giovedì 20 marzo 2008

Take the "A" Train























Sugar Hill, Colline di zucchero, è un quartiere di Harlem, un quartiere bene nato nel primo decennio del novecento, fatto di belle case unifamiliari e abitato negli anni venti dalla elite di colore.

Blacks began moving into this area around 1920 .The area became known as Sugar Hill, the place where life is sweetened by piles of sugar-money.

Erano da queste parti i locali più famosi, leggendari a tal punto che ancora adesso, anche se sono spariti da tempo, la gente continua a ricordarli: Savoy e Cotton Club, tanto per dirne due.
Ci abitavano parecchi musicisti e tra tutti il più importante, Duke Ellington, un gigante, un vero genio apprezzato anche da uno come Strawinski, che in fatto di musica qualcosina doveva sapere.
Un giorno, un giovane compositore emozionato andò a casa di Ellington per sottoporgli un suo brano. Era una buona canzone, e il Maestro chiese che titolo avesse. Il giovane compositore non ci aveva pensato, e lì per lì l'unica cosa che gli venne in mente fu
la frase che aveva continuato a ripetere mentalmente fin lì per paura di prendere la metro sbagliata: Take the "A" Train. Scelta azzeccata, il giovane compositore era Billy Strayhorn che sarebbe diventato l'alter ego di Ellington, e il pezzo è ancora oggi una autentica pietra miliare del jazz.


Aveva scritto Ellington che Harlem fu il suo solo motivo per far musica, e la musica fu motivo per dire qualcosa:

"....Ci sono tante cose ad Harlem, scene di vita, di gente che fa all'amore, odore di cucina... si sente la radio. Un cortile di Harlem è come un altoparlante: vedete seccare la biancheria del vicino, sentite abbaiare il cane del vicino, sentite l'odore del caffè ... che cosa meravigliosa è quell'odore!
chi fa cuocere del riso e chi un grosso cappone ... e magari la moglie di chi mangia il riso è un'ottima cuoca mentre la moglie di chi mangerà il tacchino sa ben poco di cucina...."

Qualcosa di questa atmosfera amichevole è sicuramente rimasta al
St. Nick's Pub, un locale dove si suona ogni notte, sette giorni su sette fino all'alba. Arrivano musicisti da tutta la città, alcuni eccellenti ti fanno venire le lacrime agli occhi, altri francamente cani ma la cosa non ha nessunissima importanza. Arriva perfino un variopinto omone con i capelli rasta, tira fuori ciotole tegami un pentolone di riso e un fornelletto, e si mette a friggere le sue frittelle mentre la musica scorre ininterrotta. Per fotografarlo ci sarebbe voluto il flash, ma sembrava di compiere un sacrilegio

1 commento:

comidademama ha detto...

bellissimo racconto per immagini, mi piacciono tantissimo! e certo, senza flash!
un abbraccio

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