lunedì 18 agosto 2014

Parigi: La Casa Fantasma di rue La Fayette









in rue Lafayette 145, 

a pochi passi dalla Gare du Nord, c'è un edificio  in stile Hussmaniano: facciata  bianca, cinque piani, quattro finestre per piano. 


E'  in tutto e per tutto simile agli altri edifici della strada, però c'è qualcosa che  lo rende strano, e ad essere sinceri, anche un po' sinistro, tanto che anche Umberto Eco, nel suo  Pendolo di Foucault, ne  ha parlato definendolo  
la bocca dell'Inferno 

Non  c'è un  campanello con il nome degli inquilini e  la porta d'ingresso non ha maniglia, 


















le finestre  scrostate sono sempre aperte 















e tutta  la facciata è coperta da un dito di smog.  


Per farla breve, ha l'aspetto di una casa in cui nessuno mette piede da un sacco di tempo.
La spiegazione  non ha niente di sinistro nè di inquietante:  della casa  esiste in realtà soltanto la facciata, che è stata conservata per non alterare l'equilibrio architettonico  della strada, tutto il resto è stato sventrato per fare spazio ad una  bocca di aerazione della nuova linea di metropolitana  che nei primi anni ottanta era stata realizzata per unire  Châtelet Les Halles alla Gare du Nord, e la foto presa da Google maps la indica chiaramente. 




Pare che in Parigi  ce ne siano anche altre, una per esempio  dovrebbe trovarsi in rue Auber, e un'altra ancora al 174 di rue du Faubourg Saint Denis. Prometto che cercherò di essere più esauriente  al prossimo giro.

domenica 17 agosto 2014

Maison Mariage Freres




Non sono un'estimatrice di tè e per le mie rozze papille la  differenza tra un beverone fatto con la bustina del supermercato e una  preziosa infusione di  miscele rare è indistinguibile.   Se non fosse stato per la mia amica  Elena, io nemmeno avrei sospettato che esistesse una Maison Mariage Freres, che ho scoperto essere la   mecca del tè a Parigi





L'atmosfera è elegante e rarefatta con  pochi tavolini sobriamente apparecchiati di bianco,  impeccabili tazze di porcellana e teiere  luccicanti


















Un giovanotto abbigliato con una uniforme di lino bianco molto raffinata ma curiosamente simile ad un pigiama, prende le ordinazioni e serve ai tavolini. 






mentre uno stuolo di suoi colleghi,  abito scuro   voce sommessa e  sorriso amabile,  non aspetta altro che mostrarvi  una lista  lunga come la quaresima dove  potete essere sicuri di trovarci qualsiasi tipo  di tè venga prodotto fin nel   più sperduto fazzoletto di terra,  dall'Argentina allo Zimbawe.   Sembrava che scegliere il tipo adatto per ogni occasione e ogni momento della giornata  fosse una questione di importanza capitale,  allora ho finto  di essere   in grado di capire e apprezzare tutte  le più sottili differenze tra  foglie che a me sembravano assolutamente identiche e imitando le altre signore,   ho annusato anch'io parecchi barattoli con espressione trasognata.  Credo non l'avrebbero presa bene se avessi detto che ero entrata solo per fare fotografie.





lunedì 11 agosto 2014

Paris Plages


Non so a chi per primo sia venuta  l'idea di coniugare  Rimini con Parigi, io di sicuro  non ci sarei mai arrivata  ma ho visto con i miei occhi che il connubio  funziona alla grande.













Quest'anno  anche Torino si è timidamente inventata   la sua  spiaggia lungo le sponde del Po,  ma  vuoi  perchè  il tempo ci sta dando  dentro di brutto per boicottare l'iniziativa, vuoi  perchè noi torinesi siamo  sempre così prudenti e sospettosi nei confronti di qualsiasi  novità, la spiaggia sabauda sembra riscuotere meno favore della cugina.   Peccato




domenica 10 agosto 2014

Abelardo ed Eloisa



Abelardo ha trentotto anni ed è professore di filosofia nella scuola di Parigi. Eloisa invece di anni ne ha solo sedici, è bella, alta, ben proporzionata, ha denti bianchi e perfetti, una rarità per l'epoca, ma soprattutto è colta e intelligente. Merito dello zio Fulberto presso cui vive, che è  un tipo avaro ma tiene moltissimo a che la nipote riceva la migliore educazione possibile. Zio e nipote (ma c'è qualcuno che insinua  siano padre e figlia) abitano dalle parti di Notre Dame, a due passi dalla scuola in cui Abelardo insegna. 


Abelardo cerca una camera in affitto da quelle parti, lo zio è lusingato di avere come inquilino un professore di così grande fama che nei ritagli di tempo potrà dare lezioni private alla nipote, e il contratto è bell'e fatto. 




Avvenne così che il maestro e l'allieva uniti sotto lo stesso 
tetto si innamorarono l'uno dell'altra.

Abelardo, fino a quel giorno impermeabile alle tentazioni della carne,  è preso da una passione tanto improvvisa quanto travolgente.  Ma per Eloisa non è solo questione di sesso,  Abelardo è un gran bell'uomo all'apice del successo, e lei se ne innamora completamente, con una dedizione che sarà totale e incondizionata fino alla fine dei suoi giorni. Il grande professore trascura  le lezioni e arriva perfino a comporre poesie d'amore che poi i suoi allievi vanno cantando per dileggio per tutta Parigi, la storia diventa di dominio pubblico e l'unico a non accorgersi di nulla è lo zio Fulberto. 
Ma succede il patatrac: Eloisa aspetta un bambino e lo scandalo sembra  diventare inevitabile.  Abelardo allora  nasconde la fidanzata (amante? compagna? fate un po' voi) a casa di sua sorella in Bretagna, dove nascerà il piccolo Astrolabio (colui-che-abbraccia-le-stelle). Fulberto non la prende niente bene, anzi, se avesse per le mani Abelardo lo farebbe volentieri a fettine. Forse mosso da tardivo spirito di lealtà, o più probabilmente per la strizza che alla fine lo zio riesca a vendicarsi, Abelardo si reca da Fulberto e riconosce di non essersi comportato bene, ma si giustifica con la scusa che da che mondo è mondo si sa che  
sono sempre state le donne a causare la rovina degli uomini.  
In ogni caso, bontà sua, promette che sposerà la ragazza che ha sedotto, a patto però che il matrimonio resti segreto:  agli insegnanti infatti era richiesta la rinuncia alla vita matrimoniale. Eloisa non sembra molto d'accordo, e non soltanto per salvaguardare la carriera di Abelardo, ma forse soprattutto nella consapevolezza che il matrimonio non sarebbe bastato per risarcire Fulberto dell'onta subita. Naturalmente Abelardo non le dà retta, il matrimonio viene celebrato in grande segreto, dopo di che però Eloisa viene spedita dal novello sposo nel monastero di Argenteuil, dove aveva studiato da bambina. 
Fulberto si convince (forse non del tutto a torto) che Abelardo abbia semplicemente voluto levarsela dai piedi, medita una atroce vendetta e di lì a poco, una notte, il nostro eroe viene assalito nel sonno e brutalmente evirato da tre uomini penetrati nella sua stanza. Dolore e vergogna lo inducono a rifugiarsi in monastero, non prima però di aver costretto  la povera Eloisa a prendere il velo, cosa che lei, obbediente,  farà  tra lacrime e singhiozzi 
mi costringesti a legarmi a Dio e a vestire  l'abito religioso ancor prima di te!
Nonostante tutti i guai che le ha procurato però la loro corrispondenza va avanti fino alla morte di Abelardo, anche se su due registri diversi: Eloisa infatti per tutta la vita   rimpiangerà l'amore sensuale che per troppo poco tempo li ha legati, mentre lui,  pedante  moralista,   le ricorderà sempre  e soltanto che il suo attuale ruolo di badessa le impone penitenza e preghiera, preghiera e penitenza.
Quando  anche  Eloisa morirà, ventidue anni dopo, alla stessa età del suo recalcitrante sposo, verrà sepolta nella tomba dove già lui riposava. La leggenda vuole che egli abbia aperto le braccia per accoglierla, e la  cosa non mi intenerisce per niente, era il minimo che potesse fare dopo averle  distrutto l'esistenza. 
La loro tomba è al Pere Lachaise: li hanno  trasportati lì nel primo decennio del secolo diciannovesimo  per ragioni pubblicitarie: convincere i parigini a farsi seppellire  in quel  cimitero inaugurato da poco  in cui nessuno aveva ancora voluto andare.  
Che fine abbia fatto Astrolabio non mi è stato possibile sapere.









