martedì 8 luglio 2008

Sweet Melissa

Come ho già raccontato in varie occasioni, la figlia emigrante abita a Brooklyn. Per la precisione, a Carrol Gardens, un quartiere che deve il nome a Charles Carrol, unico cattolico firmatario della Dichiarazione di Indipendenza. Abitato all'inizio da una comunità multietnica di ceto medio-alto borghese, il quartiere nei primi anni del secolo scorso si è visto arrivare una nutrita colonia di immigrati italiani, i cui nipoti e pronipoti continuano a vivere nelle graziose brownstone intorno a Smith Street e Hoyt Street. Non è una Little Italy anche se pullula di negozi dal nome italiano, non è una zona praticata dai turisti, ed è forse una delle ragioni che rendono il posto più attraente e autentico, e vi si respira un'aria decisamente diversa da Manhattan. Ci ho messo un po' a capire quali fossero le differenze perchè a tutta prima non sono così lampanti: le case sono simili alle brownstone di tanti altri quartieri, le strade sono animate e piene di gente dall'alba a notte fonda, negozi e localini si susseguono uno dopo l'altro nè più e nè meno come dappertutto, PERO' non ci sono le grandi catene, non trovi nemmeno uno Starbucks nel giro di chilometri, e non per un caso. Gli abitanti cercano di opporsi alla eccessiva standardizzazione, e bisogna riconoscere che fino ad oggi sembrano esserci riusciti piuttosto bene. Sembra che riescano anche piuttosto bene a mantenere le loro strade pulite e ordinate, e questa è una cosa che a Manhattan te la puoi solo sognare. Di Smiths Street e dei suoi ristoranti e negozi voglio raccontare con calma, per ora cominciamo con Sweet Melissa, una deliziosa pasticceria in cui è davvero piacevole andare a far colazione.

venerdì 4 luglio 2008

Giuseppi di casa nostra

Giuseppe è un nome, come dire, evergreen e dunque di Giuseppi ce n'è ben più di uno, da questa e dall'altra parte dell'oceano. Naturalmente non è che basti chiamarsi Giuseppe per meritare un monumento nella città che non dorme mai. In un modo o nell'altro, bisogna aver fatto qualcosa che sia degno di nota, di meritevole. Come Giuseppe Mazzini, ad esempio, che può vantare un gran bel busto a Central Park , di cui avevo già accennato. O come Giuseppe Garibaldi, che evidentemente è stato ritenuto ancora più meritevole di Mazzini, dal momento che a lui in Washington Square hanno dedicato un bel monumentone in piena regola, e lo hanno ritratto con tanto di tomino in testa e regolamentare fazzolettone al collo, lo sguardo indomito mentre sguaina la spada contro il nemico. Ma allora la maestra non mi raccontava bubbole quando parlava dell'eroe dei due mondi.

mercoledì 2 luglio 2008

Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo ha casa a New York. Abita in cima ad una colonna in mezzo a Columbus Circle, un rondò che si trova sul vertice sud ovest di Central Park, tra Central Park West, Broadway e la 59° (ho controllato sulla mappa per non dire una stupidaggine). Questo Columbus Circle è, credo, l'unico rondò di tutta la città. Pericolosissimo, solcato com'è da un nastro di taxi gialli che lo percorrono in continuazione, taxi che visti da lontano sembrano tante automobiline da bambini, e visti da vicino ti fanno subito capire che il loro guidatore non ritiene un diritto fondamentale per i pedoni quello di attraversare la strada e, contemporaneamente, portare a casa la ghirba. Nel 2004 è stato inaugurato il Time Warner Center un mega edificio specchiato, che ai piani alti ospita la sede della CNN e di altre grandi società di comunicazione, e per questo tutto l'edificio è super controllato da discreti vigilantes che, come tutti i vigilantes, pensano di passare inosservati fingendo di fare i turisti, tutti in abito scuro e con l'auricolare. Il piano terra è un grande centro commerciale con punti vendita di tutti i migliori magazzini di New York, tipo Whole Foods (il più grande di tutta Manhattan) o Williams-Sonoma oltre naturalmente ad una miriade di boutiques di altissimo livello, Ci sono anche alcuni ristoranti, ma solo a vedere le insegne ho capito che nessuno era alla mia portata e quindi ho preferito non approfondire. Ho approfondito invece la visita al primo piano, dove il megastore della Samsung espone tutti gli ultimi gioielli della casa mentre gli altoparlanti diffondono in continuazione musica splendida con una acustica perfetta. Da passarci una mezza giornata solo per ascoltare che razza di musica sanno tirar fuori questi qui. Dall'altra parte della strada si erge il Trump International Hotel, definito, da Donald Trump, presumo, l'indirizzo più prestigioso del mondo. Prestigioso lo sarà sicuramente, ma anche trumpescamente pacchiano, esageratamente rutilante com'è di specchi e acciai.

invito a cena


invito a cena Inserito originariamente da DEDE_LE La mia amica Eva ieri sera era invitata ad una cena di lavoro al Combal.zero. L'invito era esteso a due persone, ma suo marito aveva un impegno improcrastinabile. Mi ha telefonato e io, senza pensarci due volte e con grande spirito di sacrificio, sono subito accorsa.

martedì 1 luglio 2008

Send a salami to your boy in army

205 East Houston Street (si pronuncia Hauston, mi raccomando, ma non chiedetemene il perchè), all'angolo con Ludlow si trova uno dei locali più famosi di Manhattan: Katz's Delicatessen. Non è un posto elegante, è un locale molto abbordabile in cui vengono serviti enormi paninoni imbottiti oltre ogni umana misura, spalmati di senape e contornati da cetrioli sottaceto. Ristorante di tradizione ebraica, si è autonominato il re del pastrami, che è un tipo di carne salata conservata che tutti mi dicono deliziosa. Non posso pronunciarmi in merito, a me non è ancora riuscito di assaggiarlo: anche questa volta, era troppo presto per pranzare e troppo tardi per il breakfast. Da Katz si può organizzare un Bar Mitzvah a regola d'arte, ma vanno forte anche le torte da matrimonio, o potete far spedire un salame al vostro caro sotto le armi. Se non siete comodi ad arrivare fino in Houston street, tranquilli: accettano anche ordini online. Questa faccenda mi ha un po' scossa, a dire la verità. Non è stato facile, per me che vengo dall'Europa e vedo le cose da una prospettiva diversa, rendermi conto che negli USA avere in famiglia un soldato al fronte è un fatto tutto sommato ordinario, talmente ordinario da potergli spedire in regalo un salame come se niente fosse. Bah, meglio non avventurarmi in discorsi fuori luogo. In ogni caso, l'unico commento che mi sento di fare al proposito è che sarebbe grandemente auspicabile che il servizio offerto da Katz debba essere archiviato al più presto. Ma torniamo a parlare di ristoranti. Di sicuro la ragione principale per cui Katz's Deli se lo ricordano proprio tutti, anche quelli che non lo hanno mai nemmeno sentito nominare, è la scena strafamosa in cui Meg Ryan/Sally mima a beneficio di Billy Cristal/Harry un dettagliato finto orgasmo. Se lo ricordano tutti, ma a scanso di ogni dubbio hanno piazzato un bel cartello celebrativo sopra il tavolo, metti mai che qualche distratto se ne fosse dimenticato.

una ciliegia tira l'altra, anche dalle parti di Boston

E' vero, una ciliegia tira l'altra, così come un architetto tira l'altro, e allora signore e signori, dopo Alvar Aalto, ecco a voi Frank Gehry, con un'opera un po' più recente di quella di Aalto, ma sempre al MIT. Edifici in cui, se ho capito giusto, trovano posto anche i laboratori in cui si studia l' Intelligenza Artificiale. e, saltando di palo in frasca, mi sa che a furia di ciliege facciamo indigestione, questo altro edificio è ancora di Frank Gehry, ed è lo IAC a New York City. A questo punto, mi tocca assolutamente andare a Bilbao a vedere il Guggenheim. Imperativo categorico

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