lunedì 13 giugno 2016

Lo Stadio di Lione - Tony Garnier

Avevo sempre avuto il pallino  di parlare  di qualcuno di quegli  architetti che hanno avuto  un ruolo importante nella storia dell'architettura ma  non sono conosciuti come meriterebbero, ma non avevo mai trovato la maniera di cominciare il discorso. Adesso finalmente mi  arriva sul piatto d'argento il pretesto giusto: la prima  partita dell'Italia in questi europei di calcio si giocherà stasera nello stadio Le Gerland di Lione, costruito da Tony Garnier.



Sorge nel  quartiere omonimo, e Garnier  ne inizia la costruzione  nel 1913.  I lavori si fermano presto per il sopraggiungere della guerra e riprendono solo nel 1919, grazie anche al lavoro di molti prigionieri di guerra tedeschi. Viene terminato un anno dopo.






Vi si accede da quattro imponenti portali

ed è  circondato da una pista ciclabile, ma  è  privo di posti coperti e molti sono i posti in piedi,  per cui negli anni deve subire  parecchi interventi di adeguamento.  Nel 1960  la pista ciclabile viene eliminata, e qualche decennio dopo è la volta delle tribune nord e sud, che vengono abbattute e ricostruite più in là per aumentarne la capienza.





Nel 1967 viene riconosciuto  monumento storico e le scalinate di accesso, ma soprattutto i quattro bellissimi  archi d'ingresso,  sono finalmente tutelati da qualsiasi velleità di modifica.

Ma Garnier non è solo l'architetto dello stadio Gerlande, la sua è stata una figura importante e significativa, e non soltanto per la città di Lione.
Infatti, negli stessi anni in cui in tutta Europa  si afferma l'Art Nouveau, in Francia due figure portano avanti esperienze sempre d'avanguardia, ma di tutt'altro genere: Auguste Perret a Parigi, di cui abbiamo già detto, e  Tony Garnier a Lione.
Personalità schiva,  sempre volutamente  lontano dai grandi  dibattiti culturali dell'epoca, ma  lucido e rigoroso nella sua opera di  progettista, e soprattutto, molto molto concreto, Garnier ha rivoluzionato l'architettura del suo tempo.  Figlio di canuts, cresciuto nel quartiere operaio della Croix-Rousse, frequenta i corsi dell'Accademia di Francia a Roma dove inizia a ragionare sul progetto per una cité industrielle, che presenta al concorso Gran Prix de Rome del 1901 anche se la pubblicazione avviene soltanto parecchi anni dopo, nel 1917.  Il  progetto è tecnicamente dettagliatissimo e prevede l’utilizzo del cemento armato e uno stile privo di qualsiasi fronzolo, con la  zona industriale ben separata dalle aree residenziali, che Garnier  riunisce  intorno ad un largo viale centrale su cui transitano i mezzi pubblici. All’interno sono previsti  i servizi di quartiere: scuole, posta, ambulatori, mentre nel territorio circostante trovano posto le aziende agricole e le attrezzature urbane:  l'ospedale il macello il cimitero. Gli  alloggi sono tutti affacciati sul viale,  sono aerati e ventilati per garantire condizioni di vita ottimali, e sono tutti dotati non solo di camere da letto sufficienti per la famiglia, ma anche di  un soggiorno, ed è la prima volta forse, in cui viene riconosciuto anche ai meno ricchi il diritto di avere uno spazio non strettamente legato ai bisogni primari. Nelle zone  comuni all'esterno  ampi pergolati e panchine incoraggiano  i rapporti tra gli abitanti. 
Il progetto trova poi effettiva realizzazione nel quartiere Etats-Unis di cui Garnier   inizia ad occuparsi nel 1917. In corso d'opera gli edifici, previsti a due piani, vengono innalzati a cinque contro il parere dell'architetto che si batte invano per l'installazione di ascensori.  Il quartiere viene  ufficialmente inaugurato il 25 Giugno 1934. Nel corso degli anni anche gli ascensori finalmente sono stati installati, e oggi è  molto lontano dall'immagine tradizionale che abbiamo delle periferie urbane






la gente ci deve vivere  molto bene  visto che si è battuta perchè l'intero quartiere diventasse il Musée Urbain Tony Garnier 










































5 commenti:

Nela San ha detto...

Verrebbe da definirlo "architetto con l'anima" in contrapposizione ad alcuni suoi colleghi di oggi archistar-e-basta. Comunque, l'idea di un Museo dedicato a cielo aperto è straordinaria!

Dede Leoncedis ha detto...

lo credo anch'io Nela San

ivana ha detto...

Grazie Dede,
mi piace questo stile, che è di linee essenziali, ma ingentilito, nelle zone urbanizzate, da decorazioni e spazio verde. Nelle linee mi ricorda Gorni, scultore e ideatore di edifici pubblici, palestre, e l'idea pure del museo diffuso, vedi Quistello, nel Mantovano! Un esempio di altro livello, ma mi interessa e commuove l'opera dell'artista che vuole davvero il benessere sociale ed estetico per la comunità!
Grazie sempre di questi ritratti di artisti e di stili!
Sei, diciamo, Dedepedia!!!

Dede Leoncedis ha detto...

Dedepedia? Ivana anche mio cognato qualche volta mi chiama così e la coincidenza comincia ad allarmarmi

ivana ha detto...

Davvero? Vedrei che anche il terzo comparirà e tre formano la prova, devi rassegnarti...ma grandemente meritato!
Solo scorrere i tag o anche solo i ttoli, non si può che affermare questo!
Magari ti fai la pagina Wiki, consultabile e la carichi costantemente!

Continua così!!!
Abbraccio

ivana

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