martedì 5 febbraio 2008

Key West - Florida



Cuba dista un tiro di schioppo, e si sente. La gente parla spagnolo e i banchetti di sigari cubani pullulano. Città quasi esclusivamente turistica dove i taxi sono colorati di rosa,



fatta di graziose case in legno a cui il restauro ha regalato un che di lezioso, poche sono le residenze private. La maggior parte ospita un albergo, un ristorantino, un negozietto di souvenir, ma non c'è il chiasso un po' volgare che verrebbe logico aspettarsi.
Al contrario, è una città piuttosto silenziosa dove si respira un'atmosfera rilassata, non sono numerosi i giovani in giro, in compenso abbondano gli over anta, e tanti danno l'impressione di essere ex hippies in pensione. Curiosa la presenza per le strade di galline razzolanti, le quali devono aver subito una severa rieducazione da parte dell'amministrazione comunale: non si vede in giro neanche una cacca piccola piccola.
Da quanto ho detto fin qui sembra che Key West non sia granchè diversa da una qualsiasi piacevole località di mare, ma è la vegetazione tropicale a renderla assolutamente indimenticabile. Ficus alti una decina di metri, enormi dracenae nelle aiuole, alberi di mango nei giardini (e chi l'aveva mai visto un albero di mango?) palme immense, stracariche di noci di cocco. Si rischia di riceverne una sulla zucca? Certo che sì, sui marciapiedi ne giacciono parecchie.













































lunedì 4 febbraio 2008

sulla metro stamattina

Non io. La metro stamattina l'ha presa Franco. Anche lui viaggia sempre con la macchina foto in tasca.





Everglades National Park

Ci aspettavamo un paesaggio imponente: canyons, montagne, invece l'Everglades National Park è una immensa distesa piatta. Piatta ma ricchissima di animali di tutte le specie, uccelli rari e alligatori, un ecosistema complesso e perfetto che deve la sua eccezionalità alla enorme quantità di acqua, che nel corso del tempo ha permesso il proliferare del falasco, un'alga particolare che è all'origine della catena alimentare alla cui cima si trovano proprio gli alligatori.
L'inverno è la stagione migliore per ammirarli, quando stazionano negli stagni e sono talmente immobili da sembrare finti. Non fidarsi, non sono finti per niente: stanno semplicemente risparmiando le forze, ma non vanno in letargo e non disdegnano snacks fuori orario.
Nei gator holes, i pantani umidi in cui si rintanano gli alligatori per sfuggire all'aridità del suolo si riuniscono anche numerose specie di uccelli. L'Anhinga ad esempio, un curioso uccello nero simile ad un cormorano, che si tuffa per catturare il pesce e, dato che le ali bagnate diventano troppo pesanti per volare, le distende come un bucato passando così ore e ore al sole per asciugarle.
In queste zone vivevano gli indiani Seminole, che campavano pacificamente di caccia e dei frutti della terra. Poi sono arrivati i bianchi e come loro abitudine, hanno portato la civiltà. Detto in parole povere, hanno praticato la caccia indiscriminata, inquinato le falde con i fertilizzanti e razziato l'acqua convogliandola verso le città. insomma, in pratica hanno sconvolto il ciclo naturale delle paludi, causandone il progressivo inaridimento. Nonostante l'area sia stata dichiarata riserva naturale, e quindi posta sotto tutela fin dagli anni settanta, lo sfruttamento è andato avanti imperterrito e solo nel 2000 si è avviato un progetto che dovrebbe contrastarne la desertificazione. Gli ostacoli sono parecchi, non ultimi gli interessi dei proprietari terrieri, ma a quanto ci è stato spiegato, il progetto non piace nemmeno a molti ambientalisti, e non è affatto detto che arriverà a compimento.




































