martedì 6 dicembre 2011

Ministeri e arabeschi



Nel 1919 l'architetto Georges Vaudoyer progetta in rue Saint-Honoré un edificio destinato ai grandi magazzini del Louvre dalle parti di Palazzo Reale. Costruito in stile monumentale con una facciata imponente a fasce scolpite, l'edificio negli anni trenta viene acquisito dal Ministero delle Finanze che nel 1960 commissiona la costruzione di una seconda ala in una strada laterale, rue Montesquieu. Quando, intorno al 1990, il Ministero delle Finanze si sposta a Bercy, i due edifici diventano sede del Ministero della Cultura e della Comunicazione, consentendo di riunire finalmente i più di mille impiegati che prima erano sparpagliati in ben diciassette luoghi differenti di Parigi. Viene indetto un concorso per progettare  non soltanto  l'adeguamento dei locali alle nuove esigenze ma soprattutto  per dare una coerenza unitaria a due fabbricati così diversi. Lo vincono Francis Soler e Frédéric Drouot, che centrano perfettamente la particolarità della sfida: restaurare e conservare senza apportare ampliamenti e aggiunte agli spazi che già ci sono, ma rendere omogenee due architetture che fino ad allora erano apparse compatibili né più né meno come i  cavoli con la merenda. Soler definisce il suo progetto Cultura in movimento: la frase  dice tutto e niente, ne converrete anche voi credo, ma lo dice proprio bene, bisogna riconoscerlo. E, terra terra, si traduce nell'inscatolare  tutte quante  le facciate (e sono più di cinquemilametriquadri, mica bubbole)


dentro uno stravagante involucro  di acciaio inox  sagomato  al laser,  la cui ispirazione sarebbe stata mutuata   da un affresco di  Giulio Romano nel Palazzo Te di  Mantova.


L'architetto dice di aver  rielaborato al computer gli  arabeschi del dipinto fino a dissolverli in un velo di  pizzo, ottenendo una  facciata in movimento, leggera e potente, che  non interferisce con la vista ma crea giochi di luce a seconda dei mutamenti del  cielo di Parigi e che permette di vedere senza essere visti, come i moucharabiehs arabi.

Evidentemente non ho  grande dimestichezza con i moucharabies arabi perché invece  le prime ipotesi che  sono venute in mente a me guardando questi arzigogoli sono  stati:
-  una enorme, inarrestabile lattiginosa  colatura di  mozzarella sulla  pizza di Pantagruel 
-  le olimpiadi del  bubble gum   

Per ogni evenienza ho preso appunti, capitasse mai  di  dover   progettare la nuova sede della Kraft. O della Wrigley   






7 commenti:

antonietta ha detto...

non bello, mi fa effetto " pruriginoso" non so perchè

dona ha detto...

Insomma... E se lo dici anche tu che sei del mestiere...

Nishanga ha detto...

della serie: quando il creativo e´anche un criminale.
poi pero´mi scappa da ridere,penso a quel genio di Crozza: c´hai presente l´intervista all´architetto nell´ultimo italialand? besos

Fabipasticcio ha detto...

separati erano perfetti, insieme sono in contrasto...ma va a capire perchè all'architetto son piaciuti tanto insieme...ecco, mettiamola così non sarebbe stato un buon sensale di matrimoni, visti i risultati.
Serena notte carissima.
Bella la casa sotto la neve!

Gracie ha detto...

Mah.... non è nemmeno il peggio che ho visto.....

Grazia ha detto...

Le olimpiadi del bubble gum ! Meglio lasciar stare Giulio Romano...

simoff ha detto...

beh l'imprigionamaneto dei ministeriali ...con la scusa dell'arte???

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