mercoledì 15 luglio 2009

MAGNOLIA BAKERY

Un giorno o l'altro sarà anche il caso che qualcuno mi spieghi come sia possibile ingoiare milionate di calorie a boccone restando magre come le due squinzie di Sex and The City che confidandosi le pene d'amore si ingozzano di cupcakes. Comunque sia, è bastata questa scena di pochi secondi per far balzare la Magnolia Bakery in cima alla Hit Parade delle pasticcerie di Manhattan. Questa, fotografata da me in una calda domenica di giugno, non è proprio la pasticceria del telefilm (si chiameranno ancora così?) ma un'altra delle tante sedi sparse per la città. Non la stavo cercando, l'ho trovata per caso mentre passeggiavo dalle parti del Rockfeller Center, seguendo un profumo fin troppo inebriante di cioccolata e vaniglia che si spandeva per il marciapiede.
e così ho visto le lavoranti decorare in vetrina i dolci appena sfornati talocciandoli magistralmente con grandi spatolate di crema rosa, usando nè più e nè meno gli stessi gesti e lo stesso movimento del polso che usano i piastrellisti. Solo che i piastrellisti usano la calce e non la crema di fragole.

giovedì 9 luglio 2009

New York - SoHo e il Cast Iron Historic District

Il quartiere di SoHo (South of Houston) nasce intorno al 1660 come insediamento dei primi schiavi liberi di Manhattan, era un terreno ondulato e destinato a coltivazioni agricole che nel settecento, dato l'aumento dei residenti, si decise di urbanizzare. L'area venne completamente spianata e nei primi decenni dell'ottocento SoHo era uno dei quartieri più densamente popolati della città. Grazie alla presenza di manodopera a basso costo, arrivarono poi magazzini all'ingrosso e officine ma durarono pochi anni e se ne andarono in fretta abbandonando al degrado grandi fabbricati vuoti che la municipalità avrebbe molto volentieri raso al suolo se non vi si fossero nel frattempo insediati parecchi artisti in fuga dal Greenwich Village diventato a sua volta troppo caro. Gente instabile i Newyorkesi, mai che si fermino a lungo da qualche parte. Comunque, per tornare a bomba, è proprio grazie alla mobilitazione di questi artisti che il piano di demolizione non andò in porto e oramai, anche se pure gli artisti hanno traslocato da SoHo, l'idea perversa di distruggere una delle zone architettonicamente più interessanti di tutta Manhattan pare definitivamente archiviata e il quartiere, riconvertito per l'ennesima volta, rimane uno dei più vitali e più trafficati.
Strapieno di boutiques di lusso, è frequentatissimo dai turisti italiani, categoria contraddistinta dalla curiosa abitudine di viaggiare attraverso i continenti praticamente soltanto con lo scopo di fare shopping di capi di vestiario che potrebbero tranquillamente trovare nel negozio sotto casa. Sciamano a centinaia curvi sotto il peso di innumerevoli borse griffate, difficilmente gli passa per la testa che ci possa essere qualcosa di più interessante della vetrina di Prada e così facendo si perdono dei fantastici edifici che si possono vedere praticamente solo in questo quartiere. Edifici costruiti intorno alla metà dell'ottocento e nati grazie all'intuizione del signor James Bogardus, che nel retro del suo negozio di ferramenta si era inventato la prima facciata in ghisa della città, una soluzione a dir poco rivoluzionaria che sostituiva alle vecchie pesanti murature portanti in mattoni pieni una struttura metallica di gran lunga più leggera. Questo consentì di realizzare aperture molto più grandi col risultato di portare una grande quantità di luce in più negli ambienti e regalare una libertà progettuale fino ad allora impensabile.
Detto per inciso i Newyorkesi, per quanto instabili, si sono mostrati riconoscenti e hanno da poco intitolato a James Bogardus un piccolo parco all'incrocio tra Hudson West Broadway e Chambers Street. Se passate da queste parti e avete poco tempo datemi retta, lasciate perdere le vetrine che gira e tuira sono uguali dappertutto e fatevi una bella passeggiata a zig zag per queste strade, vedrete un panorama urbano davvero unico fatto di balaustre visionarie e stravaganze imprevedibili fino ai due veri e propri gioielli che sono chiamati il Re e la regina di Greene Street. Ai numeri 72-76 troverete the King, un edificio fatto di cinque piani di eleganti colonne e lesene verniciate di bianco e ai numeri 28-30 potrete ammirare la grazia più elaborata della Queen of Greene Street. Mentre all'angolo tra Broome Street e Broadway vi verrà incontro il magnifico Haughhwout Building, realizzato nella seconda metà dell'ottocento e ultimo esempio di architettura in ghisa, con arcate e colonnati liberamente ispirati all'architettura veneziana e primo edificio in assoluto ad essere dotato di un ascensore Otis a vapore. E su Broadway non perdetevi il Little Singer Building, l'edificio di fianco alla nuova sede della casa editrice Scholastic di cui abbiamo già parlato. Proprio nel Singer, nel 1904, Ernest Flagg sperimenta all'estremo le possibilità di questo tipo di architettura e apre la strada ai futuri edifici vetrati che imperverseranno a partire dagli anni cinquanta.

lunedì 6 luglio 2009

Prima del New York Times

il 2 luglio New York Times ha pubblicato un articolo in cui si parla di Williamsburg. Ne avevo già parlato anche io più di un anno prima. Ho battuto sul tempo il New York Times. WOW!!

domenica 5 luglio 2009

Proud to be American

Gli americani non perdono occasione per sbandierare a destra e a manca il loro orgoglio di essere americani. 
Dico la verità, avevo sempre sorriso con una certa sufficienza di questa loro debolezza.
Adesso  però loro hanno  Barak Obama. 
Noi abbiamo papi.
Comincio a pensare che non abbiano tutti i torti 

venerdì 3 luglio 2009

High Line






















Come primo reportage dalla Grande Mela vi regalo una chicca, una assoluta primizia: The High Line, uno spazio urbano nuovo di zecca tra Chelsea e il Meatpacking District che è stato inaugurato nemmeno un mese fa.
L'idea di partenza è tanto semplice quanto brillante: un ramo di ferrovia vecchio e inutilizzato da un sacco di tempo non è stato demolito ma riconvertito in giardino pubblico.
Un giardino pubblico sopraelevato in cui passeggiare






godendosi la vista di questo scorcio di città che sta cambiando pelle assai velocemente.



(Foto in alto: l'edificio sullo sfondo è lo IAC di Frank Gehry)







E' un giardino molto pensato e molto progettato anche se sembra nato casualmente: erbe e fiori volutamente selvatici

crescono facendosi spazio in mezzo alla nuova pavimentazione



pavimentazione da cui sembrano spuntare spontaneamente tante piccole panche di legno



che da qualche parte lasciano il posto a comode chaise longue




(il bellone palestrato che prende il sole non fa parte dell'arredo)

Qui e là sono stati mantenuti alcuni spezzoni di binari che un po' richiamano la vecchia destinazione del sito e un po' funzionano come arredo del verde







ma il vero Coup de théâtre di tutto l'ambaradan secondo me è l'aver creato questo piccolo teatro gradonato in cui ci si siede a guardare il traffico che scorre di sotto, come se fosse un vero spettacolo.









Pare che questa nuova High Line sia piaciuta molto ai Newyorkesi.
A me anche

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