giovedì 26 giugno 2008

Metropolitan Museum

Il maggiore museo d'America,in quanto a notorietà non ha niente da invidiare ai vari Louvre, Hermitage e British Museum. E', manco a dirlo, letteralmente sterminato, e pensare che la sua prima sede fu in una modesta brownstone di downtown. Fu spostato nel 1880 nella sede di Central Park, una sobria costruzione in mattoni in origine pensata come sala da ballo. Contrariamente alla moda dell'epoca che voleva sedi pompose per i musei, questa non lo era perchè i progettisti del Central Park, Olmsted e Vaux, non avevano nessuna intenzione che il museo rubasse la scena al loro parco. Solo in seguito vennero aggiunte le colonne sulla facciata, ma questo avvenne quasi trent'anni dopo, ai primi del novecento. L'ingresso è a pagamento, ma il biglietto è a libera offerta e la cifra indicata è solo un suggerimento e se decidete di dare di meno nessuno vi guarderà male. Il museo contiene un numero enorme di opere d'arte, circa due milioni. Sette grandi collezioni che spaziano dall'arte americana alla europea, egizia, orientale, medievale, greca e romana, africana. Impossibile vederle tutte nemmeno a campare duecento anni, bisogna farsene una ragione, decidere in fretta che cosa guardare e andare avanti senza pensarci più, perchè il rischio di finire come l'asino di buridano è concreto. Il mio suggerimento è di tralasciare la pittura europea, che non è impossibile vedere altrove con una certa facilità, e di dedicarsi piuttosto all'arte orientale, soprattutto indiana, molto meno presente nei nostri musei. Altro suggerimento, quasi del tutto disinteressato: se non avete molto tempo da passare a New York, ricordate che gli egizi sono a portata di mano anche qui da noi a Torino. Andate a vedere il giardino cinese con la attigua sala Ming, opera di esperti provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese che riproduce, usando una illuminazione naturale, un autentico giardino cinese dell'epoca Ming, con tanto di pagoda cascata e stagno con i pesci rossi. Questo stupendo corpo femminile di cui mannaggia ricordo solo appartenere all'arte indiana, è un'opera strepitosa, capace di trasmettere le stesse emozioni della Nike di Samotracia. Regalatevi anche un break nella caffetteria sulla balconata, il caffè non è un granchè ma i muffin sono ottimi, e poi ci si riposa ammirando il grande salone di ingresso in stile neoclassico. Se vi rattrista tanto pensare che non avete visto un sacco di opere interessanti che non avrete mai più l'occasione di ammirare, sappiate che può sempre capitare anche a voi di ritrovarvi una figlia emigrante. Mai dire mai nella vita.

5 commenti:

comidademama ha detto...

Bellissima anche questa presentazione.
Io rimango sempre colpita dalle bellissime e sontuose composizioni floreali.

Penso che mia mamma sorriderebbe nel leggere la tua frase finale. Lei ne ha due, di figlie emigranti.

dede ha detto...

fammi conoscere tua mamma, credo che ne avremmo di cose da dirci

marinella ha detto...

Che bello il Metropolitan, ci avevo fatto un sacco di foto già tanti anni fa. Dovrò proprio tornarci a NY appena le mie finanze me lo permetteranno!

comidademama ha detto...

immagino di sì


vi tengo lontane, sennò fate una coalizione ^_^ scherzo

ivana ha detto...

Dede grazie,

mi hai gratificato proprio con il tuo obiettivo nell'arte esotica...ogni tanto ci vuole, per non fossilizzarsi nelle nostre impostazioni occidentali.
C'è un'aria nuova nelle foto...o è solo la mia ipressione?
Ho figli maschi, uno sedentario, l'altro sempre in giro...poi sai che fa? Viene, ci fa guardare le sue foto sulla TV e se ne va...manco una me ne manda!!!!
Mi voleva una figlia emigrante!
Ciau!!!

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