lunedì 23 marzo 2015

Amedeo Modigliani - Terza parte

A Modì piacciono le donne e le donne lo ricambiano generosamente. Forse non tiene neppure  il conto di quante ne ha avute  e  quante ha allegramente messo nei pasticci per poi  mollarle a sbrigarsela da sole.
Mille sono scivolate via come acqua fresca ma  con almeno quattro donne la storia è di quelle che lasciano il segno . 
Anna Achmatova, per esempio. Naso aquilino frangetta nera  e figura flessuosa,



Anna nel 1910 ha vent'anni ed è in luna di miele a Parigi   col neo marito Nikolaj   quando durante una serata a La Rotonde conosce Modigliani. Si intendono subito, si rivedono, passeggiano parlando di poesia e forse niente di più,  poi lei  deve tornare col marito  a San Pietroburgo.  Modì le scrive almeno duecento lettere fino a che l'anno dopo lei è di nuovo  a Parigi. Da sola.
Stavolta è sicuro che si amano, e lui la ritrae in splendidi  disegni. Pochi essenziali tratti di matita che dicono tutto.

Mi disegnava a casa mia e mi regalava questi disegni. Ne ricevetti sedici. Mi chiedeva di metterli in cornice e di appenderli nella mia stanza a  Carskoe Selo. E lì furono distrutti nei primi anni della rivoluzione. Si salvò quello che meno degli altri fa' presentire i futuri nudi.




La  storia dura pochi mesi ma Anna non dimenticherà mai il  bel pittore italiano

Parigi è una nebbia scura
e forse ancora impercettibilmente 
Modigliani mi segue
Possiede la triste virtù
di portare disordine anche nei miei sogni
e di essere causa delle mie innumerevoli sfortune.


Beatrice Hastings piomba nella vita di Modigliani intorno al 1914. Lei  è una donna libera e  ricca,  e anche   bella e intelligente. La convivenza dura un paio d'anni durante i quali lui la dipinge in una decina di quadri.



In uno di questi, che Modigliani intitola ironicamente Madame Pompadour,  Beatrice sfoggia uno dei  vistosi cappellini carichi di piume e pennacchi per cui va famosa.


Tra un quadro e l'altro ci scappano una gravidanza interrotta al terzo mese e innumerevoli  scenate violente insulti e  schiaffoni, preferibilmente  in un qualche locale pubblico, fino a che dopo l'ennesima lite con sedie sfasciate contro il muro lei se ne va definitivamente.
Simone Thiroux è una studentessa di medicina canadese, ha  diciannove anni ed è già malata di polmoni quando da Lille arriva a Parigi  nel 1916. Alle lezioni alla Sorbona preferisce i tavolini della Coupole 



dove prima o poi  è facile incontrare qualcuno dei trentamila artisti (non ho sbagliato a scrivere, sono proprio trentamila) che vivono  in quegli anni nella Ville Lumière.
Incontra Modigliani e se ne innamora in maniera devastante. Lui  non è  più il giovanotto educato e ben vestito di qualche anno prima, si ubriaca tutte le sere fino a svenire e sovente passa la notte in guardina per disturbo alla quiete pubblica e lei che ha l'animo di una Florence Nightingale si illude di salvarlo. In pochi mesi lui la mette incinta  e poi  la scarica.
Lei gli scrive

Io vi ho troppo amato e soffro tanto da reclamare questa cosa come una supplica...
la salute è pessima, la tubercolosi sta facendo tristemente il suo lavoro
vorrei semplicemente un po' meno odio da parte vostra
consolatemi un poco,  son tanto sventurata e domando solo un po' d'affetto che mi farebbe tanto bene

ma Modì, già completamente preso da  Jeanne Hébuterne, non si degna di risponderle e non vorrà neppure riconoscere il bambino che Simone darà alla luce pochi mesi prima che anche  Jeanne  metta al mondo la loro figlia. 
La povera Simone, ripudiata dalla famiglia e logorata dalla malattia deve dare in adozione il bimbo, che diventerà sacerdote e solo in età adulta verrà a sapere chi è stato suo padre. Lei muore sola e abbandonata nel 1921 e  il suo corpo che nessuno reclama viene  donato alla facoltà di Medicina.
Non ci restano sue immagini e   ho trovato in rete soltanto questo quadro che, nonostante porti  chiaramente la firma del pittore, non è neppure compreso nell'elenco completo delle sue opere. Povera Simone, sfortunata anche in questo.






