martedì 26 luglio 2016

Montparnasse


Quando nei primi decenni del ventesimo secolo gli affitti a Montmartre cominciano a salire esageratamente, gli artisti traslocano a Montparnasse  (Monte-Parnaso, il nome glielo hanno dato gli studenti della Sorbona che nel XVII secolo recitavano poesie su una  collinetta che ora non esiste più, rasa al suolo per fare spazio al boulevard) . 
E’ un quartiere che parte dall’incrocio tra bvd Montparnasse e bvd Raspail,  proprio dove oggi c'è il monumento a Balzac di Auguste Rodin (una copia, l'originale è al museo Rodin)


In quegli anni si respira un'aria   vivace e frizzante, c'è un grande fermento culturale  e le  brasseries e i locali in cui   pittori scrittori e uomini di cultura tirano l'alba ogni notte  sono i più alla  moda  di  tutta Parigi. 















































Picasso, che di tutti gli artisti è un po' il pesce pilota,  è il primo a stabilirsi a Montparnasse nel 1912  in una casetta all'interno di un cortile tra queste due case



nella  Cité Nicolas Poussin,   che oggi  è una proprietà privata protetta da un  inaccessibile cancello sprangato e di cui si riesce appena a scannucciare la vetrata





Modigliani   che nella foto è  insieme a Picasso davanti alla Rotonde, abita  al 216 di Boulevard Raspail.
La casa oggi  non esiste più e  al suo posto c'è questo gran bell'edificio che è stato costruito nel 1932 per conto di Helena Rubinstein ed è - giustamente -  inserito nell'elenco degli edifici storici




Ossip Zadkine  si stabilisce in una bella casa-studio al numero 100 di  rue d'Assas che oggi è sede del  Museo che merita senz'altro una visita

E per tutti gli artisti poveri di soldi ma ricchi di talento che arrivano a Parigi da tutte le parti del mondo c'è La Ruche (l'Alveare),  una  struttura nata per merito  dello scultore e mecenate Alfred Boucher che ha acquistato il terreno e ha fatto  costruire l'edificio usando   materiali provenienti dalla demolizione di un padiglione della Esposizione Universale del 1900.  





Boucher chiede affitti bassissimi che però non tutti riescono a pagare, ma  non si ha notizia che qualcuno sia stato mai  sfrattato.  Chagall, Matisse, Leger, Rousseau, Soutine, Modigliani, Zadkine, Paul Fort, Apollinaire, Max Jacob, l'elenco degli artisti che hanno trovato spazio a  La Ruche è sterminato.  Dopo la Seconda Guerra  inizia un declino che sembra inarrestabile, i  prezzi dei terreni edificabili salgono alle stelle e per la Ruche sembra sia arrivato il  momento della demolizione. Si mobilita un comitato di personalità  presieduto da Marc Chagall che riesce a raccogliere  i fondi per  acquistare la struttura e darla  in dono allo stato.
Anche Alberto Giacometti ha lavorato tutta la vita a Montparnasse


in un piccolo atelier stretto tra due edifici  al al 46 di Rue Hippolyte-Maindron. Non è aperto al pubblico e  solo una targa sul muro ne testimonia la presenza ma dalle poche foto trovate sembra di capire che la  catapecchia buia, sporca e umida, dove si annida il suo atelier
non sia cambiata granchè 




E anche l'edificio scuro  con le finestre bianche, quello  della famosa foto di Cartier Bresson in cui Giacometti si ripara dalla pioggia con l'impermeabile sulla testa, è sempre  uguale

4 commenti:

Nela San ha detto...

Interessante la struttura dell'alveare.

Sarebbe bello se quei miliardari che fanno pazzie per opere d'arte contemporanea, a volte discutibili, dedicassero parte del loro denaro a supportare artisti, costruendo strutture come quella voluta da Alfred Boucher.

Dede Leoncedis ha detto...

sarebbe bello sì! ma come diceva quella canzone: bello e impossibile. Brutti tempi i nostri mia cara Nela San

Gracie ha detto...

Ah....mi mancavano i tuoi post su Parigi....che bello rileggerli ora, appena tornata da una vacanza in Francia. E sì...putroppo come qualcuno ha già detto "con la cultura non si mangia" e lo sa bene mia figlia che laureata in storia dell'arte non batte chiodo....

amp ha detto...

Dede è passato un anno
tutto bene?
anna alessandria

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