NYU - La cerimonia delle lauree

NYU - New York University

A maggio del 2006 ci siamo trovati per caso in Washington Square, proprio nel giorno della cerimonia ufficiale della consegna delle lauree. Tutta la piazza paludata di viola, il colore della NYU, e ad ogni angolo giovani laureandi, molti in compagnia della famiglia. Un bello spettacolo, allegro e festoso che sarà sicuramente piaciuto molto anche alla statua di Garibaldi che troneggia nei giardini della piazza. Purtroppo non mi è riuscito di filmarla: lei era in mezzo ai festeggiamenti e a me è stato impedito l'ingresso dalle decine e decine di addetti alla security molto gentili ma inflessibili e così, dopo un certo numero di tentativi andati a vuoto mi sono dovuta rassegnare a restar fuori. Ho messo questo video su Blogger, ma direi che non si vede; mi sa che da ora in poi sarà necessario passare attraverso YouTube

venerdì 1 febbraio 2008

MIAMI - seconda puntata

Miami Beach e Ocean Drive, la Miami da cartolina, la Miami dei famigerati filmacci natalizi.
Leggo sulla guida che è un quartiere famoso per la sua architettura Art Déco.
Dai miei lontani ricordi scolastici io ricordavo che l'Art Déco appartiene al periodo tra il 1925 e il 1929, cioè prima della grande crisi di Wall Street, e invece questi a naso mi sembrano tutti edifici nati a cavallo tra gli anni trenta e quaranta. Forse non ricordo bene, non sarebbe la prima volta, o forse mi confondo, e nemmeno questa sarebbe una novità, ma tant'è.
Una trentina di anni fa tutta la zona stava andando in rovina e molte delle più belle tra queste architetture furono purtroppo demolite. Intorno alla metà degli anni settanta però si costituì la Miami Design Preservation League. Non ebbe subito vita facile, alla prima riunione parteciparono soltanto sei persone, ma fu la scintilla che permise alla gente di rendersi conto del valore architettonico e storico della zona. E sicuramente, molti ne intuirono anche il robusto potenziale economico. Qualunque sia stata la motivazione, la zona ha ripreso vitalità e, per decisione di un famoso stilista di interni, gli edifici si sono colorati di tenui colori pastello al posto degli originari blu e marroni scuri. Scelta che non è piaciuta, è stata bollata come "una gamma di colori pastello postmoderni associati all'immagine creata da Miami Vice". Pare anche che i restauri interni siano stati condotti seguendo i gusti personali dei proprietari piuttosto che il rigore storico, e da quel pochissimo che si può scannucciare degli interni, ho ragione di credere che sia la pura verità.
In ogni caso, che i restauri siano filologicamente corretti o meno ai turisti poco importa, la passeggiata nel district è comunque estremamente piacevole.




















































MIAMI DOWNTOWN

Tutto il mondo è paese?

Il Giornale Radio stamattina ha riportato questa notizia: un parlamentare inglese ha fraudolentemente assunto uno dei suoi figli come ricercatore parlamentare mentre questo era invece studente a Newcastle. Son cose che succedono anche da noi, la notizia non mi stupisce. Mal comune mezzo gaudio? Tutto il mondo è paese? Non esattamente. Il parlamentare inglese, smascherato, è stato sospeso per dieci giorni e condannato a restituire il maltolto. E ha annunciato che a fine mandato si ritirerà dalla vita politica.

MIAMI - prima puntata

Miami, città difficile da descrivere, così diversa e variegata. C'è una downtown piena di grattacieli e discount di elettronica, c'è la Miami Beach delle spiagge e degli alberghi anni trenta, e poi Little Avana, Little Haiti, e i quartieri delle villone miliardarie. Noi abbiamo cominciato il giro da Downtown Miami. Di solito è caotica e brulicante di gente, ma era domenica e per strada non c'era quasi nessuno. Siamo saliti sulla metropolitana che porta gratuitamente a spasso tra grattacieli belli e brutti, la maggior parte incontestabilmente brutti, e palme lussureggianti, ed è stato più divertente che fare un giro sull'ottovolante. E dopo reiterati fallimentari tentativi, non mi è rimasta altra scelta che ricorrere a YouTube. Il video è visibile un paio di post sopra a questo. Almeno spero.

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