Jeanne Hébuterne incontra Modì all'Accademia Colarossi. Ha diciannove anni,  lunghi capelli castani 

 

 e un padre  ateo  convertito al cattolicesimo, che vive con un fervore  rigido e intransigente.
Non è difficile immaginare che non sia per nulla felice che  sua figlia sia  andata a vivere con un uomo senza essere sposata. E un uomo ebreo, per di più. 
Jeanne resta incinta una prima volta ma perde il bambino.

 
Durante l'ultimo anno di guerra inizia una nuova gravidanza ma la salute di Modì peggiora  e l'amico e mercante Léopold Zborowski si adopera per mandare i due in Costa Azzurra, dove il 29 novembre 1918  nasce Jeanne. 
A Nizza Modì non si ritrova, la luce è troppo sfacciata e i paesaggi che dipinge gli sembrano roba da principiante, così  pochi mesi dopo se ne torna a Parigi.  
Zborowski  riesce ad aggregarlo ad una mostra collettiva importante che si deve tenere a Londra, e dove esporranno anche Picasso e  Matisse ma Modì sta molto male. Oltre alla tisi ora soffre anche di nefrite, comincia ad avere attacchi di delirium tremens ma rifiuta di curarsi.  Nel gennaio del  '20 Jeanne é al nono mese
 

e Modigliani ha la febbre alta da giorni e non riconosce più nessuno. Muore dopo un inutile ricovero in ospedale. 
Jeanne viene prelevata dal padre e portata nella casa di famiglia. Il giorno dopo si butta dalla finestra.
La figlia riporterà anni dopo il racconto di  un'amica della madre su  quel che successe dopo:

Il corpo fracassato era stato raccolto nel cortile da un operaio che l'aveva trasportato fino al pianerottolo del quinto piano dove i genitori, spaventati, gli avevano chiuso la porta in faccia.
Il corpo era poi stato trasportato dallo stesso operaio su una carretta a mano sino allo studio della rue de la Grande Chaumière dove il portinaio l'aveva respinto dicendo che non era un inquilino. Infine questo operaio, che resterà sconosciuto e merita ogni onore, andò al commissariato dove gli fu detto di riportarlo per ordine della polizia in rue de la Grande Chaumière. 
Là il corpo rimase abbandonato per tutto il mattino.

I genitori non vogliono nessuno alla sepoltura che avviene clandestinamente alle otto del mattino nel cimitero di Bagneux e soltanto alcuni anni dopo la famiglia acconsentirà a che Jeanne venga tumulata nella stessa tomba di Modì al Cimitero del Père Lachaise


sulla lapide  poche parole

Compagna devota fino all'estremo sacrifizio

Stringe il cuore pensare che  aveva solo ventidue anni.




venerdì 20 marzo 2015

Amedeo Modigliani - Seconda parte

Sono già passati due anni da che Modigliani é sbarcato alla Gare de Lyon 

Ammira enormemente Picasso e  darebbe non so cosa per sentirsi alla sua altezza ma il suo lavoro ancora  non lo soddisfa

.....E' il mio occhio di italiano che non può assuefarsi alla luce di Parigi ....
.....Non ci sono....Picasso darebbe una pedata a questo mostro....

