lunedì 10 dicembre 2007

un grattacielo tutto d'argento



In occasione del suo settantacinquesimo compleanno, un paio di anni fa, il Chrysler Building e' stato incoronato il grattacielo piu' bello di New York da novanta su cento membri di una signora giuria tutta fatta da architetti, critici, ingegneri, storici dell'arte, avvocati e studenti.
Se lo avessero chiesto anche a me, saremmo stati in novantuno.























venerdì 7 dicembre 2007

il fantoma delle sogliole di pietra

Ma sa che parlandole al telefono mi ero fatto un fantoma tutto diverso? la credevo basso e bruno. Frase detta tanti anni da un tizio a mio padre; da allora il termine fantoma è entrato a far parte del nostro gergo familiare, così come crudevole, parola a quanto ne so inesistente, ma efficace per indicare un cibo che stenta a cuocere: questi piselli sono al fuoco da un'ora ma restano sempre crudevoli. una vecchia cliente mi spiegava come doveva essere la sua casa ideale: con un bel latrio grande per accogliere la gente, una pensierina per riparare dalla pioggia, le sogliole delle porte tutte in pietra e il pavimento a lupus incertus. un altro mi esortava ad accontentarmi perchè non si può volere il pelo e l'uovo. Ho incontrato un tale che aveva nel proprio PH il bernoccolo dell'imprenditore, e la signora del terzo piano faceva una curiosa insalata tra e via dicendo ed eccetera, concludendo ogni discorso con un impagabile e via di cetra. A mia sorella dicono sovente quest'orologio vuole essere cambiato la pila, le hanno chiesto una volta un orospo per un battezzo, (traduco: una medaglietta con il segno zodiacale per un battezzando), e un tale si è lamentato per le troppe spese: mi hanno depilato. Taccio sulle generalità dell'autrice delle perle: Sono stata tutto il giorno chiusa in casa come una recluta e Mi sono dileguata troppo, non ho più tempo. Ma allora, con tutto questo fior fiore di materia prima a disposizione, com'è che non mi è mai venuto in mente di scrivere Io speriamo che me la cavo?

Bolshoj



Ieri sera al Teatro Regio, la prima del Corsaire, allestimento del balletto di Petipa ad opera del superfamoso Bolshoj.
Tre ore filate di ballerini di bravura incredibile, scene e costumi sontuosi. Il mercato degli schiavi ad Adrianopoli, l'harem, il covo dei pirati, perfino una tempesta con naufragio tra i flutti prima del lieto fine, e in mezzo un pas des sclaves, un pas des èventails, un pas de trois des Odalisques, un Jardin animè ed un celeberrimo passo a due che ho letto esser stato danzato già da Nureyev e da Margot Fonteyn.
Io sono sicura che la forza di gravità fà un'eccezione per i ballerini, non mi spiego altrimenti come potrebbero volare come farfalle, volteggiare e piroettare come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il leggero clac delle scarpette che toccano il pavimento è l'unico dettaglio che ti fa capire che sono persone vere, devi fare uno sforzo grande per immaginare le ore e ore e ore di fatica sudore e dedizione assoluta che ci devono essere dietro a questo meraviglioso spettacolo.








martedì 4 dicembre 2007

stamattina

c'era una luce incredibile stamattina. e per la strada le montagne erano così belle ma così belle che ho dovuto assolutamente fermarmi per fotografarle. sembrava bella perfino la tangenziale





San Pietroburgo


nel 2003 cadeva il trecentesimo anno dalla fondazione di san Pietroburgo. Noi festeggiavamo il trentaduesimo anniversario di matrimonio, ci è sembrato giusto celebrare i due anniversari insieme, e siamo partiti.
L'agenzia ci aveva suggerito l'accompagnamento di un'interprete. Natalia, una signora bionda, leggermente corpulenta e un po' arcigna, del tutto diversa da quella Nathalie che in una vecchissima canzone si innamorava di Gilbert Becaud, però molto competente e preparata, che ci ha accompagnati dappertutto con le sue spiegazioni dettagliate eppure assolutamente non noiose e ci ha permesso di non perdere nemmeno un minuto dei quattro giorni che avevamo a disposizione. E' sempre un grosso rimpianto avere così poco tempo, soprattutto in una città tanto piena di fascino. Giusto il tempo di annusarla e tornare a casa con la voglia di ritornarci di nuovo, il più presto possibile.






























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