lunedì 6 novembre 2017

Mar Lodj, dove si parla di calcio, di tolleranza religiosa e di gallerie d'arte dal nome curioso


Quando arriviamo a Mar Lodj, una piccola isola  nel delta del Saloum ancora lontana  dai principali circuiti turistici e  abitata soprattutto da gente di etnia Sehrer,  è in corso la finale del torneo di calcio e tutto il villaggio, ma proprio tutto, si  è raccolto sul grande spiazzo dove si stanno confrontando le squadre dei gialli e dei rossi.


 Il tifo è accesissimo e   chiassoso e, dato che la spianata sabbiosa che funge da stadio è immensa e c'è spazio per tutti, in contemporanea giocano anche altre squadrette improvvisate,


 













ciascuna sostenuta da una squadra di tifosi












 più o meno nutrita












C'è una grande allegria e, anche se non capisco una parola, sono sicura che  nessuno   incoraggia i suoi con uno  "spaccaci 'e ggambe che l'arbitro non ti espUlle (sic) più",  come  avevo sentito urlare da una mamma italiana  quell'unica volta in cui avevo assistito ad una partitella di bambini. 
Nel  villaggio non esistono auto e l'unico mezzo di  trasporto è il calesse,


























muri alti poco più di due metri lungo la strada principale delimitano i cortili  su cui si affacciano  piccole casette in blocchi di terra cruda e capanne dal tetto di paglia, 












 non incontriamo umani, che sono  tutti alla partita, ma un discreto numero di  capre













e di maiali,














che ci fanno capire che nel villaggio c'è una notevole  presenza di cristiani.  L'intuizione è confermata pochi metri più in là, quando incappiamo in un'edicola che ospita  una madonnina col mantello azzurro d'ordinanza.




















e poche decine di passi dopo, la chiesa dalla forma quasi rotonda










dove la messa domenicale viene  celebrata al suono del  tam tam.

Insomma, i quasi duemila abitanti di questa piccola isola conoscono la ricetta per far convivere pacificamente e rispettosamente  le tre religioni dell'Africa: musulmana, cristiana ed animista, e i tre  imponenti alberi, un fromager (Ceiba Pentadra) un rônier (Borassus Aethiopum, la palma dalle foglie a ventaglio)  e un caïlcedrat ((Khaya senegalensis, mogano senegalese),   le cui radici sono cresciute intrecciandosi inestricabilmente ne sono il simbolo perfetto. Sotto i loro rami i saggi  si incontrano prima di ogni cerimonia, tre donne del villaggio - una per  ogni religione - hanno il diritto di  celebrare riti e sacrifici  per invocare salute per  tutti e figli per le neo spose e qui si viene a pregare per un buon raccolto, lasciando in cambio  doni e frutti.

A sostegno della vocazione turistica Mar Lodj  vanta anche una   galleria d'arte:  tre pareti  color lilla,   un tetto di lamiera e pochi ripiani in legno su cui si allineano le opere in vendita.



Ma l'artista era a vedere la partita e non abbiamo potuto comprare nulla. 
     


Avremmo aspettato volentieri, ma stava arrivando il buio e siamo dovuti correre  in fretta alla  piroga per tornare a casa.   E così mi sono anche  dovuta tenere la curiosità e non saprò mai cosa caspita unisce Mar Lodj e  il Manneken Pis  



P.S.  Il torneo l'ha vinto la squadra dei rossi.

2 commenti:

Nela San ha detto...

La Natura (anche quella con la enne minuscola) è sempre più saggia degli umani, anche se qui mi sembra di capire che, essendoci rispetto per la Natura, c'è anche rispetto per gli umani, qualsiasi sia la religione che professano.
La galleria d'arte con quel nome: nemmeno in Lonely Planet han mai scritto di una simile curiosità!

Dede Leoncedis ha detto...

La Natura è saggia e gli umani di qui, così sereni e rilassati, sembrano esserlo altrettanto. Mar Lodj dà veramente l'impressione di essere un mondo a parte, (che forse Lonely Planet deve ancora scoprire)

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