Dipinge, disegna, quando può  scolpisce le traversine di legno rubate a una stazione del Metrò in costruzione e si chiude per giornate intere  al Louvre 


per studiare l'arte africana.
Di soldi in tasca ne ha  sempre pochi, ma offre da bere e da mangiare agli amici anche quando non se lo potrebbe  permettere e in tanti finiscono  per crederlo figlio di un banchiere.
Paga da bere anche a Maurice Utrillo,  figlio di Suzanne Valadon 

e di Renoir, o forse di  Degas, o forse ancora di chissachì, che la  nonna alcolizzata aveva portato all'epilessia  a furia di mettergli nel biberon il vino al posto del latte, e che per questo vive in uno stato di continuo instupidimento ed  é  lo zimbello di tutti i ragazzi di Montmartre. Però sa dipingere come un dio.
Dopo aver tanto sperimentato con la sensazione frustrante di girare a vuoto, Modigliani capisce  di aver trovato finalmente la sua strada
...per lavorare ho bisogno di un essere vivo, di vedermelo davanti...
e nascono  i suoi famosi nudi dai colori spenti, e i  ritratti delle sue donne o dei tanti  amici che raffigura 



col volto allungato e l'espressione distaccata e ieratica delle maschere africane che  lo avevano affascinato. Comincia a bere forte. Assenzio. 


Non ci mette la  zolletta di zucchero e l'acqua come fanno tutti, lui lo butta giù liscio.  E va giù pesante anche con la droga, perdendo per  strada  timidezza gentilezza e quel decoro nell'aspetto che era stato sempre  il suo carattere distintivo.
Di giorno è ancora il  serio e infaticabile dottor Jekyll che lavora e sperimenta, ma la  notte si trasforma in   mr Hyde imbarazzante e ubriacone, diventa violento e quando non ha più un centesimo in tasca si umilia fino ad offrire un  disegno in cambio di un bicchiere
Sono Modigliani, ebreo, cinque franchi.
Per toglierlo da quella condizione avvilente Léopold Zborowski, il suo mercante d'arte,  arriva ad offrirgli un compenso fisso giornaliero di venti franchi, gli trova anche un alloggio in cui  vivere con Jeanne, l'amore più importante della sua vita (forse soltanto perchè fu  l'ultimo, chi lo sa).  Le cose non vanno malissimo, Modì vende perfino qualche quadro ed espone i suoi lavori in un paio di  mostre collettive. Senza quella disgraziata propensione per la bottiglia e senza quella tosse che lo sconquassa e a volte gli procura sbocchi di sangue sarebbe quasi un momento felice.
Nel 1917  Zborowski riesce  ad organizzargli una personale nella galleria di Berthe Weill, una che di arte  se ne intendeva parecchio visto che era stata lei  a vendere i primi quadri di Picasso.
Modì si presenta con una discreta quantità di disegni e alcuni nudi, due dei quali vengono esposti in vetrina. I passanti si indignano, qualcuno chiama la polizia che immediatamente ordina la chiusura della mostra per offesa al pudore. I nudi vengono prontamente tolti di mezzo e la mostra si chiude senza che si sia venduto un solo quadro.

(continua)





mercoledì 18 marzo 2015

Amedeo Modigliani - Prima parte
















Qualche tempo fa nel post dedicato a  Constantin Brâncuși  avevo scritto
Con Modigliani  l'amicizia era nata  grazie al mecenate  Paul Alexandre, e Brancusi  aveva 
anche convinto l'amico a sperimentare la scultura. Purtroppo respirare  la
 polvere che si crea scolpendo non è  esattamente l'ideale per un malato di tubercolosi, 
e così il pittore livornese aveva ben presto dovuto desistere. 
Ma questa è un'altra storia.
Storia che, in concomitanza con l'inaugurazione  di questa mostra, è ora di raccontare

