venerdì 15 aprile 2011

Rem Koolhaas - lectio magistralis alla Biennale Democrazia

Rem Koolhaas è un  architetto  nato a Rotterdam. Prima di affermarsi come uno dei più geniali e coraggiosi architetti moderni è  stato giornalista e sceneggiatore di cinema. 
Ha firmato alcune tra le più innovative opere degli ultimi anni, come la bellissima Ambasciata Olandese di Berlino, che è l'unica cosa che vi posso mostrare essendo l'unica sua opera che ho fotografato,  










Ha insegnato a Princeton, ad Harvard e un po' dappertutto per il mondo, alla fine degli anni settanta ha scritto il fondamentale   Delirious New York, un manifesto retroattivo per Manhattan, ha vinto tutti i premi di architettura possibili e immaginabili, compreso il Pritzker Price, senza ombra di dubbio  il  più prestigioso di tutti. 
Sua, tra le mille altre opere,  è anche una casa di Bordeaux  progettata e  realizzata per un uomo  paralizzato a causa di un incidente.
Oggi alle 18,30 al Teatro Carignano di Torino terrà  una Lectio Magistralis nell'ambito di Biennale Democrazia

giovedì 14 aprile 2011

Pensose riflessioni sulla primavera


E' primavera, svegliatevi bambine
alle Cascine Messer Aprile fa' il rubacuor
e a tarda sera, madonne fiorentine,
quante forcine si troveranno sui prati in fiorrrr
eccetera eccetera eccetera
La cantava Rabagliati  almeno trecento anni fa.
Sarà perchè il romanticismo non ha molto da spartire col mio DNA, sarà perché  non ho mai  fatto uso di forcine, ma con me messer aprile non è che abbia molto giocato a fare il rubacuori.  Più che altro mi fa' ricordare che è ora di  spegnere i termosifoni  programmare le pulizie di primavera  mandare il paltò  in tintoria e ricominciare ad  annaffiare  i fiori.
Robe terra terra, diciamolo pure, ma che ti fanno suonare la sveglia dal letargo  molto meglio di uno scomodo   umido  e zanzaroso rendez vous nei prati.
E' di nuovo  Primavera con la Pi maiuscola: il  cielo è di nuovo  terso, il sole è  di nuovo  tiepido e gli uccellini tornano a cantare, ma  soprattutto ritorna una gran voglia di fare la valigia e andare in giro  a  vedere come cresce il verde nuovo, (l'azzeccata definizione è  di  Giovanna)


































        

martedì 5 aprile 2011

messaggio promozionale: Docusound


Siore e siori, oggi vi presento   DOCUSOUND
E' un audio-magazine,  probabilmente  il primo del genere in Italia, nato da poco ma con grandi ambizioni:  si propone di raccogliere  storie che arrivano al cuore senza passare dagli occhi.  
Ascoltare è  un po'  come leggere, offre  stimoli e sollecita una partecipazione  attiva. Se ci pensiamo bene, un  libro prende vita compiutamente  soltanto quando siamo noi a dargliela,  ci caliamo dentro la storia con  la nostra immaginazione e la interpretiamo a seconda della nostra sensibilità, e anche del nostro umore.  E difatti è  raro  che ci piaccia il  film tratto da un libro che abbiamo letto,  i personaggi non hanno mai  la faccia  giusta, quella che noi  abbiamo stampata talmente bene   nella nostra testa che è impossibile vederli con una fisionomia diversa,  e la trama ci sembra stravolta, tagliata, cambiata secondo un criterio  quanto meno discutibile. Tutto  da rifare, e noi  l'avremmo fatto centomila volte meglio. E' vero o non è vero?  
Ecco, ascoltare una voce che racconta  una storia funziona un po' come leggere un libro:  invita a far  lavorare la mente. Suggerisce gli ingredienti  ma non impone il piatto precucinato, e alla fine  ti accorgi che ci hai  messo  dentro anche qualcosa di tuo.  
Parte da queste premesse, Docusound, per andare alla ricerca di storie da raccontare, ma anche  di ascoltatori.  Le storie sono già tante, c'è quella di




c'è il  venditore di kebab  arrivato da lontano 



e c'è la storia di un uomo che  suona il flauto sotto un ponte





la maestra che insegna danza del ventre  a ragazze che non vedono
















e  voci di genitori che raccontano i propri figli 
e voci di figli che si raccontano  

Forse da sola  non  avrei mai  scoperto   Docusound, ma  il progetto viene  da Doc In Progress, e quindi  trattandosi, come dire, di  un affare di famiglia,  l'ho visto nascere. Non sono del tutto obiettiva e  lo riconosco, però a me sembra una  buona idea.

venerdì 25 marzo 2011

Sulle tracce di Robert Mapplethorpe

Terzo di sei figli di una famiglia medio borghese cattolica, Robert Mapplethorpe nasce nel novembre 1946. A sedici anni si iscrive al Pratt Institute di Brooklyn, dove studia Arte e pittura.


Diventa amico di   Patti Smith

  
che è sua compagna di scuola al Pratt e che non sarà soltanto la sua più grande amica e  la sua musa artistica, ma anche  la compagna di  un pezzo della sua vita. 
Vivranno    insieme per un po',   prima a Brooklyn

 e poi al Chelsea Hotel di Manhattan.

