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giovedì 10 dicembre 2009

Reichstag



Il Reichstag, edificio neoclassico della fine del XIX secolo, era stato  costruito per ospitare un parlamento  a sovranità limitata e con un  cancelliere designato direttamente dal  kaiser, ma nel 1918 fu proprio da una delle sue finestre che venne dichiarata la nascita della Repubblica Tedesca, ed il Reichstag  continuò ad ospitare un  parlamento democratico  fino alla sciagurata salita  al potere del partito nazista.

Fu teatro di aspri combattimenti durante la seconda guerra mondiale e i buchi dei proiettili sono ancora ben visibili intorno ad alcune  finestre, ed è sul suo tetto che venne issata  la  bandiera sovietica,   simbolo della vittoria degli Alleati. Ridotto in rovina, per una ventina di anni venne  adibito a museo fino a che  nel 1990, il governo della Germania unita decise di riportarlo alla dignità di sede del parlamento tedesco. Il progetto di ristrutturazione fu affidato all'inglese  Norman Foster,  vera autentica stella dell'architettura mondiale e   assolutamente consapevole di esserlo. Durante i lavori di ristrutturazione, nel 1995, il Reichstag  fu anche oggetto di una famosissima performance da parte dei  due coniugi impacchettatori    Christo e sua moglie Jeanne Claude, scomparsa  purtroppo una ventina di giorni fa, che imballarono l'edificio con la bellezza di centomilametriquadri di plastica grigia e gli annodarono una bella gala di nonsoquantichilometri di nastro blu grazie all'intervento di decine di alpinisti e freeclimbers per una spesa  di svariati  milioni  di dollari.
Non sono in grado di fornire sull'operazione documenti autoprodotti  e ho dovuto prendere  a prestito  qui un paio di foto, tanto per dare un'idea.

 Nell'aprile  1999 finalmente il parlamento tedesco ne riprese il pieno possesso, e oggi è aperto al   pubblico che accetta senza banfare code che possono anche rivelarsi  interminabili pur di accedere alla lucente cupola di acciaio  vetro e specchi da cui si gode un  panorama  semplicemente strepitoso.



















Un ottimo espediente  per  dribblare le lunghe code può essere quello di prenotare un tavolo al Kafer Dachgarten, il ristorante sul tetto del Reichstag in cui  gli ospiti vengono fatti entrare direttamente da un ingresso laterale.   




Ambiente algido e raffinato, grandi vasi di orchidee,  cucina regionale tedesca in versione gourmet e ottimi dolci. Decisamente il posto ideale per celebrare il proprio compleanno, ospiti dei figli.




lunedì 27 agosto 2007

In Lituania - Vilnius








Io devo ammettere con rammarico di essere spocchiosa. Quando non conosco un paese, la mia prima idea è che si tratti di un posto poco interessante. Invece di solito sono io, che sono ignorante. Ad esempio la Lituania: ne avevo sentito parlare, sapevo che era su verso il Baltico e che la capitale era Vilnius. Un po’ poco. E sapendone poco, immaginavo una città grigia, inanimata, povera di attrattive e piatta. Tutti pregiudizi che sono stati smentiti clamorosamente, com’era prevedibile. Per cominciare: la città vecchia è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, e quindi non è per niente una città piatta e senza attrattive come avevo voluto immaginarla io.






Continuando: è l’unica città che ha dedicato un monumento a Frank Zappa.
Vilnius. Un monumento a Frank Zappa. Da non crederci.



Per la precisione non è proprio un vero monumento, è solo una testa, piazzata in cima ad una colonnina, e che la testa si sia proprio quella di Frank Zappa bisogna andarselo a leggere perchè non si capisce tanto, ma hanno avuto pur sempre un bel pensiero, bisogna dirlo. Quando ci fu l’inaugurazione, l’unica orchestra invitata a suonare fu la banda della polizia municipale, e con questo gesto i lituani dimostrano anche un discreto senso dell’umorismo, mi pare. Si deve essere davvero divertito Zappa, a sentire la polizia suonare per lui.

Vilnius ha un’attività culturale molto intensa e per niente marginale. Intanto, ospita la più grande Fiera del Libro dei paesi baltici, e poi molti artisti conosciuti in tutto il mondo sono per l’appunto Lituani. Uno per tutti: il famoso regista Nekrosius, che Arthur Miller definì addirittura un genio.

E' anche la città in cui è nata la Libera Repubblica di Uzupio. Libera liberissima, del tutto non ufficiale, ma è possibile ottenerne la cittadinanza onoraria.