Eugénie Garsin,  nata a Marsiglia da una famiglia  di origine  sefardita molto illuminata che le aveva dato  una istitutrice inglese  protestante e l'aveva fatta studiare in una scuola cattolica, si era fidanzata a  quindici anni con Flaminio Modigliani che aveva il doppio dei suoi anni e l'ossessione di far soldi che di solito ha chi ne è completamente incapace. Lo aveva sposato nel 1872 più per obbedienza che per amore, e dopo aver messo  al mondo con lui quattro figli, nel 1884 se ne era separata.
Amedeo Clemente detto Dedo, l'ultimogenito,  era nato il 12 luglio 1884. Bello, educato, timido e di salute cagionevole, a undici anni si ammala di pleurite ed  Eugénie scrive sul suo diario
Il carattere di questo bambino non è ancora abbastanza formato perché io possa dire qui la mia opionione. Le sue maniere sono quelle di un bambino viziato che non manca di intelligenza. Vedremo più tardi cosa c'è in questa crisalide. Forse un artista?
 Al liceo  non combina granché

e nel frattempo 
Dedo comincia il primo agosto delle lezioni di disegno di cui aveva una gran
 voglia da un pezzo. Lui si vede già pittore
e pochi mesi  dopo
Dedo ha rinunciato agli studi e non fa più che della pittura...... il suo professore è molto
 contento di lui, io non me ne intendo ma mi sembra che per aver studiato solo tre o 
quattro mesi non dipinge troppo male e disegna benissimo

Nel 1900 Amedeo ha sedici anni ed  è già miracolosamente guarito dal tifo  quando si ammala nuovamente.  La diagnosi è terribile: Tubercolosi.
Un lungo  soggiorno a Napoli e Capri sembra fargli recuperare la salute,


torna a Livorno e riprende gli studi di pittura a Firenze con Giovanni Fattori, poi passa all'Istituto di belle Arti di Venezia. Le lezioni le frequenta poco,  ma in compenso si è fatto un giro di nuovi amici  e nuove ragazze con cui partecipa a sedute spiritiche e sperimenta l'hashish.  E' il 1906 quando finalmente, grazie all'aiuto economico dello zio,  può permettersi di raggiungere Parigi.
Ed è qui che il giovane gentile e  beneducato Dedo comincia piano piano a trasformarsi in Modì. Modì come Modigliani.  O come Maudit.
Si iscrive all'Accademia Colarossi, la stessa che aveva frequentato Gauguin,  dove   anni dopo conoscerà Jeanne, il grande amore.  Prende in affitto un atelier a Montmartre e agli inizi vuole dedicarsi solo alla scultura,  ma la polvere è troppo  irritante per  i suoi poveri martoriati polmoni e deve rinunciare. Nel frattempo lo zio è morto e  l'eredità che gli ha lasciato è quasi svanita ma la cosa non sembra preoccuparlo particolarmente. Se non ha i soldi per l'affitto, e succede regolarmente, se ne va alla chetichella ma non si separa mai dalla sua preziosa vasca di zinco: si lava infatti con cura  tutti i giorni, e anche questa appare  una bizzarria che gli altri artisti deridono. Picasso, per dirne uno,  a quell'epoca diceva che
Lavarsi non è necessario, basta badare a non insudiciarsi
(dopo quegli anni credo però  che abbia cambiato idea)

Per qualche tempo Modì va anche a vivere  nel  famoso Bateau Lavoir
 
o per lo meno  scrive alla madre di indirizzargli lì la corrispondenza.
















A La Rotonde di Montparnasse  incontra per la prima volta  Picasso

che è piccolo, con un gran ciuffo di capelli neri, camicia rossa a pois, giacca blu ed espadrillas.
Modì se ne esce con un lapidario
Avrà pure talento ma non c'è ragione per andare vestiti in questo modo

(continua)


domenica 8 marzo 2015

8 marzo - Ritratto di Signora

Per me è sempre stata  la Signorarè (tuttoattaccato) e nonostante la conosca da quando ero ancora bambina,  continuo ancora oggi a darle del lei. 


Grandissima amica di mia madre, è stata il mito della mia infanzia. Se facevano tardi con gli amici lei era capace di mettere su la padella e anche alle due di notte preparava patate fritte per tutti. 

 

Non andavo ancora nemmeno alle medie e avrei dato un braccio pur di essere ammessa anch'io a quelle serate che mi sembravano così meravigliosamente adulte.


Sono passati tantissimi anni, ma lei continua ancora a dare lezioni private e metterei la mano sul fuoco che tutta la Torino che al liceo zoppicava in matematica  è andata a lezione da lei. Io ne sono stata per anni ospite fissa. 
Aveva un cane lupo di nome Elfe, odiava talmente i piccioni che un giorno aveva sfondato la vetrata perché ne aveva visto uno sul balcone, e un'altra  volta si era ingoiata un intero pacchetto di merluzzo surgelato ancora avvoltolato nel polietilene. Avevamo dovuto tenerle la borsa dell’acqua calda sulla pancia per un pomeriggio intero perché non morisse di congestione. 
Al momento delle ferie i Signorirè prendevano su figli cane e tenda e partivano per il Nord. Svezia, Finlandia, Capo Nord.
Anche noi in vacanza partivamo in tenda e al campeggio eravamo gli unici italiani, tanto che  venivamo regolarmente scambiati per tedeschi



ma le nostre mete erano la Liguria, Firenze, Venezia,  robetta al loro confronto.
Ascoltavo rapita i racconti di quei paesaggi e vedevo, letteralmente vedevo, i graticci con i pesci messi a seccare, i bidoni del latte ammonticchiati sulla strada in attesa del furgone del lattaio, la vecchia nave da guerra della Viking Line riadattata a traghetto, che era il mezzo più economico per arrivare in Finlandia. 
Mi sembrava perfino  di sentire il sapore delle polpette con la marmellata di mirtilli, e mi dicevo che in fondo non doveva essere poi tanto male.
Fantasticavo su quei racconti con l’assoluta certezza che appena diventata grande avrei fatto lo stesso, e non è un caso se la meta del mio primo vero viaggio è stata proprio Capo Nord.


 Nel frattempo purtroppo  la Viking Line era diventata una signora flotta, la spartana nave da guerra era finita da un pezzo  dal demolitore  e io me la sono persa.

 

La Signorarè  e mia madre, rimaste sole, si sono fatte insieme dei gran bei viaggi. Sempre al Nord, naturalmente: Irlanda, isole Shetland, posti così.


 

 Tornavano a casa  tutte contente dicendo che si erano divertite un sacco e avevano conosciuto tanta gente simpatica. E' da loro che abbiamo imparato a frequentare gli ostelli della gioventù, noi prima avevamo creduto di essere troppo vecchi per essere accettati visto che avevamo già passato i trenta. 
Ogni vigilia di Natale  vado dalla Signorarè per farle  gli auguri  con un libro. Ci metto tantissimo a sceglierlo perché guardo, sfoglio, confronto, ma lei è una fortissima lettrice e non posso permettermi di sbagliare. 
Adesso che è anziana purtroppo il  fisico le dà parecchi problemi, ma è rimasta la persona brillante e spiritosa di sempre, ed è sempre capace di battute fulminanti. 
A un tale che minacciava strillando di prendere non so quali provvedimenti, ha risposto: e mi dica, li prende prima o dopo i pasti? 
Buon otto marzo, Signorarè

martedì 24 febbraio 2015

Christiania


E' il 1971 quando un gruppo di giovani ribelli decide di installarsi in una caserma in disuso di Copenhagen e di lì a qualche mese dichiara lo Stato Libero di Christiania, che ha un suo statuto e regole autonome che contemplano anche  la libera  vendita di droghe leggere. 


