciare all’isolamento termoacustico delle vetrate pur di non alterarne l'irripetibile profilo ondulato.