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mercoledì 9 gennaio 2013

London Underground





La metropolitana di Londra, la  London Underground (per gli intimi The Tube) è la più antica del mondo e con i suoi quattrocentosessanta chilometri e quasi quattrocento stazioni, è  anche  la più estesa d'Europa. Wikipedia ci informa che ogni carrozza percorre ogni anno, alla velocità media di trentatre chilometri all'ora,  l'equivalente di tre circonferenze della terra, che i  passeggeri trasportati sono più di ventotto milioni, e che  i  biglietti venduti in trecentosessantacinque giorni sono  più di un miliardo. 
Wikipedia ci dice anche che è stata inaugurata il 10 gennaio 1863. Per la Stampa, che le dedica oggi ben due pagine intere di articoli e fotografie,  il viaggio inaugurale è avvenuto invece  il 9 gennaio 1863.
In ogni caso, che il compleanno cada oggi o domani poco importa, la signora compie centocinquant'anni e se li porta splendidamente. AUGURI! 















lunedì 7 marzo 2011

Di palo in frasca: da Herzog e DeMeuron a Rudolf Laban, passando per il codirosso spazzacamino



A sud-est di Londra, ai limiti  di Deptford Creek in una zona ricca soprattutto  di autodemolitori e di  capannoni industriali abbandonati, c'è il  Laban Dance Center, che  se non è proprio la più grande scuola di danza contemporanea in tutto il mondo,  senza dubbio è una delle prime in  Europa. 




A spingerci ad  una gita   in quel quartiere  squallido e privo di attrattive turistiche  in realtà non erano stati nè la necessità di trovare uno sfasciacarrozze  nè  il richiamo dell'arte coreutica: noi volevamo semplicemente vedere con i nostri occhi, e fotografare,  la nuova sede della Scuola progettata da  Herzog e DeMeuron


Si tratta di una costruzione di rigorosa semplicità, con  facciate ricurve  rivestite da pannelli  cangianti in  policarbonato delicatamente colorato  dal turchese al magenta,   alternate  a  grandi zone vetrate su cui si riflette  il   panorama esterno, che appare  diverso  ad ogni passo.  







Molto suggestiva   la soluzione che l'architetto paesaggista Günther Vogt ha adottato per la sistemazione delle zone verdi:




 
le  ha  modellate  geometricamente creando una serie di dislivelli e collinette  erbose dalla connotazione dichiaratamente artificiale,  in mezzo alle quali ha collocato  una sorta di anfiteatro gradonato. Una realizzazione che appare molto  scenografica nonostante tutta l'area sia completamente priva di alberi. 
E questa  mancanza  non è dovuta (o non soltanto, per lo meno)  a motivazioni  di carattere estetico ma deriva dalla necessità di proteggere dagli  agguati di uccelli rapaci che nidificano sugli alberi   i pochissimi  esemplari di  codirosso spazzacamino superstiti nell'area. 















Ammirata e fotografata la scuola, mi è venuta la curiosità di conoscere il signor Rudolf von Laban  di cui fino a quel momento  sapevo all'incirca meno di zero, e sono andata   a documentarmi.  Ho scoperto una personalità che definire  affascinante  e  poliedrica può apparire perfino  riduttivo, infatti fin da ragazzino il Nostro  mostra grande attitudine per il teatro e organizza spettacoli folkloristici;  a diciott'anni crea un  mistero coreografico con   cori parlati e cantati su musiche atonali,  ed è tutta farina del suo sacco. A diciannove realizza un dipinto che, dicono,   precede le prime pitture astratte di Kandiskij. In seguito entra, ma  subito esce, dall’accademia militare di Wiener-Neustadt, va a Parigi per  studiare architettura, ma capisce che non è cosa e si dedica al  teatro e alla danza. All'inizio studia la danza accademica, ma ne percepisce il  limite e cerca di approfondire una sua elaborazione personale. Comincia ad ideare e a perfezionare  un metodo di notazione coreografica che  è passato alla storia come Labanotation, (Immagine da Wikipedia)
mentre nel frattempo prosegue  l’attività di danzatore e coreografo,  a  Monaco di Baviera riunisce  un gruppo di giovani  interessati alle sue idee e  alla ricerca di una danza  assoluta, attraverso la quale arrivare all’essenza stessa del movimento. Crede fermamente nell'intreccio tra danza suono e parola,  Tanz – Ton – Wort, che   rappresentano una  unità inscindibile.  Enfatizza il sincronismo nei  movimenti dei danzatori,  non   per costruire una figura statica da ammirare, come nella danza accademica,  ma per esprimere un'emozione in divenire. 
Crea una scuola estiva a  Monte Verità, alle pendici delle Alpi Svizzere, e qui sperimenta  il tentativo di liberarsi dai  condizionamenti sociali cercando di restituire all'uomo la piena armonia con se stesso e con la natura.  La danza diventa per Laban  il tramite attraverso il quale  mettere in relazione il corpo umano con lo spazio circostante e nello stesso tempo  la terapia per sconfiggere alienazione e incapacità di comunicare. Applica un  allenamento quotidiano basato su tecniche di improvvisazione e rilassamento, di equilibrio e disequilibrio, per portare l'allievo  alla conoscenza completa ed al controllo del proprio corpo fino ad  esprimersi  soltanto grazie alla propria fisicità. La danza a questo punto non ha più bisogno della mediazione della musica perché nasce direttamente dai  ritmi fisici  del danzatore. Laban afferma che  “ognuno è un danzatore e tutto è movimento: l’attività del cervello, il ciclo vitale delle cellule, il respiro, il battito del cuore, ogni manifestazione fisica e mentale."
Analizza il movimento e lo codifica in tutte le sue forme,  elabora  teorie scientifiche: l’Eucinetica (la teoria dell’espressione) e la Coreutica (la teoria dello spazio)  con le quali getta le basi per la danza moderna. Dopo la prima guerra mondiale passa di successo in successo, fonda compagnie,  apre scuole, nel 1928 presenta ufficialmente il suo sistema di notazione coreografica e nel 1930 è direttore della sezione danza dell’Opera di Stato di Berlino. Ma uno spirito libero e anticonformista come lui  non può andare a genio al regime nazista, che infatti lo costringe nel '38 ad emigrare in Inghilterra. Qui applicherà i suoi studi sul movimento  alla riabilitazione dei feriti in guerra, e in seguito, anche   al coordinamento dei movimenti degli operai alla catena di montaggio.  Nel frattempo fonda il Laban Art of Movement Studio, che dirigerà  fino alla  morte,  il 1 luglio 1958. 

