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giovedì 30 luglio 2015

Parigi - Saint Julien le Pauvre e Square René Viviani. Dove lo smartphone è sconosciuto


La Square René Viviani è  un giardino da cui si gode una vista impagabile su Notre-Dame ma le guide lo riportano soprattutto perchè pare che contenga anche  la grande robinia che si ritiene l'albero più antico di Parigi, arrivato nel 1680 dalla Guyana.

















Dietro il giardino c'è la chiesa di Saint.Julien-le-Pauvre, costruita negli stessi anni di Notre Dame e nel cinquecento sede favorita degli universitari per le loro riunioni, che  dovevano essere parecchio animate visto che alla fine del secolo arrivarono a distruggerla.



















Da più di cento anni ormai è il luogo di culto di una setta greco-cattolica di rito bizantino, i melchiti,



















e a quanto è dato vedere dalle locandine appese alla recinzione, viene  molto usata anche come sede di concerti.















Dopo un estenuante slalom tra i turisti di Notre Dame in vena di selfie, e per di più sotto il sole cocente di luglio, una passeggiata tra le verzure deliziosamente ombreggiate del giardino è quello che ci vuole  per ritemprarsi




















e  il giardino deve possedere  virtù magiche nascoste, perchè quando ci sono capitata ho trovato una selva di ragazzi sparsi un po' dappertutto, e stavano  armeggiando  tutti  con taccuini e matite, come se lo  smartphone non fosse ancora stato inventato. O come se dello smartphone non gliene importasse  una cippa

venerdì 18 ottobre 2013

Mario Botta a Torino - La Chiesa del Santo Volto


La Chiesa del Santo Volto, di Mario Botta,  nasce in un'area di insediamenti industriali dismessi

















e   viene inaugurata nel dicembre 2006, poco più di due anni dopo la posa della prima pietra avvenuta simbolicamente il 24 giugno, festa di san Giovanni patrono della città di Torino. 


Posta all'intersezione di più strade di grande traffico, non ha per niente  l'aspetto di una chiesa ma è come un grosso agglomerato di  torri  riunite intorno ad un nucleo  centrale. Tutto l'edificio è in laterizio rosso solcato da sottili strisce orizzontali in marmo rosso di Verona





Botta, secondo le sue stesse parole,  ha voluto richiamare  l’immagine di un ingranaggio in omaggio alla memoria industriale del sito, omaggio sottolineato anche  dalla vecchia ciminera, elevata alla dignità di simbolo religioso.  Un tempo utilizzata per espellere i fumi dell’altoforno delle acciaierie Fiat, oggi non soltanto ha mantenuto la funzione di scarico e presa d'aria per le  centrali di condizionamento, ma è diventata un campanile  di grande suggestione, merito delle campane poste ai suoi piedi e soprattutto della  spirale  di lame in acciaio che la avvolgono come una immensa corona di spine. 



L’ingranaggio di Mario Botta è fatto di sette torri alte più di trenta metri e chiuse da lucernari inclinati a quarantacinque gradi. Sette sono anche le cappelle laterali della chiesa costruite intorno alle torri, come sette sono le travi ribassate, disposte a forma di stella,  che costituiscono la struttura di sostegno della sala congressi sotterranea. Sette come i giorni della settimana, sette come i sacramenti.  
L'interno è sobrio e   luminosissimo. Un  corridoio in leggera pendenza porta  verso l’abside e lo sguardo viene inevitabilmente attirato  verso l’immagine dell'Uomo della Sindone, unica decorazione in tutta la chiesa al cui proposito  Botta dirà  ho preso l'immagine in negativo del volto impresso sul lino e l'ho trasformata in pixel.







