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lunedì 1 luglio 2013

La casa dei Pipistrelli


Qualche giorno fa si parlava  con un'amica di   Riga e della sua Casa dei Gatti, e così per associazione di idee mi sono ricordata di una curiosità a cui volevo accennare già un po' di  tempo fa.
Torino in realtà  non dispone di edifici dedicati ai gatti,  però a pochi  passi dal mercato di piazza Madama Cristina 

e più precisamente all'angolo tra via Madama Cristina e via Silvio Pellico,  c'è una casa  ideale  per mettere alla prova lo spirito di osservazione di chi ci passa davanti. E' una casa dall'aspetto gradevole ma  abbastanza anonimo di tante case ottocentesche,  e difatti pochi sono pochi quelli che si accorgono del  particolare bizzarro  che la rende unica.


Fu il proprietario, Pasquale Zanzi, a volere  queste decorazioni, effettivamente piuttosto  singolari, quando nel 1876  mise mano all'ampliamento della casa.   All'epoca si era favoleggiato a lungo sul loro significato:  qualcuno diceva  avessero uno scopo apotropaico ma  per gran parte dei  contemporanei il signor Zanzi era semplicemente un tipo originale animato da una gran voglia di stupire. Non posso sapere quanto a lungo sia durato lo  stupore ma  quel che è certo è che   ai giorni nostri non ne è rimasta traccia. Mentre scattavo le mie foto si è avvicinato un signore che, freddo ma molto gentile,  mi ha chiesto per quale motivo stessi fotografando  casa sua. Gli si leggeva in faccia Vecchia carampana, che caspita di denuncia vuoi mandare a Specchio dei Tempi ma quando gli ho mostrato  le foto dei balconi è trasecolato:  non si era mai accorto dei pipistrelli  






venerdì 3 dicembre 2010

San Salvario

San Salvario, uno dei  quartieri centrali di Torino, si trova tra la stazione di Porta Nuova, corso Vittorio Emanuele,  il Po e la zona degli ospedali.  

Leggo sul sito della città  che conta una popolazione di dodicimila abitanti mentre Marco mi dice che secondo altre stime i SanSalvariesi sono addirittura quarantamila. In un caso come nell'altro  si tratta sempre di un bel tot di persone: tanto per fare un confronto, a Givoletto, il paese in cui  abito io, siamo meno di quattromila. In effetti,San Salvario  è  parecchio esteso e anche piuttosto articolato: infatti  è vero che si tratta di   un quartiere soprattutto residenziale, ma  non ha  niente a che spartire con i famigerati  quartieri dormitorio di antica memoria, e per capirlo  basta pensare ai suoi molti edifici storici, tra cui il Castello del Valentino, il  Borgo Medievale  e  il Museo della Frutta sono  soltanto  i pochi di cui ho già accennato,  e soprattutto  al  Valentino,  il parco più bello di tutta la città. 
E' anche  uno dei quartieri con la più alta percentuale di cittadini stranieri, il che lo rende un posto particolarmente vivace e interessante 
anche se non sono state sempre rose e fiori;  nei primi anni novanta  la  fama di San Salvario  era dovuta soprattutto a episodi di cronaca nera legati allo spaccio di droga ma le cose stanno cambiando e da qualche anno in qua una miriade di nuovi  ristoranti pizzerie localini localetti 
  
ha dato un robusto contributo alla rinascita di tutto il quartiere.  





Che è  fatto di case modeste e  di bei  palazzi signorili 


di negozi vecchi e polverosi   


che ti offrono   fodere per pistole  a prezzi stracciati o  maschere per schermidori lievemente acciaccate.
Segnatevelo,  non si può mai sapere.
Tante le botteghe di artigianato 


Questa è è la Chiesa

E c'è perfino il teatro


Qui, anche il  parrucchiere è  poliglotta e nei  negozi etnici si trova veramente  di tutto


compresi i limoni in salamoia che non avevo visto nemmeno a Porta Palazzo















domenica 26 settembre 2010

Centodieci e lode


E' un momento difficile, l'ho già detto, ma ieri le preoccupazioni e i pensieri sono stati momentaneamente archiviati per un appuntamento imperdibile: la laurea di Alessandro, mio nipote.


Lo scalone era già carico di laureandi accompagnati da stuoli di amici e parenti, e così, un po'  per stemperare la tensione crescente del nostro candidato  e un po' per un imprevisto attacco di  nostalgia, ho sfoderato il cicerone che sonnecchia  in me e allontanato  il parentado alla volta di un giro turistico-sentimentale sulle orme di ricordi vecchi come il cucco ( ai miei tempi il bar era qui, da quella parte c'era l'aula di disegno del primo anno, quella manica di aule  non esisteva ancora, lì nel cortile  c'era la fontana dove d'estate si  andava tutti a  mettere i piedi a bagno)


Nel frattempo i candidati, come tanti attori in attesa di  provino, continuavano a ripassare  il copione e sfogliavano per l'ennesima volta le tavole dei loro  progetti. Trovandoci  un errore. E vedendosi, magari per  un  trascurabilissimo errore di battitura che nessuno noterà mai, cacciati dalla commissione con ignominia e additati al pubblico ludibrio.  E' inevitabile.








Dopo la proclamazione dei laureati del trienno, interminabilmente lunga per chi aspettava, finalmente è arrivato il nostro turno. 






Com'era prevedibile, la commissione non ha cacciato nessun candidato per colpa di un  errore di battitura, non ha additato alcuno al  pubblico ludibrio e non ha inflitto alcuna sadica umiliazione. 


E quando  i nostri eroi sono stati proclamati Dottore Magistrale in Architettura con centodieci,  lode e pubblicazione della tesi  su internet


la zia ha offerto di sé uno spettacolo indecoroso mettendosi a piangere come un vitello







  



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