Uzupio in realtà andrebbe scritto con l’accento circonflesso sulla z. Ci ho provato in tutti i modi, ma sulla mia tastiera non ho trovato nessuna maniera per accentare una zeta, e allora ne facciamo a meno. Dicevamo: Libera Repubblica, con tanto di presidente bandiera inno e costituzione. La quale recita: Non conquistare – Non difenderti con le armi – Non arrenderti. C’è un angelo, a proteggere questa piccola repubblica , fatta solo di case degradate e cadenti e abitata tutta da artisti.


un angelo che suona un corno, e quando il Dalai Lama è andato in visita, ha pronunciato l’augurio che il suono di questo corno si diffonda per tutto il pianeta.

lunedì 20 maggio 2013

Vivre en travaillant ou mourir en combattant




















Il signore dalla lunga palandrana, lo stesso che abbiamo già incontrato qui



 è Joseph Marie Jacquard, l'inventore del telaio che,  utilizzando schede perforate,


















in pratica le prime antenate  dei primissimi calcolatori, ha reso possibile intrecciare automaticamente  fili di vari colori  















per   realizzare tessuti con i  disegni più disparati. 





Non che prima di Jacquard non esistessero tessuti disegnati, soltanto che prima,  per tessere  venticinque centimetri di stoffa,   quattro operai dovevano lavorare quattordici ore al giorno per tre giorni, mentre con l'arrivo del nuovo telaio, per lavorare quegli stessi venticinque centimetri bastava  il lavoro di una giornata di  una sola persona. 
Era indubitabilmente  un grande salto in avanti, peccato che il vantaggio fosse tutto a beneficio dei padroni, i quali  continuavano a pagare agli operai  gli stessi miseri salari di sempre, nonostante si trovassero  tra le mani  una quantità dodici volte  maggiore  di tessuto pregiato.
Gli operai lionesi della seta, i Canuts,  non se la passavano molto bene: in ogni famiglia,  per un salario da fame,   padre madre e  figli dovevano lavorare almeno 14 ore al giorno, vivevano in  stamberghe fatiscenti, vedevano tre quarti dei loro bambini morire prima di diventare adulti, e, ça va sans dire,  ogni forma di sciopero era vietatissima.


Nell'ottobre 1831 si rivolgono al prefetto per chiedere una riduzione dell'orario di lavoro e paghe più alte. Si sentono rispondere che   Gli operai si devono mettere in testa che per loro non c'è che la pazienza e la rassegnazione
Inevitabile la rivolta, e dalla  Croix Rousse, il loro quartiere, scendono verso il centro 


agitando la bandiera nera "color miseria" e scandendo  Vivre en travaillant ou mourir en combattant 


cantano 
Nous tissons pour vous, grand de la terre
mais nous pouvres canuts
sans draps on nous enterre
c'est nous les canuts
qui allons tout nus
nous tissons pour vous, grand de l'Eglise
mais nous pouvres canuts
n'avont pas des chemise
c'est nous les canuts
qui allons tout nus

(Tessiamo per voi, grandi della terra, ma noi poveri canuts siamo seppelliti senza sudario
tessiamo per voi,  grandi della chiesa, ma noi non abbiamo camicia
siamo i canuts che vanno nudi)

Si impadroniscono delle armi di una caserma, innalzano barricate con l'aiuto di una parte della Guardia Nazionale che si rifiuta di far fuoco sui compagni della Croix Rousse,  combattono una battaglia   cruenta e sembrano averla vinta, tanto che sindaco e generale se la danno a gambe. Da Parigi però, in capo a pochi giorni, arrivano  trentamila soldati guidati dal duca d'Orleans, il figlio del re, e la ribellione viene domata in un bagno di sangue e anche gli  operai che si erano  rifugiati nella chiesa di Saint Nizier,




le cui campane annunciavano la chiusura notturna delle porte della città, vengono   massacrati senza pietà.
Tre anni dopo, una seconda tragica rivolta costerà alla città almeno milleduecento morti. Il generale Bugeaud aveva detto alla truppa: "Uccideteli tutti, non abbiate pietà. Dovete abbattere tremila faziosi".

Oggi i  canuts non sono spariti, semplicemente non sono più a Lione perchè  sono quasi tutti cinesi o coreani o bengalesi. A parte questo trascurabile  dettaglio geografico, non mi sembra che le loro condizioni di vita dopo quasi duecento anni siano migliorate poi tanto




mercoledì 18 giugno 2008

Puerto Rican Day Parade

La seconda domenica di giugno a New York si svolge la Puerto Rican Day Parade, la più importante delle feste e celebrazioni portoricane completa di bande, marjorettes, sbandieramenti e venditori di gadgets disseminati lungo le strade. Una folla incredibile, credo ci fossero tutti i portoricani presenti in città, nessuno escluso. Allegri e rumorosi, e ciascuno fornito di fischietto cappellino e bandiera bianca rossa e blu. Caldissima l'atmosfera e caldissimo il clima meteorologico, con un cielo azzurro che più azzurro non si poteva e un sole torrido come ad agosto. Sembrava di stare sul set di un film, con la Quinta strada tutta transennata, i poliziotti grossi come marcantoni sorridenti ma inflessibili nel non lasciar passare nessuno, un gran vociare dappertutto mentre sfilavano scuole di danza, gruppi gruppetti e gruppettini, e probabilmente tutti gli eroi di tutte le soap operas preferite, al cui passaggio gli spettatori tributavano boati d'entusiasmo. Uno spettacolo insolito e inaspettato in cui mi sono trovata per caso. Felicissima, perchè non avevo mai assistito ad una parata in vita mia.

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