mercoledì 25 giugno 2008

NYC di Chinatown non ce n'è una sola

Brulicante, ecco la parola per definire la Chinatown di Manhattan. Negozi bancarelle supermercati e ristoranti si susseguono senza soluzione di continuità e danno l'idea di un quartiere vivace e pieno di vita. Si può comprare di tutto, ma quasi tutto quello che è esposto ha l'aria di essere taroccato, borse scarpe, profumi a prezzi stracciati, molti vestiti in poliestere, innumerevoli gli oggetti per la cucina, tra cui ovviamente tantissime sono le pentole per cuocere il riso, e tra le attività a cielo aperto, numerosi lustrascarpe con la funzione di calzolaio risuolatore. La gente si siede sul seggiolino e aspetta pazientemente che la sua scarpa venga riparata. Molto belli e invitanti i banchi della frutta e verdura e del pesce fresco, mentre mi sono sembrati molto interessanti da fotografare e un po' meno da assaggiare, pesci crostacei e frutti di mare disseccati, che sono merce comune da queste parti mentre da noi a Torino cominciano appena adesso a comparire nei negozietti etnici intorno a Porta Palazzo,senza però suscitare un grande entusiasmo. La lingua corrente non è certamente l'inglese, e mi dicono che anche le insegne siano diventate bilingui solo da pochi anni, magnanima concessione nei confronti di quei pochi che con il cinese hanno qualche difficoltà. La gente cammina velocissima parlando fitto fitto, tutti impassibili o presi in discussioni parecchio animate con il vicino, e difficilmente si incrocia una faccia sorridente. Ma la Chinatown dalle parti di Canal Street e Bowery, vicino al Lower East Side, non è la sola comunità cinese di New York, anzi, probabilmente è si la più famosa, ma anche la meno numerosa. La più grande si trova invece nelle vicinanze del posto in cui si svolgono gli open USA di tennis, Flushing Meadows. Costruzioni più moderne, strade ampie, abbastanza diversa l'atmosfera rispetto ai quartieri fatiscenti e degradati di Manhattan. I negozi sono sempre tantissimi, uno vicino all'altro, ma non sono soltanto cinesi, c'è addirittura un emporio Benetton. e i supermercati hanno un aspetto decisamente più accattivante Ci abita la buona borghesia di origine asiatica, cinesi giapponesi ma anche molti coreani. Sarà questione di suggestione, non saprei, ma a me i passanti sono sembrati molto meno trasandati nell'abbigliamento e molto meno accigliati. Qualche gruppetto di ragazzi a passeggio, e giurerei addirittura che qualcuno sorridesse. Faceva molto caldo, e ci siamo concesse un bubble read bean, un frullato di fagioli rossi con palline di tapioca. Al frullato: sei e mezzo/sette. Alla tapioca: bleah

5 commenti:

comidademama ha detto...

dovresti scrivere un walking tour fotografico!

la tapioca a me piace, la mia amica sumi fa un dessert con il latte di cocco e le sferette gommose mi fanno solletico. marco e marta le detestano

dede ha detto...

io l'ho voluta assaggiare su suggerimento della mia amica Paula, americana doc, che me ne aveva detto meraviglie, ma per una volta non mi sono trovata d'accordo con lei

Stefania ha detto...

Che fantastica scoperta il tuo blog, peccato che sono appena tornata da NY e non posso filmare io il tour fotograafica, mi sarei proposta:-) Mi permetto di invitarti su www.zenandthecity.com, per viaggiare tra Ny e Tokyo con una mia amica sardonipponica :-)

Stefania

Nb Se ti piace vorrei proporti uno scambio di link,

comidademama ha detto...

massì, senza tapioca a sferette gommose si vive lo stesso bene (Auguri di San Giovanni in in ritardo)

marinella ha detto...

La tapioca la chiamano anche pomposamente perle del giappone, l'avevo assaggiata da bambina in minesta e non mi piaceva, ne ho acquistata per provare a fare un dessert ma non ho ancora avuto il coraggio, mi sa che ci provo. baci

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