venerdì 20 giugno 2008

Central Park

Sembra sia sempre esistito, è un po' come se fosse stato creato da Dio, magari alla vigilia del settimo giorno, giusto prima di prendersi la meritata pausa. Ma il Central Park ha una data di nascita ben precisa: 1876, e, pur sembrando un angolino, o meglio, un angolone, di natura incontaminata, in realtà è il prodotto della mano dell'uomo. Che erano poi due: Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux, i quali parteciparono ad un concorso per la creazione di un polmone verde all'interno della città, già allora congestionata ai limiti del tollerabile. Non deve esser stata una gara molto tranquilla dal momento che l'area era molto ambita dagli speculatori immobiliari, ma nel 1857 i nostri due ottennero finalmente l'incarico della progettazione, e progettarono proprio tutto dalla a alla zeta, compresi trentasei ponti, ciascuno diverso dall'altro, ed ebbero in più una geniale intuizione: tenere le strade per le vetture ad una quota inferiore al piano di campagna, in modo da rendere il traffico meno visibile. Ci vollero sedici anni e una quantità incredibile di denaro, ma alla fine il parco nacque, e piacque, tanto che Olmsted e Vaux ricevettero incarichi per la progettazione di parchi un po' dappertutto, e nella sola New York City realizzarono anche i parchi di Riverside e di Morningside, e Prospect Park a Brooklyn. L'ingresso gratuito e lo spazio per fare un sacco di cose divertenti gli tributarono da subito un enorme successo tra i newyorkesi di ogni ceto sociale, anche se nel corso della sua esistenza non gli sono mancati momenti difficili, come quando Robert Moses, un urbanista sciagurato che voleva cambiargli faccia, negli anni 50 fece realizzare dei grandi parcheggioni asfaltati, che in seguito furono fortunatamente riconvertiti in aree verdi. Adddirittura, nel 56 il caro Moses aveva in mente un parcheggio vicino alla Tavern on The Green, un ristorante che è una vera istituzione in città (oggi, peccato, sembra diventato soprattutto uno specchietto per allodole turiste), ma le mamme si piazzarono con i figli in braccio davanti ai bulldozer, e il progetto naufragò. Negli anni settanta tossicomani criminali e spacciatori gli fecero passare un altro periodo buio, ma oggi le cose sono decisamente cambiate e grazie ad un grande impegno di tutti, il parco è godibilissimo e molto affollato. C'è veramente di tutto a Central Park, ad esempio il Delacorte Theatre in cui ogni anno si tiene il festival gratuito Shakespeare in Theatre (lunghe code per i biglietti, attrezzatevi per bene) e dove un paio di estati fa, mamma mia non riesco ancora a crederci, vidi con i miei occhi una magnifica Meryl Streep Madre Coraggio insieme a Kevin Kline. Madre Coraggio non è di Shakespeare ma di Brecht, forse a furia di vedere soltanto Shakespeare la gente cominciava a stufarsi. Una delle poche costruzioni pensate da Olmsted e Vaux per il parco è la Bethesda terrace and fountain, una grande piazza pedonale che ospita al centro la fontana su cui svetta l'unica statua originariamente prevista nel parco, l'Angelo delle Acque. Adesso di statue ce ne sono parecchie, sparse un po' dappertutto, Alice, tanto per dirne una, in compagnia del cappellaio matto e del coniglio

o Hans Christian Andersen, che legge la favola al brutto anatroccolo E poi, proprio davanti al Dakota Building dove abitava e dove fu assassinato, c'è Strawberry Fields, uno spazio dedicato a John Lennon, con il famoso mosaico Imagine, dono della moglie alla città. Quando sono arrivata, un paio di restauratori lo stavano sistemando, mentre vicino a loro un ragazzo dall'aria triste disseminava il selciato di grossi girasoli. Tutto ciò che ho detto finora sul parco, più o meno, è roba risaputa. Quello che forse non tutti sanno però, è che a poca distanza da Lennon c'è un busto di Giuseppe Mazzini. Ma guarda un po', chi l'avrebbe mai immaginato.

giovedì 19 giugno 2008

Dean & Deluca

560 Broadway, tra Prince e Spring street, a SoHo, c'è il più grande il più lussuoso il più fornito il più elegante il più chic il più tutto di tutto degli empori alimentari di Manhattan. Uno spazio enorme tutto bianco, pavimenti in marmo e una fila di pilastri, bianchi anche loro e sormontati da graziosi capitelli l' illuminazione molto essenziale fatta con lampade industriali e i tubi degli impianti lasciati tranquillamente a vista creano un ambiente per niente asettico e molto accogliente in cui sciamano ininterrottamente ad ogni ora del giorno file e file di esigentissimi gourmet che sanno di poter soddisfare qualsiasi desiderio in fatto di cibo. E non lo dico per dire: qui si può trovare veramente tutto di tutto, e della migliore qualità. Guardate le foto e fatevi un'idea. Sui banconi in bella mostra ci sono anche deliziose scatoline in alluminio con tutti i possibili tipi di tè e di spezie. Presa da subitaneo raptus avrei fatto incetta di queste graziose scatoline, svenandomi, ma grazie all'intervento del mio angelo custode mi è tornato in mente che a me il tè fa schifo e che il mio scaffale di spezie può fare invidia al bazar di Istanbul, e le scatoline sono rimaste a disposizione di altri scriteriati. Perchè in tutta questa magnificenza, un piccolo neo anche Dean & Deluca ce l'ha: economici non è la parola esatta per definire i suoi prezzi. Ma, come diceva quel tale a Jack Lemmon nell'ultima scena di A qualcuno piace caldo, nessuno è perfetto.

mercoledì 18 giugno 2008

Puerto Rican Day Parade

La seconda domenica di giugno a New York si svolge la Puerto Rican Day Parade, la più importante delle feste e celebrazioni portoricane completa di bande, marjorettes, sbandieramenti e venditori di gadgets disseminati lungo le strade. Una folla incredibile, credo ci fossero tutti i portoricani presenti in città, nessuno escluso. Allegri e rumorosi, e ciascuno fornito di fischietto cappellino e bandiera bianca rossa e blu. Caldissima l'atmosfera e caldissimo il clima meteorologico, con un cielo azzurro che più azzurro non si poteva e un sole torrido come ad agosto. Sembrava di stare sul set di un film, con la Quinta strada tutta transennata, i poliziotti grossi come marcantoni sorridenti ma inflessibili nel non lasciar passare nessuno, un gran vociare dappertutto mentre sfilavano scuole di danza, gruppi gruppetti e gruppettini, e probabilmente tutti gli eroi di tutte le soap operas preferite, al cui passaggio gli spettatori tributavano boati d'entusiasmo. Uno spettacolo insolito e inaspettato in cui mi sono trovata per caso. Felicissima, perchè non avevo mai assistito ad una parata in vita mia.

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