 Nonostante la disapprovazione di tanti  l'esperimento sociale viene accettato dai cittadini, anche in considerazione del fatto che gli abitanti  si dimostrano in parecchie occasioni   generosi e altruisti offrendo, per esempio, pasti caldi e un riparo ai senzatetto. Alla fine del decennio  il consumo di eroina all'interno della colonia genera parecchi problemi che però  gli abitanti affrontano con decisione,  col risultato che da allora le droghe pesanti sono completamente bandite da Christiania.


Oggi gli abitanti di questa bizzarra comunità  sono circa novecento, una parte dei quali lavora in città mentre gli altri si occupano di mandare avanti  caffè ristoranti  e botteghe  i cui proventi servono anche a  pagare luce, acqua e  tasse comunali. 


Ogni membro  paga un affitto mensile e dato che il comune non rilascia autorizzazioni edilizie  all'interno dell'area,  nuovi inquilini possono subentrare solo nel caso   qualcuno decida di cambiare casa o  passi a miglior vita. Chi intende trasferirsi deve consultare la bacheca degli annunci  e nel caso presentare regolare richiesta.




































Con tutto questo, Christiania non è il  paradiso terrestre che uno si aspetterebbe.  I murales colorati  non riescono a nascondere  il degrado degli edifici. Bottiglie di birra  tra i cespugli e pochi ubriachi  con lo sguardo perso nel vuoto non danno l'impressione di essere  in un posto pericoloso ma sono sufficienti per smorzare di parecchio  il buonumore.






e la  lunga fila di baracche e  bancarelle zeppe di paccottiglia a buon mercato  sembra messa  apposta per richiamare i  turisti,  ma gli abitanti mostrano in maniera abbastanza palese   di non apprezzarne la presenza.

 



Qualche mattacchione si fà  fotografare nelle vesti del Pusher of the day


ma l'atmosfera allegra e rilassata da figli dei fiori che forse  scioccamente avevamo creduto di ritrovare  ci è sembrata molto ma molto  lontana.


lunedì 23 febbraio 2015

Mette Sophie Gade (coniugata Gauguin), e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen

Mette Sophie Gade nasce in Danimarca nel 1850. A 17 anni lavora come governante dei figli di un ministro e tre anni dopo accompagna in viaggio per l'Europa la figlia di un ricco industriale danese. A Parigi conosce Paul Gauguin, giovane contabile con l'hobby della pittura. Si innamorano, si fidanzano, e nel novembre 1873 si sposano nella chiesa luterana di rue Chauchat a Parigi. Paul ha 25 anni e Mette 23; il loro primo figlio, Emile, nasce dieci mesi dopo. Paul, impiegato come contabile, si licenzia per un lavoro più remunerativo  in banca  e la famiglia si trasferisce a Vaugirard, un sobborgo a sud ovest di Parigi. Nasce Aline, secondogenita, che resterà l'unica figlia femmina della coppia. Gauguin che nel frattempo frequenta l'Accademia Colarossi per perfezionare la sua pittura, ha stretto amicizia con Camille Pissarro e con lo scultore Bouillot e comincia ad acquistare opere di pittori impressionisti. Nel maggio 1879 nasce il terzogenito Clovis,  e Paul viene invitato ad esporre una sua scultura alla quarta mostra impressionista. L'anno dopo parteciperà alla nuova edizione  presentando sette dipinti, e l'anno dopo ancora il suo



Nudo di donna che cuce viene recensito in maniera lusinghiera dalla rivista "Art Moderne":


 L'anno scorso, P. Gauguin espose per la prima volta; era una serie di paesaggi, una diluizione di opere ancora incerte di Pissarro; quest'anno, P. Gauguin si presenta con una tela tutta sua, che rivela un incontestabile temperamento di pittore moderno. Porta il titolo: "Studio di nudo": non ho timore di affermare che tra i pittori contemporanei che hanno lavorato sul nudo, nessuno ha ancora dato una nota così veemente ...
Che verità, in ogni parte del corpo, in quel ventre un po' grosso che cade sulle gambe

