venerdì 13 settembre 2013

Hierapolis di Frigia

Pamukkale, castello di cotone, è il nome che i Turchi hanno dato all'area intorno a  Hierapolis di Frigia, città dell'Asia Minore fondata dopo il 190 a.C. da Eumene II, re di Pergamo, e poi annessa alla Provincia romana. Gran parte della sua fortuna è dovuta alla presenza di  una grotta da cui sgorgava, e ancora continua a sgorgare, un getto di  acqua calda incredibilmente ricca di calcare e acido carbonico.
I depositi di carbonato di calcio che con il raffreddamento dell'acqua precipitano sulle rocce hanno costruito nel corso dei secoli un paesaggio irreale  fatto di cascate pietrificate e grandi  vasche terrazzate,











un vero e proprio ninfeo naturale che l'uomo, attratto dal potere terapeutico delle acque, a partire dalla fine del secondo secolo avanti Cristo ha utilizzato come grande impianto termale, e intorno al quale ha edificato Hierapolis, città cosmopolita e ricca di monumenti. Purtroppo la  zona è altamente sismica e dopo  gli svariati terremoti che già l'avevano danneggiata gravemente, il disastroso sisma del 1334 convinse gli abitanti ad abbandonarla per trasferirsi altrove. 
Le vasche termali però continuarono ad attrarre visitatori,



tanto che negli ultimi decenni del secolo scorso per colpa di  uno sfruttamento  dissennato delle sue attrattive turistiche, intorno alle rovine erano stati  costruiti hotel e  strade asfaltate,  l'acqua termale era stata convogliata nelle piscine artificiali degli alberghi che per giunta scaricavano  senza criterio  le acque reflue. Appena prima che il disastro ecologico diventasse irreversibile l'UNESCO ha dichiarato Pamukkale patrimonio dell'umanità e ha disposto un piano di interventi grazie al quale ora gli alberghi sono stati demoliti e il traffico turistico è stato drasticamente ridotto e regolamentato, ma i danni restano gravi e probabilmente l'area non tornerà mai più quella di prima.
Tra un bagno e l'altro nelle vasche di travertino molti turisti dedicano anche   uno sguardo   alle imponenti rovine della città di Hierapolis, uno splendido coacervo di edifici e manufatti che testimoniano il succedersi  di molte culture.
Infatti sotto i Romani, e ancora di più durante il periodo bizantino il centro idroterapico conobbe grande fulgore anche grazie ai  vapori di anidride carbonica sprigionati da una grotta. Chiunque si avvicinasse restava stordito e  moriva nel giro di pochi minuti, e questo alimentò la credenza che la grotta fosse la porta verso gli inferi. Scrive il geografo greco Strabone

Questo luogo è pieno di un vapore così nebbioso e denso che si
 può a malapena vedere il suolo. Ogni animale che si avvicina
incontra morte istantanea

Un po' come avveniva per l'oracolo di Delfi, c'erano sacerdoti che dispensavano predizioni, ispirati  dai vapori della sorgente che  molto appropriatamente era  dedicata a Plutone dio dell'oltretomba. Le loro parole venivano  prese come  oro colato anche perché  senza farsi troppi scrupoli, prima di azzardare una previsione  gettavano nella grotta uccellini e piccoli animali che respirando i vapori letali restavano secchi in pochi istanti convincendo così anche i più diffidenti.

Da cinquant'anni Hierapolis è oggetto di un minuzioso lavoro  di restauro da parte della  Missione Archeologica Italiana  in cui da qualche anno anche il mio consorte presta la sua opera come progettista del restauro strutturale delle opere da ricostruire.









Fino all'anno scorso aveva soltanto fatto fotografie, stavolta l'ho convinto a riprendere anche qualche video, che poi io ho montato. Se vi va di guardare, scoprirete  un sito archeologico  di bellezza rara,



e potrete farvi un'idea di quanta gente, quanto lavoro e quanta  fatica  stanno dietro al recupero del nostro passato, che noi sovente sottovalutiamo




4 commenti:

Antonietta ha detto...

andiamo anche noi????

Grazia ha detto...

Belle immagini e straordinaria colonna sonora! Il luogo è veramente suggestivo come è suggestivo ritrovare le tracce del nostro passato. All''università mi ero iscritta a Lettere Classiche con l'idea di diventare archeologa sulla scia del fascino di un libro, "Civiltà sepolte", di Ceram, che mi aveva folgorato da adolescente. Dopo un seminario di greco e due esami sulla classificazione dei vasi ho desistito e sono passata a storia dell'arte. Il rimpianto però ce l'ho ancora...

Dede Leoncedis ha detto...

@ Antonietta con gli amici qua stiamo parlando di organizzare una gita sociale!
@ Grazia io invece da giovane non avevo mai preso in considerazione l'archeologia, solo ora sto scoprendo che è un campo molto vario e affascinante

ivana ha detto...

Grazie Dede!
Hai fatto bene a stimolare tuo marito a documentare questo sito, che spesso rimane noto solo agli addetti ai lavori, che forse è meglio, per non stimolare le voglie degli assatannati del turismo consumistico, che producono i danni che hai descritto per questo luogo così prezioso per l'arte!
L'archeologia è una branca di studio e lavoro fantastica!
Noi qui siamo dei fan di Valerio Massimo Manfredi... per la divulgazione, anche se romanzata...però sui siti archeologici ci va sul serio!
Buon lavoro a tuo marito...e...aspetto il tuo futuro reportage!
Buona fine di settimana!

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