sabato 25 luglio 2015

Parigi - Place Vendôme - terza parte



Al centro della piazza, come previsto dal progetto originale, troneggiava  la statua equestre di re Luigi XIV ma il 12 agosto 1792 durante i tumulti rivoluzionari Rose Violet, la giornalaia che vende l'Ami du Peuple,  il giornale di Marat, all'angolo delle strade,  con l'intenzione di rendersi utile  getta intorno alla statua  una corda a mo' di lazo.  Sfortuna vuole che la statua sia stata  appena sbullonata  dal piedestallo:  si mette ad oscillare e zicchezacche casca  sulla testa della imprudente Rose  facendola secca all'istante. Mentre la gente cerca di liberare la poverina, sotto lo zoccolo del cavallo si nota l'incisione della data di posa della statua: 12 agosto 1692, esattamente cento anni prima. 
La statua di bronzo  viene fusa ma i parigini  tengono per ricordo un piede, del  peso di 150 chili e  conservato ora al Museo Carnavalet. 
La piazza resta vuota per un bel po' fino a che,  in occasione delle vittorie nella campagna d'Italia,   Napoleone porta a casa 500 casse zeppe di opere d'arte italiane destinate a rimpolpare  le collezioni del Louvre. Il delirio di onnipotenza lo porta a ordinare di caricare anche la colonna Traiana, che vorrebbe sistemare al centro di   Place Vendôme, ma  gli fanno notare  che l'impresa costerebbe uno sproposito e che infine, santi numi, c'è un limite anche al diritto di conquista.  Napoleone si rassegna, non credo per sensibilità,  e la colonna Traiana viene soltanto presa a modello per la colonna  Vendôme.














La  struttura interna  della colonna, che è detta anche de la Grande Armée, è in muratura ed è  ricoperta da un nastro continuo fatto  di 425 formelle  di bronzo ricavato dai cannoni confiscati nella campagna d'Austerlitz a Russi e Austriaci. La propaganda dell'epoca parlava di 1200 cannoni, ma in realtà i cannoni confiscati pare siano stati  solo centotrenta, e in ogni caso   per la colonna bastarono.

La  posa delle formelle  non era  un'impresa semplice, e non solo per la necessità di ancorarle  saldamente alla colonna in mattoni per impedire che altre Rose Violet ci lasciassero le penne; il problema grosso era assorbire la dilatazione termica del bronzo esposto al caldo e al freddo, dilatazione che avrebbe potuto provocare addirittura  la  rottura del monumento. Si risolse la questione sagomando le placche con un  piccolissimo  smusso  e lasciando nel montaggio uno pazio minimo tra l'una e l'altra, praticamente invisibile ma sufficiente per permettere a ciascuna formella  di dilatarsi senza danno. Per questioni prospettiche la colonna, a somiglianza dei pilastri dei templi greci, è  rastremata verso l'alto, e ciò significa che ogni placca ha una dimensione leggermente diversa dall'altra e che  gli spazi intermedi  hanno dovuto essere posati con precisione millimetrica. Un  capolavoro di maesttria artigianale. 
Sulla spirale che si arrotola per una lunghezza di duecentoventi metri  sono rappresentate settantacinque  scene della campagna napoleonica del 1805, dalla partenza da Boulogne fino alla battaglia di Austerlitz.
Avevo finalmente  in programma di fotografarne qualcuna  da vicino,  ma  anche stavolta mi è andata male

Il Napoleone che veglia sui passanti dalla cima della colonna ha passato parecchie  vicissitudini di guardaroba, infatti nel 1810 veste la clamide  da antico  romano. Una ventina di anni dopo arrivano i realisti e  buttano giù la statua.   Nel 1833 c'è un ritorno di fiamma napoleonesco e  sulla colonna viene issata una nuova statua, però  la clamide è  sostituita dalla divisa militare: redingote e cappello.  Passano poco più di trent'anni e  Napoleone III fa' risistemare una statua vestita da imperatore romano, fino a che nel 1871 i Comunardi   sbattono  giù statua e colonna e va là. 
Rimpiazzeranno il tutto  dopo due anni e per il momento la storia è finita lì.


Era successo che nel 1871 la Comune di Parigi aveva ordinato la distruzione della colonna Vendôme in quanto
simbolo del militarismo e negazione del diritto internazionale, insulto permanente
 dei vincitori verso i vinti, attentato a uno dei tre principi della Repubblica
francese: Fraternité
Grande festa generale, e sotto il coordinamento del direttore dei giardini della città la colonna era stata  abbattuta con gli stessi accorgimenti con cui si butta giù un albero. 


(Franck, Colonne Vendôme, 1871" di Franck - Metropolitan Museum of Art,  Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons)

All'indomani della caduta della Comune il pittore Gustave Courbet


(qui fotografato da Nadar)
 
prima che gli eventi  prendessero la piega violenta che poi presero, era stato il primo firmatario di una petizione al governo perchè la colonna venisse sbullonata. In realtà Courbet intendeva  farla spostare  a  Les Invalides e  non certo distruggerla, e comunque  non aveva avuto nessuna responsabilità nella sentenza della Comune, ma con quella imprudente firma  venne ritenuto il mandante della distruzione e condannato a far ricostruire la colonna a sue spese. Gli venne  addebitata la bellezza di più di trecentoventimila franchi, da pagare in rate di diecimila franchi all'anno. Denaro che non verrà mai pagato, perchè Courbet  muore alla vigilia della scadenza della prima rata 

3 commenti:

Silvia Pareschi ha detto...

Che belli questi post così approfonditi, grazie!

Dede Leoncedis ha detto...

grazie a te per leggerli, Silvia!

aleppo oppale ha detto...

anche a me piacciono un sacco, Dede! grazie.

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