Le cose sembrano funzionare bene, Paul ha un buono stipendio e la famiglia cresce ancora con la nascita  di Jean René, ma nel 1882 arriva il tracollo del mercato azionario e Gauguin perde una bella fetta dei soldi che aveva investito. Lascia il mondo della finanza e decide di dedicarsi a tempo pieno alla sua pittura. Per risparmiare, la famiglia si trasferisce a Rouen ma le ristrettezze costringono Gauguin a vendere parte della sua collezione d'arte, che però non basta a coprire il buco. Le condizioni economiche della famiglia si deteriorano rapidamente e Mette torna a vivere dai suoi a Copenhagen, non si sa se per sua scelta spontanea  o perchè Paul con bel garbo se l'è voluta levare dai piedi.   A Copenhagen  trova lavoro come insegnante di francese e nell'estate ritorna a Rouen per convincere il marito a seguirla. Gli dice che i danesi sembrano molto interessati alla pittura impressionista, lui un po' ci crede e un po' pensa che la Danimarca potrebbe essere l'ancora di salvezza, resta il fatto che  si rassegna a malincuore a lasciare la Francia e parte nel novembre del 1884. Va a vivere nella casa dei suoceri ma  la Danimarca non gli piace, per di più non spiccica una parola di danese e si rende conto subito che la sua arte non  interessa a  nessuno. Tra alti e bassi resiste fino a giugno poi rifà le valige e se ne torna  a Parigi. Non deve essere una decisione presa di comune accordo, perchè da questo momento in poi  marito e moglie si rivedranno faccia a faccia ancora una volta sola, nel 1891 anche se non chiuderanno del tutto i rapporti, Gauguin  infatti durante il suo peregrinare in giro per il mondo trova il tempo di farsi vivo con qualche lettera in cui, pur  vivendo  con altre fanciulle con cui gli scappa anche  di mettere   al mondo altri figli, ha il coraggio di mostrarsi geloso della moglie.  Un giorno   comunica anche di aver ricavato una discreta somma  da un'asta dei suoi quadri, ma naturalmente si guarda bene dal mandare alla famiglia  anche un solo centesimo e la povera Mette deve continuare  a sgobbare sulle traduzioni dal francese se vuol dare da mangiare ai cinque figli.
Ogni tanto però, insieme alle lettere da Tahiti o dalla Martinica o da Pont-Aven,   Paul spedisce   un suo  quadro.


Diventeranno con gli anni una discreta collezione,  circa una quarantina di opere 



che Mette, dopo la morte del marito, venderà a Carl Jacobsen, erede della birra Carlsberg, filantropo e  appassionato collezionista d'arte.














Nel 1897 Jacobsen infatti, che aveva già regalato allo stato la sua immensa collezione d'arte, aveva voluto dare a tutti i danesi l'opportunità di ammirarla, e aveva fatto costruire  la bellissima Ny Carlsberg Glyptotek, un museo che ancora oggi credo si possa ritenere  il più bello di tutta Copenhagen, se non altro  per il suo luminoso  giardino d'inverno




ricco di  piante tropicali   e coronato  da una splendida cupola vetrata,   il cui fascino gareggia con le pur pregevoli collezioni d'arte che la Ny Carlsberg Glyptotek riunisce.

 






E Gauguin non soffre certo di solitudine, visto che nella nuovissima ala francese gli fanno compagnia, solo per citare qualche nome,   Rodin (ma quanti suoi Pensatori ci sono in giro per il mondo?)


e  le tenere  e commoventi ballerine di Degas


oltre ad  interessanti  anche se meno conosciute  raccolte di arte greca  romana,  egizia, e una sezione dedicata all'arte etrusca

 



Per dare uno sguardo anche frettoloso a tutto questo ben di dio bisogna mettere  in conto almeno una mezza giornata, e dal momento che non si vive di sola arte,  una pausa al caffè  è altamente raccomandabile.  

LinkWithin

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin