venerdì 8 luglio 2011

bulimie editoriali




Diciamocelo francamente: per una  che ha scritto questo post scoprire che è stato pubblicato  The New Brooklyn Cookbook e non fare carte false per averlo tra le mani   S-S-S-U-B-I-T-O è un evento che non si può nemmeno lontanamente prendere in considerazione.  Un libro che racconta la storia e le ricette di trentuno ristoranti e  qualche negozio per cui posso vantare,  con  un orgoglio bugiardissimamente celato, di avere una conoscenza di prima mano,  a me non capiterà mai più campassi cent'anni,  col cùcu che corro il rischio di lasciarmelo scappare. 
E così, tricchete tracchete, in pochi minuti  Amazon.com  mi ha promesso che in capo a tre giorni  il libro agognato sarebbe stato tra le mie mani. E già che c'eravamo, mi ha anche  fatto  presente che molti  tra gli acquirenti del volume che avevo scelto  avevano dimostrato interesse  anche verso questo 


Se dico che  Frankies Spuntino è un locale di Carrol Gardens molto gettonato  in cui non mi è mai riuscito di trovare posto, capirete che anche questo era  un suggerimento semplicemente impossibile da ignorare. 
Ma lo staff di Amazon, premuroso,  va riconosciuto,  aveva in serbo ancora un altro consiglio che sembrava  cucito  su misura per me: un Clinton Street Baking Company Cookbook, scritto  da  una certa DeDe Nonsocosa. 
Dite sinceramente, cosa avreste potuto fare  al mio posto di fronte  ad un libro di ricette di una quasi omonima? 


Tre libri in  offerta speciale a meno di sessanta dollari, trasporto compreso. E' stato un affare si o no? 
Adesso però  il problema sta nel fare loro  posto in mezzo agli altri.


E anche ignorare le mail con cui Amazon da qualche giorno  bombarda  il mio indirizzo. 
Ma voi avete una vaga  idea  di quanta gente  scrive libri di ricette?


giovedì 30 giugno 2011

YEAAAAAAH !!


In fondo poteva andarci anche peggio: settimane di pioggia, un paio di svarioni del marmista,  qualche ritardo nella consegna dei materiali, la defezione di un manovale punto dalla nostalgia di casetta sua in Romania, e una colica renale del muratore capo ci hanno rallentati soltanto di un mese   ma oramai  è fatta
Quasi fatta
Be', proprio fatta fatta magari no, le finizioni che ancora mancano sono tantissime,  e  una persona appena di  poco più precisa e meno scarpona della sottoscritta e del suo degno consorte  si considererebbe ancora in pieno marasma da cantiere,   ma  per noi è stata già una enorme  soddisfazione sgomberare le macerie e veder  di nuovo svolazzare il bucato  all'aria aperta. 








Chissà se proverà la stessa nostra soddisfazione il signor Apple, che in questi giorni sta dando il via alla ristrutturazione del suo smagliante  cubo di vetro, 



 inaugurato appena qualche anno fa sulla Quinta strada,  subito diventato il monumento più fotografato di tutta Manhattan e  ora bisognoso di urgenti restauri. 


questa è l'autorizzazione:  sono previsti lavori per la rimozione dei dissuasori e la sostituzione delle  giunzioni delle vetrate. Una robina da niente, come potete facilmente verificare. 



I tempi sono strettissimi, entro novembre i lavori dovranno essere portati a termine  alla perfezione e non credo che ritardi o svarioni o  nostalgie o coliche  di chicchessia saranno accolti  con la stessa   nonchalance esibita da noi. E in ogni caso  il signor Apple non  può  sognarsi di stendere  nemmeno una delle sua camicie  al vento della V strada.
Ciapa lì. 












lunedì 27 giugno 2011

Di mancini, di parate e di commozione


Io sono andata a scuola dalle suore. Prima e  seconda elementare. Non essendo mai stati noi  praticanti, mi sono sempre domandata il perché di questa decisione dei miei e se fino ad oggi non ho  trovato una spiegazione logica devo rassegnarmi al fatto che non lo capirò mai. 
Ma ai fini di ciò che  mi è tornato in mente e che voglio raccontare,  che la mia   maestra  fosse  una suora, Suor Renata per la precisione,  non ha assolutamente nessuna rilevanza. 
Era solo per dare un incipit alla storia.   Classe mista, però con una  maggioranza schiacciante di bambine. Ma nemmeno questo ha molta rilevanza. La cosa di cui voglio raccontare è che una delle mie compagne, che se non ricordo male si chiamava Olimpia, era mancina: Usava la mano sinistra al posto della destra!
Ma dal momento che Suor Renata era un'insegnante moderna e preparata,  si guardava bene dal rimproverarla. Le toglieva semplicemente  la penna dalla mano sbagliata e con voce suadente raccomandava a noi bambini di fare altrettanto ogni volta che l'avessimo vista  prendere  la penna con la mano sinistra.  Devo dire che solo molto tempo dopo ho realizzato che per la poverina essere sottoposta al controllo di  tutta una  classe di spocchiosi bambinetti  deve esser stato un vero e proprio  incubo, e credo anche di aver capito solo molto tempo dopo le ragioni del suo repentino cambio di scuola a metà dell'anno. Fatto sta che  di Olimpia e della sua strana anomalia  mi ero completamente dimenticata.
Me ne sono ricordata, come in un flash,  al New York Gay Pride, un paio di anni fa, quando mi sono sfilate davanti agli occhi migliaia di persone, e in ciascuno di loro ho rivisto  Olimpia e il suo incubo di essere costantemente sottoposta al controllo e  al giudizio di  sciocchi spocchiosi,  convinti dalla suor Renata di turno  di stare dalla parte della ragione a prescindere








Un po' mi dispiace di non essere stata presente alla parata 2011,  capitata a così poche ore dalla storica approvazione della legge sul matrimonio omosessuale. E immagino anche quante felicità e quanta   commozione si saranno mescolate alla  rumorosa allegria di ogni anno.
Ma tutto sommato  è  meglio così,  mi sarei commossa anch'io e avrei di sicuro pianto come un vitello  e se c'è una cosa che io  detesto è proprio piangere in pubblico.

sabato 18 giugno 2011

DOCUSOUND premiato al Bellaria Film Festival 2011!...

Dite quello che volete, ma cuore di mamma non poteva lasciar  passare una notizia  del genere sotto silenzio


DOCUSOUND premiato al Bellaria Film Festival 2011!...: "Come sapete DOCUSOUND è stato ufficialmente presentato al Bellaria Film Festival. Il Bellaria Film Festival è famoso per l'apertura alle no..."

sabato 4 giugno 2011

Di sindaci, di donne e del nuovo direttore del New York Times

C'è una cosa su cui prima delle elezioni avrei scommesso la camicia, ed è un peccato che non lo abbia fatto davvero perché avrei di sicuro vinto: avrei giurato che chiunque fosse stato il sindaco  eletto,  per prima cosa avrebbe sparato   una banalità grossa come una casa:  la mia giunta sarà costituita per metà da donne.  Chiariamo:    non credo di essere antifemminista, per carità, però la storia delle  quote rosa mi  ha  sempre fatto venire l'orticaria, e  l'idea che si possa affidare   un qualsiasi incarico ad una persona soltanto  in base al fatto  che è nato donna, o uomo,   mi sembra  una  asinata che non sta nè in cielo nè in terra.  Uno nasce genio e un altro nasce balengo, a prescindere dall'apparato genitale che gli ha dato madre natura.
O no?
Ma non confondiamo le carte: mi lusinga  l'idea che una giunta possa essere  casualmente composta per la metà da donne, o  tutta di  donne.  Ma che siano intelligenti, competenti e  professionalmente preparate,  non certo le  oche arroganti che a decine oggi  ci affliggono.
Intelligente competente e professionale  certamente è  Jill Abramsom,  prima donna in centosessant'anni ad essere nominata direttore del New York Timesche  è arrivata fin dove è arrivata  non perchè è una donna ma perchè è una persona che sa fare bene  il suo mestiere. Punto.
Ma dal momento  che in materia di  banalità anche gli americani non si fanno mancare nulla,  uguali uguali ai nostri neo sindaci, Al Hunt, direttore di Bloomberg ha detto   che   ha più attributi lei dei giocatori di una squadra di baseball.  E magari è perfino  convinto di averle fatto un complimento.
















venerdì 27 maggio 2011

latito ergo sum

L'assistenza di cantiere per i  lavori  di cui si è accennato nel post precedente costringe Varie ed Eventuali ad una forzata  latitanza, che si interrompe temporaneamente ora con  un'altra sfrontata operazione pubblicitaria.
Quello che segue non è farina del mio sacco, ma  un post preso a prestito da NYSOUNDBITES,   il blog della figlia ex emigrante





nysoundbites: NY Soundbites 15: del bikram yoga


“Punta il ginocchio in alto, il mento guarda in basso, la colonna vertebrale è tesa verso l’alto come se volesse volare in cielo, i gomiti sono cementati alle orecchie, il polso destro guarda verso i talloni, tre dita della mano sinistra sono incollate fra di loro e tese verso destra, mentre le restanti dita sono completamente estese vero l’ombelico, sentite l’osso sacro che tende verso il centro della terra, inspirate dal naso alzando la cassa toracica, espirate dal naso eseguendo una lieve torsione del busto, tenete le cosce chiuse schiacciatissime, alzatevi sulle dita del piede sinistro e curvatevi il più possibile verso destra spingendo l’anca destra verso fuori e quella sinistra leggermente in avanti, senza perdere l’equilibrio, trovate il ritmo del respiro, bocca chiusa, mascella rilassata, fronte liscia, ora stringetevi le ginocchia in un abbraccio, incrociate il braccio destro sotto il sinistro e dietro il collo, spostate l’equilibrio sulla gamba destra, e lentamente ma decisamente portate le mani verso il centro della stanza, allungatevi in alto senza insaccare la schiena, sentite l’energia del corpo, cercate il vostro focus (whaaaaat?????), allungate il collo, scacciate i cattivi pensieri, bravi siete bravissimi, c’è un’energia pazzesca in questa stanza…ora stendetevi a terra immediatamente, allungate le braccia, schiacciate i piedi in avanti e con un bel colpo di addominali alzatevi in equilibrio su una gamba sola, respirando tranquillamente attraverso il naso e piano piano cercate di respirare attraverso tutto il vostro corpo (che cazzo vuol dire??? le mie ginocchia possono respirare? novità interessante. Potranno anche sternutire?)…ecco bellissimo, siete la classe migliore del mondo, l’energia è fantastica stasera. Ora allargate le gambe, allungate le braccia, abbassatevi sui talloni, tenete il peso sulle anche, abbassate la testa, il mento schiacciato contro lo sterno, allungate il collo, mettete entrambe le mani sotto i talloni in senso inverso ai piedi e con la parte inferiore della schiena spingete in basso, tirate le anche verso il cielo, tenete regolare il respiro, trovate il vostro focus (ancora?) e ora tenete la posizione un minuto, fate meditazione, tenete gli occhi aperti, sentite l’energia del vostro cuore, tenete la posizione per ancora 30 secondi cercando di spingere i vostri limiti più in avanti, piegate indietro il collo e cercare ti toccarvi le ginocchia con la lingua, se non ci riuscite oggi non importa, continuate a provare ci riuscirete domani (adoro rimandare,io)…ora tornate in posizione di preghiera, allargate la cassa toracica fate un bel respiro, abbassate le braccia e siamo pronti per la prossima posizione…”.
Tutto questo in una stanza con 50 gradi centigradi.
Ecco, se appena appena avete un po’ di potere immaginativo, avete appena avuto un assaggio di lezione di Bikram Yoga.
Nel mio quartiere hanno aperto questo studio nuovo, che combina la tendenza con la salute, la bellezza con la spiritualità, il sudore (tantissimo sudore) con il sudore. La Giovanna, fan dello yoga da quasi un decennio, cercava da mesi di convincermi a provare (a me, che il massimo della spiritualità della disciplina l’avevo provato un anno fa con dei DVD!!!) e la scorsa settimana…il miracolo, la rivelazione.
Venerdì scorso la Giovanna mi ha cercata ripetutamente al telefono senza fortuna, non solo lasciando messaggi in segreteria ma dimostrando anche una prorompente necessità di parlarmi dal vivo. C’era qualcosa di grosso in ballo, perché in generale lei non è tipo da accanirsi tanto sulla comunicazione a parole, quindi ho deciso di approfondire e l’ho invitata a cena x una zuppa organica preconfezionata (sento i vostri denti stridere, ma la versione carote-zenzero è alquanto pregevole) e una boccia d’acqua del rubinetto. C’era una tale luce nei suoi occhi mentre mi raccontava di questo Bikram che il giorno dopo mi son presentata allo studio per la mia settimana di prova a $20.
Dai DVD ricordavo delle squinzie di età definita, nostalgiche degli anni ’80 con capelli mechati e la frangetta, con delle ridicole tutine, adagiate su dei materassini in location stupefacenti tipo la Monument Valley, sull’orlo di precipizi che suggeriscono le infinite vastità dell’anima. Nei DVD le squinzie si piegavano a 180 gradi avanti e indrè come avessero morositas al posto delle vertebre, il loro sguardo era trasfigurato, i capelli laccati erano smossi da una lieve brezzolina e dagli alberi intorno (simili agli ulivi, anche se io nella Monument valley non ricordo ulivi, ma forse negli ultimi anni è in atto un rimboschimento intensivo), dicevo… dagli alberi intorno usciva musica di sitar.
Nel super trendy studio tutto rosa del super trendy Lower East Side dove mi sono trascinata quel sabato pomeriggio ho trovato:
-fighette in microshorts American Apparel,
-tatuaggi su ogni stinco/caviglia,
-tatuaggi su parecchi bassi ventri,
-tatuaggi su alcune schiene ed un certo numero di piercing ai genitali (gli shorts erano micro sì, ma i piercing li ho scoperti al momento della doccia)
-un paio di maschi degni di nota, uno scolpito nel marmo e uno nell’ebano (ignoro se abbiano piercing ai genitali)
-un paio di grassi piuttosto impressionanti, un omone peloso in mutande e una signora che da metà della lezione in poi si abbandonerà in singulti
-last but not least…un caldo della madonna. Oh bella, l’inferno ha le pareti rosa, che fru fru.
Caldo, caldissimo…Mr. Bikram negli anni ’70 diceva che è perché così i muscoli si allungano di più io dico che è perché in questa città la gente non può fare una cosa normale, deve aggiungerci sempre qualcosa di “oltre”. Nel dare una veloce descrizione di questa mia nuova disciplina alla mia amica Elena ho ricevuto questa risposta -a Torino si chiama stretching nella sauna, l’ho fatto anche io-. Tiè. Fine della conversazione. Io pive nel sacco lunghe così, credevo di essere troppo avanti. Ad ogni buon conto resto convinta che il mio Bikram Yoga segna il limite della sopportazione umana. La Giovanna ha dato una descrizione di questa tortura che, tra tutte, è la più vivida: è come in quei film americani dove i soldati americani vengono torturati nei campi di prigionia in Giappone o Cambogia. Io aggiungo: con la differenza che il torturatore è americano e crede nel potere del self-help e dice assurdità come “siete le rockstar della vostra vita”.
Però è anche bello sentirsi apprezzati, a Torino quando andavo in palestra nessuno mai diceva –bellissima posizione, Fabrizia, grande! Continua così, sei una gioia per gli occhi e per lo spirito, emani bellezza-. Emano bellezza sudando. C’è del buono, allora!
All’inizio della lezione l’istruttore, che non ha ancora indossato la maschera del torturatore, è tutto carino e chiede se qualcuno ha male da qualche parte. Qui la donna che più tardi singhiozzerà abbandonata sul materassino, mentre noi disegneremo l’arobaleno con la forza delle nostre membra strecciate tra il centro della terra e il cielo infinito, dice io ho il gomito del tennista, il ginocchio incriccato e male alla bassa schiena, io vorrei dirle che cazzo ci fai qui, allora? Stai a casa, no?
Forse io non sono spiritual abbastanza, ma trovo alquanto complicato trovare la concentrazione in una stanza con altre 50 persone, con un caldo maledetto, gocce di sudore grandi come palloni da basket a grappoli, i miei 50 compagni di sventura che respirano rumorosamente dal naso come cavalli e l’istruttore che si aggira blaterando senza posa. Un’ora e mezza di un mantra senza soluzione di continuità, anni di esperienza per imparare ad emettere suoni anche mentre respirano e deglutiscono. Io lo trovo così snervante a tratti, che ci sono momenti in cui mi accorgo di aver perso la concentrazione perché sto immaginando di strappare personalmente le unghie e la lingua al verboso insegnate.
Andrea mi dice sempre che se qualcuno o qualcosa ti da noia ed è un problema devi lavorarci e poi capisci che il conflitto era tutto dentro di te. Io gli oppongo che uno, porca paletta, se qualcosa o qualcuno gli sta sulle palle, avrà ben il sacrosanto diritto di mandarlo a farsi benedire e concentrasi su quel che gli piace. O no? Bisogna passare tutta la vita a farsi piacere gli stronzi? Perché io sarò anche piena di conflitto interiore, ma il mondo è anche pieno di stronzi, siamo onesti.
Ma c’è qualcosa in questa sudata sofferenza autoinflitta che mi sconfinfera. Certi hanno trovato nel Bikram Yoga la forza di smettere di fumare, io magari troverò me stessa e mi trasformerò in un torturatore mascherato. 

mercoledì 18 maggio 2011

Restyling


Si è danneggiata la guaina impermeabile del terrazzo,  ci piove in casa, e da qualche giorno ci ritroviamo a sopravvivere in  uno scenario di guerra in mezzo a demolizioni   disastri e una quantità indescrivibile di polvere che arriva fin dentro ai cassetti.  La situazione appare un tantino desolante  e  l'unico conforto è sapere  che tutti i nostri guai non sono niente   in confronto a quante ne deve aver passate il chirurgo della santanchè.

Torneremo con un nuovo look, appena possibile.



 


sabato 14 maggio 2011

di PiErre, di Imprinting e di Laboratori teatrali a Canelli

Nella  volonterosa veste di Pi-Erre faidate non è la prima volta che racconto qualcosa   di Elisa, la figlia attrice.  Ne avrei parlato anche un po' di più, e  con un certo orgoglio,  ma non è semplice superare   l'imprinting   di una  nonna  per nulla incline ai complimenti ma implacabile nel sottolineare  ad ogni minimo accenno di autocompiacimento  che  mach J'asu 'd Cavour as lòdu da lour,  tradotto liberamente  in italiano:  chi si loda s'imbroda.
Ma siccome il sangue non è acqua e i figli sono figli  e  poi, diciamolo, passata  una certa età anche l'imprinting della più rigida delle nonne va a farsi benedire,  è finita che  di qualcuno degli   spettacoli  di Elisa ho  parlato.




Stavolta non ci sono spettacoli da segnalare, ma un caloroso  invito a  partecipare a  TUTTI SUL PALCO -  laboratorio teatrale (Gratuito) al Teatro Balbo di Canelli il 13 14 e 15 maggio.




Con l'aiuto di   Andrea Bosca













ed Elisa Galvagno

chiunque  potrà salire sul palco,   recitare quello che più gli piace  e provare il brivido di ricevere gli  applausi del pubblico.
Avessi avuto  una trentina di anni di meno e  una nonna un po' meno scorbutica, forse un pensierino  lo avrei fatto anche io.

Le foto qui sopra, come avrete facilmente arguito, sono troppo belle per essere opera mia, e infatti sono opera di un  fotografo autentico, con tutte le carte in regola. Mia è invece la foto che segue,



in cui Andrea ed Elisa recitano nel saggio finale degli allievi del Teatro Stabile di Torino, più o meno una decina di anni fa. Accipicchia come passa il tempo.

Dimenticavo:
MAIL E INFO:
tuttisulpalco@hotmail.it

LinkWithin

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin