mercoledì 3 giugno 2009

Di Londra dei suoi taxi e di come anche l'ANSA qualche volta può commettere un errore

Ultime di cronaca, leggo da fonte autorevole: Gb: Taxi Londra migliori al mondo Ma sono anche ritenuti i piu' cari (ANSA) - LONDRA, 27 MAG - I taxi neri di Londra sono stati votati i migliori per il servizio che offrono, ma anche giudicati troppo cari. Una corsa quasi mai e' sotto 10 sterline. Un sondaggio di Hotels.com, da' i conducenti dei Black Cab come i piu' amichevoli, sicuri e con miglior conoscenza della loro citta'. I tassisti parigini risultano invece i piu' antipatici, quelli di Bangkok i piu' pericolosi, quelli di Atene i piu' sporchi.(ANSA). Taxi neri? mia cara signora ANSA, Lei è sempre molto informata su tutto quanto accade sulla faccia della terra e non posso certo dubitare se scrive che i taxi di Londra sono considerati i migliori al mondo, ma mi scusi se mi permetto di riprenderLa, ma nelle frasi che Lei ha scritto c'è una svista grande come una casa. Una volta i taxi di Londra erano tutti neri. Ma provi un po' a dare un'occhiata qui e Le sarà facile constatare che le cose sono un tantino cambiate. I taxi si sono sostituiti agli oramai archiviati uomini sandwich, e sponsorizzano un po' di tutto: dall'idraulico disponibile 24 ore su 24 all'ultimo musical, alla banca all'ultimo nuovissimo modello di computer passando attraverso tutte le possibili e immaginabili mete per una vacanza indimenticabile Ho visto perfino una faccia familiare , mano sul cuore, invitare caldamente i londinesi ad andare in Calabria. Altro che taxi neri, signora ANSA!

martedì 26 maggio 2009

Il Millennium Bridge è un ponte pedonale in acciaio che attraversa il Tamigi tra la zona di Bankside in corrispondenza della Tate Modern e la City, seguendo un allineamento perfetto e molto suggestivo in direzione della cattedrale di St. Paul, e questo è un particolare da non sottovalutare grazie al quale anche il più inetto dei fotografi dilettanti difficilmente riesce a sbagliare l'inquadratura. Il progetto è di Norman Foster e Ove Arup con la consulenza artistica dello scultore Anthony Caro. Come dire il meglio del meglio, le grandi star, i mostri sacri dell’architettura mondiale, i quali, un po’ per i vincoli urbanistici vigenti e molto con l'intento di migliorare la visibilità dal ponte, decisero di collocare i cavi di sostegno al di sotto del piano di camminamento, una soluzione molto felice che conferisce alla struttura un aspetto elegante di grande snellezza. Si cominciò a costruirlo verso la fine del 1998 , i lavori durarono fino al 2000 e sforarono di un paio di milioni di sterline i preventivi di spesa. Finalmente il 10 giugno del 2001 il ponte fu inaugurato. E dopo due giorni subito chiuso di corsa, perchè anche i più grandi progettisti, nè più e nè meno come l’ispettore Rock, qualche volta commettono un errore, e non solo sulla marca della brillantina: in questo caso, semplicemente non avevano tenuto nel giusto conto le oscillazioni orizzontali indotte dal passaggio di lunghe colonne di pedoni in fila. Per essere pignoli, il fenomeno non era imprevedibile, visto che già la mia maestra delle elementari ci spiegava che per evitare pericolosi effetti di risonanza quando si attraversa un ponte il generale ordina ai soldati di rompere le righe. Non credo che la mia maestra ne sapesse più di Foster e Arup, per cui mi viene da pensare che probabilmente i progettisti non avessero previsto un successo tale da far accorrere in poche ore decine e decine di migliaia di persone. Va bè, quel che è stato è stato, quel che conta adesso è che dopo un paio d’anni, un bel po’ di indagini approfondite e una serie di lavori costati cinque milioni di sterline, il ponte è stato riaperto e ora lo si può percorrere in tutta tranquillità senza doversi per forza avvinghiare al mancorrente.

mercoledì 20 maggio 2009

Tra Proms e dinosauri alla Royal Albert Hall

Questa grande costruzione rotonda in mattoni rossi non è, come potrebbe apparire al primo sguardo distratto, una plaza de toros, ma è la Royal Albert Hall, una sala da concerti capace di contenere ottomila persone e inaugurata intorno al 1870 a Londra. Quartiere di South Kengsinton, per la precisione. Tra luglio e settembre ospita i Proms, cioè i Promenade concerts, Concerti da passeggiata che devono il loro nome al fatto che il pubblico in certi settori vi assiste in piedi e può andare a spasso per la sala. Può anche portarsi da mangiare e da bere, e bisogna ammettere che è una abitudine un po' curiosa per chi è abituato alle nostre ingessate sale da concerto tradizionali. Il repertorio spazia per tutti i generi anche se con un occhio di riguardo verso la musica classica, ma si tratta sempre di musica di facile ascolto e molto godibile, quel genere di musica che gli anglosassoni definiscono light music, non ha nulla da spartire con la vuota inconsistenza delle nostre canzonette festivaliere ed è solo bella musica apprezzabile anche da orecchie non particolarmente colte. Ai Proms è sempre eseguita ai massimissimi livelli da star di fama mondiale e i biglietti costano veramente poco, ce ne sono a cinque sterline, meno di un cinema e molto meno di una partita: non è difficile quindi capire come abbiano fatto questi concerti a superare il secolo di vita raccogliendo un successo che cresce ogni anno di più. Sono trasmessi dalla BBC e vengono sovente ripresi in diretta anche dalla nostra Radio3. Tenetelo a mente quando nelle afose sere d'estate i nostri teleschermi ci propineranno il miliardesimo omicidio per Jessica Fletcher Naturalmente la Royal Albert Hall non funziona solo per i Proms ma ha un cartellone ricchissimo di concerti durante tutto l'anno tranne ovviamente l'unica sera in cui avremmo potuto andarci noi, che ci siamo dovuti limitare a guardare i manifesti. Fonte peraltro di piacevoli sorprese. E' stato come fare una rimpatriata con vecchi amici, facce tutte molto amate in passato e molte perse di vista da decenni. Qualcuna in odore di badante, forse, ma chi se ne frega, sono ancora tutti vivi vegeti e canterini, ed è quello che conta.

martedì 19 maggio 2009

Pranzo al museo

Non pensavo che la caffetteria di un museo potesse essere un luogo di delizie, tutt'al più mi vedevo un posto anonimo in cui tacitare rapidamente i morsi della fame, ecco. Considerando poi la non esaltante fama che un tempo circondava l'Inghilterra mangereccia, mi sarei aspettata al massimo un posto in cui trovare, ben che andasse, la solita monotona sequela di lugubri piatti preconfezionati da self service aziendale serviti in tristi ciotole di plastica. Mi sbagliavo, ovviamente. D'altra parte, come ho già detto più volte, mi sbaglio sovente. Alla caffetteria ristorante del Victoria and Albert Museum di Londra non ci sono ciotole di plastica e niente ma proprio niente ha l'aria triste della mensa aziendale. Tutto in un raffinato bianco e nero studiato fin nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso, nemmeno il tappo delle bottigliette di acqua. e nemmeno le bustine del sale e del pepe E i grandi banconi illuminati da una cascata di eleganti cilindri candidi sono letteralmente traboccanti di piatti seducentissimi che fanno venire una fame del diavolo a chiunque già alle dieci di mattina quando il museo sta appena aprendo i battenti.

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