Il loro è un rapporto incredibilmente  complesso e  intenso, e sarà destinato a durare  fino alla morte. 
L'interesse per la fotografia arriva più tardi, dopo la laurea, quando Mapplethorpe armato di  Polaroid passa le notti nei  locali gay di Manhattan a scattare immagini che poi assembla con ciarpame  raccattato  nelle discariche insieme ad   illustrazioni ritagliate da riviste pornografiche,  creando collages visionari che suscitano enorme scandalo e lo connotano come enfant terrible della cultura underground newyorkese.
Conosce  Andy Warhol,  frequenta la sua Factory di Union Square ed appare subito chiaro  che è il migliore tra i fotografi dello staff




















Il suo talento è evidente, e il curatore di arti grafiche  del Metropolitan Museum, John McKendry, lo incoraggia a dedicarsi completamente alla fotografia.
















Si sistema in uno  studio al 24 di Bond Street,
























in questo  bizzarro  edificio   che ora pare ospiti un teatro. (I danzatori dorati sono stati aggiunti in seguito  da parte del  nuovo inquilino,  lo scultore Bruce Williams).





















Diventa amante di Sam Wagstaff, ricco collezionista d’arte, il quale gli regala cinquecentomila dollari ed una Hasselblad.
Cinquecentomila dollari per comprare  un nuovo studio al  35 West 23rd Street,


(questa foto non è mia )










e la  Hasselblad per assecondare  la sua mania ossessiva di perfezionismo. Le  fotografie diventano ancora più curate, la   ricerca formale è esasperata  e nemmeno il  più insignificante dettaglio è casuale.
I suoi soggetti sono sovente  nudi maschili,


e molti sono  carichi di un erotismo talmente  ostentato ed esplicito  che più di una volta le gallerie rifiutano di esporli e spesso la censura arriva a richiedere  l'intervento della polizia. Ma Mapplethorpe fotografa altrettanto splendidamente  nature morte, e fiori,



e  bambini, creando ritratti in bianco e nero di perfezione assoluta 

  






Malato di Aids, muore a Boston  nel 1989


mercoledì 23 marzo 2011

Un filino esagerato


















Di Herzog e DeMeuron   avevamo accennato già più di una volta , e mi stavo giusto  chiedendo se  fosse il caso di tediare ancora   i miei aficionados con le  fotografie di un'altra loro realizzazione, il  primo edificio residenziale che hanno costruito negli Stati Uniti, quando  ho avuto l'ennesima  conferma che la  telepatia non è  una favola, dal momento che   la stessa idea   era  venuta  anche ad un'altra persona, che tra l'altro mi è capitato di  incontrare  di  recente.
La constatazione mi ha fatto tagliare  la testa al toro:  poche storie,  oggi si va tutti a  Manhattan, Cast Iron District, 40 Bond Street per la precisione, dove c'è un condominio così sfacciatamente lussuoso da apparire sorprendente  perfino in questa città che in quanto a lussi  eccessi ed esagerazioni ha poco da imparare.


Committente dell'operazione è stato Ian Schrager, il patron di tantissime fortunate iniziative  come  lo strafamoso tempio della Disco Dance, lo  Studio 54, per dirne soltanto  uno a caso.  E con questo abbiamo subito ben chiaro in testa  che se  qualcuno cerca un monolocale ad equo canone, qui ha sbagliato indirizzo.
E  se Jacques Herzog durante la costruzione ha detto veramente : "noi ci sentiamo a disagio nel lusso", tocca riconoscere che,  disagio a parte, anche stavolta i due  sono andati alla grande.
La  facciata  riecheggia la struttura dei cast iron buildings, ma la reinterpreta con materiali nuovi, come gli elementi   in rame brunito e  in vetro curvato, realizzati appositamente a Barcellona, mentre una enorme cancellata  (ad inquietanti  volute in alluminio pressofuso  che sembrano ispirate da un Gaudì bisognoso di Alka Seltzer)   lunga più di quaranta metri protegge la privacy dorata degli inquilini dei  ventisette appartamenti e delle cinque townhouses  di oltre  mille metri quadri, tutti con giardino privato e chi sa quante altre belle cose ancora. Inutile specificare che  tutti sono corredati da splendidi arredi disegnati uno per uno su misura, e le finizioni stratosferiche contemplano cucine  in rovere austriaco, armadi  laccati di  fattura italiana, caminetti,  oltre ad  un   grande profluvio  di Corian,  un nuovo  materiale molto  duttile e  versatile  che è stato sfruttato per forgiare lavabi e piani di lavoro ma anche per sagomare in  morbide onde la hall di ingresso,  e che Schrager pare abbia preferito  soprattutto perchè molto più costoso del marmo.  
Come se tutto questo bell'ambaradan  non fosse ancora sufficiente a convincere i  newyorkesi facoltosi a traslocare di corsa,  Schrager ha calato un ulteriore asso: un  servizio di housekeeping talmente raffinato e capillare, che non soltanto si può prendere carico della sorveglianza  e della gestione di ogni faccenda quotidiana di casa 24 ore su 24, spesa e riparazioni e servizi di pulizia,  ma può offrire  ogni immaginabile tipo di servizio come nemmeno la più efficiente delle  segretarie private, compresa la  prenotazione del ristorante esclusivo, o il mazzo di  fiori sempre freschi sul tavolino dell'ingresso o il personal trainer per la  passeggiata igienica di Fufi. 
Per evitarvi di perdere tempo in telefonate inutili,  sappiate che tutti gli appartamenti sono già stati venduti.

















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