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martedì 28 gennaio 2014

Panorami parigini

I suoi detrattori dicono che dalla sua terrazza si vede il più bel panorama di Parigi perchè  è l'unico posto da cui non si vede lei, la Tour Montparnasse.  La battuta non è  originale, aveva detto la stessa cosa  anche   Guy de Maupassant a proposito della Tour Eiffel,  che detestava a tal punto da firmare   una petizione per fermarne  la costruzione.  Non gli avevano dato retta e   la torre è ancora lì, ammirata da  milioni di persone che ogni santo giorno dell'anno, con il sole e con la pioggia, sono disposti a  sciropparsi  ore di coda tra ragazzini vocianti e turisti maleducati pur di poterla visitare.
Alla Tour Maine-Montparnasse, per gli amici semplicemente Tour Montparnasse, le critiche più feroci sono arrivate dopo la fine dei lavori: è  troppo alta e  sproporzionata rispetto agli edifici intorno.  In effetti è difficile dar loro torto,   questo grosso sigaro nero sorto alla fine  degli anni sessanta e  alto più di duecento metri  sembra capitato per sbaglio in un quartiere zeppo di atelier d'artisti e di caffè dove Sartre e Simone de Beauvoir  erano di casa, e non  si può nemmeno considerare   un capolavoro dell'architettura. 



































Però dalla terrazza  sul tetto la vista è semplicemente strepitosa  e quando le condizioni meteoreologiche sono particolarmente felici  l'occhio può spaziare fino  a quaranta chilometri di distanza, tanto che si riescono a vedere  perfino gli aerei in  decollo da Orly.
Leggo che è tra i quindici monumenti parigini più visitati: più di seicentomila persone ogni anno, eppure la coda è praticamente inesistente,  si e no una manciata di minuti  per salire sull'ascensore. 




































venerdì 13 giugno 2008

fare il turista

Fare il turista non è una cosa disdicevole, eppure il più delle volte, chissà perchè, si farebbero carte false pur di sembrare gente del posto. E' già abbastanza complicato in generale, dal momento che il turista si muove di solito con macchina fotografica al collo e guida illustrata sotto il braccio, e la cosa assai difficilmente fà parte delle consuetudini di un indigeno che sta andando in ufficio, ma per gli italiani questa pare un'impresa ancora più disperata. Gli italiani si fanno sgamare subito in virtù dell'abbigliamento fintotrasandato/supergriffato e soprattutto per le scarpe sportivamente raffinate quando il resto della popolazione esibisce senza la minima vergogna scarpe in similplastica dai colori inverosimili e sandali in disinvolto tandem col calzino bordeaux. Grazie ad una abitudine consolidata nel corso di svariati anni posso affermare con una punta di orgoglio di essere l'eccezione che conferma la regola: nessuno mi centra come italiana, mai, nemmeno per sbaglio. Un po' perchè nel mio guardaroba i capi glamour latitano, ma soprattutto, e questa è la mia arma vincente, perchè il mio bagaglio è fatto soltanto di indumenti vecchi e frusti che io amorosamente tengo da parte durante l'inverno per poter praticare in vacanza l'usa e getta senza irrimediabili salassi economici. L'espediente produce vantaggi notevoli: nessun bucato in viaggio, nessuna valigia di indumenti sporchi al seguito e nessun rischio di esser presi per turisti. Profughi, piuttosto, rivestiti alla bell'e meglio da una qualche associazione no profit, ma questo regala tutt'al più qualche sguardo di umana partecipazione che a ben vedere sottintende perfino un lampo di simpatia. Così abbigliata dunque mi sono trovata dalle parti del mitico Empire State Building, non molta la gente in giro e in meno di venti minuti ero sulla terrazza a godermi il panorama urbano più famoso del mondo. Intorno a me, pochi turisti fotografavano e un tre quattro di loro mi hanno anche lanciato uno sguardo a metà tra l'incuriosito e il solidale. Dubito comunque che abbiano saputo intuire da quale paese io fossi fuoruscita.

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