venerdì 7 febbraio 2014

Parigi - Partire da un centauro e arrivare ad un pollice






Anche il più frettoloso dei passanti non può non accorgersi della grande statua nera  alta più di quattro metri,  che campeggia in place Michel Debré a st Germain des Prés.

E' fatta di aggeggi metallici,  pezzi di ingranaggi, martelli  e  pinze che  le mani  di uno scultore  hanno  saputo trasformare in  un magnifico e affascinante centauro.  



 


















 E' lì dal 1985, ed è l'omaggio  che  lo scultore  César Baldaccini,  o più semplicemente  César,  ha dedicato a Pablo Picasso.
Qui ho trovato le  brevi note biografiche che copio pari pari

César Baldaccini  nasce il primo gennaio 1921 a Marsiglia da genitori italiani .... si stabilisce definitivamente a Parigi nel 1943 trasferendosi sopra lo studio di Alberto Giacometti, dove incontra Pablo Picasso, Jean Cocteau e Jean Paul Sartre.  Nel 1952 comincia a realizzare sculture saldando assieme rottami di ferro...... La sua prima importante mostra personale si tiene a Parigi, al Salon de Mai, nel 1955. Il successo è tale che tutte le opere in mostra vengono vendute in breve tempo e l’artista viene invitato a partecipare alla Biennale di Venezia del 1957. Nel 1960 crea la prima "compressione", ottenuta comprimendo appunto rottami di auto fino a renderli dei pacchi compatti. Più tardi, nello stesso anno, César si unisce al gruppo dei Nouveaux Réalistes di cui fanno parte artisti come Arman, Yves Klein, Martial Raysse, Jean Tinguely (Tinguely, ecco chi mi ricordava!!! ), Pierre Restany e altri. Nel 1965 inizia a lavorare con la plastica, dapprima con stampi in plastica di impronte umane e dal 1966 in poi versando poliuretano espanso, cui lascia il tempo di espandersi e solidificarsi......  Nel 1995 partecipa alla Biennale di Venezia. 
César muore a Parigi il 6 dicembre 1998.


Per cercare di saperne un po' di più ho spulciato tra le vecchie riviste di architettura  e  ho ritrovato  questo vecchio numero di  Domus  dell'agosto 1968

L'anno 1960 ha segnato una svolta fondamentale nell'opera del più grande scultore francese contemporaneo: il 1960 è l'anno delle compressioni di César, della sua adesione al Nouveau Réalisme in seguito allo scandalo provocato al Salon de Mai dalla presenza di automobili compresse in tre balle da una tonnellata, battezzate sculture.
Passando da un impianto per il recupero dei rottami di ferro César aveva avuto la rivelazione di questo stadio superiore del metallo. Queste "balle" compresse e calibrate all'uscita dalla pressa le aveva trovate così belle da appropriarsene, da farne sculture sue. La compressione si identificava con la fase finale di un'appropriazione, di una presa di possesso sempre più diretta dell'artista sulla materia.
Dopo lo scandalo le compressioni diventano di moda nei salotti della Rive Droite. Sotto il fuoco incrociato di impulsi contraddittori, non abbastanza libero dal suo passato classicista, César entra in crisi per più di tre anni. Ne uscirà inaugurando brillantemente un secondo capitolo del linguaggio quantitativo meccanico: gli ingrandimenti giganteschi del calco del suo stesso pollice.

Nel 1965 César viene infatti invitato a partecipare alla  mostra “La main, de Rodin à Picasso”, un’esposizione collettiva per cui  realizza  la serie del Pouce: riproduzioni del suo pollice fatte  in plastica rossa,  in metallo argentato e  in plastica molle sormontato da un'unghia dura. L'idea evidentemente ha successo, perchè da lì in poi  César allarga il suo raggio d'azione con la realizzazione delle  impronte dell'indice, poi della  mano aperta, del polso,  fino a modellare  il seno di una ballerina del Crazy Horse.   



Un suo  pollice formato king-size domina il quartiere della Defense  aggiungendo un che di inquietante ad un quartiere che con tutti quei  palazzoni di vetro
 
e la  viabilità da moderna Metropolis  è già  ampiamente ansiogeno di suo anche senza il contributo dei  pollicioni di chicchessia.






