In questi giorni sono di corsa e non mi avanza molto tempo per aggiornare il blog, ma questo mercoledi è troppo invernale e troppo grigio per non cercare di colorarlo almeno un po'
mercoledì 13 gennaio 2010
colori
In questi giorni sono di corsa e non mi avanza molto tempo per aggiornare il blog, ma questo mercoledi è troppo invernale e troppo grigio per non cercare di colorarlo almeno un po'
martedì 12 gennaio 2010
quarantatremilanovecentoventotto
giusto un anno fa il contatore indicava l'accesso numero uno al mio blog e stamattina, trecentosessantacinque giorni dopo, vedo che gli accessi sono arrivati a quarantatremilanovecentoventotto.
Centoventi volte al giorno nell'ultimo anno qualcuno ha avuto voglia di leggere i miei appunti alla rinfusa, incredibile!
non lo avrei mai immaginato, grazie grazie grazie
lunedì 11 gennaio 2010
Rogacki - a Berlino
Rogacki è un meraviglioso luogo di delizie, un po' negozio di specialità gastronomiche e un po' ristorante.
Come orgogliosamente scritto sull'insegna, è a Berlino dal 1928 ed è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, tanto che non solo se ne è occupato il New York Times, ma se ne parla anche qui e qui e chissà in quanti altri posti ancora.
Anthony Bourdain, pure lui, lo ha visitato in una delle sue infaticabili scorribande su e giù per il globo.
Vi scappa di mangiare un'aringa affumicata? pronti!
E andate sul sicuro anche se siete in cerca di una salsa o un patè per arricchire la cena
o volete mettere in tavola un pane fuori dall'ordinario o un formaggio super.
E naturalmente, siamo o non siamo a Berlino?, il punto forte è la carne di maiale. Tutto ciò che è umanamente possibile cucinare con la carne di maiale: arrosti prosciutti salsicce e wurstel di tutti i generi e di tutte le misure, Rogacki ce l'ha.
Per un pranzo veloce poi, l'ideale è sostare ad una delle tante isole dove giunoniche e cordiali valchirie scodellano a ritmi vertiginosi enormissime gamelle di cibo fumante intrecciando chiacchere e battute che, a giudicare dalle reazioni degli astanti devono essere molto spiritose. Se di tedesco capite solo ja e nein e non siete in grado di dare un contributo significativo alla conversazione, fate come me: accennate un brindisi e fate larghi cenni di approvazione verso il vostro piatto. Le giuoniche valchirie apprezzeranno ugualmente.
martedì 5 gennaio 2010
West Village
Nato come borgo rurale, il Greenwich Village o West Village crebbe enormemente quando, per sfuggire ad una epidemia di febbre gialla, i Newyorkesi vi si rifugiarono in massa. Divenne in breve un ricco quartiere residenziale di belle brownstones e pittoresche stradine acciottolate abitato dalla crema dell'alta società. Per inciso, ancora adesso è uno dei pochi luoghi di New York in cui il reticolo stradale non è rigidamente perpendicolare, e le sue strade sono tra le poche a fregiarsi di veri nomi e non di numeri.
Verso la fine dell'ottocento, un po' perchè stava diventando di moda la zona intorno alla Fifth Avenue dove le famiglie più in vista si stavano costruendo nuovi palazzi, e molto perchè troppo vicino al Village, lungo le sponde dell'Hudson, erano affluiti numerosi immigrati tedeschi e irlandesi alla ricerca di lavoro nelle fabbriche di birra, i facoltosi abitanti poco propensi a commistioni proletarie se la diedero a gambe lasciando sfitte molte delle loro grandi case, che diventarono ambite da parte di artisti e letterati molto meno danarosi ma anche molto meno preoccupati delle convenzioni sociali.
Per farla breve, alla fine della prima guerra mondiale Il Village era la Rive Gauche di New York. Qualcuno degli artisti ebbe successo, e col successo cominciò a circolare molto denaro, le vecchie case fatiscenti furono restaurate in graziosi appartamenti bohémien e nel 1926 su costruito dalle parti di Washington Square un nuovo blocco di appartamenti di superlusso.
Artisti e ricchezza richiamarono nuovamente nel quartiere abitanti ricchi dalla vita sociale e culturale intensa, molti con l'hobby del mecenatismo. Gente del calibro della radicale Mabel Dodge nei cui salotti transitarono tutti i politici e artisti più in vista dell'epoca, e poi scrittori come Gertrude Stein e T.S. Eliot, e perfino quel John Reed che nel suo I dieci giorni che sconvolsero il mondo avrebbe raccontato la rivoluzione russa.
Nel Village aprì grazie a Gertrude Vanderbilt la prima sede del Whitney Museum, primo museo dedicato all'arte moderna americana.
Nacquero teatrini alternativi
e caffè letterari come il Figaro Cafe
in cui Kerouac e Ginsberg andavano a sbronzarsi,
E nacquero alcuni tra i più mitici club di jazz, Village Vanguard in primis.
Insomma, il Village fu perfetto terreno di cultura per tantissimi movimenti culturali e artistici, e basta citare beat generation e movimento hippy per capire.
Nei localini qui intorno hanno mosso i primi passi artistici Woody Allen e Frank Zappa, Paul Simon e Al Pacino, mica bubbole eh.
