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martedì 25 gennaio 2011

Italia centocinquanta - L'Italia sarà qui


Da marzo a novembre prossimi l'Italia (centocinquanta) sarà anche  qui, alle Officine Grandi Riparazioni.
Tre le  mostre che in questi giorni si stanno allestendo nei ventiduemila metri quadri  di questa storica  officina:  Fare gli italiani. 150 anni di storia nazionale



 Stazione futuro. Qui si rifà l´Italia


e  Il futuro nelle mani. Artiere domani.

Verranno inaugurate dal Presidente della Repubblica  il 18 marzo, ma con una iniziativa  che non ricordo  sia ancora mai stata sperimentata, per lo meno qui a Torino, tutti i sabati e le domeniche fino all'apertura ufficiale   il cantiere sarà  aperto al pubblico. 


Chiariamo, in caso qualcuno pensasse che i torinesi si sono bevuti il cervello e permettono a  torme  di ingovernabili ragazzini senza criterio di aggirarsi  allegramente  tra le gru e i  montacarichi: al cantiere il pubblico potrà soltanto affacciarsi sotto stretta sorveglianza, per ovvie ragioni di sicurezza, però  avrà   la possibilità di guardarsi del tutto liberamente    le centocinquanta immagini di  Officine Grandi Riparazioni: fucina di treni e di vite, una storia concentrata  della costruzione di  questa elegantissima cattedrale del lavoro (un po' retorico? è vero ma in certi casi un po' di retorica si potrà ben perdonare, o no?) costruita alla fine dell'ottocento e che rimane una delle più significative testimonianze della tradizione  industriale di Torino.


Come ha già fatto  altre volte Varie ed Eventuali,  approfittando impunemente  dei suoi privilegi,  entra nel  cantiere per documentare in anteprima lo sviluppo dei lavori. E si ripromette spudoratamente di continuare a seguirli fino alla apertura ufficiale delle celebrazioni. 


























mercoledì 12 maggio 2010

Le Officine Grandi Riparazioni a Torino


Costruite  nel decennio tra il  1885 e il 1895, le Officine Grandi Riparazioni Ferroviarie sono uno dei più imponenti e significativi insediamenti industriali di Torino, e non solo della fine  dell'ottocento. Costruite  ai  margini della cinta daziaria tracciata nel 1853, si trovano  dalle parti delle  Carceri Nuove  (1857-1870) e degli ormai demoliti mattatoio e mercato del bestiame, sul grande vialone della Spina Centrale. Dopo aver esaminato  studiato e confrontato  interventi equivalenti realizzati in quegli anni un po' dappertutto   in Europa, i progettisti Callisto Candellero e Paolo Rossi preparano il  progetto di un  fabbricato  a forma di  H che   definire imponente non è affatto esagerato, infatti  copre la bellezza di più di centonovantamila metri quadri grazie a  due maniche identiche, ciascuna formata da una serie di navate scandite da  pilastri in ghisa di grande eleganza  






















e illuminate da alti finestroni.






















A contorno del corpo principale, un cospicuo  gruppo di magazzini e depositi dalle dimensioni più contenute.

















Il complesso  viene   utilizzato fino agli anni settanta del secolo scorso per la riparazione di locomotive e vagoni ferroviari, e le lavorazioni sono suddivise  tra il corpo nord, il Fabbricato calderai e il corpo sud Fabbricato montaggio carrozze, 







Dopo gli anni settanta   il complesso viene abbandonato, non ci vuole molto tempo perché l'area diventi   un ricettacolo di sterpaglie incolte e i capannoni comincino a degradarsi. 
Sembra un processo irreversibile ed è un grosso dispiacere pensare che  un esempio così bello  di  archeologia industriale sia destinato a cadere a pezzi.  

La città di Torino potrebbe  farsi carico del restauro ma gli edifici sono di proprietà delle Ferrovie dello Stato e risolvere la questione delle reciproche competenze  non è semplice. In più, per un intervento di questa dimensione servono veramente montagne di soldi, e trovarli non è uno scherzo.
Per farla breve, dopo qualche anno di abbandono almeno  una parte dei magazzini riesce ad essere  riconvertita in spazi a servizio del Politecnico, 

e  ora pare che finalmente  anche i  lavori di restauro degli edifici principali siano destinati a prendere il via.
A me è capitato di poter fare una passeggiata dentro  tutto il complesso che,  non sono solo io  a dirlo,  è straordinario e bellissimo al pari di una cattedrale, 
e così ho pensato che forse anche ad altri  avrebbe potuto far  piacere dare un'occhiata




































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