giovedì 8 maggio 2008

Cibarie uzbeke

Dal sito ufficiale per lo Sviluppo dell’Interscambio turistico Italia-Uzbekistan, leggo testualmente: "La cucina Uzbeka è uno delle più colorite fra le cucine Orientali”
Mi permetto di esternare qualche perplessità, perchè a me la cucina uzbeka è sembrata sì colorata, ma solo in senso cromatico, mentre l’ho trovata abbastanza monotona dal punto di vista del sapore. E’ probabile che a noi, che partecipavamo ad un viaggio organizzato, non sia stata ammannita la cucina familiare, ma che ci sia stato preparato sempre un menu, come dire internazionale, che potesse piacere a tutti.
Temo che sia stata una scelta infelice, perchè ha deluso la gente culinariamente curiosa come me, e non ha potuto, come è ovvio, soddisfare le pretese di chi anche in capo al mondo vorrebbe le fettuccine al dente col ragù di mammà.



Dicevamo, cucina monotona, ma colorata e dall'aspetto invitante.
Sulla tavola già apparecchiata trovavamo immancabilmente olive, un formaggio fresco dal gusto a metà tra la feta e la ricotta, qualche altro formaggio di tipo industriale, carote grattugiate, pomodori, barbabietole a filetti, una ciotolina di arachidi e un’altra di ciliege. c'era sempre anche una ciotola di zollette di zucchero, e non saprei dire se fosse già in tavola in previsione del caffè finale, io prendo il caffè amaro e non ho mai fatto caso se a fine cena ne servissero dell'altro.


Dopo questi antipasti, una zuppa, a cui seguiva un piatto di carne con riso. Solo un paio di volte un dolce, non memorabile. Memorabili invece le fragole, grandi, rosse e assolutamente deliziose.
E’ vero che le zuppe erano un po’ insipide


e le carni sapevano per lo più dell’aceto che avrebbe dovuto mascherare l’afrore della carne frollata un giorno di troppo, ma i giovanissimi camerieri che servivano in tavola entusiasti e trafelati, con l’ansia di ben figurare stampata sulla faccia, facevano una gran tenerezza, e non ci siamo arrabbiati nemmeno quando il ragazzino poco più che quindicenne con un papillon più grande di lui, alla richiesta di una forchetta, non ha trovato di meglio che prenderne una (usata) da un tavolo ancora ingombro dei piatti di una comitiva precedente, e porgerla con un inchino, dopo averla però strofinata vistosamente in un tovagliolo.




Dopo il secondo pasto abbiamo capito che la gastronomia non sarebbe stata il fulcro del nostro viaggio e ci siamo adattati tutti di buon grado, tranne la immancabile signora viziata e capricciosa, che passava la mattinata a lamentarsi per la cena precedente e il pomeriggio a lagnarsi del pranzo appena concluso.
Io sono abituata a mangiare di tutto, e ho ricevuto da una nonna assai arcigna un imprinting, che mi è impossibile ignorare, per cui devo assolutamente finire tutto ciò che mi ritrovo nel piatto, anche nel caso non mi piaccia alla follia. Un destino crudele ci ha volute più di una volta vicine di sedia, e posso dire con assoluta certezza che ci saremmo reciprocamente messe la maionese nelle scarpe, se solo ne avessimo trovata nei paraggi.
Ma torniamo seri: in fatto di cibo, le cose più interessanti le abbiamo viste sulle bancarelle dei mercati.
Interessanti e per noi inconsuete, come i noccioli di albicocca sotto la cenere,


che si sgranocchiano come noccioline e che ho trovato veramente eccezionali (mi sono astenuta dal chiedere il parere della signora) ,
pesci affumicati di tutti i tipi,

di cui si vendono talvolta solo le teste,


e tantissimi tipi di frutta disidratata, non solo le albicocche e pere e mele comuni anche da noi, ma perfino meloni e melograni, limoni e ciliege. Ne abbiamo portato a casa una piccola scorta, ma abbiamo fatto l’errore imperdonabile di offrirla agli amici, ed è finita in un lampo.
Però, dato che errare è umano ma perseverare è diabolico, ho imparato la lezione nei confronti di un particolare bellissimo zucchero cristallizzato.

Ne avevo comprato una specie di grossa stalattite che ora troneggia in un barattolo della cucina, con l’assoluta proibizione di assaggiarne il benchè minimo frammento, perchè non potrei assolutamente reggere alla sofferenza di veder dilapidare la mia peraltro misera collezione di zuccheri.

5 commenti:

ivana ha detto...

Dede,
una enciclopedia vivente sei...ti voleva proprio un blog per esternare tutta questa ricchezza di ricerca, viaggi, storie, curiosità, vita vissuta e fantasia!
Ma quante vite hai?
Inesauribile flusso da incantare...non faccio neppure in tempo a elaborare un tuo post, che già spazi per altri orizzonti!!!

Grazieeeeeee!!!!

dede ha detto...

esaggggggggerata!
attenta che qualcuno poi capisce che ti pago........

marinella ha detto...

Hei mi associo ad Ivana! sei stata ovunque! lo dico con un pizzico di invidia, anche se qualcosa l'ho vista anch'io. La tua collezione di zuccheri mi incuriosisce parecchio, sopratutto se originali.
Piacciono anche a me, anche se tendo ad usarli, e anche a prepararne di aromatizzati. La scorsa estate ne ho acquistato uno al papavero. Uso solitamente il mascobado, ho del cristallizzato (industriale) e quando trovo gli zuccherini dalle forme strane non resisto. Pensa che a Bali avevo comprato anche lo zucchero di palma, una cosa marrone e compatta del colore del guscio delle noci di cocco, aveva uno strano gusto caramellato, il pargolo lo adorava e alla fine lo ha finito. Ricordo che a Dakar compravamo lo zucchero in pani, erano delle specie di siluri che stavano in piedi ed erano avvolti in carta da zucchero del tipico colore, dovevi martellarlo per romperlo. Ciao baci

astrofiammante ha detto...

Bellissimi questi post asiatici,é un viaggio che mi attira particolarmente
perchè mi sembra che i luoghi siano ancora abbastanza genuini......o mi sbaglio? la conferma mi sembra quella
scenetta comica della forchetta ah ah ah ah. Ciaooo!!

dede ha detto...

Marinella, non sono stata ovunque, magari fosse vero! sono stata un po' in giro cercando di evitare le località turistiche e tenendo gli occhi aperti, questo si.
Astrofiammante, hai ragione, l'Uzbekistan è molto genuino. Ci raccontava la nostra guida che il turismo esiste solo da pochi anni e vale la pena di approfittarne prima di un boom che senza dubbio arriverà presto perchè sono luoghi meravigliosi.

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