Si parla poco di
Simone Weil.
Del poco che mi è rimasto in mente ricordo di averne sentito parlare al liceo si e no un paio di volte come di una tra le tante decine di filosofi il cui pensiero
non c'è tempo di approfondire. Sembra strano ma al liceo, o almeno quando ci andavo io, non c'era mai tempo per gli argomenti davvero interessanti. Ah, un'altra cosa, sempre al liceo, ricordo di aver sentito a proposito di Simone Weil: un commento sarcastico sulla sua
bizzarra partecipazione alla guerra civile spagnola. Per onestà devo sottolineare che il giudizio opinabile non arrivava dal professore di storia ma da quello di religione.

Il poco altro che su Simone Weil avevo letto nel corso degli anni, in maniera disordinata e approssimativa, mi aveva restituito di lei un ritratto complesso e troppo difficile da incasellare: impulsiva e razionale nello stesso tempo, lucida e però anche incredibilmente ingenua, in poche parole una personalità di grandissimo fascino ma impossibile da decifrare.
Queste poche e confuse idee mi sono state comunque sufficienti per tifare ancora di più per
Intervista a Simone Weil, film documentario girato a New York e firmato da Julia Haslett e da Fabrizia e che, dopo una gestazione lunga e travagliata a causa di enormi difficoltà economiche, ha finalmente visto la luce.
E devo arguire che nonostante i pochi soldi a disposizione delle autrici questo film non deve essere riuscito niente male, dal momento che è stato selezionato per la partecipazione a
IDFA, il festival del documentario più importante del mondo che ha sede ad Amsterdam e che quest'anno si svolgerà alla fine di novembre. Questo, se volete, è il trailer sottitolato in italiano. e
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P.S. Ho un futuro come P.R.?