 
































Leggo che
l’opera di Baldaccini rappresenta un omaggio all’anatomia umana ma potrebbe anche nascondere significati più profondi. Nell’antichità romana il pollice di un altro Cesare era simbolo di potere e un suo movimento poteva decidere se salvare o uccidere un uomo.

e mi viene da pensare che allora Cattelan, con la provocazione del  dito in piazza Affari, non si è inventato niente

giovedì 6 febbraio 2014

Debauve & Gallais e il cioccolato igienico



La prima bottega di cioccolato nasce nel 1800 a Parigi  nel cuore di St. Germain des Près   presso rue saint Guillame, di fronte al n. 4 di rue st. Dominique. La proprietà è  di  Sulpice Debauve. 
Farmacista alla corte di Luigi XVI, Debauve aveva preparato un miscuglio fatto con cacao vaniglia e zucchero di canna per aiutare  Maria Antonietta a trangugiare delle medicine dal sapore orribile, la  regina ne era rimasta entusiasta e aveva battezzato queste monete  di cacao  Pistoles. 
Passano alcuni anni, passa la Rivoluzione Francese e passano anche a miglior vita Luigi XVI e Maria Antonietta;  Debauve, che  non è più farmacista di corte, si è riciclato come cioccolataio,  e reclamizza  i suoi prodotti facendo leva sulle proprietà benefiche e salutari del cacao.

La sua pubblicità è astutamente subliminale: bisogna   mangiare cioccolato perchè il cioccolato  fa' bene. Sei delicato di stomaco? Il cioccolato ti rimette in sesto. Sei inappetente? il cioccolato ti ridà l'appetito. E il cioccolato marca Debauve, che è  fatto con ingredienti di primissima qualità, fa' doppiamente bene.
Il successo cresce in maniera esponenziale  e tutta la Parigi che conta impazzisce per questi cioccolatini  sani e salutari che tra l'altro sono anche buonissimi, preparati con latte di mandorla, vaniglia e fior d'arancio. Nel 1816 Debauve viene accreditato fornitore unico della famiglia reale e nel  1819  sposta la sede  nei nuovi locali al numero 30 di rue des Saints Peres, progettati da Percier e Fontaine,  architetti di Napoleone,


ed  ora riconosciuti come monumento storico (i locali, non gli architetti). 



Nel 1823 Debauve si associa col nipote Jean -Baptiste Auguste Gallais, di professione chimico, che pubblicherà di lì' a qualche anno una scientifica e assai ponderosa   Monographie du Cacao.  
Nel frattempo i due continuano a sfornare novità, si sono addirittura inventati una bevanda   istantanea al cacao  raccomandata per chi soffre di  pressione bassa, e una particolare  cioccolata che i medici assicurano essere ideale per scongiurare il colera.















Ho letto che  il geniale Debauve aveva  anche ideato il procedimento per ricavare il  latte in polvere, ma se anche la notizia è autentica,  è certo  che   lo sfruttamento industriale di questa idea  non gli  riuscì.

 













 Mi corre l'obbligo di avvertirvi che i prezzi che pratica questa sana e salutare cioccolateria non si possono propriamente definire popolari.  Anche l'igiene ha il suo costo.
 

martedì 28 gennaio 2014

Panorami parigini

I suoi detrattori dicono che dalla sua terrazza si vede il più bel panorama di Parigi perchè  è l'unico posto da cui non si vede lei, la Tour Montparnasse.  La battuta non è  originale, aveva detto la stessa cosa  anche   Guy de Maupassant a proposito della Tour Eiffel,  che detestava a tal punto da firmare   una petizione per fermarne  la costruzione.  Non gli avevano dato retta e   la torre è ancora lì, ammirata da  milioni di persone che ogni santo giorno dell'anno, con il sole e con la pioggia, sono disposti a  sciropparsi  ore di coda tra ragazzini vocianti e turisti maleducati pur di poterla visitare.
Alla Tour Maine-Montparnasse, per gli amici semplicemente Tour Montparnasse, le critiche più feroci sono arrivate dopo la fine dei lavori: è  troppo alta e  sproporzionata rispetto agli edifici intorno.  In effetti è difficile dar loro torto,   questo grosso sigaro nero sorto alla fine  degli anni sessanta e  alto più di duecento metri  sembra capitato per sbaglio in un quartiere zeppo di atelier d'artisti e di caffè dove Sartre e Simone de Beauvoir  erano di casa, e non  si può nemmeno considerare   un capolavoro dell'architettura. 



































