sabato 21 febbraio 2009

di zuppe. E di posti in cui si mangiano zuppe a Torino

Io ho un debole per le zuppe. D'inverno, quando il freddo penetra fin dentro al midollo e sembra impossibile aver boccheggiato per l'afa soltanto qualche mese prima, secondo me non c'è niente di meglio che una buona zuppa densa e calda per riconciliarsi con il mondo. Di cereali di verdura di riso con la pasta senza pasta esotiche e contadine, a me piacciono tutte, non una esclusa, però chissà perchè stento a trovare tra i miei conterranei altri estimatori altrettanto entusiasti. Fate attenzione al menu tipo di qualsiasi ristorante: ci trovate una zuppa, massimo due se lo chef per caso ha deciso di cucinare povero. Mi sono molto sorpresa perciò di trovare in pieno centro di Torino un localetto carino che si
chiama  Soup & Go


 

 E' in via san Dalmazzo 8/a, e propone una discreta varietà di zuppe servite dentro ai barattoli di vetro in cui si conservano i sottoli, che da noi si chiamano arbarelle (i barattoli, non i sottoli)

 

 Niente di stratosferico, sia chiaro: è il posto adatto per una pausa pranzo, non è il locale in cui portare a cena la regina Elisabetta. Che magari le detesta pure, le zuppe. Ma chi se ne frega, non credo sia una questione che dovrò mai dirimere. Tornando al localino di Torino, c'è un piccolo dettaglio, insignificante forse per molti, ma che me lo ha reso ancora più simpatico: questo
 

venerdì 20 febbraio 2009

Siamo nell'anno del bufalo

Bello il capodanno cinese, niente da dire. Bello bello bello. Un diluvio di miss le più, ragionevolmente infagottate dentro piumini rosso lacca, ma un drappello di temerarie volteggiava sorridente da un fotografo all'altro in diadema e tacchi a trampolo con la speranza che nessuno si accorgesse della loro pelle d'oca. C''erano anche alti papaveri in cappotto e cappello nero, molto più simili a capibastone in missione segreta piuttosto che ad allegri buontemponi in gita sociale. E c'erano draghi colorati, fotografi appollaiati per ogni dove e poliziotti, una caterva di poliziotti dappertutto. E last but not least, tantissima gente. Incredibile in tempi normali immaginare quante persone possano stiparsi in quelle strade strette. Io, per non correre il rischio di perdermi neanche un minuto dello spettacolo, mi ero piazzata in prima fila con la mia macchinina fotografica ben prima che arrivasse il grosso della gente, e così ho potuto cogliere con un fremito di emozione il primo rullare dei tamburi. Poi i partecipanti alla sfilata hanno cominciato a disporsi in bell'ordine e i tamburi hanno alzato il volume delle rullate. Sono arrivati i fotografi, e i tamburi giù a rullare ancora di più. Poi è stata la volta del combattimento tra i draghi, in un crescendo di rullate inenarrabile. Ad un certo punto ho capito che i miei timpani erano stati triturati a sufficienza, avrei voluto salutare la bella compagnia e tornarmene a casa, ma un magma umano inestricabile aveva riempito ogni minimo anfratto e non mi è rimasto altro da fare che restare lì fino alla fine

mercoledì 18 febbraio 2009

Scholastic

La sede newyorkese di Scholastic, la più grande casa editrice di libri per bambini, si trova su Broadway tra Prince e Spring Street in questo bell'edificio firmato da Aldo Rossi nel 2001. La nuova costruzione si incunea benissimo tra gli edifici esistenti e fa buona compagnia all'adiacente Little Singer Building, un altro piccolo gioiello costruito ai primi del novecento. Ci sono entrata per dare un'occhiata all'interno, anche se confesso che i libri per bambini non sono il mio interesse più grande ma non immaginavo che ne avrei avuto un vero e proprio choc culturale. Dico davvero. All'ingresso, disposti in bella mostra su un grande tavolo, c'era una miriade di pubblicazioni per bambini dedicate ai presidenti presenti e passati degli Stati Uniti, ai figli dei presidenti, alla Casa Bianca, alle First Ladies e perfino agli animali da compagnia delle famiglie presidenziali. Libri che mi sono sembrati pensati per bambini di tutte le età, dai più piccini che ancora non sanno leggere ai più grandicelli. C'è un po' di tutto enciclopedie sulle vite dei presidenti, raccolte dei discorsi più famosi, antologie di frasi celebri, e tutto quanto, con parole semplici e comprensibili, è teso a spiegare ai giovanissimi il funzionamento della cosa pubblica. Non so se mi sono spiegata: libri che raccontano con parole alla portata di ragazzino il funzionamento di tutto l'ambaradan di parlamento e governo con la dichiarata intenzione di farsi capire. Una collana dedica un volume ad ogni presidente, nessuno escluso: ne ho sfogliati alcuni e mi ha colpita soprattutto la maniera in cui sono state tratteggiate le varie personalità. Sembra di capire che gli autori vogliano informare i giovani lettori, non indottrinarli e nemmeno pilotare i loro futuri orientamenti. E ditemi se non è choc culturale questo.

Puck Building

al 295 di Lafayette street all'angolo con East Houston, in quella parte di Manhattan che chiamano NoLiTa, la zona a NOrd di Little ITAly, c'è il Puck Building, un edificio in mattoni rossi che nel 1886 Albert Wagner progettò in uno stile definito Romanic Revival. Massiccio e imponente, con una grande profusione di archi a tutti i piani e una bella scala antincendio in ghisa, è decorato dalle statue del Puck shakespeariano. Qui fino al 1918 è stata pubblicata la rivista satirica omonima, e non mi è chiaro se sia la rivista ad aver mutuato il nome dall'edificio o se l'edificio sia stato decorato con le statue in onore della rivista. Poco importa, lo stabile è in seguito passato a William Randolph Hearst, patron di Harper´s Bazaar che i più attempati ricorderanno come nonno di quella Patricia Hearst assurta alle cronache per esser stata rapita da un non ben chiaro Esercito di Liberazione Simbionese con cui compì svariate rapine, e oggi appartiene al gruppo Kushner, proprietario del New York Observer. Bisogna riconoscere che tra Puck, inteso come Building, ed editoria c'è un ottimo e duraturo feeling. Dopo un lungo periodo di abbandono è stato ristrutturato nel 1984 ed oggi ospita tra le altre attività anche una sezione della NYU, la New York University. Ho scritto che è un edificio massiccio e imponente, ma in origine doveva esserlo ancora di più visto che fu necessario demolirne una parte per far posto all'ampliamento di Lafayette, nel 1893. Si occupò della cosa Hermann Wagner, parente del progettista originario, il quale fece demolire due campate del fabbricato esistente, ridisegnò il nuovo prospetto e spostò l'ingresso principale portandolo sulla parete di nuova realizzazione, riuscendo a cucire il tutto alla perfezione senza che l'aspetto finale dell'edificio apparisse minimamente alterato. La statua di Puck, il simbolo, il marchio, la firma dell'edificio, che troneggiava sul vecchio ingresso, non venne spostata ma duplicata. E così oggi le statue di Puck sono due. Per completezza dell'informazione: la Grace di Will & Grace ha proprio in questo stabile il suo studio di designer, e Billy Crystal in Harry ti presento Sally impalma al Puck la sua futura sposa. E queste si, che sono notizie.

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