Visualizzazione post con etichetta Marrakech. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marrakech. Mostra tutti i post

giovedì 9 gennaio 2014

Tanjia e tajina

I nomi si somigliano talmente  che pensavo si trattasse soltanto di una diversa grafia, invece   la differenza tra tanjia 



e tajine
è notevole, e se non volete offendere un abitante di Marrakech (a proposito, come si chiamano gli abitanti di Marrakech? ) badate bene di non  fare confusione.
Carne d'agnello, limoni sotto sale, spezie e aglio cucinati per ore a fuoco lento in un'anfora di terracotta chiusa con un foglio di carta legato con uno spago perchè  nemmeno un microgrammo di profumo vada perso,  la tanjia, chiamata anche l'anfora di Marrakech, è infatti il piatto simbolo della città.  
Come la bagna cauda per Torino. 
Provate un po' a fare confusione sulla bagna cauda a Torino, e vedete come possiamo reagire.
Cucinata, mi dicono per tradizione dagli uomini (pare sia considerato il piatto da scapoli per definizione )  in mille varianti,  con più o meno cumino, usando solo la scorza dei limoni o i limoni tagliati a quarti,




servita con il buonissimo el-khobz, il tradizionale pane arabo














o con accompagnamento di un piatto di semola, la tanjia è uno  stufato di  carne tagliata a pezzi grandi  con sugo abbondante e un penetrantissimo odore di aglio.  Le cipolle pare le mettano solo  a Fez,  a Marrakech no.  Cipolle o non cipolle, è cibo per stomaci giovani e  robusti. Non per niente  è il piatto degli scapoli


Una Libreria Antiquaria nel Souq di Marrakech

 

Questo scarno  post è dedicato alla mia amica  collezionista  di librerie

Una magnifica libreria di libri antichi o forse solo vecchi nel cuore di un Souq, ma non chiedetemi quale. Il proprietario non voleva assolutamente che la fotografassi poi visto che insistevo finalmente ha ceduto, ma solo a patto che non lo riprendessi in volto. Si è accucciato sul suo sgabello borbottando con la testa tra le mani e io non ho osato dilungarmi troppo. Quando per far capire che avevo terminato  l'ho salutato e molto ringraziato per la sua cortesia si è finalmente deciso a rialzarsi, sempre borbottando, e non sembrava  per niente contento.






domenica 15 dicembre 2013

Marrakech - Medersa Ben Youssef



Antica scuola coranica, la Medersa Ben Youssef è uno dei pochissimi edifici religiosi del Marocco che i non musulmani possono visitare.  Dicono sia il più bell'esempio di architettura arabo-andalusa di Marrakech, ed è stata fondata nel secolo quattordicesimo e resa ancora più splendida dal sultano Moulay Abdallah il più glorioso dei califfi, che la fece restaurare due secoli dopo.  E' stata una delle più blasonate scuole di tutto il Maghreb e all'apogeo del suo splendore è arrivata ad ospitare più di novecento studenti.




stucchi cufici elaboratissimi,  calligrafie che l'occhio non preparato della sottoscritta aveva scambiato per una decorazione di nodi e foglie. 




 mosaici  zellij a cinque colori,














 balconi moucharabieh (se ho capito giusto, sono questi balconi dai parapetti in legno  fittamente intagliati),






































Insomma, non  un millimetro di superficie è stata lasciata libera da decorazioni, e nonostante questo l'effetto complessivo è di grande leggerezza e delicatezza, grazie soprattutto  alla   palette di colori che accosta sapientemente  il  bianco  al rosa pallido e al beige  della sabbia, su su fino al marrone scuro del legno di cedro con cui sono  realizzate le coperture.










