venerdì 5 marzo 2010

Keep your seat


Keep Your Seat Stai Al Tuo Posto, 

è una mostra in corso in questi giorni alla  GAM che l'ha  realizzata in  collaborazione con il  Vitra Museum. L'intento dichiarato è  di indagare i rapporti  tra arte contemporanea e design, e  per circoscrivere la sterminata ampiezza dell'argomento la mostra, che dovrebbe essere il primo capitolo di una lunga serie,  è stata tutta incentrata sulle sedie. 


Pezzi da novanta del periodo d'oro del nostro design come la cara vecchia Elda di Joe Colombo   


i primi esperimenti  in cartone pressato


del giovane promettente architetto  di cui abbiamo già avuto occasione di parlare (le cui foto mi sono venute uno schifo, ma provate un po'  voi a fotografare con una macchinetta grossa come un pacchetto di sigarette  un oggetto metà al buio e metà bombardato da una luce abbagliante, e poi mi dite) 

qualche pezzo classico  di Mollino, 
due o tre sinuosi esemplari Thonet 


e altre cose interessanti come  il purissimo ed essenziale sgabello di Sori Yanagi 

L’oggetto Sedia è analizzato soffermandosi sull’idea di presenza, assenza e solitudine: una scultura dai rimandi 

Insomma, una discreta raccolta di  pezzi attinenti al design vero e proprio, e parallelamente,  opere prodotte dagli artisti sul tema della sedia che viene usata come spunto, suggerimento, ispirazione per arrivare a produrre  un'opera d'arte originale.


Una piccola sezione è dedicata all'artista cinese Chen Zhen, che oltre a sfornare  opere strettamente attinenti all'oggetto della mostra,  deve aver subito il  fascino delle candele, con cui si è divertito a ricoprire un grosso lavandino 


oltre a costruirci  quattro graziose casette colorate che viste da lontano ricordano un po'  gli orologi a cucu e un po' una casetta per gli uccellini





So benissimo che in giro per lo stivale  in questo stesso periodo ci sono eventi culturali  di ben altro spessore, ci mancherebbe. Ma le mostre su Caravaggio e Schiele, tanto per dire le prime due che vengono in mente, sono eventi eccezionalissimi e non è sorprendente che la gente faccia la fila. Anche il più becero dei turisti  a Parigi corre a vedere la Gioconda,  e  si commuove anche se del quadro  in realtà ha visto il nugolo delle  nuche davanti a lui e il riflesso della lampadina sul vetro di protezione, poi torna a casa felice e contento, e convinto di essere un cultore di arte.  Ma mi vedo difficile che l'esperienza mistica lo spinga, dopo,  a pagare un biglietto per  vedere un mucchio di sedie legate in cerchio e qualche chilo di candele colorate.  Ed è un peccato, perchè  è molto  più divertente e piacevole (ed economico)  girare per musei  e gallerie  che non trascinarsi  in mezzo al fracasso di un centro commerciale, a guardare  vetrine tutte uguali e comprare cose inutili. 
Temo però che farlo capire agli adulti sia oramai un'impresa disperata. E' con  i ragazzi che forse si potrebbe ancora fare qualcosa, magari basterebbe che qualcuno gliene parlasse. Magari a scuola.

3 commenti:

ivana ha detto...

Un bel discorso, Dede!
Gli adulti che sono amorfi, non curiosi, e soprattutto con la "ppuzzetta" solita, o, ancora, con il "prosciutto sugli occhi"...una visita a una manifestazione come questa non la fanno..
Peccato...per loro.
Non è detto che non possano coesistere e parimenti meritevoli, esposizioni e mostre "auliche" e mostre sull' espressione d'arte moderna, applicata o meno.
Trovo interessante anche questa, anche perché, quando si è "recettivi", si hanno emozioni, sia dall'approccio che ci viene attraverso il tuo cammino descrittivo, sia dalle foto, che, anche se abbaccinate, sono suggestive...esplicative di come la mostra è stata bene allestita!

Grazie..grazie!!!!

Mari ha detto...

hai ragione...
e devo dire che al momento sono contentissima della pre-school in cui si trova mia figlia di 4 anni.
Oltre ai vari Valentine's day party e Halloween etc... fanno un piccolo programma educativo e la settimana scorsa Calottina é arrivata a casa parlandomi di Jaaaackson Pollock - sí, l'accento mi ha fatto ridere, ma mi sono accorta di quanto importante sia il ruolo della scuola. Se gliene parlo io magari mi tira dietro i suoi pennelli e colori ad acqua, tanto per stare in tema!
Anyway, diciamolo pure che i musei in Italia spesso non offrono le stesse opportunitá che offrono qui, tipo visite guidate per under 10.
Come anche le biblioteche non hanno un programma per bambini di questa etá.
Cosa bisogna fare per avere queste cose?
È una qustione di soldi o di mentalitá?O entrambe le cose?

Una delle mostre che riesce a soddisfare le mie esigenze - nonstante la mancanza di rampe (svantaggiosisimo per i disabili e per mamme con passeggino) è la Biennale di Venezia.

Non sempre entusiasmante, devo dire; peró la combinazione di cutura+spazio verde è davvero un sollievo.
Altra mostra del tipo è Documenta di Kassel, in uno splendido parco.

Beh, sí, per il resto bisogna sperare che i propri bambini non siano dei terremoti e che ci sia una certa tolleranza degli altri visitatori adulti. E anche su questo argomento si potrebbe scrivere un poema...

dede ha detto...

Ivana e Mari, mi pare siamo tutte d'accordo che non si vive di soli capolavori, e che conoscere e vedere un po' di tutto allena ad aprire gli orizzonti, a guardare e soprattutto a capire che cultura significa stimolo, curiosità e che alla fin fine ci si diverte perfino. E' un investimento importante che dovrebbe essere rivolto soprattutto verso i ragazzi, ma dalle nostre parti investire è un vocabolo sconosciuto, e non parlo solo di soldi. E noi ci teniamo i nostri musei polverosi e i teatri sempre più vuoti, e i ministri che definiscono non so più quale cinepanettone un "evento culturale da sostenere". ci sarebbe da ridere ma ce ne hanno fatta passare la voglia

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