venerdì 13 ottobre 2017

Il suo nome è Mermoz. Jean Mermoz

Jean Mermoz, nato il  9 dicembre 1901 e scomparso due giorni prima di compiere trentacinque anni, è un eroe dell'aviazione francese. Amante della poesia e dell'arte, appassionato di letteratura, a poco più di vent'anni si arruola nell'Armée de l'air, l'aeronautica francese, e viene subito assegnato all'11º reggimento di stanza in Siria. Nel 1924, quando  torna in Francia,  si è già guadagnato  la fama di miglior pilota francese della regione. Si presenta alle selezioni per  diventare pilota postale e ha in mente di impressionare gli esaminatori con le sue pericolose acrobazie. Ma il presidente della commissione è perentorio "Qui abbiamo bisogno di piloti di autobus, gli acrobati non ci servono". Mermoz capisce l'antifona, esegue un volo senza ghiribizzi ma impeccabile, e viene assunto. Lì conosce Antoine de Saint-Exupéry, e per la Compagnie Générale Aéropostale viaggia innumerevoli volte fino al Marocco e in Senegal






















Nel 1926 per un guasto al motore è costretto ad un atterraggio d'emergenza nel Sahara. I Tuareg lo prendono in ostaggio ma viene rilasciato dopo il pagamento di un riscatto. Nel 1929, quando la Francia decide di creare una linea commerciale diretta con il Sud America, è Mermoz ad aprire per primo la rotta sopra le Ande. 













A dispetto delle durissime condizioni di volo lui ce la fa e per risparmiare tempo, forte della sua posizione di capo progetto,  decide di far volare gli aerei anche di  notte  adottando una serie di segnali luminosi. Con i limitati mezzi tecnici dell'epoca sembra un azzardo, eppure ancora una volta Mermoz dimostra di aver visto giusto. 
Nel 1930, l'aereo su cui sta volando da Natal in Brasile a Saint Louis in Senegal precipita, Mermoz e i suoi due compagni se la cavano riuscendo perfino a salvare il sacco della posta, ma l'aereo finisce per affondare durante il tentativo di rimorchiarlo. 
Tre anni dopo viene nominato ispettore generale da Air France, torna in Argentina dove, insieme ad Antoine de Saint-Exupéry, mette in piedi le neonate Aerolíneas Argentinas. Ora entrambi sono considerati i due uomini più importanti nella storia dell'aviazione commerciale argentina. 
Il 7 dicembre 1936, appena partito per una traversata atlantica, è costretto a tornare indietro per un guasto al motore. Non ci sono aerei sostitutivi e per non consegnare la posta in ritardo, dopo una frettolosa riparazione Mermoz riparte con lo stesso aereo. Quattro ore dopo la stazione radio riceve un messaggio in cui annuncia di essere costretto a spegnere il motore di tribordo, poi la comunicazione si interrompe. L'aereo non verrà mai più ritrovato. Una tragica beffa della sorte, perché Mermoz era sempre stato estremamente attento alla qualità dei materiali e alle tecniche di costruzione degli aerei su cui volava: "Chiedetemi di pilotare qualsiasi cosa, anche una carriola, ma a una condizione: siate sicuri che sia solida". 













Buenos Aires gli ha intitolato un prestigioso liceo, la Francia ha emesso in suo onore un francobollo e a Dakar  un bel quartiere  porta il suo nome,








Nella aiuola di una rotatoria molto trafficata è ancora visibile la stele che la città aveva dedicato a lui ed ai suoi compagni aviatori. Nelle foto che avevo trovato in rete  se ne leggevano ancora i nomi, ma quando l'ho fotografata io  poche settimane fa un impeto di malintesa pulizia urbana aveva  deciso di cancellarli tutti con una bella  mano di biacca. 


 
Purtroppo  la vecchia torre di controllo,





affascinante e pregevole testimonianza architettonica di quegli anni, che meriterebbe di essere salvaguardata con un restauro come-si-deve, cade tristemente a pezzi. 
 

 




5 commenti:

Nela San ha detto...

Al pari di Amelia Earhart, Mermoz è personaggio che sa di leggenda. Una leggenda che mi era sconosciuta prima di leggere questo post così interessante.

Dede Leoncedis ha detto...

Mermoz era sconosciuto anche a me prima di mettere piede a Dakar. Quante storie interessanti si intrecciano, e chissà quante di queste noi non conosceremo mai

Nela San ha detto...

Oh, ora mi fai venire in mente che qualcosa di simile c'è anche in Portogallo. Così, per continuare con gli intrecci, vedrò di raccontartelo in un prossimo post. Buon fine settimana, Dede!

Gracie ha detto...

Che bello è stato ritrovarti! Mi spiace se hai avuto dei brutti momenti, spero ora sia tutto in discesa....

Dede Leoncedis ha detto...

grazie cara Gracie

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