lunedì 14 giugno 2010

New York Menu - prima puntata

Oggi finalmente comincio ad  onorare la promessa fatta incautamente tempo fa di dare indicazioni e suggerimenti in merito ai ristoranti di New York. Inutile sottolineare che non si tratta di una lista ragionata e sistematica, i locali che seguono  sono soltanto alcuni di quelli in cui mi è capitato di avere a che fare. Durante la messa  a punto dell'elenco ho  scoperto che molti dei locali di cui volevo dare qualche dritta  aveva nel frattempo chiuso i battenti, e la mia lista già ampiamente incompleta si è fatta ancor più smilza. Ancora stamattina ho dovuto constatare l'ennesima dipartita: anche il glorioso Le Figaro Cafe del West Village non è più tra noi e se non mi decido a cominciare  non mi resteranno più molte cartucce da sparare, perciò facciamocene una ragione,  c'è quel che c'è.
Ancora una precisazione prima di dare inizio alle danze:   i ristoranti di New York  molto raramente  sono illuminati decentemente: si guadagna la propria postazione brancolando a tentoni, e non ci si siede in braccio ad un altro avventore solo in virtù di fioche lucine di emergenza  e qualche baluginante fiammella di candela  accesa sui tavoli. Espediente in grado di rendere suggestiva  anche la cena più squallida, è vero, ma che  limita drasticamente ogni velleità fotografica.






















Partiamo, as usual,   dall'estremità sud di Manhattan. 

Financial District  

Wall Street, le sedi delle grandi banche, La Federal Reserve Plaza, ma anche Battery Park, Water Street e il turisticissimo Molo 17,   per non parlare di  Ground Zero,  si trovano tutti in questo quartiere. I locali sono tantissimi,  di tutti i generi e per tutte le esigenze,  dal super ristorante che vanta tra i  clienti   grandi agenti di borsa e autentici big della finanza, e ci vuole il mutuo solo per dare un'occhiata al menu,   alle decine di  chioschetti  presi d'assalto nella pausa pranzo da frotte  di impiegati con la giacca sul braccio e la cravatta allentata.
  
 Delmonico's   (la foto proviene dalla rete) 56 Beaver St.  angolo William St.  E' una famosa steakhouse che serve abitualmente aragoste e ostriche. Ovviamente io non ci ho mai messo piede, ma ho letto che  le colonne che adornano la sala provengono  nientepopodimeno che da Pompei.





della Fraunces Tavern ho parlato in un post apposito perchè, a differenza di Delmonico's, ci ho veramente pranzato. Si fregia di essere la più antica locanda di New York ma  in realtà è stata ricostruita in epoca recente. Mantiene comunque un discreto fascino, e se non è il caso di precipitarcisi apposta può valere la visita  se ci si trova a transitare nei paraggi. In questo periodo resta aperto il museo mentre il ristorante  è in fase di ristrutturazione. La riapertura prevista per giugno 2010 è stata rimandata a data da destinarsi. 



Les Halles,  al  25 John Street tra Broadway e Nassau. C'è anche  una seconda sede dalle parti di  Park Avenue. Come si può arguire facilmente dal nome si tratta di un ristorante  in stile francese, o meglio, nello stile che gli americani immaginano sia lo stile francese.  Qualche  piccola ridicolaggine e qualche caduta di tono negli accostamenti  tra ingredienti sono  dovuti alla voglia di apparire più francesi dei francesi. Non é un locale economico ma non è nemmeno molto caro, nella pausa  pranzo è affollato e  piuttosto rumoroso ma  i camerieri  in giacca nera e farfallino sono  veloci ed  efficienti sul genere cortese ma con sussiego. Come la gran parte dei ristoranti di Manhattan, prevede  menu speciali per il brunch. Anni fa lo  chef era  Anthony Bourdainparticolare che io ho scoperto soltanto dopo esserci stata, mannaggia!


Chinatown e Little Italy

A Little Italy i ristoranti italiani pullulano, e sono presi d'assalto da nugoli di turisti entusiasti di assaporare quella che loro credono sia la autentica cucina italiana. In realtà gli chef  squadernano un repertorio  largamente contaminato da usi e consuetudini che poco hanno a che vedere con le tradizioni  di casa nostra,   abusano sconsideratamente di olio e aglio e tendono ad usare una quantità esagerata di ingredienti che coprono il vero sapore  del piatto. Non voglio dire che a New York non esistano buoni ristoranti italiani, ma  non vanno cercati a Little Italy.



Probabilmente anche Chinatown  si è molto contaminata a beneficio dei turisti, però l'impressione che si ha passeggiando per le sue strade è di trovarsi in un mondo a parte, un pezzo di vera Cina piombato chissà come nel mezzo di un'altra   città. La stessa impressione di autenticità  la danno  anche i ristoranti, frequentati come sono soprattutto da cinesi, anche se i turisti ci sono e sono  anche numerosi.  Poche sono le somiglianze con i ristoranti cinesi che abbiamo  in Italia, se vorrete sperimentare troverete parecchie sorprese, qualcuna celestiale  e qualcun'altra un po' meno, in ogni caso tenete conto che anche l'involtino primavera avrà un sapore diverso da quello che siete abituati a mangiare in  Italia. 






TriBeCa e SoHo 

Tribeca  è il quartiere dell'omonimo Film Festival ma questo non significa che  DeNiro stia appostato  dietro  ad ogni angolo ad aspettare voi, e SoHo è il quartiere delle boutiques di moda e dei negozi di alta classe                            
In zona c'è uno dei più bei ristoranti della catena  Le Pain Quotidien  al numero 100  di Grand Street angolo Mercer Street,
 
ma in tutta Manhattan ce ne sono molti altri un po' dappertutto, e sono tutti affidabilissimi poco dispendiosi e molto piacevoli. 

                                                         
62 Spring street angolo LaFayette - ristorante molto carino ed elegante, sul genere vegetarian-salutista che piace molto da queste parti,  ambiente piacevole e cucina così così.  Diciamo che  è un locale perfetto per  quando  i  piedi  vi comunicano  la  decisione di scendere in sciopero: sedie comode, una bella vista sulla gente elegante che  passeggia in strada,  cibo sano e garantito  privo di  coloranti aromatizzanti e conservanti
                                                       
 Thompson Cafe,                                               


al 68 di Thompson Street, grazioso bar come decine di altri, del resto, in cui cercare insalate discrete, panini e wraps. Nota di carattere generale: quasi tutti i locali prevedono nel loro menu degli Home Made Cookies: non lasciatevi ingannare dall'idea che si tratti di un impasto casereccio di farina zucchero e burro, ricordate che quasi sempre home made  in America significa soltanto che qualcuno  ha schiaffato nel  forno una miscela  preconfezionata.

The International Culinary Center  462 Broadway  tiene  corsi di cucina ad altissimo livello, ce ne sono per  per dilettanti ma  per la maggior parte sono  corsi di specializzazione per superprofessionisti, a cura del  French Culinary Institute. Alla scuola è annesso il  ristorante  Ecole  per accedere occorre prenotare, naturalmente, e la lista di attesa è lunga come la quaresima. Ci ho provato un paio di volte mentre ero là, ma non mi è mai andata bene 
.
 


Lower East Side

quartiere compreso  tra Houston Street,  Delancey Street, L'East River  e Bowery, ci coabitano  cinesi ebrei dominicani e una nuova classe di giovani artisti in cerca di successo. 
Tutta la zona è ricca di ristoranti e locali di ogni genere, ma la  parte del leone la fanno i   locali di cucina ebraica e cinese 

Katz's Deli al 205 di East Houston Street. La sua specialità è la cucina ebraica, panini al pastrami con cetrioli e torte alla crema la cui digestione non si dimostra  affare da poco. Non perdetevelo per niente al mondo soltanto se  Harry ti Presento Sally è uno dei vostri film preferiti, a tutti gli altri basterà sapere che il cibo non è niente di speciale e il locale vive di rendita sulla fama del tempo che fu.

Al numero 89 di East Broadway,  sotto il Manhattan Bridge, c'è Pho 89,
Ristorante vietnamita dall'appeal apparentemente non irresistibile  in cui siamo capitate per caso dopo la grande parata del capodanno cinese e soltanto perchè  stremate da una  permanenza di ore al  gelo polare di gennaio

 
Abbiamo ordinato  un menu completo per due persone e ci hanno portato tanto di quel cibo da sfamare  un esercito. Tutto buonissimo e molto a buon mercato. Morale: mai fidarsi delle apparenze. 


East Village 

Una volta quartiere di immigrati e proletari, poi di artisti d'avanguardia e ora diventato luogo di residenza di newyorkesi abbienti, l'East Village  si estende fino a comprendere Alphabet City, dove le strade dopo la First Avenue non sono indicate con un  numero ma con una lettera dell'alfabeto,
  

La zona   vanta una alta concentrazione di ristoranti indiani. Di solito si tratta di posti super economici in cui si mangia anche  molto bene, non lasciatevi intimorire dalle grandi cascate di lumini colorati che pendono dal soffitto e vi accarezzano le orecchie  mentre i camerieri volteggiano roteando torte di compleanno con le candeline accese: gli incendi sono abbastanza improbabili. Noi siamo stati al  Panna II garden Indian restaurant  al numero 93 di  First Avenue, ma ce ne sono moltissimi altri  tra i quali scegliere il ristorante indiano che diventerà  vostro beniamino.


Casimir Restaurant sempre ad Alphabet City, si trova al 103 Ave B tra 5th e 6th st. D'estate i tavoli vengono apparecchiati nel piccolo giardinetto interno. Menu interessante con molti piatti inusuali grazie ai quali ho scoperto l'esistenza del maki-maki, un pesce del Pacifico che non avevo mai sentito nominare in vita mia. 



Teany 90, al  90 di Rivington street - più che altro una tisaneria   qualche anno fa  molto alla moda in quanto il proprietario era un famoso DJ, Moby.  Spremute  succhi di frutta e  tisane, tutto organic  tutto naturale e tutto home made, non sempre però le sue scialbe quiches sembrano  freschissime, e i suoi sandwiches insipidi  mostrano talvolta i bordi arricciati all'insù.  Non accetta carte di credito e per quel che offre secondo me pratica  prezzi  abbastanza elevati. 


antica pasticceria napoletana fondata nel 1894 al numero 342 di East 11 Street tra la First e la Second Ave. Una delle poche pasticcerie di New York in cui i dolci hanno la  dimensione di un boccone  e non quella di una ruota di camion steroidizzata


31 Great Jones Street tra Bowery e LaFayette. Ristorante americano in cui sono stata invitata  da una americana doc. Cucina raffinata e ottimi vini, ricordo con nostalgia una carne deliziosa servita con un contorno di pesche sciroppate che sicuramente non provenivano da una scatola. Penso che i prezzi siano elevati, ma non avendo pagato io non   lo posso sapere  con assoluta certezza                              





al numero  300 di East 12th st tra First e Second Ave Angelika è un ristorante di tendenza vegetariano vegana, nel suo menu si trovano molti pani a base di semi che ricordano assai da vicino il  becchime per gli uccellini e hanno un peso specifico pari a quello del piombo. Ma nonostante tutto mangiarci un paio di volte è un'esperienza  molto divertente 




Prune, al numero 54 Di First Street, tra First e Second Ave, è un 


ristorantino come ce ne sono a decine ma attualmente è  sulla cresta dell'onda più di altri,  e così per assicurarsi un tavolo per  il brunch domenicale i trentenni  newyorkesi fanno la fila. Nel mio piatto:  salmone marinato, pesce affumicato,  aringa e  polpettine di gefilte fish accompagnati da pane scuro  tedesco con i semini  e cracker Wasa presi direttamente dalla scatola. Tutto abbastanza ordinario e niente di  entusiasmante. Se non vi interessa particolarmente la qualità del cibo ma volete giocare a essere un po'  giovane professionista  newyorkese, è il posto adatto. 


 Second Avenue Deli162 East 33 rd Street tra Lexington Ave. e  3rd Ave. Altro ristorante Kosher la cui fama supera la reale qualità del cibo e del servizio attuali. 

Caravan Of Dreamsal numero 405 di East  6th Ave.
   
E' un delizioso ristorantino sul genere osteria familiare vagamente francesizzante e  che propone una cucina vegetariana con ingredienti organic, ça va sans dire. Nel menu si trovano anche alcune  preparazioni Raw, cioè quei  piatti in cui, se ho capito bene,  il cibo deve essere crudo ma avere l'apparenza del cibo cotto. Spiego meglio:  finte lasagne  fatte con fette di zucchina cruda, wraps in cui al posto della tortilla c'è una foglia  di lattuga, e un grande uso di burro di mandorle e farina di carrube per tenere assemblati gli ingredienti, ma chissà perché, quasi mai il menu prende in considerazione  una normale insalata che è un cibo che più raw non si può. Cibi raw a parte, alcuni accostamenti apparentemente azzardati si sono rivelati interessanti, come


questi ravioli in salsa di anacardi con spinaci e avocado



West Village 










Cafe WHA, 115 McDougal tra Bleeker Street e West Third:  Allen Ginsberg era cliente abituale, Jimi Hendrix  Bob Dylan Bruce Spingsteen  Richard Pryor e Bill Cosby hanno artisticamente mosso qui i primi passi. Se la cosa non vi fa' né caldo né freddo, peggio per voi, ma non ditemi poi  che non ve l'avevo detto. 



Café Le Figaro, 184 Bleeker Street angolo MacDougal Street, era un altro tempio della Beat generation ma è scomparso recentemente. Amen.
 

FRENCH ROAST  nel  west village al 78 W. 11th Street at 6th Avenue, ma esiste anche un  secondo French Roast nell'Upper West Side, è un altro di quei locali che si piccano di cucinare alla francese. Nel caso in questione: french toasts fritti in anticipo e riscaldati al micro onde fino a che hanno raggiunto la consistenza del chewing gum

Andateci solo se il vostro amico americano vi ci trascina con l'intenzione di farvi deliziare, e se gli volete bene  non deludetelo dicendogli la verità.



406 Sixth Ave tra 8th e 9th street, per assaggiare almeno una volta nella vita un  must i della cultura gastronomica newyorkese: bagel con cottage cheese e salmone affumicato 

Cornelia Street Café - 29 Cornelia Street tra Bleeker st e W 4th st  ristorante molto In, con una lunga sala al piano terra  molto più buia di quanto non appaia nella fotografia qui sotto, presa dal loro sito, 


















mentre questa è l'unica che mi è riuscito di fare. In ogni caso, chi nonostante il buio riesce ad arrivare  indenne al piano interrato sappia che  si tengono abitualmente concerti  di jazz e letture di poesia di ottimo livello. 


Gobo  401 6th Avenue 


Ambiente molto raffinato ed elegante, cibo vegetanvegano, of course,  non all'altezza delle aspettative. Prezzi ragionevolmente medio-alti 




Babbo ,  uno dei ristoranti di Mario Batali,  

chef  sempre un pochino  sopra le righe,   molto popolare anche grazie alla lunga coda di capelli rossi e le crocs ai piedi 
 
si trova al 110 di Waverly Place tra Mac Dougal st e sixth Ave, a due passi da Washington Square. Vende anche  una quantità enorme di libri di ricette in cui spiega la  vera cucina italiana, e io, da brava piemontese, sono corsa a leggere la sua ricetta di Brasato al Barolo che vi ho copiato paro paro. Ogni commento è superfluo. (per chi avesse difficoltà con la traduzione riporto di seguito anche la traduzione automatica di Google)
  • ¼ di tazza di olio extravergine di oliva
  • 4 16 once costine di manzo breve
  • Kosher sale e pepe nero appena macinato
  • 2 carote, pelate e tritate grossolanamente
  • 1 cipolla, tritate grossolanamente
  • 2 gambi di sedano, più o meno chopped5 spicchi d'aglio a fette sottili
  • 2 tazze di Barolo o altro vino corposo rosso
  • 1 16-ounce barattolo di pomodori pelati, schiacciati a mano con i loro succhi di frutta
  • 1 tazza di brodo di pollo marrone
  • ½ mazzetto di timo
  • ½ mazzetto di rosmarino
  • ½ mazzetto di origano
  • Gremolata
    Foglie dal 1 mazzetto di prezzemolo Zest piatto foglia di due limoni, tagliate a julienne ¼ libra rafano fresco, grattugiato
    Preriscaldare il forno a 375 gradi F
    In un ampio, dal fondo pesante forno padella o olandese, scaldare l'olio d'oliva a fuoco alto finché non fumare. Stagione le costole con sale e pepe e cuocerli a fuoco vivace fino a quando marrone profondo su tutti i lati, a circa 15 minuti totali.
    Rimuovere le costole breve per un piatto e mettete da parte. Aggiungere le carote, cipolla, sedano e aglio nella padella e cuocere a fuoco vivace fino a doratura e ammorbidita, circa 4 minuti. Condire con sale e pepe e mescolate con il vino rosso, pomodoro e succhi di frutta, brodo di pollo e le erbe, raschiando il fondo della padella con un cucchiaio di legno per rimuovere i bit marrone. Portare il composto a bollore e restituire le costole breve alla padella. Coprire con un foglio di alluminio e mettere in forno. Cuocere per 2 ore, o fino a quando la carne è molto tenera e letteralmente cadere le ossa.




    • Per rendere la gremolata:
      In una piccola ciotola, unire il prezzemolo, la scorza di limone e il rafano e gettare liberamente a mano.
      Mettere una costola breve per ogni contenitore, in alto con un po 'di sugo e una manciata di gremolata, e servire subito.



  •                                       
    Meatpacking District

    quartiere di ex mattatoi , è diventato una delle zone In di Manhattan. Anche qui come dappertutto in questa città dove difficilmente gli abitanti si cucinano da soli ciò che mangeranno, ci sono moltissimi ristoranti, anche se parecchi sono stati spazzati via dalla crisi degli ultimi mesi   

     

    Tra gli indomabili, per  quanto ne so resistono

    PASTIS, 9 9th Ave , Bistro Francese con un grande bancone all'interno e dehor all'aperto per le cene d'estate. Breakfast, Aperitivi e Brunch. 



    NERO D'AVOLA, 46 Gransevoort street all'angolo con Greenwich street 

















    qualche anno fa si chiamava semplicemente NERO, nome felicemente allineato con l'assoluto  totale e infendibile buio in cui ci si ritrovava non appena varcata la soglia.

    (Il seguito alle prossime puntate)

    3 commenti:

    Phivos Nicolaides ha detto...

    Stunning pictures as always. I enjoy visiting your blog and reading your excellent posts. Chiao!

    Gracie ha detto...

    Mai fare promesse avventate in rete, tutto rimane e nulla si dimentica! Ma come al solito tu non hai deluso, grazie per l'immane lavoro!

    astrofiammante ha detto...

    una infinita carrellata molto utile su quali farci un pensierino e su quali non perderci tempo, utilissima, un bacione per averci illuminato così in dettaglio ;-)

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