Le acquasantiere sono due semplici semisfere in marmo bianco inserite  dentro  due colonne in rosso  di Verona,




























i banchi in acero chiaro dalla linea squadrata, come fossero fatti col Lego,  sono  disposti a raggera;












Volumi rigorosi in cui niente appare di troppo e l'unica concessione alla decorazione, se vogliamo chiamarla così, è data dalla scelta di materiali di pregio. 
Durante il giorno la luce naturale  arriva dagli altissimi lucernari in cima alle torri e sulle cappelle laterali mentre  di notte  è la chiesa, illuminata dall'interno, ad irradiare  raggi luminosi grazie ad una miriade di formelle in vetrocemento incassate nelle torri e che, in corrispondenza del'abside, formano una gigantesca croce 







giovedì 23 maggio 2013

Con la testa sotto il braccio

A pagina 35 della Stampa di oggi,

Dionigi, vescovo di Parigi, deve essere decapitato per ordine dell’imperatore Domiziano durante una delle persecuzioni dei cristiani. L’esecuzione sarà eseguita su una collina. I soldati romani sfaticati gli mozzano la testa a metà del percorso. Si rialza, prende la testa sotto braccio e raggiunge la cima. Il filosofo ed epistemologo francese Michel Serres, uno dei pensatori più acuti del contemporaneo con i suoi (Minuit), pubblicati negli Anni Settanta, racconta questo apologo nel suo libro Non è un mondo per vecchi: oggi la nostra testa intelligente fuoriesce dalla testa ossuta e neurale, e come il santo la teniamo sotto braccio. Possibile? Sì. È la scatola-computer, smartphone o tablet, cui deleghiamo facoltà che un tempo erano totalmente nostre: memoria potentissima ed estesa, immaginazione ricca di milioni d’icone, ragione che ci serve per risolvere decine di problemi. Cosa ci resta sulle spalle? L’intuizione innovatrice, dice l’epistemologo: «Caduto nella scatola, l’apprendimento ci lascia la gioia incandescente di inventare. Fuoco: siamo condannati a diventare intelligenti?

Sul libro non posso dire nulla dato che non l'ho ancora letto, ma dal momento che sul martirio di Dionigi avevamo già scritto
Pare che Montmartre debba l'origine del suo nome al martirio di Denis, apostolo della Gallia e primo vescovo di Parigi, a cui i Romani proprio su questo colle tagliarono la testa intorno al 250. L'avevano tagliata anche ad altri due cristiani: Eleuterio e Rustico, ma mentre questi ultimi si erano rassegnati docilmente al loro destino, cadendo a terra e restandoci, Denis, raccolta la capa mozzata,camminò e camminò verso nord fino a crollare nel posto esatto in cui i fedeli gli costruirono svariati anni dopo, la cattedrale a lui intitolata.  
(lo trovate qui)

mi sembra interessante  mostrare almeno  le foto di questa benedetta cattedrale, sul cui altare, il  13 settembre 1429,  Giovanna d'Arco depose solennemente le armi. 







La  costruzione inizia nel 1136, cioè soltanto qualche decina d'anni dopo la Cattedrale di Chartres, la prima chiesa al mondo costruita in stile gotico. La asimmetria dovuta alla presenza di una sola  torre è del tutto involontaria, la torre mancante è crollata.

 






















I tre portali di ingresso fittamente scolpiti e il rosone  che sovrasta il portone centrale, che in Saint Denis  compaiono  per la prima volta, diventeranno un motivo ricorrente di tutta l'architettura religiosa gotica.

 


All'interno si resta immediatamente colpiti   dalle sue dimensioni enormi, infatti  la  navata centrale è circondata da un  deambulatorio doppio,  lungo il quale si dipanano a raggiera sette cappelle su ciascuna delle quali si aprono due grandi finestroni che inondano di luce tutta  la basilica.







Molti  i monumenti funerari, come quello di Enrico II e Caterina de'Medici  la cui triste storia  abbiamo raccontato qui 

e il grandioso ed elaborato  monumento funebre  di Luigi XII e Anna di Bretagna,  in cui i due reali sono ritratti inginocchiati in  preghiera  sopra il sarcofago su cui  giacciono seminudi i loro stessi cadaveri 




La chiesa è anche il sacrario dei re di Francia e  l'elenco dei sovrani sepolti nella cripta è lungo come la Quaresima.


Sono  qui anche i resti di  Luigi XVI e Maria Antonietta



E  chi in gioventù ha cantato almeno una volta    questa canzone 


sarà contento di fare conoscenza  con questo  nobile viso barbuto.






Un consiglio: se decidete di visitare saint Denis, andateci  di mattina per  non perdervi il viavai di uno dei mercati più variopinti e allegri  di Parigi 













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