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sabato 8 agosto 2015

Parigi - Le Grand Colbert

Il film era carino ma non tanto  memorabile da restare indelebilmente impresso nella memoria, e così i proprietari del Grand Colbert hanno pensato saggiamente  di mettere in vetrina la locandina, che non si sa mai.



L'espediente non sarà dei più eleganti ma funziona, e i turisti si fermano, ricordano, e parecchi decidono di entrare. Anche perchè, va detto, il menu appeso fuori riporta prezzi non proibitivi. 
Del gregge di questi allegri  babbioni  facciamo parte anche la mia amica Elena ed io, che dopo aver fatto finta di essere impermeabili a queste basse sollecitazioni, decidiamo di andarci a pranzo.
L'interno  in stile Belle Epoque fà tanto  Hello Dolly e se i camerieri arrivassero cantando e ballando non si resterebbe poi  molto stupiti. L'atmosfera è un po' artefatta, d'accordo, ma non siamo mica entrate per  cercare il pelo nell'uovo.  
Ordiniamo  Cesar salad e  cafè gourmand, scattiamo una quantità  di foto  e prima di tornare in giro a farci bollire i piedi facciamo un salto alla toilette, dove troneggia un maxischermo che trasmette incessantemente il film. Sempre quello, da mattina a sera,  tutti i santi giorni dell'anno.
Usciamo  lasciando all'inserviente una buona mancia e tutta la nostra solidarietà.







lunedì 3 agosto 2015

Parigi - Pause Cafe



Ognuno cerca il suo gatto era una gradevole commediola dalla trama pressocchè inesistente: Chloe, ragazza timida e vagamente asociale, di mestiere è  truccatrice di modelle. Dopo un sacco di tempo che non si muove da Parigi, finalmente decide di partire per le vacanze e dopo aver inutilmente  tentato  di sistemare il suo  gatto presso amici e conoscenti, riesce ad  affidare il suo amato Gris Gris alla vicina di casa  Renée, una vecchietta che di gatti suoi ne ha già una caterva. Al ritorno trova  Renée  disperata perché il gatto  è scappato,  e da qui inizia   una ricerca di Gris Gris  in lungo e in largo per   il quartiere Bastille, ricerca che coinvolgerà tutto un microcosmo di personaggi stravaganti e curiosi, ciascuno con il suo carico di umanità, leggerezza, solitudine, speranza, fino all'immancabile happy end: Chloe ritrova il gatto e nel frattempo incontra anche l'amore.  Comune denominatore di tutto il film  è il  Pause Cafe, il locale in cui prima o poi tutti i personaggi finiscono per convergere,  che io  avevo creduto  un'invenzione del regista. 


 Invece esiste davvero















e dopo che  l'ho scoperto ho deciso che dovevamo assolutissimamente andarci a cena

















e così una domenica sera ho trascinato figlia e amica intorno ad un tavolino del diametro di venti centimetri per mangiare, dopo un'attesa esasperante, una  insalata greca meno che mediocre  e uno scipito salmone teriyaki. 




lunedì 27 aprile 2015

Praga - Imperial Café tra Liberty e Art Déco

Cominciamo la visita di Praga con una tazza di  caffè in uno dei locali che  Franz Kafka frequentava abitualmente e in cui ha abitato anche Leoš Janáček, che contende a Bedřich Smetana la palma del più famoso compositore ceco.

Costruito alle soglie della prima guerra mondiale tra il  1913 e il  1914 in  stile Art Déco molto severo e rigoroso



l'Imperial Café ha all'interno  una ricca e opulenta  decorazione  in maiolica bianca in tardo stile Liberty.






 















Su quel lotto  di terreno sorgeva  un noto ristorante,  L'Aquila Nera,

ma nel 1912 il nuovo proprietario, un praghese progressista, costruttore e  già  proprietario  di un altro bell'hotel,  capisce  che é il caso di sfruttare al meglio  la posizione felice quasi  all'incrocio di ben tre stazioni,














demolisce fino alle fondamenta  il vecchio ristorante e dispone la realizzazione di un nuovo splendido hotel di sette piani.

Poco più di un anno dopo, nel dicembre del 1914 l’Imperial Hotel entra in funzione con un parco di ben centottanta tra camere ed appartamenti, oltre ad un  caffè,  un ristorante, svariati  saloni per le feste e una mensa nei locali sotterranei. Oltre ai citati  Kafka e Janáček, tra i clienti più famosi annovera anche il primo presidente della Cecoslovacchia Tomáš Garrigue Masaryk. 
E'  il più bel locale della città e per questo  durante la seconda guerra mondiale gli ufficiali tedeschi prendono a frequentarlo assiduamente e la  cosa  lo rende inviso ai praghesi che difatti da quel momento lo abbandonano.
Poi arriva il colpo di stato comunista, e il 7 marzo 1948 l’hotel viene statalizzato e prima dato in uso  ai sindacati, per diventare  in seguito la Casa di ricreazione del Movimento rivoluzionario sindacale.
All'edificio non viene fatta nessuna manutenzione, e  dopo la caduta del Muro l'albergo è   quasi completamente andato  in rovina. Sembra un degrado  irrimediabile ma fortunatamente  il suo  pregio architettonico viene riconosciuto ufficialmente e l'Imperial Hotel  è  dichiarato monumento nazionale. Partono meticolosi e accurati restauri,  le preziose  maioliche originali che rivestivano pilastri e pareti vengono recuperate riparate e ricollocate,   e finalmente nel 2007 l'hotel,  tornato ai fasti degli inizi, ritorna a nuova vita.  
I servizi al piano interrato sono  sfacciatamente rutilanti di ori marmi e   cristalli




e sembrano messi lì apposta per strappare  un selfie.

giovedì 27 novembre 2014

Di piccole fiammiferaie, di strade sbarrate e di incontri inaspettati. A Copenhagen

È un mattino di novembre e la Piccola Fiammiferaia è in strada, al freddo.  Il giorno prima ha visto al di là del canale  l'Opera House  di Copenhagen


e così  si è alzata  prima dell'alba per andare a  scattare qualche foto.
A dire la verità non è che abbia dovuto compiere un grande sforzo dal momento che a Copenhagen a novembre non  albeggia  prima delle nove, ma tant'è, e  dopo un bel paio d'ore in cui ha visto e fotografato tutto il fotografabile che ha trovato lungo la strada, comincia davvero a  sentire che  le mani non rispondono più.



La  zona è tutta un cantiere e ovunque si giri  la poverina si trova la strada sbarrata da un qualche  ostacolo.















Si imbatte pure  in un  sinistramente incomprensibile  Kriminal Forsongen















ma il  teatro,  che sulla cartina  dista solo   poche centinaia di metri,   sembra irraggiungibile.
Il freddo le sta congelando le mani, e cercando disperatamente di riscaldarsi, la Piccola Fiammiferaia inizia a guardarsi intorno nella speranza di trovare almeno  un posto dove prendere un caffè.















Gira che ti rigira, ad un certo punto le si para davanti  una triste  disadorna e molto,  ma proprio molto,  grossa casa di mattoni grigi







Dalle vetrate si intravvedono tavole imbandite e tutt'intorno ampie confortevoli poltrone nere su cui qualcuno ha buttato con nonchalance delle  pelli di renna.


La Piccola Fiammiferaia comincia a illudersi di aver trovato  finalmente il tanto desiderato caffè e gira intorno alla casa per cercare l'ingresso.  Ma la visione di una quantità inverosimile di bottiglie di champagne














e soprattutto lo scorcio di una cucina  che sembra provenire da un altro pianeta


mettono la pulce nell'orecchio perfino   alla  Piccola Fiammiferaia che in quanto a perspicacia ha sempre  lasciato  parecchio a desiderare. Capisce di trovarsi al cospetto del noma , il ristorante numero uno al mondo , e  che quel benedetto  caffè sarà il caso di  andarlo a cercare da qualche altra parte.






domenica 17 agosto 2014

Maison Mariage Freres




Non sono un'estimatrice di tè e per le mie rozze papille la  differenza tra un beverone fatto con la bustina del supermercato e una  preziosa infusione di  miscele rare è indistinguibile.   Se non fosse stato per la mia amica  Elena, io nemmeno avrei sospettato che esistesse una Maison Mariage Freres, che ho scoperto essere la   mecca del tè a Parigi





L'atmosfera è elegante e rarefatta con  pochi tavolini sobriamente apparecchiati di bianco,  impeccabili tazze di porcellana e teiere  luccicanti


















Un giovanotto abbigliato con una uniforme di lino bianco molto raffinata ma curiosamente simile ad un pigiama, prende le ordinazioni e serve ai tavolini. 






mentre uno stuolo di suoi colleghi,  abito scuro   voce sommessa e  sorriso amabile,  non aspetta altro che mostrarvi  una lista  lunga come la quaresima dove  potete essere sicuri di trovarci qualsiasi tipo  di tè venga prodotto fin nel   più sperduto fazzoletto di terra,  dall'Argentina allo Zimbawe.   Sembrava che scegliere il tipo adatto per ogni occasione e ogni momento della giornata  fosse una questione di importanza capitale,  allora ho finto  di essere   in grado di capire e apprezzare tutte  le più sottili differenze tra  foglie che a me sembravano assolutamente identiche e imitando le altre signore,   ho annusato anch'io parecchi barattoli con espressione trasognata.  Credo non l'avrebbero presa bene se avessi detto che ero entrata solo per fare fotografie.





giovedì 6 febbraio 2014

Debauve & Gallais e il cioccolato igienico



La prima bottega di cioccolato nasce nel 1800 a Parigi  nel cuore di St. Germain des Près   presso rue saint Guillame, di fronte al n. 4 di rue st. Dominique. La proprietà è  di  Sulpice Debauve. 
Farmacista alla corte di Luigi XVI, Debauve aveva preparato un miscuglio fatto con cacao vaniglia e zucchero di canna per aiutare  Maria Antonietta a trangugiare delle medicine dal sapore orribile, la  regina ne era rimasta entusiasta e aveva battezzato queste monete  di cacao  Pistoles. 
Passano alcuni anni, passa la Rivoluzione Francese e passano anche a miglior vita Luigi XVI e Maria Antonietta;  Debauve, che  non è più farmacista di corte, si è riciclato come cioccolataio,  e reclamizza  i suoi prodotti facendo leva sulle proprietà benefiche e salutari del cacao.

La sua pubblicità è astutamente subliminale: bisogna   mangiare cioccolato perchè il cioccolato  fa' bene. Sei delicato di stomaco? Il cioccolato ti rimette in sesto. Sei inappetente? il cioccolato ti ridà l'appetito. E il cioccolato marca Debauve, che è  fatto con ingredienti di primissima qualità, fa' doppiamente bene.
Il successo cresce in maniera esponenziale  e tutta la Parigi che conta impazzisce per questi cioccolatini  sani e salutari che tra l'altro sono anche buonissimi, preparati con latte di mandorla, vaniglia e fior d'arancio. Nel 1816 Debauve viene accreditato fornitore unico della famiglia reale e nel  1819  sposta la sede  nei nuovi locali al numero 30 di rue des Saints Peres, progettati da Percier e Fontaine,  architetti di Napoleone,


ed  ora riconosciuti come monumento storico (i locali, non gli architetti). 



Nel 1823 Debauve si associa col nipote Jean -Baptiste Auguste Gallais, di professione chimico, che pubblicherà di lì' a qualche anno una scientifica e assai ponderosa   Monographie du Cacao.  
Nel frattempo i due continuano a sfornare novità, si sono addirittura inventati una bevanda   istantanea al cacao  raccomandata per chi soffre di  pressione bassa, e una particolare  cioccolata che i medici assicurano essere ideale per scongiurare il colera.















Ho letto che  il geniale Debauve aveva  anche ideato il procedimento per ricavare il  latte in polvere, ma se anche la notizia è autentica,  è certo  che   lo sfruttamento industriale di questa idea  non gli  riuscì.

 













 Mi corre l'obbligo di avvertirvi che i prezzi che pratica questa sana e salutare cioccolateria non si possono propriamente definire popolari.  Anche l'igiene ha il suo costo.
 

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