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martedì 28 luglio 2015

Sonia Rykiel e i libri

Non sono una patita dello shopping e di solito le vetrine, a meno che non siano  di libri o di casalinghi,  mi lasciano completamente indifferente. Per questo passare davanti a questa  boutique e rimanerne completamente rapita è stato tutt'uno. Scaffali zeppi di libri fino al soffitto, su tutte le pareti e in ogni angolo. Una meraviglia talmente assoluta che sono entrata senza pensarci due volte





























All'interno, il solito vigilante in abito nero e auricolare, grosso come un  guardaroba. Gli dico che non potrei mai permettermi di essere cliente di Sonia Rikyel, sono  entrata solo perché  sono rimasta  affascinata dai libri. Non sarebbe mica possibile, per caso, scattare qualche fotografia?















Mi guarda dall'alto in basso e mi dice che la direzione non gradisce però, visto che  anche lui è un grande appassionato di libri, in via del tutto eccezionale  mi permetterà di fare UNA foto.
Mi si piazza davanti per nascondermi allo sguardo delle elegantissime vendeuses e io scatto.



Tornata a casa mi sono resa conto di essermi completamente dimenticata di guardare gli abiti.

domenica 17 agosto 2014

Maison Mariage Freres




Non sono un'estimatrice di tè e per le mie rozze papille la  differenza tra un beverone fatto con la bustina del supermercato e una  preziosa infusione di  miscele rare è indistinguibile.   Se non fosse stato per la mia amica  Elena, io nemmeno avrei sospettato che esistesse una Maison Mariage Freres, che ho scoperto essere la   mecca del tè a Parigi





L'atmosfera è elegante e rarefatta con  pochi tavolini sobriamente apparecchiati di bianco,  impeccabili tazze di porcellana e teiere  luccicanti


















Un giovanotto abbigliato con una uniforme di lino bianco molto raffinata ma curiosamente simile ad un pigiama, prende le ordinazioni e serve ai tavolini. 






mentre uno stuolo di suoi colleghi,  abito scuro   voce sommessa e  sorriso amabile,  non aspetta altro che mostrarvi  una lista  lunga come la quaresima dove  potete essere sicuri di trovarci qualsiasi tipo  di tè venga prodotto fin nel   più sperduto fazzoletto di terra,  dall'Argentina allo Zimbawe.   Sembrava che scegliere il tipo adatto per ogni occasione e ogni momento della giornata  fosse una questione di importanza capitale,  allora ho finto  di essere   in grado di capire e apprezzare tutte  le più sottili differenze tra  foglie che a me sembravano assolutamente identiche e imitando le altre signore,   ho annusato anch'io parecchi barattoli con espressione trasognata.  Credo non l'avrebbero presa bene se avessi detto che ero entrata solo per fare fotografie.





giovedì 6 febbraio 2014

Debauve & Gallais e il cioccolato igienico



La prima bottega di cioccolato nasce nel 1800 a Parigi  nel cuore di St. Germain des Près   presso rue saint Guillame, di fronte al n. 4 di rue st. Dominique. La proprietà è  di  Sulpice Debauve. 
Farmacista alla corte di Luigi XVI, Debauve aveva preparato un miscuglio fatto con cacao vaniglia e zucchero di canna per aiutare  Maria Antonietta a trangugiare delle medicine dal sapore orribile, la  regina ne era rimasta entusiasta e aveva battezzato queste monete  di cacao  Pistoles. 
Passano alcuni anni, passa la Rivoluzione Francese e passano anche a miglior vita Luigi XVI e Maria Antonietta;  Debauve, che  non è più farmacista di corte, si è riciclato come cioccolataio,  e reclamizza  i suoi prodotti facendo leva sulle proprietà benefiche e salutari del cacao.

La sua pubblicità è astutamente subliminale: bisogna   mangiare cioccolato perchè il cioccolato  fa' bene. Sei delicato di stomaco? Il cioccolato ti rimette in sesto. Sei inappetente? il cioccolato ti ridà l'appetito. E il cioccolato marca Debauve, che è  fatto con ingredienti di primissima qualità, fa' doppiamente bene.
Il successo cresce in maniera esponenziale  e tutta la Parigi che conta impazzisce per questi cioccolatini  sani e salutari che tra l'altro sono anche buonissimi, preparati con latte di mandorla, vaniglia e fior d'arancio. Nel 1816 Debauve viene accreditato fornitore unico della famiglia reale e nel  1819  sposta la sede  nei nuovi locali al numero 30 di rue des Saints Peres, progettati da Percier e Fontaine,  architetti di Napoleone,


ed  ora riconosciuti come monumento storico (i locali, non gli architetti). 



Nel 1823 Debauve si associa col nipote Jean -Baptiste Auguste Gallais, di professione chimico, che pubblicherà di lì' a qualche anno una scientifica e assai ponderosa   Monographie du Cacao.  
Nel frattempo i due continuano a sfornare novità, si sono addirittura inventati una bevanda   istantanea al cacao  raccomandata per chi soffre di  pressione bassa, e una particolare  cioccolata che i medici assicurano essere ideale per scongiurare il colera.















Ho letto che  il geniale Debauve aveva  anche ideato il procedimento per ricavare il  latte in polvere, ma se anche la notizia è autentica,  è certo  che   lo sfruttamento industriale di questa idea  non gli  riuscì.

 













 Mi corre l'obbligo di avvertirvi che i prezzi che pratica questa sana e salutare cioccolateria non si possono propriamente definire popolari.  Anche l'igiene ha il suo costo.
 

venerdì 18 ottobre 2013

tre uomini in barca al Balon










sabato mattina siamo andati al Balon. Spiego per i non torinesi: il Balon è un grande mercato delle pulci vicino a Porta Palazzo. Una volta ci si andava con l'illusione di fare il colpaccio, trovare per due lire il pezzo rarissimo sfuggito alla voracità degli antiquari.
Posto che ciò sia mai stato possibile, cosa della quale dubito assai assai, la maggior parte della merce che ormai si trova sulle bancarelle è semplicemente il ciarpame di cui qualche nostro vicino di casa si è appena liberato pagando a peso d'oro uno svuotacantine bendisposto.
Ciarpame che gioiosamente noi   ricompriamo, pagandolo al prezzo dell'uranio,  sulla bancarella del medesimo astuto svuotacantine .
Bisogna ammettere però che, affari o no affari, girare per il Balon resta un passatempo molto divertente.
sabato dicevo, mi sono imbattuta in una serie di tazze gialle sbeccate e con lo smalto tutto crepato, e non so come, mi è tornato alla memoria Jerome K. Jerome, Tre Uomini In Barca. ....
" bisogna dire che i nostri bisavoli avessero una nozione molto esatta del bello e dell'artistico. Infatti tutti i tesori artistici odierni altro non sono che cose che erano comuni tre o quattrocento anni addietro e sono state esumate. Mi domando spesso se nei vecchi piatti fondi, nei boccali di birra, negli smoccolatoi che oggi tanto pregiamo, vi sia un'autentica, intrinseca bellezza, oppure se è soltanto l'aureola dell'antichità che li rende incantevoli ai nostri occhi.
Le vecchie maioliche che appendiamo come ornamento alle pareti, pochi secoli fa non erano che suppellettili usuali di ogni giorno e le statuine del roseo pastore e della gialla pastorella che ora esibiamo ai nostri amici perché facciano mostra di essere intenditori e si sbavino in elogi, non erano che semplici soprammobili posti sui caminetti e che le mamme del diciottesimo secolo usavano come succhiotti per acquietare i figlioli piangenti.
Avverrà lo stesso nel futuro? I tesori di alto valore dell'oggi, saranno sempre le bagattelle di ieri che costavano due soldi? Ci saranno in bella mostra file dei nostri comuni piatti a disegno cinese sui caminetti dei ricchi nell'anno duemila e dispari? Le tazze bianche con l'orlo dorato e, dentro, i bei fiori in oro (di specie sconosciuta) che le nostre donne di servizio ora rompono a cuor leggero saranno forse accuratamente riappiccicate e messe su di una mensola e spolverate personalmente e solamente dalla padrona di casa?
Nel mio appartamento ammobiliato v'è un cane di porcellana; è bianco, ha occhi scuri e il naso di un rosa delicato con puntini neri. Alza la testa con un senso di pena ed hanno avuto l'abilità di fargli un'espressione che raggiunge l'apice dell'imbecillità.
Francamente non mi piace. Se poi dovessi considerarlo dal punto di vista artistico mi ci irriterei. E' oggetto di sarcasmo da parte di amici senza riguardo, e persino la padrona di casa non l'ammira affatto e ne tollera la presenza solo perché è un regalo di sua zia.

Ma è più che probabile che fra duecento anni quel cane sarà riscavato in qualche posto, mutilato delle gambe e con la coda rotta e sarà venduto per esemplare rarissimo ed esposto sotto una campana di vetro. La gente gli girerà intorno e lo ammirerà e rimarrà colpita dalla straordinaria profondità del colore del naso e discuterà sul come doveva essere stato bello il pezzo di coda mancante.
Eppure noi, in quest'epoca, non vediamo la bellezza di quel cane.
Esso ci è troppo familiare. Succede lo stesso con il tramonto e le stelle; la loro soavità non ci conquista più perché ormai i nostri occhi si sono abituati a vederli. E così pure per il cane di porcellana. Nel 2288 la gente si estasierà per esso. La fabbricazione di questi cani sarà ormai un'arte scomparsa; i nostri discendenti si scervelleranno per indovinare come facemmo noi a modellarli, dirà che eravamo espertissimi e riferendosi a noi diranno con venerazione "quegli antichi, grandi artisti che fiorirono nel secolo diciannovesimo e produssero cani di maiolica come questo
".

lunedì 16 settembre 2013

Paris Shopping

Lungi da me l'idea di dispensare consigli in materia di shopping,  sono perfettamente consapevole di non esserne all'altezza, e la prova inconfutabile è che   l'esistenza delle  scarpe suola-rossa-e-costo-iperbolico di Christian Louboutin è stata per me una scoperta recente e per dirla tutta, anche parecchio  scioccante.  
Mi limito  a suggerire come riempire un paio di ore vuote quando a Parigi piove proprio il giorno in cui tutti i musei sono chiusi: andare per Grandi Magazzini. Non per comprare souvenir  made in China e nemmeno per mettere in valigia la stessa  maglia che potreste comprare nel negozio sotto casa: una volta tanto ai grandi magazzini  andate per guardare il contenitore e non il contenuto. Vi assicuro che ne vale la pena.  
A cominciare dal più famoso di tutti

Le Galeries, costruite tra il 1908 e il 1912 da George Chedanne e Ferdinand Chanut, esibiscono una opulenza talmente  fastosa e  sopra le righe  che non può lasciare indifferenti.




La enorme  cupola vetrata,  sospesa a trentatre metri di altezza,   appoggia  su dieci pilastri  decorati così fittamente che per intravvedere  i pochi centimetri di  parete libera da stucchi e ghirigori bisogna mettersi d'impegno. E' un luogo di Parigi in cui il  kitch tocca   vette  sublimi. Imperdibile.




I magazzini Les Printemps sono meno imponenti del Lafayette, ma più raffinati. 



all'esterno esibiscono anche loro un bel corredo di  cupole e  statue


e all'interno  bellissimi pavimenti in mosaico. 


I magazzini hanno aperto i battenti nel 1868  ma la cupola, di qualche decennio posteriore, è stata realizzata  dal mastro vetraio Briére nel 1923 e consta di  tremilacentottantacinque tesserine di vetro. O almeno questo è quanto scrive  la mia bibbia.




Purtroppo per vedere la cupola bisogna salire al ristorante  all'ultimo piano, ma se saprete organizzarvi con accortezza  vi troverete in zona all'ora di pranzo e oltre ad approfittare di una  Cesar salad e un calice di bianco niente male farete un'opera meritoria anche nei confronti dei  vostri poveri piedi che accoglieranno la pausa con grande sollievo.



Last but not least, il  più elegante e raffinato di tutti: Le Bon Marche, che risale al 1838 ed è stato  il primo grande magazzino di Francia e che resta  fino ad oggi  il solo grande magazzino  sulla Rive Gauche. Nel suo Au Bonheur des dames, Emile Zola lo  ha definito
  una cattedrale del commercio per un popolo di clienti. 


E' l'equivalente del newyorkese Saks, cioè, detto con parole mie: tutto ciò una persona dal reddito normale  può permettersi di acquistare qui è un paio di lacci per le scarpe.   L'ambiente è rarefatto  ed elegante e non ha niente da spartire  con la sontuosità un po' pacchiana delle Lafayette. Notevole è la scala mobile firmata da Andrée Putman, sacerdotessa indiscussa dell'interior design francese che in vita sua ha usato soltanto il bianco e il nero, ma li ha usati con una eleganza e una maestria inimitabili. 





martedì 27 agosto 2013

A Parigi - Restauri e profumo di caffè



Lunga solo un centinaio di metri e stretta stretta, la Cour Damoye si trova  a due passi da Place de la Bastille tra rue Daval e rue de la Roquette. 
Prende il nome dall'antico proprietario, Pierre-André Damoye, che intorno al 1780 acquista i terreni, fino ad allora utilizzati come piazza d'armi,  e realizza una serie di edifici a due piani che cede in affitto a quei tanti piccoli artigiani, fabbri, falegnami, ebanisti che erano arrivati dalla provincia e si erano raccolti intorno a rue de Lappe. 
Due secoli dopo, intorno agli anni novanta del secolo passato,   le attività artigianali sono quasi del tutto sparite, le officine da lungo tempo  in disuso sono diventate oramai fatiscenti  e da parte di alcuni  si prospetta l'ipotesi di demolire  tutto quanto  per costruire molti più metri cubi di uffici di lusso. 
Per fortuna ai parigini non va giù l'idea che l'opera di quattro   ruspe possa cancellare d'emblée non solo  la stretta  strada acciottolata e le botteghe, ma anche un  pezzo di storia della città, e il progetto di demolizione viene saggiamente accantonato. 
L'architettura esistente vale la pena di essere salvaguardata e dunque se ne deve   intraprendere il recupero, e con un lavoro che ha da essere minuzioso e accurato.  Le bellissime architravi in legno esistenti vengono restaurate, vetrate  e serramenti in ferro sono rifatti tali e quali agli originali, pavimentazione in pietra, rampicanti e glicini vengono rimessi all'onor del mondo e  nel 1999 una  Cour Damoye nuova fiammante  viene finalmente inaugurata. 


Gallerie d'arte e studi di architettura sostituiscono   le vecchie boite dei fabbri ed ebanisti che non ci sono più,

























Però la zona non ha quell'aria  artificiosamente fighetta che rende antipatici  tanti altri quartieri oggetto di simili recuperi, all'altezza di rue de la Roquette  resistono ancora un paio di laboratori mediamente sgarruppati,  una falegnameria

  

e l'insegna del Restaurant Au Bois D'Amour, che non ha l'aria di avere un posto d'onore nella guida Michelin.




All'altra estremità,  a partire da  rue Daval


c'è una delle ultime autentiche torrefazioni ancora esistenti a Parigi, e anche il solo inebriante profumo del caffè tostato merita la passeggiata.

 


Se poi siete fortunati, vi può anche capitare di assistere alle riprese di un film








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