lunedì 17 marzo 2008

Il Borgo Medievale

















Il Borgo medievale, che sorge sulla riva del Po al Valentino, è un autentico falso d'autore.
Progettato per la Esposizione Generale Italiana Artistica e Industriale che si svolse a Torino dall'aprile al novembre del 1884, l'insediamento, che nell'impianto generale riproduceva il castello di Fenis insieme ad ampie scopiazz-citazioni di vari altri castelli della val d'Aosta, doveva essere demolito al termine della manifestazione, ma il grande successo riscosso e il gran numero di visitatori indussero la città di Torino a tenerlo in piedi. Un po' come è successo a Parigi con la Tour Eiffel, in fondo.
.... La Rocca era visitabile all'interno e i suoi ambienti completamente arredati riproducevano una dimora signorile del XV secolo; le case del villaggio erano poco più che quinte teatrali, fatta eccezione per la Casa di Avigliana, che ospitava la biglietteria e gli uffici, e per la Casa di Borgofranco, dove era ambientata la taverna con l'attiguo ristorante San Giorgio.
Sotto i portici si aprivano le botteghe artigianali, che costituivano esempi di alta tradizione nella lavorazione della ceramica, del legno, del ferro e che animavano realisticamente la strada del villaggio.
Il gradimento del Borgo da parte del pubblico è stato vastissimo e ininterrotto. Non così la sua fortuna critica.
Fino agli anni Trenta del 1900 le finalità per cui il Borgo era stato realizzato erano ancora perfettamente comprese e condivise.
L'atteggiamento cambiò nel Secondo dopoguerra. In considerazione dei rilevanti danni derivati dai bombardamenti, fu addirittura ventilata l'ipotesi della demolizione del Borgo, poi fortunatamente abbandonata. Le finalità e gli scopi che avevano guidato gli ideatori non furono più capiti e il Borgo venne sempre più interpretato come un "falso".

Checchè abbiano detto i critici, ai torinesi il Borgo è sempre piaciuto, ci andavano a passeggiare la domenica mattina prima di passare in pasticceria per il tradizionale cabarè di bignole, e quelli che si davano arie da intellettuali trovavano la scusa di andarci per accompagnare i figli. Oggi fa parte dei circuito dei Musei torinesi, ha avuto la sua piena legittimazione, e che si tratti di un vero falso non fa più nè caldo nè freddo a nessuno.

6 commenti:

Artemisia Comina ha detto...

affascinanti i miti e i riti del vero e del falso; una considerazione tra tutte: si dimentica che la diatriba è culturalmente impregnata, e si fa come se si parlasse di "dati di fatto".

dede ha detto...

La mia visita a Varsavia mi ha fatto riconsiderare la questione vero/falso sotto un punto di vista assai diverso da prima. Distrutta al 93 per cento durante la guerra, è stata in gran parte ricostruita come era, sulla scorta dei dipinti del Canaletto e di vecchi disegni ritrovati negli archivi. Un falso totale dunque, eppure quando ti ritrovi a camminare per quelle strade capisci che è stata una operazione necessaria per salvaguardare una memoria di cui si sarebbe persa ogni traccia. Una città cancellata completamente dalla faccia della terra non è stata sostituita da una cosa nuova ed estranea ma è ritornata a esistere. Quando ci sei dentro ti rendi conto che era la cosa giusta da fare e chi se ne frega se i mattoni sono nuovi

Esther ha detto...

A me Varsavia vecchia non ha dato la stessa impressione, Dede. Mi sembrava di essere a teatro e guardare una scenografia, anzi di essere sul palco. Un vecchio nuovo che non mi dava calore. Un po' come la nuova Fenice. E pensare che sono stata proprio del partito: lì dove era e come era.

dede ha detto...

è vero, la freddezza è innegabile e io credo anche inevitabile, anche per le architetture nuove di zecca che non devono nemmeno subire il confronto con un passato che è ancora negli occhi di tutti. Ci va tempo per metabolizzare, per accettare quei colori troppo nitidi, quell'odore di intonaco fresco. Ma secondo me succede la stessa identica cosa nei confronti di un'operazione di restauro. Vedi l'edificio finalmente ripulito, lindo, e pensi che in fondo ti piaceva di più com'era prima

Artemisia Comina ha detto...

pensiamo al fantastico palazzo in piazza di santa maria formosa e venezia, la cui massa immensa sembrava veleggiare con le sue cromatiche muffe e ora che è restaurato è piombato al suolo, ha perso ogni magnifica spettralità.

Artemisia Comina ha detto...

ancora: francoforte distrutta, tutto nuovo, grattacieli; orrori, pentimenti, si inzia a rifare com'era...chissà ora a che punto sono.

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