mercoledì 26 novembre 2008

Arcosanti

Sabato mattina ero in macchina e ascoltavo la radio. Un tale, avvocato poco più che trentenne, raccontava di aver piantato baracca e burattini a Milano per rincorrere, tra Phoenix e Flagstaff in Arizona, l'utopia di un architetto di quasi novant'anni. Era un bel po' che non ne sentivo parlare, eppure di Paolo Soleri nei nostri anni giovanili eravamo stati tutti un po' infatuati. Architetto torinese, Soleri alla fine degli anni quaranta si tasferisce negli Usa per lavorare a Taliesin West con Frank Lloyd Wright. Non va d'accordo col maestro, e dopo un paio d'anni molla tutto e torna in Italia. Progetta e costruisce una fabbrica di ceramiche che ancora funziona e che gli servirà per approfondire la tecnica della ceramica, ma l'esperienza non è felice e a metà degli anni cinquanta torna definitivamente negli Stati Uniti. Inventa l'arcologia, disciplina un po' visionaria che si propone di fondere architettura ed ecologia, e intorno ai primi anni sessanta costruisce Cosanti, una specie di scuola- cantiere. Di lì a poco approderà alla realizzazione del suo capolavoro, Arcosanti , un microcosmo a metà tra il villaggio e la comune che sarà il suo vero e proprio Laboratorio Urbano, il posto in cui sperimenterà e cercherà di mettere in pratica un modo di vivere in sintonia con l'ambiente e rispettoso della natura, in cui l'attenzione verso risparmio energetico e ottimizzazione del tempo possano garantire una migliore qualità della vita, e non soltanto dal punto di vista architettonico. Naturalmente per mettere in piedi e mantenere in vita un sogno del genere non bastano le buone intenzioni, ci vogliono anche molti soldi, e per procurarli Soleri impianta ad Arcosanti una fabbrica di campane che produce esemplari in ceramica ed in bronzo. Pare riscuotano un discreto successo, visto che sono ancora oggi la fonte principale di finanziamento di tutta la struttura. Noi siamo passati per Arcosanti alla fine degli anni ottanta, ma soltanto come turisti. A ricordo di quella visita ci sono rimaste due diapositive: seguendo il racconto delle guide ci eravamo dimenticati di fotografare. Sabato sull'onda della riscoperta, le ho tirate fuori dal cassetto e passandole allo scanner mi dicevo che probabilmente oggi sarà talmente cambiata da essere irriconoscibile. E chi lo sa, forse invece no.

8 commenti:

antonietta ha detto...

se a 90 anni si ha voglia di cambiare, allora ho speranza anch'io!

Lydia ha detto...

Ma quante cose interessanti si imparano qui da te!!!

papavero di campo ha detto...

molto interessante!
il progetto l'idea il sogno e il riuscire a realizzarli,
ho grande ammirazione per quegli esseri umani che perseguono il loro sogno, ne parlano ma agiscono di conseguenza! non è da tutti

Esther ha detto...

Lydia mi ha anticipato.
Avrei scritto le stesse identiche parole.

dede ha detto...

Che responsabilità! e adesso chi ha il coraggio di scrivere ancora.
siete troppo buone, grazie

LaFrancese ha detto...

ma si ma si, mi sento già a casa nel tuo blog, chissà se riuscirò a far qualcosa stamani o rimarrò qui inchiodata ai tuoi post ^_^

Nela San ha detto...

Non conoscevo questo architetto, incredibile, però quello che ha fatto.

Dede Leoncedis ha detto...


Nela San, in effetti sono passati talmente tanti anni da quando Soleri è andato via dall'Italia che è comprensibile che di lui si parlasse poco fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori. Ma nonostante fosse lontano da almeno mezzo secolo, è sempre rimasto iscritto all'Albo degli architetti di Torino.

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