In tutto questo splendore, i novecento studenti avevano a disposizione le centotrenta celle che si dipanano lungo i corridoi dei piani superiori,  la gran parte delle quali misura  non più di tre metri quadri ed è difficilissima da fotografare perchè la luce arriva solo da microscopiche  finestrine, ed è un peccato perchè alcune sono ancora per così dire arredate, e sarebbe stato interessante potervi mostrare quale fosse il normale corredo di ogni studente: un materasso, una cassetta con gli strumenti per scrivere, un fornelletto. Stop.  Per l'igiene personale c'era un bagno solo per tutti. Dalle mie parti si dice e fa' che t'n'abie,  che si traduce più o meno con  e vedi di fartelo bastare





















venerdì 13 dicembre 2013

Marrakech - Il Dar Cherifa

Arrivarci non è uno scherzo, tra passaggi coperti e vicoli ciechi così stretti che  ci passa a stento giusto  una bicicletta,














ad un certo punto ti dici se mi perdo qui, non mi trovano mai  più.



































Dopo aver girato e rigirato sbagliando strada una mezza dozzina di volte  stavamo  quasi per rinunciare,



poi  la nostra ostinazione è stata premiata e siamo entrati in un'oasi  a dir poco incantevole.








Merito del proprietario  Abellatif Aït Ben Abdallah che, affascinato dall'architettura della città vecchia eletta Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO,  ne  è diventato  uno dei difensori più accesi. In un momento in cui i vecchi edifici della medina cadevano a pezzi e sembrava che nessuno se ne preoccupasse,  lui ha iniziato col  restaurare un riad, il primo di una lunga serie, avviando un lavoro accurato e paziente  per recuperare  non soltanto  vecchie case malandate ma ricche di storia, ma soprattutto per costruire  una vetrina importante per la cultura marocchina in tutti i suoi aspetti: architettura, decorazione, cibo, arte. Il  clou di tutto questo è il  Dar  Chérifa,  una costruzione di epoca Saadiana  che risale al sedicesimo secolo e pare sia   la più antica casa della Medina. 



Un  gioiello che il proprietario ha  trasformato in  caffè letterario  che  organizza  regolarmente mostre, concerti, conferenze e ogni genere di  eventi culturali in cui è costante la presenza di interpreti e traduttori per permettere a chiunque di partecipare e capire.
Per esempio,  in occasione d
el Festival Internazionale del Film di Marrakech che stava per svolgersi di lì a pochi giorni, il caffè letterario Dar Cherif aveva un vasto programma di   documenti e testimonianze in arabo e  in  francese secondo un progetto denominato  "cultura per tutti".



















mercoledì 11 dicembre 2013

Marrakech - Mura porte e bastioni























Quello che più colpisce avvicinandosi alla  medina di Marrakech è l'incredibile  colore delle sue mura,  un caldo rosa dovuto alla terra argillosa di cui sono fatte.
Si chiama pisé, ed è  una antica  tecnica costruttiva che ai giorni nostri non è del tutto tramontata e anzi, sta suscitando nuovo interesse in materia  di costruzioni ecosostenibili.  Principalmente però  viene adottata   nei paesi in via di sviluppo perché  consente di costruire  murature portanti  con poca spesa e poco dispendio di acqua, e si realizza, detto in parole molto molto povere,   semplicemente compattando  la terra umida dentro una casseratura in legno che poi viene rimossa e può essere perciò  riutilizzata.  
Ma torniamo a Marrakech e alle sue mura nelle quali non so quante migliaia di uccelli hanno eletto domicilio.



La loro costruzione inizia  nel 1062, quando la tribù degli Almoravidi  stabilisce il suo accampamento nell'oasi che sta  tra il deserto e l'Atlantico, dove   le carovane transahariane si fermano  a rifornirsi delle  acque dell'Ourika. La lochescion è talmente perfetta che viene  molto ambita anche dalle  tribù vicine, e il sultano  Youssef  ben-Tachfine allora, per proteggere  da incursioni e scorrerie la città che sta nascendo, ordina di costruire la bellezza di diciannove chilometri di mura,  irrobustite da più di duecento bastioni e   con nove porte di accesso, che dopo circa dieci secoli di onorato servizio resistono ancora oggi molto nobilmente al loro posto.






P.S. Non arrovellatevi sul significato estetico  dei  fori: sono fatti per far circolare l'aria e  smaltire l'umidità che potrebbe sgretolare la terra di cui sono fatte le mura, e vengono utilizzati anche per aggrappare i ponteggi necessari per la manutenzione



LinkWithin

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin