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mercoledì 24 ottobre 2007

Alvar Aalto





Non ha certo bisogno delle mie parole. Che sia un vero gigante dell'architettura lo sanno perfino i sassi. Lo è a tal punto che a casa sua in Finlandia, hanno messo la sua immagine perfino sulle banconote.
Noi lo avevamo studiato sui libri, lo conoscevamo e lo ammiravamo, ma vedere le sue opere dal vivo, nel luogo e nell'ambiente per cui erano state progettate, è stata una vera emozione. Siamo andati anche a cercare la sua casa per le vacanze, una piccola casetta in mattoni. In realtà più che cercarla la scoprimmo per caso: sapevamo soltanto che doveva essere da quelle parti, c'era una cassetta per la posta con il nome: AALTO. Seguimmo il sentiero per un paio di chilometri dentro al bosco e ce la trovammo davanti all'improvviso. Intimiditi, non osavamo fotografare, e allora bussammo per chiedere il permesso. La moglie (era proprio lei, riconoscibilissima dalle fotografie) ci autorizzò, fece anche un abbozzo di conversazione commentando l'insistenza delle zanzare, e noi muti e rigidi come due baccalà. Avremmo potuto tirar fuori due parole, chiederle di entrare per vedere la casa all'interno. Niente. Paralizzati. Non me lo sono mai perdonato.
Qualche giorno fa ho passato allo scanner le vecchie foto, e mi è venuta una gran voglia di sostituirle con delle foto digitali. chissà, magari l'anno prossimo.







queste che seguono sono invece già foto digitali: una bella villa in Estonia, a Tartu, fotografata nel 2004.


martedì 23 ottobre 2007

Capo Nord











Capo Nord 1970, la canadese e la cinquecento. Questo fu il nostro primo vero viaggio.
non era l’AVVENTURA, questo no, ma non era nemmeno una cosa da tutti i giorni. Ci voleva un po’ di programmazione. ad esempio, sapendo che gli ultimi seicento chilometri erano su sterrato, ci eravamo procurati una seconda ruota di scorta, una congrua serie di pezzi di ricambio consigliati dal meccanico di fiducia, cacciavite e attrezzi vari. Avevamo previsto tutto. Tranne l’unico guaio che poi si verificò sul serio: la rottura di un cuscinetto. A Karigasniemi, un villaggio minuscolissimo della Finlandia, trecento chilometri sopra il circolo polare. Io, decisa ad arrivare alla meta a costo di andarci a piedi, convinsi Franco che avremmo trovato una soluzione. In paese c’era un tale che fungeva da meccanico e guidava l'ambulanza, andammo da lui. Non parlava altro che il finlandese, anzi, probabilmente un dialetto finlandese, non aveva mai visto una 500, ma ci fece capire a gesti che avrebbe prenotato per telefono il pezzo di ricambio, e ci offrì il suo prato per piantare la tenda.
Franco stette tutta la notte a macerarsi pensando che non sarebbe mai arrivato nessun cuscinetto e probabilmente si vedeva ostaggio per sempre delle steppe lapponi, invece io ero arcisicura che tutto si sarebbe risolto benissimo e avremmo raggiunto capo nord senza intoppi. Infatti la sera dopo con la corriera arriva il pezzo, e Seilonen, l’autista meccanico factotum ci fa capire che ce lo monterà, ma prima bisogna fare il fieno per le renne. Sta arrivando l'inverno e non bisogna perdere tempo, così ci offre due forconi e ci avviamo tutti quanti a lavorare. durante la notte, luminosissima, io preparo innumerevoli caffè per tutti, fino a che le scorte sono finite. nel frattempo facciamo conversazione. Giuro, facciamo veramente conversazione: lui riesce a spiegarci, in finlandese, che è originario della Lituania e ci chiarisce che cosa sono le frotte di animaletti che da giorni vediamo attraversarci la strada: sono i lemmig che attraversano tutta la Russia e vanno a suicidarsi nel mare del nord, come fanno d’abitudine ogni tot anni. Noi gli facciamo vedere, cartina alla mano, in che parte dell'Italia abitiamo, e all'alba, finito di raccogliere e accatastare il fieno, lui va alla macchina e ce la aggiusta in un'ora. gli lasciamo in regalo la moka, lui contraccambia con una guida della Lapponia, e ci salutiamo.




nel 1987 siamo tornati a Capo Nord con le figlie, mia madre e altri tre amici. Siamo andati a cercare Seilonen, senza crederci troppo a dire la verità. Invece lo abbiamo trovato. Era rimasto quasi uguale, piccolo asciutto e con pochi capelli, soltanto un po’ più rugoso. Tentavamo di farci capire ma lui proprio non aveva idea di chi fossimo, allora abbiamo preso un foglio, abbiamo disegnato un calendario con la data 1970 e una macchina. abbiamo indicato con una freccia la ruota che ci aveva riparato. Gli si accese in faccia una lampadina. Si ricordò. Ci abbracciammo.

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