martedì 9 marzo 2010

Di millenni, di favole e di ruote panoramiche che oggi compiono dieci anni














C’erano una volta a Londra due architetti, si chiamavano David Marks e Julia Barfield.
Intorno al 1993 David e Julia sentirono parlare di un concorso di architettura. Bisognava disegnare un qualcosa che potesse diventare il simbolo del millennio che stava per chiudersi.
Detto fatto, la favola racconta che i due si sedettero al tavolo della loro cucina (non stiamo a fare i difficili, siamo in una favola o no?) e gira che ti gira, discuti che ti discuti, disegna che ti disegna, tirarono fuori un primo abbozzo di progetto che  presentarono al concorso. Purtroppo nè il loro nè altri progetti convinsero gli organizzatori, e il concorso venne archiviato con un nulla di fatto. Ma David e Julia non avevano nessuna intenzione che tutto quel po’ po’ di lavoro fatto  sul tavolo di cucina finisse nel cestino della carta straccia per colpa di una stupida commissione, e si diedero da fare a destra e a manca per far vedere a tutti  quanto bello fosse il loro progetto.
La stampa cominciò ad occuparsene e la British Airways pensò che l'idea era buona  e  avrebbe potuto funzionare.
E tricchete tracchete decise di scucire una bella palata di soldi (e qui siamo proprio dentro una favola, fino al collo)














per costruire  la piu’ grande ruota panoramica mai vista al mondo.
Insieme ai nostri eroi lavorarono quasi duemila persone e tra tutti, in un bellissimo lungofiume del Tamigi


















a due passi dal Big Ben e dal Parlamento















































e raggiungibile da tre fermate dell’Underground (Waterloo, Westminster ed Embankment), costruirono una ruota, chiamata  Millennium Wheel, che era alta centotrentacinque metri e che doveva restare in funzione per cinque anni .














Oggi, nove marzo duemiladieci,  la ruota di anni ne compie dieci, non è stata demolita proprio  per niente e con il nuovo nome di London Eye continua a scarrozzare in alto nel cielo migliaia e migliaia di turisti disposti a sorbirsi un’attesa che può essere anche interminabile.
Il biglietto per un giro di mezz’oretta a bordo di una delle 32 cabine in vetro, completamente chiuse, dotate di aria condizionata e capaci di ospitare fino a 25 passeggeri, costa una ventina di euro ma con un modesto sovrapprezzo si possono ricevere molti servizi extra, si possono organizzare delle feste  e ci si può perfino sposare. Per sindaco o prete però la tariffa va concordata a parte.

mercoledì 3 giugno 2009

Di Londra dei suoi taxi e di come anche l'ANSA qualche volta può commettere un errore

Ultime di cronaca, leggo da fonte autorevole: Gb: Taxi Londra migliori al mondo Ma sono anche ritenuti i piu' cari (ANSA) - LONDRA, 27 MAG - I taxi neri di Londra sono stati votati i migliori per il servizio che offrono, ma anche giudicati troppo cari. Una corsa quasi mai e' sotto 10 sterline. Un sondaggio di Hotels.com, da' i conducenti dei Black Cab come i piu' amichevoli, sicuri e con miglior conoscenza della loro citta'. I tassisti parigini risultano invece i piu' antipatici, quelli di Bangkok i piu' pericolosi, quelli di Atene i piu' sporchi.(ANSA). Taxi neri? mia cara signora ANSA, Lei è sempre molto informata su tutto quanto accade sulla faccia della terra e non posso certo dubitare se scrive che i taxi di Londra sono considerati i migliori al mondo, ma mi scusi se mi permetto di riprenderLa, ma nelle frasi che Lei ha scritto c'è una svista grande come una casa. Una volta i taxi di Londra erano tutti neri. Ma provi un po' a dare un'occhiata qui e Le sarà facile constatare che le cose sono un tantino cambiate. I taxi si sono sostituiti agli oramai archiviati uomini sandwich, e sponsorizzano un po' di tutto: dall'idraulico disponibile 24 ore su 24 all'ultimo musical, alla banca all'ultimo nuovissimo modello di computer passando attraverso tutte le possibili e immaginabili mete per una vacanza indimenticabile Ho visto perfino una faccia familiare , mano sul cuore, invitare caldamente i londinesi ad andare in Calabria. Altro che taxi neri, signora ANSA!

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