giovedì 7 agosto 2014

La Tour Eiffel

Jules Verne aveva immaginato nel 1863,  in una futuribile Parigi del 1960 (!!!)  
...... un faro elettrico senza grande utilità, che si perdeva nella notte a un'altezza di cinquecento piedi. Era il più alto monumento al mondo e la sua luce giungeva a quaranta leghe di distanza......

Non sappiamo se questa descrizione sia stata tenuta in conto, ma il fatto è che quella che è stata costruita pochi anni dopo per celebrare il centenario della Rivoluzione, in occasione dell'Expo del 1889, e che sarebbe diventata  il monumento più conosciuto al mondo  è alta il doppio:  mille piedi, trecentoventiquattro metri.  E anche lei non ha grande utilità.
Fu progettata dall'architetto Stephen Sauvestre di cui nessuno si ricorda più, mentre non credo esista una persona  sulla faccia della terra che non abbia almeno sentito nominare Gustave Eiffel, l'ingegnere calcolatore.
E questo, lasciatevelo dire per esperienza diretta,  è assai singolare: di solito è l'architetto progettista, il cui nome viene ricordato  (qualche volta),  ma  novanta su cento nessuno sospetta minimamente che sia necessario anche il contributo di  un ingegnere perchè  una costruzione stia in piedi.
A onor del vero Eiffel fu affiancato da Maurice Koechlin ed Emile Nouguier,  anche loro  velocemente quanto  ingiustamente  dimenticati,   come il povero Sauvestre.



La torre, com'era prevedibile, aveva suscitato una polemica enorme e una serie infinita di petizioni: prima perchè non venisse costruita, e poi perchè fosse lestamente demolita.  Aveva firmato anche Guy de Maupassant, il quale affermava  che dalla  terrazza della Tour Eiffel  si godeva il più bel panorama di Parigi perchè era l'unico posto da cui non la si poteva vedere.





Nessuno può sapere  in quanti  milioni di fotografie ha fatto e continua a fare  da sfondo, ma ogni giorno non si contano   coppie di sposi,   bambini  
mature signore in vacanza

e coppie  di amici che da tempo immemorabile (non è vero, in realtà me lo ricordo benissimo: dal 1971)   hanno stabilito solennemente di  tornare ogni dieci anni per  farsi immortalare insieme




Dal 2000 tutte le sere, ad ogni ora e per cinque minuti, la torre  lampeggia e scintilla come un albero di natale  con un effetto che onestamente un pochino kitch lo è, ma è un kitch talmente  suggestivo che strappa sempre  un   oooooh di meraviglia alle centinaia di turisti in attesa sul  prato

video 



I parigini doc, quelli che in quanto a snobismo non sono secondi a nessuno,  si vantano di non esserci mai saliti ma sarebbe interessante chiedere quanti di loro  sarebbero disposti, oggi, a firmare una di quelle petizioni di cui sopra.

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