Però dalla terrazza  sul tetto la vista è semplicemente strepitosa  e quando le condizioni meteoreologiche sono particolarmente felici  l'occhio può spaziare fino  a quaranta chilometri di distanza, tanto che si riescono a vedere  perfino gli aerei in  decollo da Orly.
Leggo che è tra i quindici monumenti parigini più visitati: più di seicentomila persone ogni anno, eppure la coda è praticamente inesistente,  si e no una manciata di minuti  per salire sull'ascensore. 




































martedì 21 gennaio 2014

Pao-tzu, ovvero di cucina cinese e di divagazioni nostalgiche

Molti, ma proprio molti anni fa, insieme alla mia inseparabile amica Eva, avevo seguito ben due corsi di cucina cinese; se non ricordo male non era ancora  nata la mia seconda figlia,  controllerò non appena  mi tornerà   in mente dove  sono andati a finire gli attestati che per qualche tempo  avevo con molto orgoglio appeso in  cucina.
A  ripensarci adesso sembra preistoria: i ristoranti cinesi erano una rarità che ci appariva il massimo dell'esotismo più raffinato. 


All'epoca c'era chi scambiava  per portagomitoli  quei graziosi cestini di bambu che si cominciavano a vedere in qualche vetrina di casalinghi

 

e nessuno, ci metto la mano sul fuoco, nessuno, aveva ancora fatto caso alla stretta connessione tra l'involtino primavera e la puzza di fritto nei capelli.
Così, appena avevamo saputo dell'esistenza di questi corsi ci eravamo iscritte.  Le lezioni avvenivano nelle cucine di un ristorante  piuttosto elegante, e le prime volte fu piuttosto sconcertante doversi destreggiare  tra le  chiazze d'unto sul pavimento. Ma dato che ci si abitua a tutto, dopo un paio di lezioni eravamo diventati   abilissimi  nell'individuare i pochi  francobolli di spazio libero da gusci d'uovo e bucce per appoggiare il taccuino degli appunti.  Però il  nostro insegnante/cuoco era bravissimo e mi mangio ancora le mani quando penso che gli ho visto  davvero fare gli spaghetti come in questo video e l'idea  di scattargli una foto non mi ha nemmeno sfiorata



Capire   cosa stesse dicendo  era un'impresa,  scambiava  la erre con la elle  come i cinesi delle barzellette,   però quando abbiamo finalmente realizzato  che   uno pecchieie  felina voleva dire   un bicchiere di farina è stato come decifrare la stele di rosetta e da lì in poi non abbiamo più avuto bisogno dell'interprete. Non ci ha insegnato soltanto a cucinare dei piatti  ma ci ha spiegato l'accostamento dei sapori e ci ha fatto capire che  in un  menu cinese non esistono  primi secondi e contorni. Ora sembrano cose di poco conto  ma all'epoca era una piccola rivoluzione che ci aveva permesso di sorprendere gli amici  che venivano a cena da noi e con il minimo sforzo  ci aveva regalato l'aureola di grande cuoca






Ci aveva anche insegnato il segreto  per laccare la pelle dell'anatra:  basta separare  la pelle dal corpo,  prendere un grosso imbuto  riempire lo spazio tra pelle e carne di acqua bollente  e appendere poi il tutto  all'aria per ventiquattr'ore prima di procedere alla preparazione vera e propria e alla  cottura. Non ci voleva niente secondo lui,  ma io nel dubbio non mi ci sono mai cimentata.






















Le crepes cinesi che solitamente accompagnano l'anatra laccata  invece si, un paio di volte ho provato a farle. Il procedimento è di una semplicità disarmante: si impasta  la farina con l'acqua fino a farne una palla, si mette sulla fiamma   una padella di ferro e, quando questa è ben bene arroventata,  con la mano sinistra  si appoggia la palla sulla padella. Un sottilissimo velo di pasta dovrebbe restare attaccato alla padella e in un nanosecondo la prima crepe dovrebbe essere cotta a puntino. 
Credo sia chiaro il perché  dopo due tentativi io abbia capito che per me non era cosa.


















Molto meno complicato,  e per di più foriero di grandi soddisfazioni, il procedimento per  preparare i pao-tzu,  quei pani cinesi cotti al vapore di cui l'altro giorno  una mia  amica   cercava la ricetta, e che hanno dato la stura a questa  nostalgica divagazione.


P.S. Non trovando più gli appunti presi tra gusci d'uova e bucce  ho passato allo scanner un paio di  versioni della ricetta di questi pani.  La prima proviene da questo libro pieno di splendide foto e pubblicato  nel 1986








































La seconda   è presa da qui. Il libro è stato pubblicato nel 1975 e gli sono molto affezionata perchè  è stata la mia prima bibbia in materia













mercoledì 15 gennaio 2014

New York, carrozze e cocchieri



Sono ormai alcuni anni che non ho più  ragioni per andare nella Grande Mela, ma   quel briciolo  di nostalgia  sempre latente non  aspetta altro che un pretesto per tornare a galla e così, quando sulla  Stampa di oggi  ho letto che New York dice addio alle carrozze a cavalli  ho provato una fitta di dispiacere, manco  fossi stata io ad essere stata  personalmente defraudata di qualcosa. E sono andata a riguardarmi  le vecchie foto di carrozzelle e cocchieri che avevo scattato dalle parti di  Central Park, tra il Plaza Hotel 

 
e Columbus Circle










La cosa buffa è che io sono allergica ai cavalli, e nemmeno una volta  in tutta la vita mi è passato per la testa di andare a spasso in  carrozza




giovedì 9 gennaio 2014

Tanjia e tajina

I nomi si somigliano talmente  che pensavo si trattasse soltanto di una diversa grafia, invece   la differenza tra tanjia 



e tajine
è notevole, e se non volete offendere un abitante di Marrakech (a proposito, come si chiamano gli abitanti di Marrakech? ) badate bene di non  fare confusione.
Carne d'agnello, limoni sotto sale, spezie e aglio cucinati per ore a fuoco lento in un'anfora di terracotta chiusa con un foglio di carta legato con uno spago perchè  nemmeno un microgrammo di profumo vada perso,  la tanjia, chiamata anche l'anfora di Marrakech, è infatti il piatto simbolo della città.  
Come la bagna cauda per Torino. 
Provate un po' a fare confusione sulla bagna cauda a Torino, e vedete come possiamo reagire.
Cucinata, mi dicono per tradizione dagli uomini (pare sia considerato il piatto da scapoli per definizione )  in mille varianti,  con più o meno cumino, usando solo la scorza dei limoni o i limoni tagliati a quarti,




servita con il buonissimo el-khobz, il tradizionale pane arabo














o con accompagnamento di un piatto di semola, la tanjia è uno  stufato di  carne tagliata a pezzi grandi  con sugo abbondante e un penetrantissimo odore di aglio.  Le cipolle pare le mettano solo  a Fez,  a Marrakech no.  Cipolle o non cipolle, è cibo per stomaci giovani e  robusti. Non per niente  è il piatto degli scapoli


Una Libreria Antiquaria nel Souq di Marrakech

 

Questo scarno  post è dedicato alla mia amica  collezionista  di librerie

Una magnifica libreria di libri antichi o forse solo vecchi nel cuore di un Souq, ma non chiedetemi quale. Il proprietario non voleva assolutamente che la fotografassi poi visto che insistevo finalmente ha ceduto, ma solo a patto che non lo riprendessi in volto. Si è accucciato sul suo sgabello borbottando con la testa tra le mani e io non ho osato dilungarmi troppo. Quando per far capire che avevo terminato  l'ho salutato e molto ringraziato per la sua cortesia si è finalmente deciso a rialzarsi, sempre borbottando, e non sembrava  per niente contento.






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