mercoledì 15 gennaio 2014

New York, carrozze e cocchieri



Sono ormai alcuni anni che non ho più  ragioni per andare nella Grande Mela, ma   quel briciolo  di nostalgia  sempre latente non  aspetta altro che un pretesto per tornare a galla e così, quando sulla  Stampa di oggi  ho letto che New York dice addio alle carrozze a cavalli  ho provato una fitta di dispiacere, manco  fossi stata io ad essere stata  personalmente defraudata di qualcosa. E sono andata a riguardarmi  le vecchie foto di carrozzelle e cocchieri che avevo scattato dalle parti di  Central Park, tra il Plaza Hotel 

 
e Columbus Circle










La cosa buffa è che io sono allergica ai cavalli, e nemmeno una volta  in tutta la vita mi è passato per la testa di andare a spasso in  carrozza




giovedì 9 gennaio 2014

Tanjia e tajina

I nomi si somigliano talmente  che pensavo si trattasse soltanto di una diversa grafia, invece   la differenza tra tanjia 



e tajine
è notevole, e se non volete offendere un abitante di Marrakech (a proposito, come si chiamano gli abitanti di Marrakech? ) badate bene di non  fare confusione.
Carne d'agnello, limoni sotto sale, spezie e aglio cucinati per ore a fuoco lento in un'anfora di terracotta chiusa con un foglio di carta legato con uno spago perchè  nemmeno un microgrammo di profumo vada perso,  la tanjia, chiamata anche l'anfora di Marrakech, è infatti il piatto simbolo della città.  
Come la bagna cauda per Torino. 
Provate un po' a fare confusione sulla bagna cauda a Torino, e vedete come possiamo reagire.
Cucinata, mi dicono per tradizione dagli uomini (pare sia considerato il piatto da scapoli per definizione )  in mille varianti,  con più o meno cumino, usando solo la scorza dei limoni o i limoni tagliati a quarti,




servita con il buonissimo el-khobz, il tradizionale pane arabo














o con accompagnamento di un piatto di semola, la tanjia è uno  stufato di  carne tagliata a pezzi grandi  con sugo abbondante e un penetrantissimo odore di aglio.  Le cipolle pare le mettano solo  a Fez,  a Marrakech no.  Cipolle o non cipolle, è cibo per stomaci giovani e  robusti. Non per niente  è il piatto degli scapoli


Una Libreria Antiquaria nel Souq di Marrakech

 

Questo scarno  post è dedicato alla mia amica  collezionista  di librerie

Una magnifica libreria di libri antichi o forse solo vecchi nel cuore di un Souq, ma non chiedetemi quale. Il proprietario non voleva assolutamente che la fotografassi poi visto che insistevo finalmente ha ceduto, ma solo a patto che non lo riprendessi in volto. Si è accucciato sul suo sgabello borbottando con la testa tra le mani e io non ho osato dilungarmi troppo. Quando per far capire che avevo terminato  l'ho salutato e molto ringraziato per la sua cortesia si è finalmente deciso a rialzarsi, sempre borbottando, e non sembrava  per niente contento.






martedì 31 dicembre 2013

Buon 2014

 

Varie ed Eventuali si scusa per la lunga latitanza dovuta a motivi familiari (una volta tanto, e per fortuna, impegni allegri e  piacevoli)  e si augura  che a ciascuno tocchi in sorte   un buonissimo 2014 pieno soltanto di  cose belle  e buona musica. Compatibilmente con i guai e i problemi con cui  tocca di combattere ogni giorno, naturalmente



venerdì 20 dicembre 2013

Save The Children

Cinque anni  fa, quando  abbiamo fatto conoscenza con Maria, lei aveva questa faccina sorridente.  Era stata scelta come testimonial della campagna di Save The Children  a cui proprio quell'anno avevamo aderito con un'adozione a distanza.

In realtà non abbiamo  legato  il nostro contributo  ad un bambino in particolare ma abbiamo preferito che la nostra piccolissima goccia si sommasse a tante  altre per portare avanti un progetto ambizioso in Mozambico, e di Maria non ho più ricevuto fotografie. Però mi succede spesso di pensarla   e immagino che oggi sarà molto cresciuta. Mi  piacerebbe  sapere che la sua vita adesso  è almeno un pochino meno difficile.
Buon Natale,  Maria

domenica 15 dicembre 2013

Marrakech - Medersa Ben Youssef



Antica scuola coranica, la Medersa Ben Youssef è uno dei pochissimi edifici religiosi del Marocco che i non musulmani possono visitare.  Dicono sia il più bell'esempio di architettura arabo-andalusa di Marrakech, ed è stata fondata nel secolo quattordicesimo e resa ancora più splendida dal sultano Moulay Abdallah il più glorioso dei califfi, che la fece restaurare due secoli dopo.  E' stata una delle più blasonate scuole di tutto il Maghreb e all'apogeo del suo splendore è arrivata ad ospitare più di novecento studenti.




stucchi cufici elaboratissimi,  calligrafie che l'occhio non preparato della sottoscritta aveva scambiato per una decorazione di nodi e foglie. 




 mosaici  zellij a cinque colori,














 balconi moucharabieh (se ho capito giusto, sono questi balconi dai parapetti in legno  fittamente intagliati),






































Insomma, non  un millimetro di superficie è stata lasciata libera da decorazioni, e nonostante questo l'effetto complessivo è di grande leggerezza e delicatezza, grazie soprattutto  alla   palette di colori che accosta sapientemente  il  bianco  al rosa pallido e al beige  della sabbia, su su fino al marrone scuro del legno di cedro con cui sono  realizzate le coperture.










In tutto questo splendore, i novecento studenti avevano a disposizione le centotrenta celle che si dipanano lungo i corridoi dei piani superiori,  la gran parte delle quali misura  non più di tre metri quadri ed è difficilissima da fotografare perchè la luce arriva solo da microscopiche  finestrine, ed è un peccato perchè alcune sono ancora per così dire arredate, e sarebbe stato interessante potervi mostrare quale fosse il normale corredo di ogni studente: un materasso, una cassetta con gli strumenti per scrivere, un fornelletto. Stop.  Per l'igiene personale c'era un bagno solo per tutti. Dalle mie parti si dice e fa' che t'n'abie,  che si traduce più o meno con  e vedi di fartelo bastare





















venerdì 13 dicembre 2013

Marrakech - Il Dar Cherifa

Arrivarci non è uno scherzo, tra passaggi coperti e vicoli ciechi così stretti che  ci passa a stento giusto  una bicicletta,














ad un certo punto ti dici se mi perdo qui, non mi trovano mai  più.



































Dopo aver girato e rigirato sbagliando strada una mezza dozzina di volte  stavamo  quasi per rinunciare,



poi  la nostra ostinazione è stata premiata e siamo entrati in un'oasi  a dir poco incantevole.








Merito del proprietario  Abellatif Aït Ben Abdallah che, affascinato dall'architettura della città vecchia eletta Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO,  ne  è diventato  uno dei difensori più accesi. In un momento in cui i vecchi edifici della medina cadevano a pezzi e sembrava che nessuno se ne preoccupasse,  lui ha iniziato col  restaurare un riad, il primo di una lunga serie, avviando un lavoro accurato e paziente  per recuperare  non soltanto  vecchie case malandate ma ricche di storia, ma soprattutto per costruire  una vetrina importante per la cultura marocchina in tutti i suoi aspetti: architettura, decorazione, cibo, arte. Il  clou di tutto questo è il  Dar  Chérifa,  una costruzione di epoca Saadiana  che risale al sedicesimo secolo e pare sia   la più antica casa della Medina. 



Un  gioiello che il proprietario ha  trasformato in  caffè letterario  che  organizza  regolarmente mostre, concerti, conferenze e ogni genere di  eventi culturali in cui è costante la presenza di interpreti e traduttori per permettere a chiunque di partecipare e capire.
Per esempio,  in occasione d
el Festival Internazionale del Film di Marrakech che stava per svolgersi di lì a pochi giorni, il caffè letterario Dar Cherif aveva un vasto programma di   documenti e testimonianze in arabo e  in  francese secondo un progetto denominato  "cultura per tutti".



















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