Oggi ha perso la sua vena trasgressiva di fucina di talenti e rimane un gran bel posto per abitare, tranquillo e vivace nello stesso tempo. A patto di possedere un notevole conto in banca, of course. Gli affitti sono tra i più stratosferici di tutta Manhattan, che già non scherza di suo, e parafrasando Mc Carthy, questo non è un paese per poveri.
Per fortuna ci si passeggia aggggratis, e allora non è infrequente incappare in qualche dog sitter a spasso con nugoli di cagnolini di misure assortite
e pittori con colori e cavalletto
o incrociare una bottega che sembra catapultata direttamente da un villaggio provenzale,
dove l'atmosfera sonnolenta delle strade appare lontana anni luce dallo sguaiato fracasso di Times Square
E' anche il quartiere di Christopher Street, strada principale della parte west del West Village e cuore della comunità gay della città che nel parco piccolino, poco più di un fazzoletto di verde con panchine si raccoglie intorno a Gay Liberation, una scultura bianca che mi dicono fatta in bronzo ma che a me è sembrata dipinta di biacca, di George Segal che rappresenta a grandezza naturale due coppie omosessuali. Detto fra noi: trovo l'idea encomiabile e ancora di più, ma la scultura mi è sembrata di una bruttezza assoluta. In ogni caso, brutta o bella che sia, è importante sottolineare che è stata sistemata qui e non altrove, perchè proprio nello Stonewall Inn di Christopher street ebbero inizio il 28 giugno 1969 i moti di Stonewall che segnano l'inizio del movimento di liberazione omosessuale militante, celebrato con il Gay Pride che oggi si svolge un po' dappertutto nel mondo e che a New York si tiene l'ultima domenica di giugno
Per completezza di informazione mi corre l'obbligo di dire che in Christopher Park, un po' in disparte tra i cespugli, c'è anche la statua dedicata al generale Philip Henry Sheridan, comandante di cavalleria durante la guerra civile e ritratto in divisa, sguardo imperioso e posa aulica. Il generale è tutto verde e così si capisce bene che è fatto di bronzo, a differenza dei quattro personaggi di Segal che sembrano appena caduti in una latta di ducotone
giovedì 31 dicembre 2009
Buon anno a tutti!
finalmente dopo giorni di lotte estenuanti la mia malmostosa connessione ha accettato una tregua e mi concede (forse) di mandare tanti tanti ma proprio tanti cari auguri a tutti.
Buon 2010 !!!!!
mercoledì 23 dicembre 2009
di corsa di corsa di corsa Buon Natale!!!
Ci mancavano anche le strade ghiacciate oggi, ma noi non ci perdiamo d'animo, solo un po' di affanno in più ma i pacchetti sono quasi pronti e Babbo Natale può cominciare il giro.
Visto che difficilmente riuscirò a tornare per tempo:
Buon Natale a tutti!!!!!
martedì 22 dicembre 2009
I biscotti che regalerò io saranno i più belli di tutti
Non vorrei alimentare false impressioni: in pasticceria sono una schiappa, non ricordo mai di pesare gli ingredienti, non ho pazienza, mi appunto diligentemente la ricetta e perdo immediatamente il foglietto, con la conseguenza inevitabile che ogni volta mi viene fuori una cosa diversa, l'unico comune denominatore è che quasi mai mi riesce quello che mi ero proposta di preparare. Per giunta mi sono pure messa a frequentare amici di pentola, reali o virtuali non importa, perchè tutti sono dotati di un talento strabiliante, e dunque io mi sono sempre prudentemente tenuta alla larga da sconsiderate illusioni biscottificatorie.
Poi nella mia vita è entrato Mustafa. Di poco più anziano delle mie figlie, appena arrivato in Italia, aveva suonato allo studio con una borsa piena di fazzoletti di carta. Parlava un italiano ancora stentato, ma sufficiente per raccontarmi della giovane moglie e dei tre bambini che lo aspettavano in Marocco. Comprai i fazzoletti e cominciammo a fare amicizia. La volta dopo gli comprai una tajina, poi un'altra e poi un'altra ancora. Ne parlai su vari forum che allora frequentavo, e mi trasformai in spacciatrice di tajine fino a saturare il mercato.
Nel frattempo erano arrivati in Italia anche la moglie, poco più che una ragazzina, timida e con grandi occhi di un grigio così chiaro come non ne avevo mai visti, e i bambini. Portarono in regalo dei biscotti,
Piacquero talmente tanto a tutti che organizzammo anche una lezione per carpirne i segreti.
E' passato un po' di tempo da allora, la famiglia ha ottenuto la cittadinanza italiana e io sono contenta che siano corsi a comunicare la notizia a noi per primi.
Le mie amiche hanno imparato a preparare dei biscotti di Natale fantastici, io no. Non avrei mai il coraggio di deludere tutti coloro che a Natale aspettano l'ambito sacchetto: per loro la moglie di Mustafa è un vero mito e con i miti non si può mica competere.
Potrebbe però essere l'ultimo anno: oggi insieme con la fornitura regolamentare
è arrivata anche la notizia che la famiglia sta crescendo e sono in arrivo due gemelli.
Il prossimo Natale: Mulino Bianco per tutti.
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